LA DEA MADRE – QUANDO DIO ERA FEMMINA di Faby C.

Fino a circa 30.000 anni fa Dio non esisteva. Erano ormai quasi due milioni di anni che l’essere umano calpestava il suolo del pianeta Terra, vivendo e morendo da solo. La prima idea della possibilità di “un qualcosa dopo la morte” appare solamente 90.000 anni fa, e ce ne vollero altri 60.000 perché il concetto di “Dio” apparisse nella cultura umana, ma attenzione: quel Dio era femmina!

Dea Madre- Turchia, Museo di Ankara

dea madre

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Come mai l’essere supremo ci ha lasciati per quasi due milioni di anni, cioè dall’evoluzione dell’ Australopitecus, del tutto soli? Senza il conforto di poterci rivolgere a Lui, senza i riti e le direttive morali che più tardi le varie religioni hanno affermato essere indispensabili per la salvezza eterna? E poi ancora, a quale dio rivolgerci? Forse al buon vecchio di barba bianca della tradizione classica cattolica? O forse al non rappresentabile di ebraica ed islamica tradizione? O magari ai rissosi ed umanissimi dei della classicità greco-romana? Una cosa è certa, questo supposto essere superiore è rimasto muto ed assente per più del 90% della nostra presenza sulla Terra. Quando, poi, il concetto di “Dio” cominciò ad apparire tra gli umani, esso era ben diverso dall’attuale: il primo dio era femmina; questo è abbastanza naturale da comprendere perché se Dio è il creatore di tutto, chi meglio di una donna può rappresentare la creazione della vita ed assurgere a simbolo creativo per eccellenza? Chi meglio di lei può prendersi cura delle sue creature, cosi come una madre allatta e si prende cura della sua prole? Fu solo successivamente, con l’avvento dell’agricoltura e l’abbandono della vita nomade che il concetto di Dio iniziò a cambiare. Ci fu quasi un colpo di stato da parte del dio maschile contro la sua antagonista femminile, cosa che relegò le donne, da allora sino ad oggi, in posizione soggiogata e socialmente inferiore rispetto agli uomini. All’inizio del Tempo non c’erano Eroi, ma solo Lei.

Gozo- Museo archeologico

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Eva/Serpente, la Dea Madre generatrice del mondo e del cielo, del giorno e della notte. Madre del Creato, concedeva la vita e portava la morte, e nessuno si sorprendeva se, ogni tanto, divorava i suoi figli e beveva il loro sangue. Era fatta così, Eva. Nessuno si sognava di dire che fosse cattiva – anche se, ne sono certa, qualcuno l’avrà maledetta e bestemmiata nel suo idioma preistorico di fronte all’ennesima sciagura che la Natura gli infliggeva. Eva governava il ciclo della vita e della morte senza né saggezza né crudeltà, secondo un ordine cosmico che dalla Terra ci faceva nascere e alla terra ci faceva tornare, in un ciclo senza fine. L’uomo era parte dello spirito della Terra. Proprio perché Madre Terra – per questo chiamata Gea dai Greci – la Dea Madre è stata simboleggiata con il Serpente, l’animale che sulla Terra è adagiato, quasi compenetrato in essa. Eva era multiforme: donna e serpente, dunque, materna e assassina, solare e lunare allo stesso tempo. Le popolazioni di tutto il globo che la veneravano, con una sorprendente similitudine da un estremo all’altro del pianeta – andate a vedere ancora oggi la simbologia della Dea Madre e del serpente tra i nativi dell’isola di Pasqua – erano fondamentalmente pacifiche, tolleranti, basate su sistemi matriarcali. La religione maschilista c’impone di conquistare le cose con il sudore, il dolore, il sangue.

La forma dei templi preistorici di Malta era espressamente intesa a rappresentare il corpo della Dea Madre.

Gilania. Matriarcato di Malta e delle Cicladi (neolitico),templi-uteri megalitici della dea

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LA DEA MADRE NON È MAI STATA SCONFITTA

La Dea Madre tuttavia non è mai stata sconfitta modo permanente.

Nonostante le ferree leggi imposte dal Dio Padre ai suoi seguaci, immutabili da millenni. Eppure, anche nelle nostre culture patriarcali, la Dea Madre non è stata sconfitta del tutto. Il Vecchio Testamento ce la presenta proprio nella sua forma originaria, Eva/Serpente. Più tardi, Iside ha trasportato in sé miti e forme dell’antica Madre, inclusa la sua bivalenza solare/lunare anche se modificata dalla solo apparente dicotomia Iside (luna)/ Osiride (sole). E Iside a sua volta ha influenzato la mitologia della Madonna, sublime Madre, punto di contatto tra il divino e l’umano (è donna, ma il frutto del ventre suo è  l’umanità tutta.

Le prime vestigia della divinità femminile per eccellenza, la Dea Madre, appaiono già 25.000 anni fa, in ogni angolo del globo. Con il passare dei secoli, ogni civiltà le attribuì nomi diversi, glorificandola come unica fonte di vita dell’intero Universo. Era la triplice Morrigan per i Celti, Isis per gli egiziani, Maka per gli antichi popoli Maya e Atzechi, Kali per gli Indiani, Lilith per gli Ebrei, Ishtar per i Sumeri e i popoli accadici; e la lista potrebbe continuare all’infinito. Con l’avvento del Cristianesimo, i padri della chiesa si sono adoperati (senza peraltro riuscirci appieno)  per cancellare traccia della presenza della Dea Madre, quando una società matriarcale risultava scomoda e faceva paura. La storia ci dice che il culto cristiano si è impossessato di tutti i nomi della Dea Madre, dei suoi attributi, le cerimonie, i riti e le festività, i suoi templi e, con il passare del tempo, i suoi archetipi sono stati rimodellati sulla figura di una sola entità femminile, la Vergine Maria. Durante il Medioevo migliaia di donne innocenti vennero arse vive sui roghi dell’Inquisizione con l’accusa di stregoneria, semplicemente per aver seguito le vie della Dea, o per aver messo a frutto le loro doti di guaritrici e druide. In verità, l’adorazione dell’elemento femminile possiede radici molto  antiche.

La Venere di Laussel (Dordogna, Francia, 43 cm), del Gravettiano circa 23.000 aC, trovata all’entrata di una grotta cerimoniale. Originariamente era dipinta in rosso, colore sacro del sangue e della vita. Nella mano destra regge un corno di bisonte a forma di falce di luna, con 13 segni incisi a simboleggiare i giorni della luna crescente e calante (più un giorno di luna piena e uno di luna nuova) ed i 13 mesi dell’anno lunare. La mano sinistra poggiata sul ventre indica la relazione fra il ciclo lunare e quello della fecondità femminile

“Quanto all’ordine che ci hai comunicato in nome del Signore, noi non ti vogliamo dare ascolto; anzi decisamente eseguiremo tutto ciò che abbiamo promesso, cioè bruceremo incenso alla Regina del cielo e le offriremo libagioni come abbiamo già fatto noi, i nostri padri, i nostri re e i nostri capi nelle città di Giuda e per le strade di Gerusalemme. Allora avevamo pane in abbondanza, eravamo felici e non vedemmo alcuna sventura; ma da quando abbiamo cessato di bruciare incenso alla Regina del cielo e di offrirle libazioni, abbiamo sofferto carestia di tutto e siamo stati sterminati dalla spada e dalla fame” (Geremia, 44, 16-18). Nel Vangelo di Tommaso Gesù dice:

“Chiunque bestemmia contro il Padre sarà perdonato, e chiunque bestemmia contro il figlio sarà perdonato, ma chiunque bestemmia contro la madre non sarà perdonato, né sulla terra né in cielo.” (ricordate che la ruah o sophia in ebraico è di genere femminile). La dea è sempre TRIPLICE – trinità, è una in tre, e viene rappresentata iconograficamente dalla Luna: Luna crescente, la vergine, giovane fanciulla, luna piena la madre, colei che dispensa la vita Luna calante la vecchia, la menopausa, la saggezza, la morte. Molti i simboli che la rappresentano, il cerchio, la conchiglia, la spirale, il labirinto, l’acqua, il vaso e per estensione il Graal, che sembra sia l’espressione del corpo della Madre che contiene la vita. Sacro era il sangue mestruale, legato alla simbologia lunare dei 28 gg; nel paleolitico i defunti venivano colorari d’ocra rossa, a simboleggiarne la rinascita. Il tema della sacralità del sangue è ripresa anche dal ebraismo –cristianesimo : “non nutritevi e non versate sangue perché in esso è la vita”. Sempre riferendosi al periodo assiro-babilonese-egiziano, le sacerdotesse dedicate alla madre, vestivano di rosso, simbolo del sangue; erano vergini e prostitute, perché la madre è tutto ciò: vergine all’inizio e poi prostituta per poter dare la vita.

Il mito biblico condensa anche altri elementi, svolti invece apertamente dal mito greco, che furono sovrapposti a posteriori sul mito originale. Per esempio, l’albero prodigioso, come regalo di nozze per Era. La prima coppia, Adamo ed Eva, vengono messi nel giardino e viene presentato loro l’albero, come fosse un regalo di nozze. Eva è colei che coglie il pomo, implicazione che a priori i frutti erano stati creati per lei: il frutto, che come sostiene Freud è il simbolo del corpo stesso della donna, è anche quello che porterà nel ventre, nella sua veste di dea della fertilità. Vediamo così che tutta la scena che si svolge nel giardino dell’Eden ha per protagonisti solo Eva, il serpente e l’albero dai frutti proibiti, come nel mito accadico – sumero e in quello greco. Solo dopo viene invitato Adamo, per continuare in un’altra scena quella che è la condensazione di un’altra fase del mito.

Eva è colei che colloquia col serpente e coglie il frutto proibito, come nel mito delle Esperidi, dove non c’è traccia di nessuna divinità maschile, e le dee sono sole nel giardino con il “loro serpente” Ladone. Come Inanna, la dea sumerica, il suo giardino e il serpente che aveva nidificato dentro l’albero e le impediva di avvicinarsi, strumento a difesa del suo corpo stesso. È lei la protagonista principale, e tutte le elaborazioni posteriori dei commentatori rabbinici, permeate di forti tendenze misogine, non riescono a mascherare la centralità della nostra madre primigenia in questa scena del mito biblico.

