PROPOSTE DI V.Ravagli: Arnold de Vos – Alcune poesie e una recensione di Riccarda Turrina

Ai lettori di Cartesensibili propongo una raccolta di testi inediti di Arnold de Vos e la bella recensione di Riccarda Turrina, scritta dopo un’intervista all’autore, in occasione dell’uscita della sua silloge Argilla e peccato. Arnold, che conosco e ammiro da anni, racconta un po’ della sua vita e la sua difficile e faticosa storia di poeta, un grande poeta che, come spesso succede, ha riconoscimenti tardivi. Ciò che conta a mio avviso è che la sua bellissima parola, finalmente, emerge.

V.Ravagli- febbraio 2012

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Olga Oreshnikova

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Da “TARABUCCHE E ZUMMARE” di Arnold de Vos

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A maggior decoro del cielo

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Se cade un albero
non è un sacrificio alla terra
si è sacrificata per farlo crescere
e mantenere l’aria respirabile
ed offrire un dormitorio agli uccelli
che cercano un poggiapiedi quando si fa buio
e incrociano le ali.
Se cade un albero
oramai finisce nella macelleria del verde
per risorgere in un mobiletto di casa
invece di rientrare nell’anima del bosco
e ripassare la sua forza alla terra.
Movimentava la frangia dell’orizzonte dell’occhio,
del nostro occhio con le sue falangi cieche
e le lunule delle foglie
che hanno inargentato le nostre notti
e ovattato i riposini all’ombra.
Abbiamo abbracciato in un momento di abbandono
la sua incidenza sulla nostra scorza
sagrinata dal millefoglie delle lacrime.
Se cade un albero, lascia stare un fiore
in sua memoria, invece di martirizzarlo in un vaso
a maggior decoro del cielo
e fare tutti la fine della croce.

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Ai propilei del cuore

Per i migranti di ogni razza e specie dispersi

Se un animale mette le mani in avanti
vuol dire che ha bisogno di te.
Ti legge negli occhi che hai voglia di fuggire
per paura dell’affetto strano:
l’alfabeto non scritto delle emozioni senza richiamo,
esperanto universale dei senza speranza
che però ci provano, ai propilei del cuore
a entrare nell’adito riservato al tuo dio privato,
al quale fai risalire i dettami del comportamento.
Sulla soglia la specie scricchiola
davanti al consesso dei numi senza nome
rigettati in nome di un dio vano.

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Tres convenientes

da un graffito registrato a Ostia Antica, Regio I,IV,2

(CIL 14.5291,3d)

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Mi sarebbe bastato l’affetto
per il corpo che la bionda terra copre.
Ma ha voluto di più,
e m’ha lasciato succube del lutto.
Oggi ch’è il solstizio d’inverno,
posso sperare in un ritorno ?
l’albero dell’affetto mette le gemme in fondo al mio corpo,
ma ormai andiamo per radici divise:
attecchisco nella sua sagoma sbiadita
mentre lui fa corpo con la terra.

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Olga Oreshnikova

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.A una indifesa come te

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In quante si saranno imbarcate
nel matrimonio lasciandoti sulla riva,
Saffo, che le avevi seguite con pudore e amore
e tatto finché non passassero al fianco di un uomo
a un’esperienza diversa, ad un’altra età ?
Non rattrista il ricordo, non consola
il ritorno delle giovani mamme.
E tu a rivangare dentro di te
l’imeneo cantato in coro durante il passaggio
della sposa in casa dello sposo, imeneo composto da te.
Quanto vento nella leggerezza della voce
a mascherare la tempesta. E ora questa fiacca,
questa spossatezza sulle labbra
dell’abbraccio, prima che tu te ne vai lasciando alle spalle
un senso di sottrazione più forte di te.
Ma come ti permettevi l’avventatezza
di dare voce davanti allo sposo al tuo tormento per lei ?
che strano imeneo, diremmo oggi.
Alla guerra come alla guerra, volevano dire
i tuoi accenni alla guerra di Troia
e alla scarsa combattività della dea
scesa dall’Olimpo per proteggere suo figlio Enea
da Diomede, che la ferì.
Non potevi che augurare felicità alla sposa
sul limitare della porta socchiusa su una indifesa come te.

