…e della Madre quali sono i racconti? PARTE PRIMA- Intervista di V.Ravagli a Octavia Monaco

Inizia con questa intervista un ricco ed intenso percorso,  costituito da attraversamenti e intersezioni, innesti e coinvolgimenti in cui parola e segno si fanno comunanza, un solo gesto che è gesto di riconoscimento e consapevolezza del sé, nel cerchio dell’origine. Vittoria Ravagli, Octavia Monaco e Selene Ballerini hanno con maestria tessuto un prezioso lavoro di analisi e contestualizzazione, memorizzazione viva  di elementi lontanissimi, arcaici, aprendone il seme fertilissimo davanti ai nostri quasi insensibili sguardi, dispersi ormai in tanta inutilità testuale, dimenticando le radici che ancora ci sorreggono. Questa intervista costituisce la PRIMA PARTE del lungo cammino in cui tutte/i siamo invitate/i ad inoltrarci rintracciando ciascuna le proprie impronte. Tutte le proposte saranno poi archiviate in Cartesensibili alla voce:

ARCHIVIO TEMPIQUIETI – Vittoria Ravagli- INTORNO ALLA DEA MADRE.

Buona lettura e buon cammino.

E’ Notte. La Luna ispira i sogni della Sapiente adagiata sulla propria Essenza. Lento il respiro, limpido il cielo, misurate le scorte, armonici i campi-scacchiera. Quali nuove dal Nord?
[Selene Ballerini]

Octavia Monaco- Inverno

 

 

Dentro l’inverno coricando il capo
misi tutto al centro del  mio occhio
scesi profonda dentro le mie stagioni
bianco era    e maturo il silenzio
sinistro   il futuro

mentre nel passaggio   rispecchiavo il mio passo
tra le acque del  volto.
Non premere il dorso di questa parola
mi disse
era       una voce
di dolore carica e di rimpianto  viva.

Non scacciarla nel fondo del tuo ascolto
lasciala
tra le maree   muovere
questo viaggio
   senza sosta. –

f.f.

.

Cara Octavia, noi ci incontrammo in un marzo ormai lontano a Sasso Marconi, in una grande sala piena di donne, con  due ragazze  che lavoravano la creta,  pannelli con i tuoi dipinti fantastici , disegni e sculture che evocavano “il linguaggio della Dea”. Era un otto marzo e c’erano anche tante poetesse e studiose a parlare di nostra Madre Terra, gruppi di donne che venivano anche da lontano; c’erano   Anna Maria Farabbi, Aldina De Stefano, Sandra Schiassi, Lella Di Marco, Antonella Barina  e tante  altre.

In quegli anni, i primi del 2000, vivevamo un momento magico in cui la presenza di donne amministratrici nei nostri Comuni,  ci permetteva di fare iniziative bellissime che ci coinvolgevano profondamente.  Noi, a Sasso, avevamo come assessora alle pari opportunità  Sandra Federici (fu lei che ti invitò ad esporre a Sasso ed é ora parte del nostro Gruppo Gimbutas) ed un sindaco donna; anche a Bologna vi erano situazioni favorevoli per iniziative  di questo tipo, spesso  osteggiate o ridicolizzate. L’Associazione di donne Armonie di Bologna, ha fatto in quegli anni convegni  indimenticabili con studiose che venivano da ogni parte del mondo. Gli atti di quegli incontri possono dirsi testi di studio, di approfondimento.
Poi  cominciarono a scarseggiare i finanziamenti, cambiarono le persone,  gli interessi; una specie di torpore   invase molte di noi;  ciascuna ha continuato a coltivare  le sue passioni,  ma senza avere momenti collettivi di confronto rivolti ai grandi numeri.  Eppure mai come ora ci sarebbe la necessità  di unire le nostre forze, di  fare sentire una presenza  compatta e responsabile di donne portatrici di un’idea di pace e di rispetto, quella su cui ci hanno indirizzate le letture  di  Marija Gimbutas: il suo messaggio é quanto mai attuale e necessario. E’ impensabile un mondo in cui le donne vengono tenute in disparte, sottomesse a poteri maschili, portatori di principi che rendono  inaccettabile  la vita di tantissimi individui.  La mancanza di equilibrio nella distribuzione del potere decisionale, porta alla rovina della terra, delle società che la abitano, di tutto il pianeta.
Della “gilania” scriveva Marija Gimbutas, della convivenza tra uomo e donna in un regime paritario di compiti. Noi, confortate  dalle sue  teorie, sappiamo  di dover  ritornare ad una società civile, evoluta, giusta, paritaria; al rispetto della natura. Perché questo avvenga dobbiamo abbattere il muro  che gli uomini,  con l’aiuto delle religioni, hanno innalzato contro le donne per millenni. Voi, le  giovani,  con l’aiuto delle donne anziane, dovrete  nei fatti realizzare un cambiamento radicale, ancora appena accennato.