Mentre Gea e le sue sostitute, tipo Rhea e Cibele, personificavano la Terra in quanto tale, Demetra rappresentava nello specifico la terra fertile. Il suo nome viene fatto risalire a “Ge Meter”, Madre Terra. Era in particolare dea dei cereali, ma in quanto Dea della Terra la sua influenza toccava anche il mondo sotterraneo sotto il suo altro aspetto di Persefone, sua figlia. Nel suo santuario speciale di Eleusi, vicino al suo tempio, il sacro recinto della grotta di Ade era ritenuto l’ultima tappa del viaggio di Persefone nel mondo sotterraneo.

Demetra- Tesmoforie- Eleusi

 

Questo mito, che è il corrispondente ebraico del culto della Grande Madre o Madre degli dei , è senz’altro il più arcaico, come dimostra l’assenza di Adamo dai versetti che lo trattano (Gn.3,1-5). La tradizione rabbinica e cristiana fanno di Eva la responsabile del peccato, ma quello che il testo intende suggerirci è che tutto il colloquio, tra la nostra progenitrice e il serpente, allude a un mondo creato dalla Madre Terra in cui questa è la protagonista, la fonte e l’oggetto di tutte le pulsioni erotiche. I versetti che trattano del “love affair” tra Eva e il serpente (Gn. 3,1-6), avrebbero potuto, o dovuto, aprire il racconto del mito della creazione, come nella cosmogonia babilonese, egizia e greca in cui ogni creazione ebbe inizio dalla Terra o dalle acque, ovvero, da un elemento primordiale dalla connotazione femminile.Anche il nome Adamo, dall’ebraico adamah, terra, allude alla nascita da una dea Madre Terra. Tutto allude a questo primo strato del mito ebraico, che fu poi sterilizzato dal redattore e soppiantato dalla versione iahvistica della creazione del mondo come prodotto della creazione di un dio padre.

michelangelo buonarroti

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 Se, nel mito greco, l’albero dai pomi d’oro appartiene alle Esperidi, altra triade di dee preolimpiche la cui identità è estremamente confusa, ma che simboleggiano in un’altra maniera la donna come prodotto delle fantasie più arcaiche, appartiene ad Era, simbolo di madre e sposa, ed appartiene ad Afrodite, simbolo dell’amore e dell’erotismo, nel mito ebraico Eva condensa in sé tutte queste figure femminili. Il mito biblico è così condensato che, per trovare allusioni ad altri aspetti della figura di Eva, dobbiamo cercare in quelle leggende ebraiche che il redattore finale del Pentateuco non trascrisse, preso com’era dallo zelo monoteistico e anti-pagano, pur essendo talvolta le più arcaiche e le più adatte a svelare il contesto mentale delle tribù ebraiche. Gli Egiziani sono i primi che ritennero come pratica religiosa di non aver contatto con donne nei templi e di non entrarvi, dopo il contatto, senz’essersi lavati. Quasi tutti, invece, gli altri uomini, eccetto Egiziani e greci, si uniscono alle donne nell’interno dei templi.

Con le parole di Erodoto (Hist.,II.64), “…gli altri uomini, eccetto Egiziani e greci, si uniscono alle donne nell’interno dei templi”.

È strano che proprio i greci abbiano sentito il bisogno di elevare la verginità a modello, proprio loro che uscirono dalla struttura mentale tribale, con le sue restrizioni e compressioni, e poterono così risolvere la tensione libidinosa in uno sfogo pulsionale estroverso, sgombrando la strada alla permissività sessuale, alla tolleranza e alla rappresentazione del corpo nudo come modello di bellezza e perfezione al punto di elevarlo a valore religioso. Essi, a differenza degli altri uomini, non si uniscono alle donne all’interno dei templi. Ai templi era riservato l’altro polo, quello della verginità. Nell’Oriente semitico non esiste il mito della verginità. Tutte le dee falliche sono dee della fertilità e prostitute sacre. Asherah (palo sacro) adorata anticamente dagli ebrei, era la “Creatrice degli Dei” ed era rappresentata come una prostituta nuda, chiamata “Santità” (Julius Wellhausen, Prolegomena to the History of Ancient Israel, The Meridian Library, New York 1957, p.447)

Disegno ed iscrizione dal pithos A di Kuntillet `Ajrud (prima metà VIII sec.a.C.) Il disegno è stato ritrovato sui frammenti ceramici di un pithos venuto alla luce tra le rovine di Kuntillet `Ajrud (caravanserraglio? fortezza? centro di carattere religioso?) nel deserto del Sinai, durante la campagna di scavi del 1975-1976. L’iscrizione sopra la testa della figura umana recita:L. 1: ’MR ’[ŠYW] H[ML]K. ’MR LYHL[L’] WLY‘WŠH W[ ] BRKT ’TKM; L. 2: LYHWH ŠMRN WL’ŠRTH

 “Dice ’[šyhw?] [il re?]: di’ a Yhl[…] e a Yw‘šh e […] vi benedico
da parte di Yhwh di Samaria e della sua Ašerah”

Asherah

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Per i semiti il pene femminile non solo non era tabù, ma era la rappresentazione scenica della fase immediatamente precedente la deflorazione, come la verginità di Eva e il suo colloquio con il serpente sono la rappresentazione scenica precedente la cacciata dal Paradiso Terrestre, e quest’ultima rappresenta l’atto di stupro – deflorazione – evirazione. Le dee occidentali consideravano la verginità un privilegio che poteva essere concesso da Zeus per meriti speciali, come nel mito di Estia (K.Kerenyi, Gli Dei della Grecia, p.83), figlia di Crono e di Rea, che poté rifiutarsi ad Apollo. Vediamo come le dee vergini si difendono, e si vendicano ferocemente degli uomini che tentano di deflorarle, cioè di evirarle. I greci, che nella vita giornaliera hanno come modello la permissività sessuale, si creano un modello alternativo che faccia da compensazione, e ristabilisca l’equivalenza di valori in un equilibrio ideale, e creano il mito della verginità. La dea da loro più venerata, insieme ad Afrodite, era Pallade Atena, e queste erano i due poli di un’unica equivalenza.

VERGINITÀ E MATERNITÀ

Atena era considerata Parthenos, vergine, ma veniva invocata nello stesso tempo anche come Meter, madre. Vi è una strana storia sulle sue nozze, in cui essa non perdette la verginità, ma dopo le quali affida ugualmente un bambino alle figlie di Cecrope, re della sua amata città di Atene È difficile non notare la somiglianza tra questa storia e il mito cristiano del parto verginale di Maria. Anche la Grande Madre degli Dei dell’Asia Minore veniva denominata dai greci ”La Grande Artemide”. La Diana di Efeso era rappresentata con numerose mammelle ed era denominata Artemis polymastos, la madre universale che allatta l’intera umanità.

L’ARTEMIDE DI EFESO

L’identificazione di Artemide con la Vergine riceve conferma dal fatto che a Efeso, dove era considerato cardinale il culto di Artemide-Diana, sorse la prima grande basilica in onore di Maria, al posto del grande tempio di Artemide che era considerato una della meraviglie del mondo antico. Quindi vediamo come le due grandi dee vergini del mondo greco Artemide e Pallade Atena fossero entrambi contemporaneamente “Grandi Vergini” e “Grandi Madri”.

