Nella cas(s)etta della posta.Scambio di posta tra Iole Toini e fernirosso. N.22

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… la creta    il silenzio
lontano     così lontano
che non so nemmeno dove sia potuto accadere e come
siano in me tutti i frammenti
se li tiene insieme il  sangue o il vetro denso della memoria
come un vischio in cui si fermano i voli degli uccelli
perché il ricordo è oggetto che carica in sé le tracce
del tempo la forma incorrotta della vita
A volte capita che un dettaglio
un insignificante segno
per terra o su un muro mirabilmente
ci connetta alla continuità  e sia plasticamente visibile tutto l’intero
pregno più che la realtà quando fu vista, vissuta.
E ci salutano persone dalla carta ingiallita di una foto
persone perdute ritrovate sotto il profilo della mano
e lontane nello stesso tempo in cui le avevamo dimenticate
riposte in un ricordo che credevamo definito spesso finito.

La gente muore
diciamo
e scompare solo finchè un segno
rimasto sopra o sotto il tavolo, una chiave uno specchio o uno spillo,
ti intimano di guardare, di guardare intimamente
dentro quel momento e li vedi
li vedi arrivare, sopravissuti alla nostra indifferenza
dentro quegli oggetti in questo presente che ha la loro dimensione
l’impronta dei loro corpi
ancora caldi di gesti e    fragili
come lo siamo noi ora
in questa umanità frangibile sullo scoglio di un ricordo.
In queste lastre  dove sempre si sconfina
tra un fuori e un’ombra di profondità intangibili
ci sono occhi  tanti   tantissimi  occhi
che stanno di guardia   a tutto tondo
misurano il mondo capovolto come un guanto
ciò che sta dietro e sotto  l’argilla fresca
che s’impronta di presenze che raccoglie l’orma cava delle assenze.
E c’è un ponte oltre
lo sguardo una tattile architettura tra la gente.
Ha fondamenta che si muovono
tra radici di vertebra che tutto e tutti regge
in piedi in questo zoppo mondo di carta.
Stupore, lo chiami, questa tragica arca delle pene
dove  chi solleva il sole sulla scena tinteggia di senso
il nonsenso della vita e ne fa una speciale resa
poetica lontana da tutto, persino  dall’umanità.
Fossili i gesti dalla creta, dall’origine
pareggiano i vuoti dei giorni senza un senso comune..

f.f.

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Marika Bäumler

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La creta, il silenzio, la bavaparola;
aperto chiarore, bocca, senso umano del patire, corpo, corpo.
La tua mano chiama a trasparenze; pelle di creta, arpa, spada
voce lucente di silenzio, terra, terra di memoria, terra di acqua e vista
provata forza, forza, dissolvenza; fossile creatura che frantumi
mare aperto sul vuoto, dilagante silenzio abitato, croce di terra,
fammi camminare il tuo volto, recami all’orto che nasce
il fuoco e la neve. Alto il tuo sguardo, alto il profilo delle montagne
con cui vieni a me.

 Iole Toini

4 Comments

  1. la vostra posta oggi ha un procedere in me diverso, quasi fermare l’immagine per profondamente sentire
    mi avete emozionato
    vi abbraccio mie care
    elina

  2. erano rimaste in una stanza di un’altra casa e allora le ho riportate qui.Prima o poi ne farò una raccoltina. Ciao Iole, un bacio e un abbraccio.f

  3. Bello, bello,BELLISSIMO! Non vi lascio più, e tengo come fossero anche per me queste lettere dove finalmente si può sentire la vita. Grazie,.
    iole meraviglia

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