Abbiamo quindi in comune questa grande passione, questa speranza? Dimmi cosa ne pensi tu.

Condivido questi tuoi pensieri…Di passione è vero si tratta.  Di patimento anche,  invero. Fatico a prendere veramente atto della brutalità dilagata  e dilagante. Anime ferite a sangue, a morte. Contorcimenti di pathos. Perché? Perché tutto questo orrore? Non mi do pace… Eppure sono altrettanto consapevole di altri potenziali  che albergano  o potrebbero  abitare l’umano. Occorre amare per offrire altri possibili. Confido nel femminino. Come vestale conservo acceso questo fuoco…

Venendo alla tua arte, ho sempre pensato che  nella tua vita di bambina o di ragazza deve esserci stato qualcosa che ti ha indirizzato con forza verso il tuo  tipo di pittura, dove il sogno, il fantastico, la natura in tutte le sue forme, i simboli, sono  al centro e richiamano in mille modi l’immaginario femminile, la Grande Madre terra. Mi racconti ?

Cara Vittoria azzardo un’ipotesi,  ciò che ti racconterò è solo la messa a fuoco di una versione plausibile che come formula ripeto per abbozzare  un disegno  in grado di raccogliere e ordinare alcuni fili. Una parte del mio sangue è originario della Galizia. Spagna. Terra potentissima nei luoghi della Natura. Infiniti i ricordi, forse trasognati nello sguardo di me bambina. Tra gli altri “ l’abuela”, mia nonna, la curandera del paese, dispettosissima fino a divenire crudele. Le sue mani irrigidite dal lavoro nei campi mi parevano radici, i suoi occhi selvatici si spillavano all’improvviso trasfigurandola. I lunghissimi capelli argentei  che raramentissimamente offriva allo sguardo altrui celandoli al di sotto di un  consunto e opaco fazzoletto, la ritagliavano nell’orizzonte del mio sguardo sorpreso come fosse fatata. Minuta nel corpo e ineffabile nell’Essere. Come trascorreva le ore nei lunghi giorni solitari di pascolo delle vacche? Fu  in quei frangenti che apprese l’arte del medicamento  con le erbe? Ha travasato lei nel mio sangue, il sentore, la memoria, i vagheggiamenti di un Sapere antico? Ritrovo e ripercorro in questa mia  Antenata  la mappatura  e la riproposizione del mio universo immaginifico. Le scenografie in cui colloco le mie figurazioni, sono l’eredità, il sedimento del ricordo dei boschi antichi incastonati di licheni e la vicinanza quasi profumata di quei cieli notturni e tersi, densi e stellati che abbracciavano quel micromondo gallego. Tali rimembranze, pulsano  ancora vive, indimentiche  e feconde nel mio profondo. Io, vaso per  semplici ricordanze raccolte nelle brevissime permanenze nei territori materni,  vivo da sempre nelle estensioni elettrificate, urbane, lontana dai luoghi dei miei antenati, nell’intima  silenziosa  brama di un arcaico che il mo cuore conosce e riconosce.

L’incontro con il pensiero della Gimbutas avvenne nei termini di una risonanza e di un  riconoscimento, immediato, emozionato. Da quel preciso momento i miei passi sono più consci di un’appartenenza  che la mia pittura  vuole suggellare. Dea Madre, Grande Madre, sono per me sinonimi per il concetto di Vita. Pronunciando il termine “dea” intendo onorare il sacro che è in ogni aspetto ed essenza della Vita tutta, per la quale adotto il segno femminile in quanto solo menti patriarcali possono coniugare il maschile con la Generazione. Madre Natura insegna.

Nel convegno di Ca’ Vecchia del 2010, in Tempiquieti,  con Cartesensibili, nei convegni Armonie e in tante occasioni di incontro, le tue immagini sono state il riferimento. Tu per molte di noi sei   quella che trasmette il messaggio della Terra Madre con le immagini, così come Anna Maria Farabbi é, per me,una potente voce  poetica della Terra Madre.  Immagino che tu ricavi molta forza da questo riconoscimento collettivo. E’ così?

