TEMPIQUIETI- V.Ravagli: UN PENSIERO PER LA DEA di Aldina De Stefano

vaso della grotta di Sa Ucca de Su Tintirriolu di Mara- 4000-3000 a.c.


La goccia che lotta nel mare – Perde l’orientamento” E. Dickinson

forse

è dimora di una dea

ogni luogo sospeso

dove tutto si rinnova

e tutto è come un tempo

Aldina De Stefano

.

Che sogno!

Che grande progetto riunire ogni pensiero sulla Dea! Le iniziative, gioiosamente, si moltiplicano. La bibliografia è nutrita e illuminante. Tuttavia, il lavoro mi sembra vanificato da uno scollegamento tra testi, esperti-e, manifestazioni. Converrà, forse, compattarci nel potere della Dea, potere di unire. E’ in atto una lotta impari, un conflitto di forza tra la titanica cultura patriarcale ed una nascente cultura “matriarcale” (intesa nel suo significato originario di “cominciare dalla madre”) e che stenta ad affermarsi, proprio perché parcellizzata. Dall’8000 ca. a.C. , nella Vecchia Europa, una civiltà tendenzialmente pacifica, ugualitaria, creativa, costruttiva, mutuale, fondata sul Principio femminile, è stata cancellata (ma non del tutto) intorno al 3.500 a.C. da una “civiltà” aggressiva, distruttrice, gerarchica, fondata sul Principio maschile. E prima, e dopo? E adesso? I miti di tutti i popoli, rielaborando fantasticamente la realtà, raccontano l’origine del mondo. I nostri attenti progenitori, spauriti e meravigliati (mysterium tremendum, mysterium fascinosum) dall’eterno ritorno dei cicli naturali e cosmici , devono molto aver osservato, guardato, ascoltato, sperimentato, dedotto. “Da dove” ? “Dove”? Devono aver visto nelle fasi della Luna (crescente, piena, calante) e della Terra (nascita, morte, rinnovamento) una certa somiglianza con la donna (verginità, mestruazioni, menopausa).

“Se i buoi e i cavalli e i leoni avessero mani e potessero con le loro mani disegnare e fare ciò che appunto gli uomini fanno, i cavalli disegnerebbero figure di dei simili ai cavalli e i buoi simili ai buoi, e farebbero corpi foggiati così come ciascuno di loro è foggiato”. (Senofane).