Artemide di Efeso

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In Occidente la maternità, invece di essere legata al concetto di copulazione come sarebbe logico aspettarsi, è legata al concetto di verginità. Afrodite non fu una vera dea-Madre e anche Era, la regina degli dei, era più associata al concetto di moglie che di madre. I greci non solo separarono tra le due funzioni, quella di madre e di amante, ma le resero antitetiche: la maternità viene associata alla verginità. Delle tre dee falliche, Atena, Artemide, Persefone, le prime due rimasero vergini e diventarono Grandi Madri, mentre la terza fu deflorata, e divenne dea degli Inferi, cioè dei morti invece che dei vivi. L’equazione diventa ora chiara: verginità = maternità = vita, mentre invece deflorazione = morte. Il cristianesimo ha accentuato questa chiave di lettura, ma come abbiamo visto esisteva inequivocabilmente già nel mondo greco-romano. La Vergine è madre e partorisce il Dio della vita, ovvero, partorisce Dio grazie alla sua verginità. In Occidente l’implicazione che il rapporto sessuale sia di per sé peccato, porta alla morte e alla dannazione. Questa equivalenza: copulazione = peccato = morte è una delle equivalenze base della cultura occidentale. L’Occidente non ebbe bisogno di imparare il concetto di peccato dai giudei, come pensa erroneamente Nietzsche. Questo concetto esisteva in forma embrionale, ma ben definita, all’interno della propria cultura. Nel momento di crisi questo concetto di peccato prese il primato su quello di permissività sessuale, che i greci gli avevano istituito accanto. Una cultura può attingere solo da se stessa. Il contatto con altre civiltà può al massimo stimolare la ricerca di soluzioni verso una direzione piuttosto che un’altra. Il contatto dell’Occidente con i giudei, in un momento di crisi esistenziale, servì da ispirazione a rivolgersi verso quei modelli, che erano però già stati elaborati in maniera autoctona. È piuttosto il caso di pensare che l’influenza sia avvenuta in direzione opposta, e che sia stata l’influenza ellenica a penetrare la cultura ebraica con concetti come l’immortalità dell’anima, il mondo dell’aldilà, il castigo e la retribuzione di peccati e meriti dopo la morte, quando queste culture entrarono in contatto fra di loro. Tutti i concetti di filosofia e di metafisica sono infatti estranei all’ebraismo. Come abbiamo visto, la condensazione simbolica, nel mito come nel sogno, è estremamente precisa. Dopo averlo trattato sommariamente, riassumeremo ed esamineremo ora più da vicino il simbolismo che accompagna il mito di Persefone. La dea, che faceva parte della triade di dee olimpiche vergini, insieme ad Atena e Artemide, e quindi avrebbe dovuto avere anche lei un’arma come il pene apotropaico; ma poichè fu rapita e deflorata questo simbolo venne soppresso. In certe rappresentazioni le viene restituito l’arcaico serpente pre-olimpico, ma diventò l’unica dea occidentale, non vergine, ad essere accompagnata da un simbolo fallico. L’allusione è che fosse deflorata ma vergine allo stesso tempo, la condensazione di due opposti. Infatti, nel mito come nel sogno, non esiste il principio di non-contraddizione. Il mito stesso ci racconta di una dea che, malgrado apparentemente deflorata da Ades, dalle parole di Kerenyi rimane vergine-sterile. Il mito orfico secondo il quale Zeus si sarebbe unito alla dea nelle spoglie di un serpente e da questa unione sarebbe nato Dioniso, non allude a un’unione eterosessuale, bensì Zeus nelle vesti di serpente rappresenta il pene verginale di Persefone, come il serpente che colloquiava con Eva nel Paradiso Terrestre. Lo Zeus dei miti orfici, di cui questa storia fa parte, oltre ad essere dio del cielo e delle sfere superiori, era anche detto Zeus Katachthonios o Chthonios, era cioè anche uno Zeus sotterraneo e questo, a sua volta, non era che un altro nome per Ades. Quando si parla di un “altro Zeus”, “dell’ospitale Zeus dei defunti”, s’intende immancabilmente Ades e l’unione rappresenta più l’unione simbolica con uno spirito che con il Zeus olimpico, di cui conosciamo così bene le altre avventure romantiche che si concedeva. A questo proposito è molto illuminante riportare una credenza diffusa nella tribù australiana degli Arunta, che abolisce la connessione esistente tra atto sessuale e concepimento. Quando una donna si sente madre, ciò significa che uno degli spiriti che sonnecchiano in attesa di rinascere è penetrato nel suo corpo provenendo dal più vicino luogo degli spiriti, e viene partorito da lei in forma di bambino (S.Freud, “Totem e Tabù”, in op.cit., Vol. 7. pp.118-121). Il concepimento indipendente dall’atto sessuale, e per opera di uno spirito, non fu dunque un’innovazione del cristianesimo. Il mito greco stesso ne conservava le tracce dalla sua lontana preistoria. Quindi vediamo che il mito si svolge parallelamente in due strati: il primo è quello in cui la dea ha rapporti con il serpente, come simbolo del proprio pene verginale, come Eva nel mito biblico, e da questo rapporto autoerotico nasce Dioniso, mentre invece dal rapporto autoerotico di Eva non avviene nessuna concezione, poiché il concetto di verginità = maternità è estraneo alla mentalità semitica. In questo strato del mito di Persefone, come fantasia che si accompagna alla masturbazione, il proprio serpente-pene verginale diventa Zeus-serpente, cioè uno spirito che il mito cristiano tradurrà in Spirito Santo. Ed ecco che il colloquio autoerotico di Eva con il suo serpente trova il suo corrispondente nel «colloquio» di Persefone con Zeus-serpente. A differenza del mito semitico, dove Asherah, la prostituta nuda, è madre di tutti gli dei, e Eva, la Grande Madre delle tribù ebraiche, diventa tale dopo che suo marito la «conobbe», la Grande Madre occidentale diventa tale solo rimanendo allo stadio autoerotico, vergine, alla pari di Atena e Artemide, le altre due Grandi Madri della mitologia occidentale. Il secondo strato è quello in cui ha rapporti con Ades, che non è che la versione arcaica di Zeus, che porta alla sua deflorazione e perdizione, dopo la quale però rimane sterile. Il mito qui non è chiaro, poiché più che di rapporti con Ades si parla del suo ratto mentre stava cogliendo fiori. La sua de-florazione è implicata solo da questo simbolismo e forse il mito intende una deflorazione simbolica come equivalenza della sua verginità: la condensazione dei due opposti in uno, una dea che sia vergine che deflorata, e quindi condannata agli Inferi allo stesso tempo. La condanna agli Inferi è parziale: una parte del tempo con lo sposo e una parte con la madre, come dire metà vergine e metà deflorata. Anche dopo il suo «rapporto» con Zeus-serpente la dea rimase vergine e il suo fu un parto verginale come quello di Atena e della Vergine Maria. Anche il fatto che da esso nacque Dioniso, il dio destinato a morire dilaniato dai Titani e a risorgere (K.Kerenyi, ibidem, p.210), allude al mito cristiano dove la dea vergine partorì un dio destinato a morire di una morte violenta e tragica e poi a risorgere. Il mito di Persefone contiene tutti gli elementi principali del mito biblico: i rapporti autoerotici di Eva con il serpente (Zeus-serpente per Persefone) e deflorazione da parte di Adamo (Ades per Persefone) dopo la cacciata dall’Eden, ma a differenza del mito semitico dove ogni concezione è preceduta da un atto di deflorazione-evirazione di carattere eterosessuale, Persefone concepisce Dioniso come conseguenza del rapporto con uno spirito, cioè come conseguenza di un rapporto autoerotico. Dopo il rapporto autoerotico con Zeus-serpente partorisce Dioniso, mentre dopo il rapporto-deflorazione con Ades rimane sterile, quindi non dal suo rapporto eterosessuale con Ades concepisce e partorisce bensì, al contrario, da questo rapporto «non ne nasce nulla». La deflorazione corrisponde alla cacciata dall’Eden per Eva, e per Persefone corrisponderà alla condanna agli Inferi. In entrambi i casi, dopo il rapporto autoerotico avviene la deflorazione-evirazione del rapporto eterosessuale, come il susseguirsi di due stadi inevitabili nell’evoluzione della donna, in cui il secondo allude a una conseguenza e un castigo per il primo. Le differenze tra il mito greco, che continuerà a sussistere quasi invariato nel cristianesimo, e il mito ebraico, sono le seguenti:

1) Persefone, malgrado la sua apparente deflorazione per mano di Ades, rimarrà essenzialmente una dea vergine (sterile, secondo Kerenyi) e la sua concezione di Dioniso da Zeus-serpente una concezione immacolata, mentre Eva, dopo la sua cacciata-deflorazione-evirazione dal Paradiso Terrestre partorì Caino, Abele e figli e figlie, e diventò la Madre di tutti i viventi attraverso il rapporto eterosessuale e il parto.

2) Nel mito ebraico non esiste allusione alcuna alla Santa Trinità

3) Nel mito ebraico non esistono allusioni al culto del Bambino, che sembra più un culto radicato nel modus mentale indoeuropeo, come in India.

Persefone sarà la dea della fertilità occidentale come Eva lo era stata per le antiche tribù ebraiche. Un’ulteriore allusione alla sua natura di dea della fertilità si trova sia nelle sue radici, sia nel ruolo che adempie nel mito dopo essere stata rapita. Ella è figlia di Demetra, dea delle messi, e attraverso la sua discesa e salita dagli Inferi, rappresenta il cambiamento delle stagioni, che permette la semina e il raccolto. Il mito occidentale ha sviluppato dal primario concetto della fertilità, intesa come prolificazione, il concetto di fertilità, nel senso di produzione agricola e fertilità della terra, come era successo precedentemente nel Medio Oriente, quando le tribù seminomadi del periodo calcolitico erano diventate residenti fissi e si erano costituite nelle grandi civiltà del fertile crescente: Sumeri, Egizi, i Babilonesi, Fenici e Cananei. L’arcaico senso di fertilità, intesa come prolificazione, fu tradotto in culti della fertilità della terra. In Babilonia, in Siria e in Palestina, il dio Tammuz moriva all’inizio della primavera per risorgere con le prime piogge, ricalcando il molto più antico culto sumerico di Inanna-Dumuzi. I Sumeri erano infatti stati i primi a costituirsi a civiltà, in concomitanza agli Egizi, per i quali gli stessi culti di morte e resurrezione venivano personificati nel culto di Osiris. Questi giovani dei venivano pianti dalle madri che avevano perso il loro amante: Inanna, Isthar-Astarte, Iside, che diventarono dee della fertilità dei loro popoli. In Mesopotamia e Siria-Palestina erano prostitute sacre. Fino al sesto secolo a.C. questo culto veniva perpetrato anche nel tempio di Gerusalemme, con grande disappunto dei profeti: “Mi condusse all’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz” (Ezechiele 8,13). Persefone non sarà mai una prostituta sacra poiché, come abbiamo visto, la psiche occidentale sviluppò altri bisogni, ma mantenne quello strano serpente enigmatico: lei non più vergine (forse) e mai prostituta sacra.

Prima dell’avvento del monoteismo, la religione del mondo antico era politeistica, animistica e sciamanica.La religione della gente celta, germanica, baltica e di Slava, che ha abitato Europa prima dell’era cristiana, così come quella dei Greci e dell’altra gente mediterranea,era animistica: gli dei ed le dee, le intelligenze viventi della natura, erano percepiti ed adorati nei boschetti , nella foresta, in zone sacre sulle parti superiori della montagna e nei cerchi di pietra grandi. Oltre che i dei e le dee c’ erano altri esseri connessi con la natura, che non erano umani, ma certamente superiori agli esseri umani tali da meritarsi del rispetto, quali i giganti ed i nani, gli elfi ed i trolls, le fate, gli gnomes, le crisalidi, le sirene .Questi esseri potevano essere invocati da chiunque fosse disposto a seguire la via insegnata dagli sciamani e dai loro successori le streghe, le donne sagge, usando le piante e le pietre magiche, canti, balli e rituali.

Questa è la religione della natura che è stata eliminata dal monoteismo cristiano durante i secoli primissimi della nostra era. Gli dei di Pagani sono stati demonizzati o si ne negata la loro esistenza. Coloro che seguono la vecchia religione della natura sono stati marcati come “pagani”, che originalmente significa semplicemente “gli abitanti del paese” o “abitanti della brughiera”. Alcuni degli dei pagani sono stati assorbiti dal credo cristiano, poichè alcuni posti sacri tradizionali sono divenuti sedi di santuari e chiese. Sotto l’influenza del monoteismo del giudeo-Cristiano il genere di consapevolezza, diretta delle presenze spirituali della natura, che i nostri antenati pagani hanno onorato, è stato perso gradualmente. Come William Blake ha detto, “gli uomini si sono dimenticati così, che tutti gli dei vivono all’interno del seno umano.”