Sì, quando mi smarrisco, quando sui lumi soffia il vento mortifero dello scetticismo e del pregiudizio,  sono le speranze condivise che mi rianimano. Come in un volo d’uccello, dall’alto prendo atto della tessitura alacre delle tantissime operosissime Donne e sento ravvivate  le fiamme. Mi  sento parte di questo variopinto arazzo. I vostri rimandi costituiscono il mio nutrimento, l’elisir che rigenera la linfa…

Nella tua splendida pittura , in cui tutto dà messaggi significativi, non casuali, ci sono degli ori, dei verdi acqua, dei bianchi,  dei rosa-antico…tutto a me dà la sensazione del sacro, ma dimostri una capacità manuale che direi unica. Come  nasce questa  grande sensibilità?

Ho una formazione orafa. Risale al mio vero inizio. Questa esperienza mi ha educata alla paziente trasformazione della materia. Alla dedizione necessariamente sensibilissima nella Cura di ogni segno e della forma. Acuta la tua osservazione riguardo alla mia gamma cromatica. La tavolozza propone preferibilmente i colori degli ossidi, ovvero quelle tonalità create dall’azione del tempo…mi affiora  alla mente una definizione che aleggiava negli incontri tra donne ai quale hai fatto  riferimento, ovvero “arcaico futuro”.. a definire un fluire osmotico tra questi lassi indivisibili di tempo. In questa direzione opera la mia creatività, orientandosi negli spazi  luoghi  di confine e comunanze.

Posso dirti Vittoria che la mia pittura è per me come fosse un atto  sacrale e  devozionale nel senso di celebrativo , onorante e di profondissima gratitudine per il dono incommensurabile dell’Esistere e di ogni semplice respiro. Sollevo, apro, tendo  le braccia al cielo.  Così esercito il mio personalissimo acceso Sacerdozio. Dipingo dopo pranzo, preferibilmente. Un caffè, il fumo della mia elegantissima e affusolata pipa francese e poi infilo il grembiule mettendo in essere i gesti consueti di un quotidiano rito. Varco la soglia, così fa  Alice, qualcuno commenta.Ciò che provo  è un senso di dilatamento dello sguardo . I miei quaderni pullulano di ritratti delle mie creature. Di volta in volta eleggo una loro immagine e vi affido la mia pittura. Da sempre ho la precisa sensazione di essere solo un tramite, un vaso. Io,  axis mundi. Mi sento sradicata se non posso trattenermi ”oltre la soglia” in ogni mio giorno. Questo il mio tormento, il mio ineludibile Richiamo.
Ricordo alcune delle tue prestigiose mostre, ma una in particolare, a Ca’ La Ghironda (Zola Predosa, Bologna), un luogo  bello e  luminoso. Venivi presentata dal prof. Celli. Selene Ballerini, grande studiosa della Dea Madre, ci accompagnava nell’interpretare i tuoi dipinti, le allegorie, gli archetipi, dando un significato magico e profondo  al tuo lavoro. Hai passato diverse fasi, nel corso degli anni, che ti hanno portato dall’illustrazione delle fiabe (tradotte in tante lingue), alla pittura di immagini ispirate. A cosa stai lavorando?

Al momento le mie ambizioni si rivolgono soprattutto alla pittura. Devozionalmente. Appassionatamente  alla pittura. Non libri quindi, bensì quadri. Mio un assunto desunto da una delle tante  letture  a riflettere sulla necessità di creare immagini di un rinnovato e Femminile divino. Rigenerate e rigeneranti visioni di Sacralità, questo il ruolo  che scelgo e ho desiderio di attribuire al mio  dipingere, la funzione prevalente del mio citato e generativo sacerdozio, laddove questo termine non implica la rinuncia ma l’esaltazione, la celebrazione, la vivificanza. Si inaugura in questi giorni attorno al ricorrente 8 marzo, una mostra che raccoglie illustrazioni e quadri in cui Paola Goretti li accompagna e li interseca con i suoi eleganti e suggestivi   testi. Suo è anche  l’intitolamento: “Solo per la Bellezza, gesti del tramandare”.  Compartecipe la selezione delle immagini. Prossimamente, a breve, inaugurando  per l’equinozio di primavera,  sarà “Boschi Sacri” un controcanto in bianco tra le mie inedite opere, le candide sculture di Silvia Zagni e gli  evocativi interventi scritti di Costanza Savini.

