Narda Fattori: Una metamorfosi … al femminile.Nel centenario della morte di Giovanni Pascoli

Salvador Dalì

Dice  il poeta:

Ma tu, Maria, con le tue mani blande
domi la pasta e poi l’ allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio e grande
come la luna; e sulle aperte mani
tu me l’ arrechi, e me l’ adagi molle
sul testo caldo e quindi t’ allontani.
Io la giro, e le attizzo con le molle
il fuoco sotto, fin che stride invasa
del calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l’ odore del pane empie la casa.

G. Pascoli

Le donne da sempre hanno manipolato materia per trasformarla in altra: nutrimento, essenze, medicine , amore.
La piada della poesia è la stessa che viene impastata oggi nelle cucine e nei chioschi agli angoli delle strade della Romagna; essa è nutrimento , metamorfosi di povere, essenziali cose: farina ,  acqua, sale; non possono mancare la terracotta delle teglie o testi, qui non usata parola e il fuoco per la fragranza della cottura e la leggerezza dell’aria che viene assorbita dall’impasto.
Ed è così che gli elementi fondamentali degli antichi filosofi, tra le abili mani delle donne, diventano altro e producono alimenti per la vita, doni essi stessi di vita. E’ un’evidente metamorfosi, trasposizione e trasformazione insieme. E’ come mettere mano alla  creazione, generare qualcosa da altro, trasformando formare. E’ un’abilità molto manuale e molto femminile.
Il cibo che nasce nelle cucine è un dare altro da elementi vari e dissimili, è operazione alchemica.
Si fa col fuoco, spesso fra i vapori, nella mescolanza di odori. E la cucina è bottega e antro , misura e fantasia. Il cibo è questione di donne perché è metamorfosi di cose e nutrimento, prosecuzione della specie  lungo il filo dell’amore e del dono. E forse proprio per questo mistero che nel passato le donne hanno avuto a che fare con le accuse di stregoneria per misture, sortilegi, metamorfosi, appunto.
Io ho un ricordo neanche tanto antico di “sfogline” che con abili dita dalla fontana di farina e  uova  in un quarto d’ora traevano un disco dorato come il sole, come la luna quando vuole essere quella dei poeti, chiara , piena e gialla. Si adagiava morbida la sfoglia poi si dava per le misure decise, in salsa sapida o in brodo.
All’uomo si lasciava muovere le braci, accendere il fuoco, attizzare un bisogno…
Oh la pasta fatta in casa!  Come un desiderio incestuoso.

  

Ma tu dammi un pane
che sia come il sole
caldo tondo materiale
che abbia nelle sue macchie scure
l’eco  di  risate e di una lacrima ritratta
il profumo d’oro del grano e l’aspro del sudore
Dammi la tua stirpe al femminile
una lunga processione di nonne
con le mani bianche di farina
e i fianchi larghi per i tanti parti.
Dammi una piada –solo  per amore.

Se vogliamo fare un’incursione nel tempo e nello spazio , incontriamo la forma rotonda del pane in tutte le civiltà, primitive ed evolute e questo avrà pure un senso….Il cerchio chiude gli orizzonti, è una rappresentazione dell’universo, è il primo e sempre ripetuto tentativo di dare un ordine leggibile e rappresentabile al mondo. Sono cerchi le pietre di Stonehnge , sono  spirali le galassie , le isole tendono ad avere una forma che s’arrotonda, rotonda è la testa, tondeggiante il cuore. Primario segno del simbolo creativo, il sole che dà la vita, la luna che la feconda, il cerchio non è riducibile ad una formula esatta, ha una perfezione non raggiungibile. Ma la forma rotonda  appartiene al primo sviluppo intellettivo del bambino e quindi attiene ad una conoscenza analogica, intuitiva, istintuale, lontana da elucubrazioni cerebrali, deduttive e formali. Gli specialisti la definiscono prettamente femminile. Infatti la grande madre, originaria dea della fertilità portava nelle rotondità delle sue opulenze la certezza del frutto, nei suoi significati letterali e metaforici. Ciò che è rotondo prende immediatamente una sovrabbondanza di sensi, si pensi all’anello, alla corona, al bracciale, ad una torta, alla palla, al girotondo,….
Tenendoci fermi all’argomento scelto, le donne sono il luogo d’elezione di un  incontro di molecole che si fanno forma e nutrimento per  un incontro di cellule che metamorfosando giorno dopo giorno  rinnovano  il miracolo della maternità.
Ma se mi dite che cosa c’entra Pascoli? Era di questa mia terra, ma di pasta ammollata, di pane bianco, di piada fatta solo con la farina ripassata . Eppure quel nutrimento già raffinato, lo prese per mano e lo portò verso una poesia nuova, da retore maestro, da campagnolo che sa leggere i segni nelle miricae. E aprì la porta al simbolismo, trainando verso la contemporaneità uno stuolo di classici che  intorno ad un fuoco seppero aggiungere agli elementi dei filosofi , una mente che si fa divina: crea l’imperfezione. Si tiene sulle spalle tutta la sua fragilità  che poi si frangerà nell’informe.

Narda Fattori

7 Comments

  1. impastare il pane per farne amore.
    questa dedizione del fare per dare, come nutrire.
    la stessa cosa che fa con noi la poesia.

    come qui.
    grazie.

  2. bellissimo testo, Narda, che sa nutrirci a sua volta, con la magia tutta al femminile del donare, del conservare e ridare cibo nuovo al cuore, all’anima e al corpo.
    Grazie a te e a Ferni e un grande abbraccio a entrambe
    lucetta

  3. Pane e creazione, poesia e piccola-grande realtà degli affetti quotidiani. Ecco il miracolo pascoliano, la rotondità e il cerchio di cui parla, appassionatamente, Narda Fattori.
    Un caro saluto a Ferni.

  4. “….solo per amore.” Amore e nutrimento. E’ questo il messaggio della poesia e la poesia di Narda come quella del poeta di Miricae chiede di essere letta sotto il segno di un’energia incessantemente attiva , appunto circolare
    e l’ odore del pane empie la casa.Grazie a tutti voi. Mary

  5. il pane e l’azione di impastarlo è già condivisione, nel senso che gli elementi che ne costituiscono il corpo hanno ceduto la propria corporeità per farsi altro, alla pari di chi si mette a servizio, per un bene, il bene dell’altro sè. Grazie per questo gesto di offerta anche a Narda.ferni

  6. Gran bell’articolo, di condivisione profonda come del ventre della terra e del pane che lievita il suo tondo.
    “Ciò che è rotondo prende immediatamente una sovrabbondanza di sensi, si pensi all’anello, alla corona, al bracciale, ad una torta, alla palla, al girotondo”

    Grande Narda!

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