LE MADONNE NERE

Ci sono circa 500 immagini della vergine nera in varie chiese in Europa. Fra le più note ci sono quelle nella cattedrale di Chartres in Francia, della Polonia in Czestochowa, della Svizzera a Einsiedeln, vicino a Zurigo, il Muttergottes (“madre del dio”) in Altötting, vicino a München, in Baviera, e quello in Loreto, Italia. Questi santuari della Madonna nera sono fra i posti più visitati nella cristianità.

madonna nera di loreto

Anche godendo del riconoscimento popolare, le immagini della Madonna nera sono una fonte di un certo imbarazzo per la chiesa cattolica. Solitamente, le guide turistiche non fanno riferimento al colore; o quando provano a spiegarlo si va dai riferimenti dell’effetto d’annerimento nei secoli del fumo dalle candele e dei bruciatori di incenso. Occasionalmente, ci sono riferimenti al cantico dell’antico testamento di Salomone, in cui la regina di Saba, canta: “sono nera, ma sono bella.”

La vergine nera è stata identificata con parecchie delle dee delle culture pre-patriarcali antiche: Cibele del Medio Oriente mediterraneo, Inanna sumerica, Anath siriana, Lilith ebraica, Kali indiana, Diana e delle dee egiziane Neith e naturalmente Isis. Nelle culture d’adorazione della vecchia Europa e del Mediterraneo pre-patriarcale , il nero era il colore di fertilità e dell’abbondanza, come il terreno nero ricco del Nilo e di altre valli del fiume. Il bianco d’altra parte era il colore simbolico della morte e le immagini della dea associata alla morte sono state intagliate in osso o marmo. Tuttavia, per il pastori nomadi Indo-Ariani, che hanno invaso l’Europa dal quarto millennio a.c., il bianco, l’oro ed il colore giallo erano i colori della vita del sole-dio; e nero era il colore degli dei sotterranei di morte come Ade ed Ecate.

Con l’avvento della religione patriarcale del dio e, in seguito, delle tradizioni monoteistiche dei giudeo-Cristiani, la religione degli dei della natura del mondo arcaico sono state soppresse, desacralizzate e demonizzate. Il rituale sacro connesso con il culto di Inanna e di Ishtar è stato condannato come prostituzione. Lilith, che rappresentava l’autonomia sessuale femminile, la protezione del parto e dei bambini, è stata trasformata in un demone distruttivo che rubava i bambini. I preti e i teologi maschi hanno avuto buon gioco ad insistere sulle funzioni terrificanti del culto della dea, portando ad esempio i culti di Cibele, in cui i sacerdoti offrivano i loro genitali in sacrificio alla dea. Diana è diventata la dea delle streghe. È stata associata con la cristianità esoterica a partire dal dodicesimo secolo ad opera dei Templari. Tutti coloro che hanno provato a sanare la spaccatura dissociativa fra natura-eros e lo spiritualità ascetica sono stati distrutti dalla chiesa di Roma.

S’è salvata soltanto l’immagine della Madonna e del bambino nero, basato sulle immagini egiziane di Isis con il bambino Horus, superstiti della distruzione misogina dei cristiani. Il culto di Isis era la religione dominante del Mediterraneo durante i periodi tardo romani ed era arrivato anche nelle terre occupate dai romani , compresa la Gallia. La città di Parigi è stata dedicata a Isis, poiché Lione era dedicata a Cibele, e Marsiglia a Artemis.
Come altre dee nere, Isis è la dea della terra, della vita e della morte. Nell’asino dorato di Apuleius, Isis parla:

“sono la natura, la madre universale, il mistero di tutti gli elementi, bambino primordiale, sovrana di tutte le cose spirituali , la regina dei morti, regina degli immortali, la singola manifestazione di tutti i dei e tutte le dee. Io sono.”

Il testo continua affermando che è identica a Cibele, Artemis, Aphrodite, Persephone, Demeter, Juno e Hecate. La dea nera della terra, compresa la Madonna nera, è stata tradizionalmente sempre invocata durante i processi naturali della vita: aiutare l’ammalato, facilitare i dolori del parto, portare la fertilità, confortare e guidare l’uomo nella morte. Ha sempre rappresentato la persistenza della Dea durante il periodo di predominanza dei culti patriarcali del dio maschio e rappresenta il bisogno di femmineo dell’animo umano, la dualità insita in ogni cosa, bene-male, notte-giorno, maschio-femmina, yang-yin. Anche il testo sacro del cristianesimo, ribadisce il concetto “dell’UNO” attraverso l’unione dei due opposti maschio e femmina, che nell’unione raggiungono la perfezione.

LA DEA MADRE – TITOLI CONFERITI A ISIDE

Abile nel calcolo, Abile nella scrittura, Abitatrice a Netru, Afrodite, Agape, Alto faro di luce, Ankhet (produttrice e dispensatrice di vita), Anqet (colei che abbraccia la terra, produttrice di fertilità nelle acque), Arbitro in faccende di amore , Aset (un modo di pronunciarne il nome egizio), Ast (un altro modo di pronunciarlo), Atena, Base del più bel triangolo, Bellicosa, Benefattrice del Tuat (gli inferi), Colei che abbraccia la terra, Colei che muove (ovvero potere che interviene), Comprensiva, Consacrata, Cornucopia di tutti i nostri beni, Corona di Ra – “Heru”, Creatrice, Creatrice dell’inondazione del Nilo, Dalla bella forma, Datrice di luce del cielo, Datrice di vita, Dea degli incroci, Dea della rugiada, Dea di tutte le dee, Dea madre di Dio, Dea madre, Dea Stella maris, Dea verde, Diadema di vita,Dea della pace, Divina, Donna trono, Dynamis, Epekoos – colei che tutto ode, Era – Iside identificata con Era, Estia – Iside identificata con Estia, Euploia – dispensatrice di buona navigazione, Figlia di Geb, Figlia di Neb- Er – Teher, Figlia di Nut, Figlia di Ra, Figlia di Seb, Figlia di Thot, Fruttificatrice, Galactotrouphousa – Iside che allatta, che concede il miracolo del latte della vita, Generatrice di monarchi, Generatrice di re, Gentile, Gioia, Gioiello del vento, Giustizia – Iside di giustizia, Grande dea, Grande dea degli inferi, Grande maga che guarisce. Grande signora, Grande signora degli inferi, Grande vergine, Grandissima, Guardiana, Guida, Guida delle Muse, Hent – Regina, Heqet – Iside grande maga, Horus femmina, Immortale, Ineffabile signora, Inventrix – inventrice delle cose, Iside – Afrodite, Iside – Afrodite – Astarte, Iside – Afrodite – Pelagia, Iside – Astarte, Iside – Fortuna – dea del fato e della fortuna, Iside – Hathor, Iside – Inanna, Iside – Nike – Iside associata alla dea della vittoria, Iside – Tyche, Khut – la dispensatrice di luce, Kourotrophos, La bella dea, Libertà, Linopeplos – Iside vestita di lino, Lochia, Luna, Lydia educatrix – Iside educatrice di Lydia, Madre degli dei, Madre dell’Horus d’oro, Madre divina, Maia, Massima degli dei, Materia, Mediatrix tra il celestiale e il terreno, Medicina Mundi – il potere che guarisce il mondo, Menouthis – questo aspetto di Iside era adorato sia a Menouthis sia ad Alessandria dove era considerata una dea dalle potenti capacità terapeutiche, Meri – Iside come dea del mare, Myrionymos – Iside dalla miriade di nomi, Iside dei diecimila nomi, Multiforme, Multinominata, Nanaia – Iside identificata con la dea Nanaia, Nascosta, Natura, Nepherses – la bella Nome del sole, Noreia – Iside identificata con la dea Noreia, Nutrice, Occhio di Ra, Onnidea, Onnimunifica, Onniricevente, Onniudente, Onnivedente, Panthea – la dea di tutte le dee, Pantocrateira l’onnigovernante, Pelagia – Iside del mare cioè protettrice di navi, Persefone, Pliaria – Iside dell’isola di Faro ad Alessandria, Phronesis – personificazione della sapienza, Placidae Reginae – la Regina della pace, Ploutodotai – Iside dispensatrice di ricchezze, Pluonumos – Iside dai molti nomi, Polyonimos – dai molti nomi, Potentissima, Potere che guarisce il mondo, Potere che sorge dal Nilo, Prima delle muse a Heropolis, Primo principio femminile in natura, Primo figlio del tempo, Pterophoros – l’Iside alata, Quella dalle grandi ali e dalla falce di luna, Quella della luna, Quella dalle lodi innumerevoli, Ra femmina, Regina del cielo, Regina della pace, Regina del sole, Regina del sud e del nord, Regina della terra, Regina d’Egitto di lino vestita, Renenet – dea del raccolto, Risurrezione e vita, Saeculi Felicitas – felicità dell’età nostra, Salvatrice, Salvatrice dell’umanità, Salvatrice di marinai, Selene – la luna, Sesheta – dea della letteratura e della biblioteca, Signora degli incantesimi, Signora dell’anno nuovo, Signora del caldo e del fuoco, Signora del mare, Signora del mondo, Signora del pane, Signora del tuono, Signora del vento del nord, Signora dell’abbondanza, Signora dell’amore, Signora delle api, Signora della bellezza, Signora della birra, Signora della casa di fuoco, Signora della crescita e del declino, Signora dell’eternità, Signora della fiamma, Signora della gioia e dell’allegria, Signora della grande casa, Signora della guerra e regola, Signora della luce, Signora della tessitura, Signora della pace, Signora della parola del principio, Signora della piramide, Signora della terra, Signora della terra delle donne, Signora della terraferma, Signora della vita, Signora delle bocche dei mari e dei fiumi, Signora delle due terre, Signora delle messi verdi, Signora delle parole di potere, Signora di ogni paese, Signora di tutti gli elementi, Signora Iside, Signora ricca di nomi, Signora sempiterna di tutte le cose, Signora su un carro a forma di fuoco, Sophia – Iside come sapienza divina, Sothis – Iside dea della stella Sothis (Sirio) e dell’ anno nuovo, Sovrana del mondo, Sposa di Dio, Sposa di Ra, Sposa del signore (Osiride), Sposa del signore dell’abisso, Sposa del signore dell’inondazione (Osiride), Trono – Iside colei che assegna il trono, Uadyet – Iside dea cobra, Una, Unica, Urthekau – colei che è in magici incantesimi, Usert – Iside dea della terra, dispensatrice di vita, Raffigurata con un manto azzurro, cosparso di stelle, una falce di luna ai piedi, la corona, mentre allatta Horus

Sono cose già sentite, cambia solo il nome…

RIFERIMENTO IN RETE:  ACNR- Associazione Culturale Nuova Ricerca

http://www.nuovaricerca.org/dea1.htm

http://memorialezikkaron.blogspot.it/2011/05/la-dea-ebraica-asherah-moglie-di-jahweh.html

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33 pensieri su “LA DEA MADRE – QUANDO DIO ERA FEMMINA di Faby C.