Sembri davvero la depositaria di un messaggio; sembri avere le chiavi di un racconto che si dipana via via nel tempo. Ma le tue immagini ed i commenti di Selene Ballerini che seguiranno su Cartesensibili nei prossimi giorni, guideranno alla comprensione..
Vuoi aggiungere qualcosa per chi ci legge?

Sì, un’esortazione per noi tutte, affinché non sia mai rinuncia, non sia debolezza né sia paura ma sia consapevolezza del valore del nostro collettivo e o  individuale apporto, della necessità del nostro corale canto che convibrando potrebbe e potrà nel tempo modificare il corso di questa realtà attuale cieca, autistica e smarrita.

 Vittoria Ravagli

**

RIFERIMENTI IN RETE RELATIVI AI TEMI
Luciana Percovich: http://www.venexia.it/cms-oc/index.php?route=custom/authors&interview=3 http://www.venexia.it/cms-oc/index.php?route=custom/authors&auth=33
https://cartesensibili.wordpress.com/2009/03/11/marija-gimbutas-signs-out-of-time-di-luciana-percovich/
https://cartesensibili.wordpress.com/2009/03/11/marija-gimbutas-e-la-visione-universale-della-cultura-della-grande-dea/Tempiquieti).

Octavia Monaco- La cova

 

un giorno/ (un) sole nell’uovo/ e tutto iniziò/ senza fine fu [f.f.]

RELATIVAMENTE ALL’ARTISTA:

Octavia Monaco nasce in Francia nel 1963 da madre gallega e padre italiano. Dal 1970 vive e tuttora lavora in Italia. Si forma e consegue diploma Ecipar  nel settore orafo. Profondamente interessata all’arte ed alla pittura, e particolarmente affascinata dal fiabesco si dedica con passione al mondo dell’immagine dipingendo da autodidatta. Nel 1991 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna che frequenta per un anno. Nel personale percorso di ricerca si confronta con le diverse soluzioni dell’arte contemporanea maturando nel tempo un linguaggio artistico fruibile anche  da un pubblico raffinato ed adulto. Miti e fiabe sono per lei l’opportunità di attingere ad una intima poetica nutrita di sogni e sapienza archetipica. I libri che ha pubblicato hanno raggiunto bambini e ragazzi di molti paesi quali Inghilterra, Stati Uniti, Giappone, Corea, Francia, Spagna,Portogallo, Brasile, Messico, Finlandia, Germania. Tra i più recenti “Vi presento Klimt” e “La nascita delle Stagioni”  “Van  Gogh e i colori del vento” selezione White Ravens 2011”per le Edizioni Arka, il Guido Reni per le edizioni Bup. Ha dato volte alle donne della mitologia greca e della Bibbia  per le Edizioni El, ed “Azzurrina” per Einaudi Ragazzi. “ Ballate per tutto l’anno ed altri canti” per le Nuove Edizioni Romane sono state selezionate per la BiB  2005. Ha esposto gli  originali di “Vi presento Klimt “   alla libreria del Louvre nel 2004. Ha partecipato inoltre a diverse mostre personali e collettive. Nel 2005 è stata invitata a partecipare ad una mostra collettiva a New York nel Museum of American Illustrations e ad una personale presso Storyolpolis. E’ stata inoltre selezionata per il catalogo “ 200 Best illustrators worldwide” e in “Communication art” illustration annual 2004 California (Usa). Nel 2004 le è stato riconosciuto il premio Andersen come  “miglior illustratore” per “ l’inesausta e caparbia ricerca figurativa nel suo percorso artistico; per la cristallina e preziosa bellezza delle sue immagini: per il mirabile e costante rapporto dialettico con i testi” Nel 2011 viene selezionata tra i White Ravens con il libro “Van Gogh e i colori del vento”

Nei locali di Sala Borsa Ragazzi a Bologna, sono visibili i suoi “Affreschi in Biblioteca”.

Da alcuni anni  si è affacciata al mondo dell’arte approfondendo le radici del suo immaginario attraverso un personale  percorso di ricerca artistica e pittorica. Oltre all’attività di illustratrice è impegnata come docente in corsi per illustratori, insegnanti e bambini.) Dal 2005 è docente all’Accademia di Belle Arti” di Bologna nella sezione “Illustrazione”.

