Milena Nicolini: – Ancora lei vi porto, nuovi testi di DARIA MENICANTI.-

lilliana comes

.

Esistenziale       Lerici, estate 1966 da Un nero d’ombra 1969

Mentre procèdo come in un affresco
lungo le case gialle e rosa, il sole
mi bruca, tenero agnello, le spalle
nude. Mi dico: tu morrai comunque.
E sarà e risarà la stessa storia
eternamente.

.

Fancy    da   Ferragosto 1986

Ho un bosco. Un grande bosco che non ho
e le più belle aiuole
che crescono di foglie fiori cose
parlanti. Colori di farfalle
vanno danzando e si posano alle rose
con applausi. Ai piedi ho un mare bianco
di giochi e di criniere, in alto il cielo
che hanno tutti con lune e con soli
e luoghi di nuvole e tuoni
lampi socchiusi e doppi arcobaleni

.

Epigramma per Ixipsilon    ottobre 1965    da Un nero d’ombra 1969

Lo accompagno da basso. Sul portone
ci salutiamo. –Arriverci, a presto –
mi dice mi ripete – ci vediamo.
E non sa che l’ho già sigillato
dentro un nastrino azzurro. E mentre svolta
per via Tadino sopra gli ho anche scritto:
Ixipsilon, ricordo.

.

Il bianco muove       da   Ferragosto 1986

In via delle Lanterne il Caffè
è quasi buio. Nell’angolo stretto
alla vetrina il bianco muove ed è
scacco, finita la guerra
in un aristocratico silenzio.
M’alzo e m’avvio, calzo alle dita fredde
guanti casuali e intanto addio gli dico
addio con le sole labbra

lilliana comes

.

Coltello      da Poesie per un passante 1969-1976 (1978)

Me ne vo con un gran coltello infisso
nel petto, il manico fuori.
Me ne vado tranquilla e bianca. Un vigile
col fischio mi richiama: – Il coltello,
mi grida, il coltello!-
Par proprio che la lama
superi le misure della legge.
Così mi fermo e pago
l’ennesima contravvenzione

.

Gabbiani    da Ferragosto 1986

Gabbiani blu gridano ai pesci ingiurie
parolacce. Gridano in Gabbiano
ai pesci: ehi, voi! ehi, voi!
Ci si buttano sopra imprecando.
Ultimamente i cieli
si erano fatti così muti che
perfino quest’ira dall’aria
sembra piacevole cosa se pure
atroce come la vita

.

Non ti domando  da  Poesie per un passante 1969-1976 (1978)

Non ti domando sicurezze, mai
con te ho pensato a un amore routine.
Se torni, quando torni per favore
non dirmelo. Son queste le cose
che non voglio sapere, che so.
Tu bada a non farmi promesse
io a non chiederne

.

Epigramma per verme  da Poesie per un passante 1969-1976 (1978)

Un verme tranquillo e bavoso
d’un roseo infantile fa il traghetto
del viale.
Mi domando perché poi
mi faccia quasi tenerezza …  Ah, sì:
è perché ti assomiglia, mio diletto

lilliana comes

.

I due errori      da   Ferragosto 1986

Primo errore vivere come se.
Questo il primo. L’altro più grande errore
è credere che mai ci imbatteremo
in ladri e in assassini
o in uno come lui, giuda di miele

Epigramma I (Una così)  marzo 1963  da Città come 1964

Anno per anno si era riscaldata
all’altrui fiamma
ed ora ch’era vecchia
amputare doveva da sé la bella cosa
doveva,
essere povera?
.

Pensionati        da Ferragosto 1986

Ho ritrovato le panchine gialle di foglie

la piazza con le sue zuffe di vento e la pigrizia

dei pensionati su e giù per lo slargo

a spiare ogni poco di tasca

le loro cipolle di smalto.

In alto ho veduto nel cielo quadrato le nuvole sfarsi

assiduamente in sempre nuove compagne.

L’autunno è molte cose, ma soprattutto queste foglie

che cadono senza capire e nuvole in viaggio

e gente di fame che sosta quaggiù

per appena quel tanto

.

E’ ancora capace di infanzia    da Ferragosto 1986

E’ ancora capace di infanzia

il tronco ficcato sul cuore

della città. Una luce d’alba gli esce

dai rami, ai piedi gli si affolla

tremando un subbuglio di verde.

Ad un vento improvviso lo zampillo

della fontana gira verso il tronco

assentendo approvando: – D’accordo,

sussurra, la vita

può ancora essere bella

lilliana comes

Aperta         da  Ultimo quarto (1985-1989) 1990

 aperta

una mano mi guida sulla spalla

e intanto mi esorta

–presto presto – mi spinge. Ed io impazzita

di terrore agli styipiti mi aggrappo

e grido e prego: non ancora non

ancora

 .