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L’intimità clonata

Becchi i granelli dei ricordi
come fosse ancora possibile colmare il desiderio erotico.
Le cose belle insieme godute
da ora ti appariranno nella loro nudità
non più gioiosa, viole morte
appassite in un’aiuola piena di acidi.
L’intimità colora e la distanza scolorisce.
Vano ogni tentativo
di ricupero delle ore passate insieme.
Una tenerezza gelida sorgerà dalla terra,
l’intimità clonata. Statuaria cimiteriale.

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La repressione delle streghe

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La repressione delle streghe
non ci ha liberato delle streghe, non c’erano.
E col non trovarle hanno mandato al rogo tanta gente.
La fede non ci guadagna
se si sopprimano gli atei: dopotutto sono una soluzione
per far ragionare i credenti.
I pogrom non ci liberano degli altri:
troveranno sempre chi è della loro parte
se non altro per le atrocità commesse.
Non vi sono omosessuali e eterosessuali,
ma atti eterosessuali e atti omosessuali:
i primi superano di gran lunga i secondi,
la minoranza è sempre malvista.
Ma non infamiamo l’uso con l’abuso,
e i buoni sentimenti con la violenza.

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Olga Oreshnikova

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Settembre

(Luigi Ontani, Stagione [1974])

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In piedi sulle noci,
un grappolo sul ventre
e un fascio di spighe di grano in mano,
a testa alta
si staglia sul cielo
con una coroncina di fiori a stella nei capelli
un giovane dalle carni nude,
genio del mese in cui sono nato.

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In danza

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Credevi in dèi che ti hanno aiutato a vivere
l’amore per le ragazze. Avevano con te
un legame regolato dal tiaso
che consentiva l’amore fisico
con un’intensità che mai avrebbero provata
nella loro vita da sposata per un uomo.
Si viveva assistite dalle Càriti
dispensatrici di grazia e bellezza,
nelle prime turbolenze della giovinezza
l’arsura dei corpi uno per l’altro
avvolti dai pepli nelle gare di bellezza.
seguite dalla dea stessa d’intesa con le Muse
e con te, Saffo, che completavi il loro numero:
decima musa eterea nonostante il volgere degli anni,
i capelli grigi da viola che erano e
con la gamba che ti dava dei problemi,
ardente sempre senza sapere come
staccare dagli sguardi delle alunne
il cuore giovane pendolo tra amore e tormento.
.
.

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Della parola scrittrice

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Non credo di avere il tuo senso
per il corpo della donna.
Travestito da Saffo, giro l’isola
tiaso di me stesso, cosciente dei miei due lati
che in te erano uno: cavità di risucchio
solidificazione dell’anima, la vagina
quando apre le sue ali. Buco il cielo delle mie attese
nella ricerca della donna
dove meno la trovo: nella donna ragazzo
nel ragazzo donna, nel ragazzo e il suo contrario
scolpiti dal desiderio
della contrazione, della contrattazione
dei ruoli: corpo-anima, σύμβολον della dualità
della parola scrittrice.


Olga Oreshnikova

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Argilla e peccato- 106 poesie -di Arnold de Vos