RIFERIMENTI IN RETE :  www.octaviamonaco.com

18 Comments

  1. Quando Vittoria mi ha inviato il lavoro da pubblicare in rete la prima cosa che le ho detto è che noi, tanti anni fa, ci eravamo incontrate proprio in occasione di un convegno in cui le partecipanti erano Octavia Monaco, proprio con l’opera che apre qui l’intervista, Anna Maria Farabbi e poi Aldina De Stefano, che ci parlò della sua ricerca sulle Krivapete e ancora altre, che ora, in questo nuovo percorso, sembrano ricongiungere i punti di un cerchio che si era, almeno per me, aperto. Quando si dice che il caso non è casule penso a quanto sta accadendo anche qui.ferni

  2. Ciao Francesca. Ci siamo date il turno! Ora sono io a casa qualche giorno,spero passi presto, un virus influenzale intestinale,una passione proprio. Domani ci sarà un intervento di Selene Ballerini e poi anche dopo domani con testi di approfondimento di particolare interesse,sempre intorno alle opere di Octavia che hanno funzionato da fulcro.ferni

  3. Mi piacciono tutte le opere di Octavia che seguo in rete da un po’ di tempo. Ottimo il percorso che seguirò con particolare attenzione, l’argomento trattato è tra i miei preferiti. Anghelica

  4. Cara Ferni, infatti non ti ho vista e ho immaginato. Forza allora! Guarisci
    Come sai, la Grande Dea Madre, la sua presenza salvifica e assolutamente attuale è il cuore del mio romanzo e alla Dea ho dedicato molti studi e analisi. Ho iniziato da ragazza leggendo i bellissimi libri del grande storico delle religioni Uberto Pestalozza, che, ben molto prima della Gimbutas, già negli anni 40 e 50 mise in luce con i suoi amplissimi studi la presenza di una Grande Dea Madre Mediterranea o Pòtnia, Poi ovviamente gli studi di Gimbutas, che mi hanno permesso di ipotizzare, grazie al suo Linguaggio della Dea, la veridicità del mito di Medea e del suo essere di fatto una rappresentazione di una Dea Madre pregreca. E la Dea Bianca di Graves e altro.
    Io concordo, con Octavia, sulla presenza sempre attuale della Dea. Sta a noi donne riconoscercela dentro e riappropriarci della sua potenza.

  5. un argomento che apre molti sentieri, arriva sin qui dalla nostra mater mediterranea e i ritrovamenti del suo culto. bello e interessante questo percorso, grazie!

  6. meraviglioso percorso ricco di suggestione, ricerca, nodi
    molto interessante l’intervista e lo spirito cioè l’esortazione che alla fine giunge a scuoterci, liberarci, svegliarci
    grazie per questa pagina e resto in attesa di leggere ancora

    elina

  7. é vero Fernanda che questo ritorno, questo nuovo incontro grazie ad Annamaria Farabbi e il ritrovarci tutte una ad una come successe allora, non sembra frutto del caso. Ti sono grata per queste opportunità preziose

  8. Tra te e me, carissima Vittoria, il ringraziamento è la condivisione dell’agire affinché altre, insieme con noi, possano a loro volta amplificare l’onda del fare, l’essere è già agente. baci.f

  9. Catullo ne sa qualcosa

    Penetrazione, una preoccupazione romana.
    Penetratori e penetrandi, uomini e donne:
    schiavi penetrandi, ovviamente. Ma non solo.
    Dominazione e possesso, o mancato possesso.
    L’irrequietudine causata dal mancato possesso
    o dal possesso vacillante
    per infedeltà, tradimento, amicizia affievolita,
    amore finito. Catullo ne sai qualcosa,
    che non ti davi requie e continuavi a scrivere agli amici,
    grafomane insospettito, pieno di languore
    per l’intesa venuta a mancare con la donna.
    Una attrazione diventata tormento.
    Che toglie l’interesse a molto altro nella vita.
    La tua armonia costantemente minata
    ti fece anche mancare le parole, ridotto all’impotenza
    per il bisogno di penetrazione, attiva o passiva
    da parte degli amici rivali. Lesbia, la schiavitù in amore
    né gli schiavi a disposizione hanno avuto molto peso in questo:
    rapporti d’amicizia tra pari, totalizzante
    erano il tuo pallino: la donna, l’efebo
    (la donna più dell’efebo) non assurgenti alla dignità di cazzo.
    Vi vedo ancora per Via dei Fori Imperiali, vecchi fascisti. Cazzi.