Vecchiaia       da Ferragosto 1986

Da molto tempo ho smesso

di sperare qualcosa qualcuno

di credermi immortale.

Quella che mai pensavo

mi sta sopra

.

Fuco    Gennaio 1967                 da Un nero d’ombra 1969

Beato il fuco che avendo gustato

della regina, inconscio se ne muore

al sole senza avere lavorato

nemmeno un giorno.

lilliana comes

.

La coscienza inquieta    da Ferragosto 1986

In tutte le buone famiglie

sta dietro l’anta uno scheletro stretto

di tanto tempo fa.

Non se ne parla. Ma costui di notte

urta alle porte o fragile passeggia

scricchiolando abilmente, sghignazzando.

Se lo cerchi per meglio riporlo

svicola in danze: vedi il piede vuoto

e veloce che rotea che batte,

senti ridere i denti stretti e piatti.

Se credi che si possa più dormire

dopo il  ghigno dannato

quegli sketches

 .

La festa del grillo   da Ferragosto 1986

Questo me l’han portato dal Galluzzo.

E’ d’uso nelle serenate

dell’Ascensione depredare i campi

fare gabbie di grilli.

Entro ciascuna

trema la piccola cosa acclamante

di stelle e luna

fino alla sua sorte.

Ma il mio. Lo lascio sulla via Marcello:

– Caro, l’avverto, ti contenterai

di un povero giardino di città. –

E gli apro la guardiola. Io non ignoro

quanto amino la libertà i poeti

.

Prima e dopo         da Ferragosto 1986

 Prima di te l’eterno e dopo te

l’eterno. E tu nel mezzo, un dito

di vita da bere in un colpo

 .

Canzonetta week-end    maggio 1967 da Un nero d’ombra 1969

Dio mi brilla sul capo

in una risata di stelle

il lago rimbocca la terra

con dita di schiuma

con onde materne

in danza minuta infinita.

Da un lago, da un cielo così

mai tanto sconfitta come oggi

dovrò ritornare alla vita,

la vita di sempre.

lilliana comes

La speranza  da Altri amici (1956-1985) 1986

Una verde, una tiepida farfalla

nella stanza! Un miracolo la strinse

qui tra le secche pietre di città.

Si posa e trema sopra cose che

non sono fiore

non sono ruscello

cose senza né miele né colore.

– Non muoverti – sussurri – o se ne andrà.

Ma io non temo che svoli. L’essenza

stessa della speranza è di restare

.

Plenilunio        da Ferragosto 1986

Che luce spiegata, che

abbandonato plenilunio. Il bel

miracolo dilaga

per tutta l’aria e bagna muri e strada

nel bianco. L’erba stacca

con la sua lingua d’esile ombra l’erba

contigua.

Con quel fiore senza stelo

che galleggia sull’acqua

il mare su dolcissime colline

viene a terra danzando

 .

L’impiccato       da Poesie per un passante 1969-1976 (1978)

 Pareva naturale che io pendessi

così e dondolassi: un mezzo giro

a destra, un mezzo giro a sinistra.

Mi sorpassavano: la lingua, gli occhi in fuori

e un’impensata erezione – non ero

bello a vedersi. E come

potevano esser belle le idee

per cui ero morto?

.

Dal primo giorno   da   Ferragosto 1986

 Dal primo giorno da allora

sapevo che mentivi che erano

tutte bugiarderie, una continua

infamia. Ma godevo

lo stesso del tuo sole finto

come le foglie che si aprono al caldo

sbagliato delle serre

lilliana comes

**

3 Comments

  1. Sguardo attento, discorso fermo, qua e là ironico. Mi piace questa poesia che cessa di porsi i grandi problemi dell’esistenza ( o finge) e s’interroga sulle minimalia che li contengono. Mi piace questa attenzione alle piccole cose, ai piccoli animali; mi piace il taglio del dettato.
    Menicanti è grande poetessa.
    Narda

  2. …c’erano delle “escursioni nella pubblicazione “, i testi erano andati a spasso; ora è stato rimesso nei ranghi, ogni tanto wordpress fa bizzarrie. scusate.f

  3. Ho avvertito il gioco esistenziale delle parole,soprattutto il gioco della luce,il sole che ogni tanto viene fuori come idea di spazio da vedere,l’idea di incontro,credo amoroso,di una poesia è dato con vago tratto descrittivo,figlio di una “società liquida” in cui tutto si perde dopo averlo velocemente preso.
    Ugo Berardi

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