  1. Soprattutto Bachofen ha studiato la questione del problema della Grande Dea e delle società primitive organizzate i forma matriarcale. Poi anche Engels ha accennato a questa questione. Ma esistono tracce di matriarcato dovunque, nelle varie culture, tranne che nel ‘civilizzato ‘Occidente. Solo che è difficile rintracciare documenti scritti e graffiti di interpretazione univoca. Demetra è sicuramente ,in origine, la dea Madre della terra. Ogni volta che si trova qualche mito, leggenda o disegno sulla Dea madre si capisce come si possa risalire a una divinità femminile. Ma non è sempre facile da dimostrare a popoli che hanno vissuto in civiltà patriarcali per millenni. Anche nella tragedia di Euripide si trovano frasi che fanno pensare a un cambiamento dalla società matriarcale al sistema patriarcale. Es: Le Eumenidi che si trasformano in Erinni.
    Didone era una grande regina che aveva costruito la città di Cartagine facendola prosperare e progettandola come una delle più eque nella distribuzione dei beni. Poi Virgilio l’ha trasformata in una donna innamorata , solo una donna, che si uccide perchè Enea ha un grande destino e la deve abbandonare. I Romani hanno distrutto Cartagine proprio per questo. E potremmo continuare ancora, ma oggi ci accontentiamo di poco, solo di pari opportunità, e non di diversità di genere, di riconoscimento della creatività, di talento particolare.
    Nel 900 le donne hanno rivoluzionato la filosofia , partendo dal dato esperenziale e giungendo all’astrazione . Il contrario di quello che abbiamo studiato a scuola. Penso a Anna Arendt, alla Zambrano, a Simone Weil , alla lMarzano e tante tante altre. E’ proprio il pensiero analogico e non seriale che ha sconvolto i sistemi filosofici tradizionali. poi la poesia, la letteratura, il senso dell’amore che esiste e tasforma corpo-anima nella relazione con gli altri. Questi sono i temi delle donne. Non cerchiamo mai di imitare, nella nostra elaborazione di soggetti storic iautonomi, la poesia e la lettertatura maschile, che hanno tanti secoli alle spalle, hanno impostazioni intellettualistiche, arzigogolate, travagli lessicali, contorcimenti mentali. Loro sono vecchi, hanno vissuto da protagonisti tutti i movimenti e le avanguardie. Noi scriviamo e facciamo arte solo da circa 150 anni. Siamo nuove, fragili e forti, siamo noi ora che dobbiamo indicare il cammino.. Abbiamo in noi energia vitale e senso della vita,( a parte contraddizioni e conflitti, ancora esistenti). Procediamo con orgoglio e dignità , insegnamo al mondo il rispetto della diversità e nuove forme., nuovi stili.
    Qualche traccia di antiche civiltà matriarcali si trovano nella gnosi e nelle dottrine esoteriche. Lavoriamo su quelle anche per i libri e i temi letterari.

  2. Quando, alcuni anni fa, mi sono trovata (senza cercarla) faccia a faccia con la dimensione sacra, ho “sentito” che Dio ha un seno cui attingere.
    Altro dirvi non so…
    Fiammetta

  3. non sono tanto d’accordo sul fatto che le donne facciano arte solo da 150, le arti sono originariamente una cura femminile, come addirittura la semina, e la scrittura lo sono. Il fatto che ciò che è diventato memoria sia passato attraverso le comunità patriarcali che si sono impossessate di queste arti è un altro dato.Chi passa in stato di precarietà, se pur dotato non è rammentato.Il fatto non toglie che le donne abbiano continuato il loro cammino, il loro lavoro.Ciò che manca è il ricongiungimento delle loro esperienze.
    Quanto a dio, che indico con la lettera minuscola in segno di dis-eguaglianza, non penso sia maschile o femminile, è un problema nostro non di una divinità. Percepirla, viverne le dimensioni, possibili al nostro essere umani (finiti infiniti), sarà comunque qualcosa di legato al dato sensibile di chi la percepisce. Tutti i nomi restano nomi della nostra ignoranza, cerchi e circhi in cui tentiamo di alfabetizzare qualcosa che non è alla nostra portata, altrimenti tutti noi saremmo divinità, da un lato, o approssimazioni di divinità, cosa che non quadra tanto.La scienza non ha colmato il vuoto e l’ignoranza non è superata con le ipotesi su cui si fondano le più moderne teorie.TEO_RIE, appunto, tutte, nessuna esclusa

  4. Amiche e amici salve a tutti, vorrei darvi la possibilita’ di vedere oltre a riguardo dell’interessante argomento che state trattando. Vi segnalo il libro: “Quando Dio non era solo”. L’invito al chiarimento inizia rilevando gli orpelli delle religioni monoteiste che tanto fango hanno sollevato dall’epoca dell’antica civilta’ universale. Troverete di certo stimolanti annunci di salvezza antica. Buona lettura, E.R.

  5. Mi permetto di far notare una cosa semplicissima, che chi studia teologia vera sa.
    1) maria è una creatura, fecondata (cattolicamente; ora non tiriamo fuori roba tipo madrebarbelo e ruah femminile…) da un concetto maschile spermatico di dio.
    per far nascere il sublime maschio dio, gesù cristo, che contiene in sé le due nature: quella divina (ovvio…) e quella umana virata solo al maschile (un dio uomo nato con pene…) “dio non si fece femmina” è (chiaramente!) monito cattolico/cristiano .
    2) maria non è importante in sé. è importante perchè il suo utero è stato fecondato in modo asettico (“senza provare piacere”. infatti la madonna è cattolicamente frigida e senza clitoride attivo) e ha partorito il prodigio: ancora una volta, il maschio dio in terra, maschio dio che salva tutta l’umanità e al quale tutti si devono prostrare e annullare (“siete tutti uno in gesù cristo”… anche voi femmine siete inglobate nel maschio cosmico…) non è venerata lei in quanto lei, o donna intera, o col cervello. è venerata perchè è servita per portare a termine la formazione del feto cristico, e ha mantenuto la membrana di pelle intatta (volgarmente chiamato “imene”) di lei conta questo: imene intatto e utero che ha sgravato.
    non è Ipazia. non aveva un cervello e non è valutata per quello.
    3) maria nei vangeli non ha alcun ruolo di potere o prestigio. è semplicemente un utero fecondato. le fantasie papali erotiche di assunzioni o di lei incoronata sono idiozie giustamente rifiutate da chi legge i vangeli alla lettera (testimoni di geova)
    maria è semplicemente un utero fecondato. non ha altri ruoli o funzioni. per di più, è l’ancilla domini, la serva del signore. è una creatura passiva e negata, in adorazione del principio fallico dell’universo che la feconda.
    io, che studio teologia, e non la posta di famiglia cristiana, leggo chiaramente i tommaso d’aquino, gli agostino e compagnia fallica assortita, e so cos’è maria.
    lo so anche di più perchè so che il dio cristiano è fortemente maschio (cristo kyrios…) e si adora un concetto fallico di dio (dio padre. dio nato con pene in terra)
    trovo assurdo e ridicolo associare maria – che è un utero per di più frigido e passivo, che accetta in remissione e sottomissione la gravidanza che le viene imposta dall’alto – alle vere Dee. perchè le vere Dee non erano e non sono come maria. maria è il modello di massima negazione della femminilità psico-fisica, a cominciare dalla mancanza di un clitoride e di una volontà (la sua unica volontà è quella di obbedire)
    è davvero triste e affossante leggere articoli psedo “wiccacristiana” che vogliono far passare maria come una bella cosa, un bel modello, una semi dea.
    così non è. e chi legge e conosce teologia cristiana senza lasciarsi gabbare dai santini di questa maria con le coroncine e i fiorellini, queste cose le sa.
    tra l’altro nella summa theologiae di tommaso d’aquino è chiaramente detto che maria non è che la somministratrice passiva della materia per formare il feto di cristo (l’unica cosa che conta… da notare come cristo stesso rinnega la madre in pubblico, davanti alla folla. perchè gesù è stato tutto fuorchè uno che amasse sua madre, e sorvolo anche sul gesù che si fa baciare i piedi dalle donne prostitute prostrate a terra come dei cani… ai banchetti dei farisei. altro che femminista, il caro gesù, che si lasciava ben servire dalle femmine e pregava/annunciava un dio solo come padre) e che maria – o meglio la sua vagina – non emise “imperfetto seme femminile” (era frigida e doveva esserlo) altrimenti, se eccitata, avrebbe trasmesso il peccato originale al feto di cristo (si vedano ambrogio, agostino e tommaso d’aquino)
    per favore, smettiamola di vedere maria come se fosse una bella cosa, o un bel modello. non lo è. le femmine nel rinascimento venivano bruciate dagli sprenger e dei kramer proprio perchè questi cani erano innamorati di maria, la sempre vergine mentre le donne vere erano le “puttane del demonio”, maria, la sempre pura, la concubina di javè, degna di questo perchè ha partorito il grande portento: il dio maschio in terra!
    smettiamola di vedere maria come una bella cosa. non lo è. è il massimo modello di anti-donna mai postulata da mente maschile androcentrica.