Prefazione di Liliana Zinetti – Collana “I Fortini” CFR Edizioni, 2012-

“Non sono né cristiano né musulmano/ non sono né orientale né occidentale/ non sono Eva né Adamo/ non sono corpo né spirito,/ l’uomo innamorato di Dio non ha dove stare:/ è ebbro ma non di vino, la sua vigna/ non è in terra né in cielo/ il suo segno è un non segno…” In questi versi, che rievocano i testi lirici di Jalal ad-Din Rumi, poeta mistico persiano del XIII secolo fondatore della confraternita dei Dervisci Rotanti, Arnold de Vos parla di se stesso come poeta migrante, che abita le parole dove ha dimora la vita, che parla di amore e bellezza, ma anche di cassetti che non si chiudono, che si incastrano per la troppa umidità, per le troppe lacrime. Affascinato, come egli stesso afferma, “dalla povertà, amante dei paesaggi spogli che svelano la purezza delle forme” è un’anima nomade che viaggia “all’insegna della stella di Venere”, in un’esistenza che “passa girando in tondo intorno a un vuoto d’amore.” Il suo essere straniero non è imbevuto di nostalgia, ma piuttosto di dialogo, inteso come bisogno di trovare nuove risonanze interiori, quelle armonie nascoste che prendono corpo attraverso le contaminazioni. Ma sa anche che “agli erranti non si perdona:/ non rispettano le frontiere/ rispettano poco la proprietà/ rispettano solo quel poco che hanno/potuto caricare/a dorso di quadrupede/e di corbello.” Una vita graffiante quella che il poeta descrive, che può dunque ferire, ridurre l’uomo a un graffito, senza comunque mai passare invano. Arnold de Vos è prima di tutto un filologo; nato a L’Aja nel 1937, dopo il debutto come poeta in Olanda si dedica assieme alla moglie all’archeologia, e con lei collabora alla realizzazione dell’importante Guida Archeologica di Pompei, Ercolano, Stabia. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni di poesia in lingua italiana, perché dal 1968 si stabilisce a Roma e poi a Trento e Selva di Grigno. Con la raccolta Argilla e peccato, uscita a gennaio 2012 nella collana “I Fortini” (CFR Edizioni), il poeta ancora una volta dà voce a quella che egli stesso definisce la vocazione della verità, la verità riguardo all’amore, all’eros, perché “l’atto d’amore è una confessione”, è l’occasione per avvicinarsi “al disegno originale/ l’argilla senza peccato del primo uomo/ e la supposta innocenza dello sguardo/ che coglie la bellezza di Dio.” Una raccolta, quest’ultima, che come le altre impegna il lettore per la raffinatezza del linguaggio, la ricercatezza lessicale, la potenza di immagini in grado di trascendere la realtà e di trasportare in una dimensione altra, immensamente travolgente. La poesia per de Vos è infatti “l’eco/che volge la parola in ascolto./ …Poesia è coesione di vicino e lontano,/ l’eterno che torna sui suoi passi/ e riprende a giocare con noi.” E il poeta è semplicemente un uomo che vuole amare e che si rivolge all’amato con commovente dolcezza, propria di chi si è tolto la maschera ed è stato visto, e quindi di chi crede quanto sia importante essere se stessi, combattere per un ideale. “Amato, chiunque tu sia/ se Dio è amore come professi,/ non negherà ai tulipani di fiorire/ e agli uomini di amare come credono./” Forse Arnold de Vos non ha trovato a Trento quell’apertura che egli stesso è invece in grado di dimostrare verso gli altri, quel rispetto e quella considerazione che altrove di certo non gli mancano e ne sono testimonianza gli inviti a importanti trasmissioni radiofoniche come Fahrenheit, Radio 3 Suite, Rai International, come l’uscita dei suoi libri anche oltre oceano. E’ un poeta raffinato e colto, con un percorso di vita a tratti difficile, è un uomo che non ha nessuna intenzione di nascondersi e che da sempre intende la poesia come una priorità, forse una battaglia contro il pregiudizio, perché “ se un animale mette le mani in avanti/ vuol dire che ha bisogno di te./ Ti legge negli occhi che hai voglia di fuggire/ per paura dell’effetto strano:/ l’alfabeto non scritto delle emozioni senza richiamo,/ esperanto universale dei senza speranza/ che però ci provano…/”