    Trento, 12.03.2012

    1. chissà perchè gli uomini riducono ad una limitata profondità la loro chiave di ade(scamento) della vita. Scendere nell’ADE è trovare il corpo sì-lente della DEA, è trovare il proprio buio nella cresta iliaca dell’onda che dal mare si solleva fino alla luce per un attimo, uno soltanto e subito si s-fa nell’acqua,la stessa da cui vita si fa l’a-mor-te in un abbraccio unico, universale, in cui ogni corpo è stretto senza possibilità d’esserne fuori,mai.Eppure l’uomo vede re-stringendo il vetrino sul capezzolo della vita e ne vorrebbe succhiare il latte senza sapere che beve lo sperma di se stesso. Grazie Arnold per la riflessione.fernanda

      1. Mavro nero

        Decostruiscimi, dea. Da una vita
        bevo sperma da una girandola di corpi spuri avuti
        per vie traverse. Questa noria fa acqua:
        mi svezza, non gira più.
        Ma il cammello accecato rimane a correre
        all’impazzata intorno alla vera del pozzo,
        e pompa. Ho curato la siccità delle mie vene
        con la rugiada dell’Ade del genere umano,
        il sesso. Supplente ansiolitico
        del latte che mia madre non mi dava:
        non ne aveva. Ora che l’elisir di lunga vita
        bevuto, leccato, slinguazzato
        attinto dalla schiatta dei miei fratelli
        di latte, cioè di penuria
        sta andando in polvere mi culli in grembo
        la grande madre della dolce morte.

        Trento, 13.03.2012

  10. caro Arnold non riesco a leggere il rapporto uomo donna se non guardando ai guasti terribili che ci ha portato e ci porta il patriarcato. Non é questione di sesso, direi, ma di mancanza di equilibrio, di eccesso di violenza, di prevaricazione. Certo non si può generalizzare. Noi siamo troppo spesso viste come minoranze da zittire o da usare.
    Ma io conosco la tua grande sensibilità…

  11. Allora tu
    vieni
    in Me tu
    sei te stesso uno
    come ogni altro una
    sola
    vita
    isola
    la morte
    nel ventre per disfare la tela
    per essere finalmente senza più
    n o m e n
    senza nominazione
    vertebra d’acqua nel tuo stesso grembo.

    Per Arnold- f.f.

  12. Qui dico il martirio di Homs
    la colpa irreparabile di Assad, l’assassino.
    Maschi, tutti maschi
    questi votàti a massacrare,
    squartare, incendiare,
    calpestare con stivali chiodati
    i corpi a terra.
    Io maschio qui dico questo:
    tralignammo dalla filiazione
    della Terra
    e intorbidiamo di bile
    l’acqua
    e gonfiamo d’idrocarburi bruciati
    gli orti approntati alla semina.
    Che cosa credi?
    Fu altrimenti a Sarajevo?
    E a Srebrenica? E a
    Tien An Men?
    Fu altrimenti a Ramallah?
    E indietro, indietro, indietro.
    Chiedetelo alla mente che
    balzava coraggiosa, alta, limpida
    di Anna Politkovskaja
    e chiedetelo a Vladimir Vladimirovič Putin,
    il macellaio innocente (innocente?) di Cecenia.
    Chiedetelo alla mente
    dilatata in lago immane di sofferenza
    (lei per tutti noi, peso immane del soffrire
    e del ricordare
    su di lei
    per noi tutti) di Amelia Rosselli
    e stendete ai vostri fili del bucato
    i fazzoletti bianchi che
    las madres de Plaza de Mayo
    indossano attorno al viso
    bulinato di dolore:
    nessun vento potrà mai rasciugare
    il bagnato di lacrime
    e d’ira.

    (Chiedo scusa alle amiche e agli amici di CARTESENSIBILI, ma non ho saputo resistere alla tentazione di commentare anch’io in versi questa serie di interventi dedicati alla Dea: in questi giorni orribili – come se Auschwitz fosse stata dimenticata – si ripete l’offesa agli esseri umani e alla vita, l’osceno potere sembra essere maschio e sgozza le donne e i bambini).

  13. se dea è vita e morte sono le aorte di tutte le vie che riconducono al sentiero allora questo testo doveva essere scritto e visto e letto e toccato ciascuno in sé dovrebbe lasciare segno come quelli che chiamammo primitivi e non seppero che toccare la parete dura della roccia, arrivando fino a noi oltre l’gnoto, che è lo stesso, quello che noi ancora abitiamo dimenticandocene e atrocemente abiurando la nostra ignoranza, abitando e governando a colpi di macerie con la nostra impotente stolta furbizia,mentre è cenere tossica quella che spargiamo sul nostro corpo,sulla nostra vita. Grazie per il tuo intervento Antonio.f

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