  6. ma è scritto pure che ebbe dei fratelli, non so quanto il termine fratello e sorella sia da intendersi anagraficamente o in senso allargato ma “i fratelli di Gesù” sono menzionati in alcuni brani del Nuovo Testamento e in alcuni scritti di autori cristiani successivi. Pare siano quattro maschi (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e un imprecisato numero di sorelle, anonime. Strano che il nome delle femmine sia anonimo?. Data la sporadicità degli accenni e la polisemia del termine “fratello” nelle lingue semitiche le diverse interpretazionialla fine si riaasumono in queste:
    che fossero figli di Maria e di Giuseppe,che fossero figli di un matrimonio precedente di Giuseppe, che fossero cugini di Gesù. Quanto poi a tutta la costruzione c’è molto di simile ad oriente, dove l’origine prende la mosse da situazioni simili ma precedenti, come a dire che sulla traccia la storia della nascita si è sviluppata su una falsariga comune.Nella religione occidentale e cattolico cristiana tutto ha seguito la volontà di una idea certamente fallocratica in cui il potere secolare non certo religioso (ma chi lo avrebbe? anche se hanno cercato di far credere di averlo e ancora lo fanno)ha costruito architetture di sbarramenti e inghippi labirintici in cui dovunque si trovano piedi zoppicanti e non solo menti brillanti.

  7. credo, e uso questa parola in modo preciso, che la nostra corporeità sia l’abito abitato abitacolo che ognuno ha a disposizione (in cui tutto è incluso:maschio femmina sono ristrettezza della mente) secondo le sequenze di tutte le nascite e morti, ivi compreso tutto l’universo, in tutte le sue forme, questo per me è miracolo, in-credibile, in-visibile perché vediamo e ci fermiamo all’ultimo fram-mento della nascita da una madre e da un padre che invece hanno in sé tutte le ere e le ore e sono frutto diquesto ante-cedente tutto quanto ci permette di essere in questo ora.ORA: la preghiera è vivere con la cadenza del cedere, lasciare l’abito e l’uso della vita in quell’abito (mos, moris) il resto è una farneticazione perché non sappiamo nulla di nulla, ipotizziamo cavalcature i-deo-logiche che di logica non hanno altro che noi stessi, cioè il nostro buio io, la nostra paura e il de-siderio incessante di possederla (la paura della vita che include appunto il cedere, o in-cedere della morte, madre generante nell’oscuro.Tutto muore mentre ME, MA (ma-ma…mamma) ,crea non vista, e dire crea, è uguale a dire in-cre(t)a, di quell’argilla cosmica vita,di cui appunto non sappiamo nulla e su cui affabuliamo dall’inizio della consapevolezza della nostra ignoranza.fernanda f.

  8. L’articolo, di cui non si sa con certezza il nome dell’autrice, anche andando sul sito originale, è davvero molto ben fatto e abbastanza esauriente, per un argomento sconfinato come questo e per cui la documentazione – proprio a causa di un lavoro efficace di damnatio memoriae – è ancora abbastanza frammentaria, (dato il numero dei millenni in cui il culto è durato) almeno all’attuale stato dell’arte. Che un culto molto diffuso di una Dea Madre vi sia stato – non solo nell’area mediterranea e del vicino Oriente – e che sia durato molti millenni, è ormai chiaramente documentato, sia dai reperti di statuette femminili, che per gli illuminanti studi di Marija Gimbutas sul “linguaggio della Dea”. Io però sarei meno sicura del fatto che quelle società matriarcali fossero assolutamente pacifiche. Sicuramente lo erano assai di più della cultura aristocratico/guerriera e patriarcale che l’ha sostituita a partire circa dal 4° millennio a.C. – e tuttora presente – che ha fatto della guerra e della violenta imposizione del potere il proprio distintivo culturale e sociale.
    In realtà non sappiamo tutto su come fosse quella società matriarcale. Però è indubbio il fatto che potente traccia ha lasciato nei miti, nei manufatti e nei residui che ancora, dopo molti millenni, sono presentissimi ancora oggi.
    Nelle religioni politeiste, anche quelle di stampo patriarcale, ad ogni divinità maschile è legata una divinità femminile. Il che è la dimostrazione della doppia natura della divinità, che in sé unisce principi maschili e femminili. Quando non, addirittura, vi siano, come nell’induismo, divinità ermafrodite.
    L’idea che all’origine delle cose vi sia una Dea Madre nasce, ovviamente dall’osservazione di come avviene la generazione dei mammiferi, ma anche delle piante. Ed è dunque del tutto naturale che, in culture come quelle preistoriche, nasca tale identità. Tanto più che il contributo maschile alla generazione è stato comprovato solo di recente e in fase storica.
    Presso i Dogon del Mali, a quanto poté verificare Grialule ancora negli anni ’30, il principio creatore era Amma, maschile, che si univa con la Terra, generando quattro paia di gemelli ermafroditi e la credenza era che le donne rimanessero incinte attraverso l’orecchio, se il Nommo, divinità quadrupla della parola, si avvolgeva di notte attorno al loro utero penetrando delle orecchie. E’ un atteggiamento anche culturale. Tuttavia io sarei molto cauta nel dare per scontato che la Dea Madre non rappresentasse a livello trascendente un principio generatore dalla doppia natura, rappresentato però come femmina in quanto generatrice. Tutti gli attributi delle divinità femminili presenti in fase storica nelle religioni patriarcali – o le stesse dee guerriere – lo farebbero pensare.
    Analogamente, il tentativo di cancellare per sempre la cultura matriarcale da parte degli invasori portatori di una società di tipo guerriero e patriarcale non è affatto riuscito, perché le tradizioni e i miti sono durissimi a morire, anzi non scompaiono mai! Si trasformano, questo sì, ma durano molte decine di millenni.
    Prova ne sia che non solo nelle religioni di tipo patriarcale politeista gli dei maschi hanno una controparte femminile e che la permanenza di divinità femminili arcaiche è fortissima, ma perfino nelle religioni monoteiste che, tutte, derivano dall’ebraismo.
    Per quanto riguarda la Madonna, a parte i deliri di qualcuno che fa dei discorsi veterofemministi e assai confusi, e a parte il tentativo della Chiesa di darle un ruolo marginale, la sua presenza come Dea Madre è innegabile. Forse qualcuno non sa che la verginità di divinità femminili che hanno comunque generato (vergini e madri) non è cosa solo del cristianesimo ma assai diffusa sia nelle religioni politeiste mediterranee che anche nelle religioni orientali.
    Maria E’ una Dea Madre e ne ha tutte le caratteristiche. Senza la sua mediazione e intercessione non si accede al Figlio, è signora della vita e della morte, (la sua presenza accanto al Cristo morto), sana e guarisce (le innumerevoli fonti miracolose) ha il potere di annientare il Male (schiaccia il serpente). E’ dunque potentissima, una vera Potnia Theron, (Signora degli animali – la dea dei serpenti cretese-micenea) secondo la definizione omerica e che sappiamo essere alle origini della religiosità greca, come provato dagli studi di Uberto Pestalozza.
    Che poi la Chiesa abbia tentato di edulcorarla e ammansirla, poco importa, perché poco ci è riuscita.

  9. Aggiungo che forse dovremmo rivedere il nostro atteggiamento moderno sulla sessualizzazione di principi creatori e spirituali. la rappresentazione del Sacro come individuo maschile o femminile è molto meno ingenuo o definito di quanto immaginiamo. Un conto è ciò che appare di una religione e un conto l’insieme di fenomeni e aspetti incredibilmente complessi e diramati che sottende. Solo la necessità di creare forme più accessibili a livello popolare al Sacro ha suggerito la sua rappresentazione in certe forme apparentemente fisse. Ma ciascuna di esse sottende nasconde aspetti fra loro opposti, esoterici, non accessibili ai più. Insomma, la cosa è di estrema complessità

  10. Grazie, per l’esauriente apertura che proponi Francesca, sintetica ma netta, nitida nei suoi caposaldi di riferimento, apre lo sguardo alla comprensione di elementi che spesso non si mettono correttamente in relazione ad altri che nel tempo si sono succeduti e ancora si succedono, imbrogliando la matassa in cui divino e umano concorrono per formulare qualcosa che sfugge. f

  11. Grazie a te Ferni per lo spazio. Mi sono imbattuta di recente nella figura di una grandissima mistica e visionaria, Giuliana di Norwich (14° sec) mistica straordinaria, la cui rivoluzionaria visione teologica si discosta non poco da quella del suo tempo. Per lei Dio è Padre e Madre insieme. Ma la percezione del Dio cristiano come Padre e Madre ritorna anche in altri mistici. In realtà, se Dio, o il Sacro, come vogliamo chiamarlo, contiene in sé tutti gli opposti (vedi la preghiera di San Bernardo alla Vergine nel Paradiso di Dante) e tutte le apparenti contraddizioni e non è certo materia, cade ogni visione maschilista o patriarcale del principio creatore. Come ho detto, si tratta solo di aspetti culturali. La società patriarcale era portatrice di valori eroici, guerrieri e aristocratici e non poteva dare che quella proiezione della sua visione del sacro, quella agricola era portatrice di valori della fecondità, della conservazione della vita, della stanzialità e della conoscenza della natura.