L’individuo crea le divinità a propria immagine e somiglianza. La capacità propria della donna di far nascere un nuovo essere che assicuri la perpetuazione della specie aveva del soprannaturale per i nostri antenati. Era fonte di vita, conoscenza e felicità. Di paura e reverenza insieme. Le testimonianze del culto della donna, o meglio della sua proiezione mitica, la Grande Madre, risalgono ai primissimi reperti archeologici, e in tante parti del mondo persiste ancora . La Grande Dea è l’ipostasi celeste della donna e, in virtù delle sue funzioni e del suo ruolo, divenne oggetto di culto, il più antico e diffuso. Nel corso della sua lunga storia si è diversificato ed arricchito, cancellato e rinato. Ma è rimasto, nel nostro profondo, l’idea del Principio Femminile personificato dalla Grande Dea dai molti nomi, la cui manifestazione terrestre è la donna. Fin dall’arte preistorica abbiamo una strabordanza di immagini femminili, e migliaia di dee presenti nei musei e nell’iconografia di tutto il mondo testimoniano della ricchezza multiforme del femminile, riconducibili comunque a tre fondamentali aspetti: Madre Buona, Madre Terribile, Madre Buona e Terribile insieme. Molte sono anche le Dee Doppie, che in sé comprendono gli opposti. Comunque e sempre potenti. Davanti ai nostri occhi sta nascendo un essere molto strano e composito: nel regno della fantasia è d’importanza decisiva, in pratica è totalmente “insignificante” Manca alla donna insignificante un potere concreto, come scrive Woolf ?Potere di esistere, di cittadinanza. E’ ritenuto ancora il secondo sesso, se non secondario ? Siamo ancora in attesa di un’ autocreazione? Una storia delle donne è forse ancora all’inizio, ed è una cronologia del dolore. Ci interroghiamo sulla nostra immagine, identità, storia, alla ricerca del.. (s)oggetto-smarrito! Cerchiamo un modello di identificazione per consolidare l’immagine di noi stesse. Un albero genealogico che ci conferisca legittimità, origine, tradizione. C’è stato un tempo non lontano in cui ci siamo riconosciute nelle nostre antenate: le streghe. Da questo aspetto, solo negativo e parziale, ci siamo poi distanziate. Ci siamo ribellate anche all’immagine astratta, asessuata, divinizzata: non più Madonne. Neppure Angeli del focolare, o Muse ispiratrici. Vogliamo riappropriarci della nostra umanità: donne, solamente donne. Padrone dell’intimità del nostro corpo: lo gestisco io . Qual è allora il nostro, davvero nostro modello di riferimento? Perché tanto ci attrae e seduce la Dea Madre? Forse perché la sua voce ci risuona in una zona già nostra, e risentendola ci fa vibrare. E’ la nostra origine, e il nostro futuro. E’ la consapevolezza della nostra matrice culturale, che ci colloca nel tempo, cioè nella storia, e nella filosofia della storia che non è separata dalla vita. Nella Dea possiamo finalmente dire d’aver ritrovato l’orientamento? Ci siamo riappropriate del nostro patrimonio culturale, oppure è ancora in atto l’espropriazione culturale sofferta per secoli? In caso di guerre, di emigrazione in massa, di vuoto sociale lasciato temporaneamente dagli uomini, le donne sono chiamate a sostituirli, come “ soccorritrici” (salvo poi a ricacciarle nel privato, a straordinarietà conclusa). Ora la situazione è più pesante. Sembra siamo giunti alla conclusione di un ciclo, alla parabola discendente del patriarcato,che trascina orrore, distruzione, morte, violenza, disordine, smarrimento, corruzione. E’ il caos. E le donne vengono nuovamente chiamate fuori per rimettere le cose in ordine, per ripristinare, forse,uno stato edenico primordiale. Viene riconosciuto, perfino dalla Chiesa ginecofobica, il valore della donna, ontologicamente portatrice di vita, a lei si “restituisce” dignità e rispetto, ma al tempo stesso assistiamo ad una recrudescenza di violenze, offese, stupri, emarginazione, perpetuate sulla donna. Si inaspriscono i rapporti di forza tra sessi, tra una società dominante androcentrica e ginecofobica (mortifera, dualistica, gerarchica, statica, mistificatrice, distruttrice) e una società nascente gilanica (olistica, dinamica, trasformatrice, creativa, pacifica). Forse, osserva von Franz, per lo sviluppo della “civiltà” occidentale era necessario ignorare per un certo periodo la madre-dea, e mettere tutta l’enfasi sullo sviluppo del maschile. Ma gli organi del maschile si comportano come quelli del corpo. Un apparato che non funziona può disorganizzare il tutto! Il quadro delle malefatte degli uomini di potere non potrebbe essere più apocalittico. Breton riteneva che fosse giunto il momento, improrogabile, di pronunciarsi “senza equivoci, contro l’uomo e per la donna, di far decadere l’uomo da un potere che ha usato male, per ridare questo potere in mano alla donna”. Goethe, Carducci, Jung (bizzarre queste connessioni!), e altri ancora hanno evidenziato il valore “salvifico” della donna. Ci siamo allontanati dalla numinosa figura della donna e il decadimento dei valori dell’amore ne è l’evidente riflesso. Dobbiamo ripercorrere tracce che ci riportino alla nostra origine culturale. Ridisegnare figure a noi simili. Si può desiderare ciò che non abbiamo conosciuto o sperimentato? Se desideriamo un tempo in cui la Dea Madre era il principio ispiratore, vuol dire che è stato, e può tornare. Forse è lì che dobbiamo andare a riprenderci. Nel futuro arcaico, o, come diceva Arendt, nel futuro alle spalle. Dopo tanto peregrinare potremo dire d’ essere finalmente a casa. Nella casa dell’infanzia del mondo. Dove ogni singolo elemento è parte di un tutto, e ogni parte concorre all’armonia con il tutto.Dove uomini e donne uniti (per somiglianza e differenza) scrivono un nuovo manifesto per la vita, sotto il segno della Dea Madre.