  12. e in risposta a fernirosso: sì, il tuo parere può anche essere bello, il problema è che NON era e non è il pensiero ufficiale della chiesa cattolica (dove per chiesa cattolica intendiamo: gerarchia di potere che fa il bello e il cattivo tempo sulle menti e sui corpo di tutti, in particolare le donne)
    quello che voglio dire, è: la summa theologiae non l’hai scritta tu, l’ha scritta l’aquino. non è il tuo pensiero ad essere dottrina (e quindi storia e quindi politica e quindi governo!) della chiesa cattolica in terra.
    vuol dire che è contro i tommasi d’aquino che bisogna fare la guerra, non contro le singole (e opinabili liberamente) opinioni del singolo cristiano (credente).
    tu puoi ritenere che maschietà e femminilità non siano importanti ecc.
    il problema è che la chiesa cattolica terrena non la pensa e non l’ha pensata così.

    scusatemi se invece di farmi gabbare dai santini di una madonna semi dea (giusto perchè dipinta bene… perchè se fosse dipinta come la cosa che è – un utero fecondato per sgravare un feto masculo – passerebbe già meno come “bel modello da proporre alle donne”; penso anche se per esempio si proponesse un’immagine di maria con la sua vagina mutilata dal clitoride, su modello di certe foto che documentano l’escissione… ecco, magari si capisce già di più perchè maria “è vergine e non emise imperfetto seme femminile con un certo fomite di proclività al male” Aquino dixit, ovvero, questa maria, non era eccitata e non poteva esserlo, né prima, né dopo) io tengo aperti gli occhi sulla storia, su quello che è stata, su quella che è (stata) la condizione femminile.

    mentre quei cani di sprenger e kramer bruciavano donne VERE, cantavano odi e inni a maria. qualcosa vorrà pur dire se TUTTI i misogini erano devoti alla “vergine maria” (zero clitoride, zero cervello, zero volontà: tutta docilità, obbedienza e sgravamento del maschio dio).

    Insomma, cerchiamo di fare un’analisi oggettiva e vera esegeticamente e teologicamente di questa maria, senza immaginare fantasie personali desunte da santini multicolour.

    Lo stesso tema dell’assunzione (che è fallico: serve a ribadire che maria, creatura docile, viene “tirata su” dal dio padre/cristo, maschi attivi. lei non poteva che essere passiva anche in questo mentre cristo non è assunto, ma ascende al cielo. si veda l’analisi che ne fa Mary Daly in “Al di là di dio padre”) è fantasia papale, non esiste nei vangeli, perchè questa maria esegeticamente è meno che niente. la sua funzione era l’utero fecondato, (al pari di agar e altre) non la leader!

  13. Cara Lunaria, si studi un po’ di testi seri sulla storia delle religioni (Pettazzoni, Pestalozza, Kérény, Eliade, Persson Nilsson, Brelich, Campbell, Reeves, Frazer, solo per non citare che i maggiori che mi vengono in mente) e un po’ di studi etnologici, antropologici (Lévi Strauss e Lévy-Bruhl soprattutto) e un po’ di Jung e Marija Gimbutas e un po’ di studi sulla mitologia e magari si documenti anche sui maggiori miti e le maggiori tradizioni religiose, culturali e mitologiche, un po’ di archeologia e arte e preistoria e magari anche storia, un po’ di testi sacri indiani, kabbalistici, buddisti, iranici, greci, un po’ di testi di mistici europei e del vicino e estremo oriente e poi ne riparliamo.
    Lei confonde il cristianesimo con il cattolicesimo, che è sì misogino (Ida Magli ha detto cose molto profonde e documentate sull’argomento) ma forse non conosce bene i vangeli apocrifi, i testi dei mistici e molte, molte altre cose.
    Che Cristo e Maria non siano esistiti poco importa, perché qui si sta facendo un discorso che nulla ha a che fare con una supposta verità delle cose, ma con fenomeni culturali. Cosa che lei pare non abbia capito. Mi stia bene.

  14. complimenti per l’articolo, chiaro e relativamente semplice, pieno di spunti interessanti anche più di alcuni libri che, da interessato e non da studioso, ho letto.
    Non vedo contraddizione tra un’interpretazione “storica” minimizzante della figura di maria – in certi contesti specifici che, per quanto ribaditi, non sono assoluti, vedi innumerevoli esempi di devozione locale ai limiti del paganesimo e oltre- e l’interpretazione “simbolica” di un mito che, in quanto tale, contiene molte più cose di quante se ne possano in qualche modo definire.
    Non so se gli archetipi sono universali e immortali, ma di sicuro il bisogno innato di un referente divino femminile – non solo come accoglienza, ma soprattutto come tempo sospeso/ciclico indispensabile al raccoglimento così come il tempo vettoriale lo è per le conquiste bellico/tecnologiche – è qualcosa che va ben al di là della furbizia delle gerarchie religiose misogine, per quanto queste possano aver seminato dolore e orrore nei secoli (e ancora lo stiano facendo…)
    Se è davvero possibile staccare l’uomo/humus dalla terra come sembra accadere ai nostri giorni – ma non sappiamo come andrà a finire – allora forse si, delle dee della fecondità e del mistero si perderà anche la memoria: infondo i bit sono puro spirito…

  15. L’articolo è molto lungo e si fa fatica a leggerlo tutto, doveva essere più sintetico con l’esame degli aspetti principali. Per me la cosa più importante è che oggi possiamo non aver più bisogno di alcuna religione e quindi di alcun Dio o Dea, uno o trino che sia. Il nostro riferimento culturale dovrebbe essere la Natura così come oggi la conosciamo sulla nostra Terra e nel Cosmo (molto poco). A questa dovremmo fare riferimento e quindi pensare che il nostro Paradiso dovrebbe essere su questa Terra e invece spesso lo rendiamo un Inferno perchè in realtà vogliamo troppo e troppo presto tutto quello che possiamo avere in una data epoca storica. Certo la donna ben rappresenta la fertilità, come qualunque altra creatura vivente ma teniamo anche conto che vi sono delle specie in natura che sono autofertili e che quindi non hanno bisogno della coppia per la procreazione. Per me che ho una chiara concezione Atea del nostro essere, nel senso che ho la convinzione che una volta chiusi gli occhi facciamo la stessa fine degli altri nostri compagni di avventura mobili (gli animali) e di quelli immobili (le piante che però usano altre strategie in sostituzione), le Religioni qualunque esse siano rappresentano soltanto un effetto “placebo” negli spiriti semplici che non possono accettare che siamo tutti uguali. Che tutti veniamo dalla Madre Terra per un Caso fortuito e dobbiamo per Necessità morire, il nostro cervello pensante nell’evoluzione della specie umana si è posto il problema della differenziazione fra l’uomo, gli animali, le piante e il mondo inorganico. Ma basterebbe mettere le mani dentro uno scavo nel terreno vegetale per rendersi conto che lì dentro vi stanno tutti insieme, ognuno con la propria nicchia di sopravvivenza in un ciclo ininterrotto di trasformazioni, in relazione ai diversi habitat. La superiorità della razza umana si è inventata in forme diverse la sopravvivenza spirituale della propria specie, la nostra conoscenza e cultura attuale ci dovrebbe liberare da questo tabù, che tante guerre e contrasti ha determinato, e lavorare materialmente e intellettualmente per l’eliminazione di tutte le religioni e accettare la nostra avventura terrena che deve trovare un senso profondo di appartenenza alla Terra e a tutte le naturalità presenti. Le nostre vite rappresentano un’istante, una piccola luce nelle tenebre della notte che però può restare e sopravviverci soltanto nel ricordo degli altri e nella materialità dei nostri prodotti. Il resto sono soltanto chiacchere con le quali si possono ingannare soltanto le masse pietose che hanno bisogno di remissione dei peccati e di futura glorificazione eterna. La massima aspettativa per potere giustificare qualunque azione a danno della Natura e dell’Uomo stesso.

  16. la dea madre-è l’involucro di una relazione in cui, come lei dice, tutto è connesso. Questo lo avevano capito nel neolitico e anche prima ma gli uomini contemporanei, oltre i loro antenati più recenti, che si sono definiti in ogni epoca progressisti, sono stati solo guerrafondai e distruttori, in funzione non di un seme di pace, quanto era quello delle cultrici della dea madre, rappresentanti di un potere matriarcale e mater-lineare in cui la vita era l’apice del progresso, ma di potere basato sulla forza e la morte, religione compresa come odio persino di un dio vendicativo e guerrafondaio esso stesso, specchio perfetto dell’angusta intelligenza degli uomini.
    Detto questo tutto l’articolo riscopre i punti fermi di una cultura che appunto salva e mette oltre ogni cosa la vita e tutte le sue specie e per tutti gli elementi.
    La lunghezza dell’articolo dipende dal fatto che i riferimenti, per essere sviluppati, richiedono anche più battute e si richiede attenzione per riflettere e fare proprie o meno quanto specificatamente sottolinea. D’altro canto anche la sua risposta è lunga per essere un commento da blog in cui di solito si scrive una riga al massimo oppure si clicca sul mi piace e poi si girano i tacchi senza magari avere letto. Personalmente la ringrazio moltissimo per quanto ha condiviso con noi e la invito, se ne ha voglia, a leggere anche altri articoli che hanno come specifico tema quello della dea madre, oggetto di studio per la ritualità e le conseguenze sociali che essa portò all’interno delle organizzazioni tribali. Anche qui, in cartesensibili, basta fare la ricerca attraverso la parola dea madre, è possibile trovarne altri…sempre che le interessi il tema.
    Buona giornata e grazie.
    fernanda ferraresso

  17. Ho letto con grande attenzione l’articolo e tutta la discussione e a parte le farneticazioni di qualcuno ho trovato alcune risposte a domande che mi pongo da tanto la mia formazione mi spinge ad indagare il sacro oltre che a dipingerlo con l’insoddisfazione di vagare nel buio di fronte alla cattiveria e alle ingiustizie degli uomini che si dichiarano religiosi e di credere in un Dio che Onnipotente non è se permette tante malvagità

  18. Complimenti, molto interessante. Ho visto madonne nere anche a Venezia (chiesa dei Tolentino sotto l’organo e a Santiago di cuba dove la stessa e’ celebrata in un centro di cultura afro-cubana.