Aldina De Stefano

Già apparso in Le Voci della Luna n.34 – 8 marzo 2006

9 Comments

  1. come non essere profondamente d’accordo con questa visione di rinascita trainata dalla donna, che Aldina De stefano ci ripropone.
    ho letto i meravigliosi libri della Jimbutas, mi sono immmersa nell’atmosfera-alveo materno dei templi arcaici di Malta, e in Sardegna mi sono lasciata raccontare i cicli lunari e il flusso d’acqua-amnios dal Pozzo di Santa Cristina, ho ascoltato il soffio protettivo delle dee madri dalle domus de janas. come abbiamo potuto perdere tutto questo.
    oggi il buio si è addensato su tutto questo fino all’inverosimile, ma dobbiamo risarcire il mondo da ogni perdita, dal senso pacifico di un ciclo naturale da proteggere, ovunque. dobbiamo, insieme, contrastare le logiche della contrapposizione e della violenza, sradicare l’ individualismo, il bieco profitto, la cecità di un sistema che non si cura della discendenza. per ristabilire un equilibrio in frantumi, costruire il senso di una comunità planetaria pacifica e solidale. dobbiamo. dobbiamo. questo, credo, sia il punto più alto di un se non ora quando?

  2. Considero “il linguaggio della Dea” ANCHE un libro di poesia, se la poesia è pure sguardo capace di vedere oltre la frammentazione e la frammentarietà dei fenomeni; i libri di Marija Gimbutas celebrano la bellezza e la pace: ulteriore motivo per considerarli libri di poesia. Dico questo per rispondere all’accorato appello di Annamaria Ferramosca: da convinto utopista e sognatore ad occhi aperti voglio ostinarmi a credere che poesia e perpetuazione della bellezza possano aiutare a realizzare il “se non ora quando?” con cui si chiude l’intervento della poetessa.
    Bellissimo l’articolo di Aldina De Stefano, ricco di suggestioni ed intrecci: è ora che uomini e donne ritrovino un intento comune capace di esaltare e celebrare la vita, anche perché nostra patria comune è il pianeta intero – e lo stiamo avvelenando..

  3. forse
    è dimora di una dea
    ogni luogo sospeso,,,

    Ciò che mi ha colpito, dal momento in cui ne lessi, fu ME (anche Ma, che poi si fa ma-ma, oppure riflessa in OM, e comunque la stessa sostanza) come originante sostamza creatrice, multiforme che tutto è, non diventa, e se pur arcaicissima è la soluzione più vicina alla visione più attuale in cui la fisica moderna descrive e testualizza l’energia e le parti elementari di cui ogni elemento si compone, non ad immagine e somiglianza, ma reale sostanza poliedrica e multifome nella sua stessa essenza-forma-corporeità. Questo, forse, è ciò che turba e prorompe nelle assurde teche dell’ottusità di un potere umano che a null’altro giunge se non alla corruzione di se stesso.Grazie per questo articolo. fernanda

  4. vorrei però sperare ancora, Fernanda, in un risveglio generale, come la testimonianza di Antonio dimostra. molte/i sono infatti coloro che oggi sostengono la necessità di promuovere la cultura di un nuovo femminile che è il femminile dimenticato nella cultura.
    e grazie per avere riproposto questo articolo.
    annamaria

  5. si potrebbe o forse si dovrebbe ma servirebbe una dimensione diversa, una relazione che tenga conto di componenti di cui oggi ci siamo dimenticati. f

  6. “…..I miti di tutti i popoli, rielaborando fantasticamente la realtà, raccontano l’origine del mondo.” Fare rivivere i miti ai nostri giorni così scarsamente mitici e la significatività che trapela dalla loro forza e bellezza poetica significa anche indagine conoscitiva di noi stessi e della nostra dualità.
    “Sta all’uomo, purificandosi , cogliere questa luce: mettersi in sintonia con le sue onde e i suoi bagliori: fare del proprio cuore come un limpido specchio…..”
    Grazie per questo articolo . Mary

  7. grazie Aldina e Vittoria!
    nel prossimo fine settimana, a Torino, per tre giorni ci immergeremo nelle culture di pace che ancora esistono sul pianeta, ultimi retaggi di un tempo che sembrava perduto ma che possiamo ricreare insieme.
    le ombre che si addensano così forti segnalano che la luce che emaniamo è diventata più forte (qualora ne dubitassimo). Un abbraccio grande
    Luciana Percovich

  8. grazie a tutti per questi commenti così positivi, che danno speranza. Grazie Luciana, ci sentiremo allora prestissimo. Aldina ha i suoi scritti, il suo libro sulle Krivapete, la sua poesia (sì, c’é un grosso legame tra l’idea della Dea e la poesia), il suo raccontare, che sempre mi incantano.

  9. grazie! prosegue, a piccoli passi, e insieme, il desiderio di liberarci da un pensiero monolitico, colonizzatore e fuorviante.
    é un lavoro che richiede una quotidiana attenzione.
    nulla è acquisito per sempre.
    ma può essere fatto.
    insieme
    ancora grazie, aldi

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