  19. Pingback: LA DEA MADRE – QUANDO DIO ERA FEMMINA - Ciadd News

  20. “Tutti i nomi restano nomi della nostra ignoranza, cerchi e circhi in cui tentiamo di alfabetizzare qualcosa che non è alla nostra portata”
    cito questo bel passo di fernirosso per aggiungere un ulteriore elemento di complessità al tema trattato: il linguaggio.
    le parole in fondo sono il primo tentativo di “digitalizzazione” del mondo, sono soprattutto UTILI e non VERE.
    Le parole, e quindi la tradizione, l’elaborazione e la secolarizzazione della cultura sono strumenti che si trasformano completamente se sono unite ad un esperienza diretta oppure se ne sono disgiunte. e non è cosi facile distinguere la parole “vuote”da quelle “piene”.
    disgiunte dall’esperienza (dall’anima) diventano pezzi meccanici, coi quali si può costruire qualunque arma (teoria), e simbolicamente sono maschili – ho percepito questo utilizzo negli interventi di Lunaria.
    lo stesso sostantivo “teologia” a me sembra un’ossimoro-
    dice il saggio : il Tao di cui si può parlare non è il vero Tao.
    Forse dico un’ovvietà, ma è proprio nell’esperienza viva e diretta (difficilmente definibile e praticamente incomunicabile) l’inesauribile forza delle modalità “femminili”, compresa la sensibilità mistica. E anche il loro inevitabile limite nell’ambito mediatico, che conduce non soltanto a sorvolarle/rimuoverle nei sistemi culturali dell’Occidente ma, banalmente, anche a rendere ardui e complessi -vivaddio- questi nostri scambi.

  21. trovo questa ulteriore apertura dello sguardo un notevole riappropriarsi del cifrario, perché tale credo il voca-bolario, di cui ci nutriamo di voci. Tutto è voce ed eco, anche ciò di cui materialmente ci nutriamo e scrive con sua scrittura precisa le relazioni con il tutto senza che noi vi si prenda parte attiva con quella che pensiamo erroneamente sia unica parola.
    grazie f.

  22. La mia arte scultorea dal 1999 è basata sulla Dea Madre Terra ! Il passato e il futuro sono la ‘!

  23. Il divino è una proiezione del nostro pensiero, un archetipo. Noi siamo quello che pensiamo (immaginiamo), interessante è vedere come con il trascorrere del tempo e dei luoghi si sia evoluto-differenziato il nostro modo di immaginare-inventare i nostri dei, cioè, in fondo, noi stessi…

  24. io da piccolissimo 3 o 4 anni gia lo sapevo che DIO era femmina.complimenti per le spiegazioni.

  25. esiste il mito della trinità nell’Antico Testamento ebraico nei tre nomi attribuiti a dio: Eloì, il creatore (Genesi..poi citato nelle ultime parole di Cristo sulla croce [Dio, Dio, perchè mi hai abbandonato? ..così recitano i vangeli] Eloì in arabo è Allah), Adonai ( = ATON dio egizio del sole del faraone Amenophi IV poi AKHENATON), Jahvè o Geova ( = colui che è …il Dio degli Eserciti)…altrimenti perchè chiamare dio con tre nomi? Eloì o El ( che poi era il BAAL dei fenici..il Signore) non bastava?

  26. la scomparsa repentina, così pare, del matriarcato su scala mondiale non mi ha mai convinto…innanzitutto nell’Induismo sono presenti sempre le due forme della divinità, maschile e femminile, che nel tempo originano diversi sviluppi (in India il culto di Khali è attivo ancora oggi come pure quelli di Durga, Ambaji, Parvati etc.) e sicuramente nelle realtà precolombiane superstiti lo è ancora, in Africa pure…etc…ergo: il culto della Dea Madre non è MAI scomparso, sono scomparsi gli storiografi della Dea…questo sì… e comparsi i revisionisti della storia che, loro sì, l’hanno voltata nel modo patriarcale noto oggi perchè funzionale alla conservazione del potere dittatoriale etc.

  27. è possibile lasciare di nuovo un commento su questo blog, in risposta a chi parlava di deliri veterofemministi sulle mie citazioni teologiche specificando che siccome maria si proclama serva del signore in Luca 1, 36 (come tutti possono verificare aprendo un vangelo) “Eccomi sono la serva del signore, avvenga di me quello che hai detto” (queste sono le parole precise di tale donna maria) e considerato che, per la dottrina cattolica mariologica ufficiale, maria è sottomessa e dipendente dal cristo maschio, lui sì considerato l’unico dio nel cristianesimo, non si capisce come maria possa essere considerata una dea potentissima e/o un bel modello di liberazione ed emancipazione femminile, considerato che lei stessa si proclama serva obbediente di un dio che la feconda e che gesù nei vangeli la maltratta e zittisce più volte. se invece di basarci sui bei santini colorati si aprissero di più i volumi mariologici ufficiali dove si ribadisce che: 1) maria non è una dea 2) non è neanche una semidea, ma una creatura 3) rappresenta la donna obbediente e la serva che “dà il suo consenso” al dio padre androcentrico, 4) è dipendente e in funzione di obbedienza al cristo maschio, unico redentore (va da sé che il ruolo di “corredentrice” si attua in dipendenza e in subordinazione a quello di cristo e vale per i soli cattolici!) 5) la sua verginità innanzittutto è negazione di sessualità attiva (piacere sessuale, che tale maria non prova, per l’idea cattolica) e si va ad intendere, cattolicamente, come “integrità di imene”, e non certamente nell’accezione pagana che qualcuna qui cita, magari si eviterebbero certe affermazioni fantasy che fanno a pugni con la dottrina mariologica ufficiale della chiesa cattolica. se poi una ha voglia di avere un suo concetto fantasy e non cattolico su maria è liberissima di farlo, ma tanto vale battezzare tale concetto con un nuovo nome, perché se si dice “maria”, io riporto le precise indicazioni del magistero cattolico sul concetto di maria. Spero che il mio intervento venga pubblicato e soprattutto venga compreso, visto che basta aprire un vangelo per vedere che maria ha un ruolo assolutamente marginale oltre che di servitù, e non è certamente una Dea, cosa tra l’altro che troverebbe concordi anche tutti i cristiani non-cattolici, che ben sanno che maria non è che un vaso passivo, che è servita per la pura procreazione, e non certamente per affermare chissà quale valore di divinità femminile, anzi, semmai afferma proprio il contrario.
    grazie per l’attenzione.

    lascio link esterni verificabili, per vedere che maria è sottomessa al maschio-dio gesù, non è il contrario. e anche quando i cattolici la dipingono come “regina del paradiso” (peraltro assolutamente non scritturale!) la definiscono SEMPRE subordinata al maschio dio gesù.

    http://medjugorjemilia.altervista.org/ricerca-verita/174-0260-maria-modello-di-vita-cristiana-di-monica-da-crevalcore?showall=&start=3

    “Al Concilio preme sottolineare il fatto che Maria sia stata sempre congiunta al suo Redentore, Signore e Figlio, come serva e mediatrice, come madre e come discepola.”
    In LG 56: <>; il suo totale consenso di fede la consacra interamente e completamente a suo Figlio ed al Suo ministero salvifico.
    Il Catechismo di Chiesa Cattolica (CCC) n. 494, riprendendo la LG 56, afferma: <>.
    “Allora Maria disse: <>” (Lc 1,38), Maria risponde alle parole dell’angelo con pieno assenso, accogliendo la parola di Dio totalmente e definitivamente. “Serva” è il nome che dice la missione di Maria, il suo modo di stare davanti a Dio e agli uomini.

    Qui un sito non cattolico che spiega il ruolo marginale di maria e come tutto ciò che di lei si dice, in area cattolico (che è immacolata, che è regina, che è potente, che è associata al serpente ecc.) non sia neanche scritturale

    http://eresiechiesacattolica.blogspot.it/2013/07/confutazione-delle-eresie-dette-su.html

    “e poi si innalza Maria sopra tutte le altre creature facendola apparire una sorta di dea quando in effetti ella si dichiarò l’ancella del Signore”
    “Dio è il Creatore di tutte le cose mentre Maria era solo una creatura. Certo, ella fu pre­scelta per dare alla luce il Figlio di Dio, ma tenete sempre presente che la Parola che é stata fatta carne era con Dio e Dio avanti che Dio creasse tutte le cose, quindi anche prima che Maria fosse concepita nel seno di sua madre; e che il Figlio di Dio coeterno con il Padre nascesse da Maria secondo la carne perché egli era l’Unigenito che era presso il Padre avanti la fondazione del mondo; ed infine che siccome che per mezzo della Parola è stata fatta ogni cosa e “senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta”, [Giov. 1:3] di conseguenza anche Maria come tutte le altre creature fu fatta per mezzo della Parola e perciò non può essere definita ‘madre di Dio’ ma deve essere chiamata solo la madre di Gesù.
    Voler difendere la divinità di Cristo dicendo che Maria é la madre di Dio (come fece il concilio di Efeso) é un errore perché fa apparire quell’umile ancella del Signore che era Maria niente di meno che la madre del Creatore! ”

    Con questo specifico, se qualcuno non l’avesse capito, che io NON sono cristiana non cattolica. Sono wiccan, e proprio per questo motivo NON riconosco maria come una Dea perché maria non è una Dea, ed è una rappresentazione mortificante di femminilità, reificata dallo sguardo maschile androcentrico. i passi qui sopra parlano di una donna serva, che gioisce di essere serva e al servizio. ora non riporto le esaltazioni cristologiche a cristo, ma si sa che cristo nel cristianesimo è l’unico dio, e il fatto che sia maschio è la conseguenza dei postulati androcentrici che creano queste religioni. per cui riflettiamo sulle cose, prima di credere che maria sia un bel modello. è un frutto concettuale partorito in un contesto misogino e androcentrico. e come tale va riconosciuto. che poi a qualche donna piace l’ho capito, ma per favore, si riportino con precisione le fonti cristiane, quando si parla di maria, prima di metterla sullo stesso piano di una Kali o di una Iside, loro sì vere Dee. chiudo dicendo che alcune teologhe femministe che analizzarono la questione su maria, in rapporto al dio padre e al figlio maschio gesù, divennero poi neo pagane, rifiutando appunto il simbolismo cristiano sulla madonna. qualcosa vorrà pur dire.
    Detto questo, concludo qui.

  28. Certamente tra le più conosciute, per questo trascurata in questo pezzo, in cui si cercava la diffusione del culto e la sua permanenza nel tempo.

  29. Pingback: La Dea Madre: quando Dio era femmina - Guard for AngelsGuard for Angels

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