Per conoscere più da vicino il mondo poetico di Arnold de Vos non vanno dimenticate le sue origini. “Sono nato -spiega– in una famiglia protestante e ciò ha influito sulla mia poesia perché sono cresciuto con i testi dell’Antico e del Nuovo Testamento. E poi l’infanzia trascorsa in tempo di guerra ha lasciato in me indelebili tracce. Sono, infatti, un sopravissuto di guerra”; ma determinante è stata anche la permanenza a Roma, dove si trasferisce nel 1968, e dove ha l’opportunità di entrare in contatto con un ambiente letterario in fermento. Conosce Elsa Morante, Dario Bellezza, Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini, e matura la scelta dell’italiano come lingua poetica principale, dopo aver scritto, oltre che nella lingua natia, anche in francese e inglese.“ Mi sono rivolto alla Morante per sapere se ci sarebbe stato futuro per questo mio mestiere di poeta. Lei era una donna molto combattiva, sempre impegnata e le nostre conversazioni venivano spesso interrotte dallo squillo del telefono. Spariva e mi lasciava solo con il gatto. Però mi ha sempre incoraggiato dicendomi che dovevo continuare a scrivere in italiano. Dario Bellezza, invece, lo incontravo tutti i giorni a Campo dei Fiori, ma con lui non ho avuto degli scambi proficui, sebbene abbia bussato alla sua porta con lo stesso materiale che avevo presentato alla Morante. Con Dacia Maraini, donna molto bella e garbata, ho avuto un rapporto epistolare: la portinaia del palazzo dove abitava mi permetteva, la mattina, di raggiungere la porta del suo appartamento dove infilavo le mie poesie, che lei poi leggeva e commentava. Certo che le strade della poesia sono lunghissime e certi testi di allora sono usciti solo quest’anno. Da Pasolini invece, anche se l’ho solo incontrato casualmente, ho imparato molto, perché il suo libro Le ceneri di Gramsci, era già uno dei miei testi preferiti quando abitavo ancora in Olanda.” Dopo l’esperienza romana de Vos si dedicherà, insieme alla moglie, oltre alla letteratura, anche all’archeologia maturando, nella medina di Tunisi, una nuova dimensione poetica. Nel 1998 rientra in Italia e si stabilisce a Trento, dove dopo un periodo di silenzio, dal 2005 pubblica diverse raccolte. “La poesia –dice- è una battaglia. Io sono spesso da solo e ho il vizio di parlare con me stesso: mi metto il foglio davanti e non so come andrà a finire. Posso dire che ho imparato a trascrivere nel modo più fedele possibile ciò che sento. Il mio lavoro in Olanda non avrebbe trovato gli ostacoli che ho incontrato qui.La mia poesia è autobiografica, raccoglie la mia storia personale, che è stata influenzata da un rapporto molto difficile con mio padre, perché non ero proprio il figlio desiderato, ma anche dalla guerra e di conseguenza la povertà. Un bambino che sta solo comincia a creare un proprio mondo, comincia a cercare fuori quello che non trova dentro casa. Io l’ho trovato a scuola, nella mia classe multietnica con molti alunni di origine orientale.” In poesia Arnold de Vos ha sempre potuto esprimere fino in fondo il proprio pensiero, la propria concezione dell’amore, i propri interessi, l’attrazione per l’oriente e la cultura arabo-persiana. “La poesia mi permette di essere libero, mi svincola dai problemi che vengono delle persone che ho attorno. La poesia è un modo per vivere l’estremo e attraverso la poesia cerco di far sparire le mie ombre.”

Riccarda Turrina

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RELATIVAMENTE ALL’AUTORE

Arnold de Vos , filologo, ‘poeta migrante’ a Roma dal 1968, poi residente a Trento e Selva di Grigno in Valsugana nonché a Tunisi, de Vos ha al suo attivo i libri di poesia Merore o Un amore senza impiego (Cosmo Iannone, Isernia 2005: postfazione di Franca Sinopoli), Vertigo. 77 poesie per Ahmed Safeer (Edizioni del Leone, Spinea-Venezia 2007: postfazione di Pierangela Di Lucchio, tradotto da Emmanuelle Genevois della Sorbonne Nouvelle con una nuova prefazione di Diego Vitali), Sublimazione (ICI Edizioni, Napoli 2008: postfazione di Lidia Marzotto), Nakedness Is Your Priestly Robe (ELOQUENT BOOKS, New York 2008: Foreword by Mia Lecomte, English translation by Adeodato Piazza Nicolai: www.eloquentbooks.com/NakednessIsYourPriest…), Il nudo è il tuo abito talare (Edizioni del Leone 2008), Amore con l’unicorno (Edizioni Il Foglio, Piombino 2009: prefazione di Pierangela Di Lucchio), Ode o La bassa corte dell’amore (puntoacapo Editrice, Novi Ligure 2009: prefazione di Adele Desideri, postfazione di Alessandro Canzian), Il giardino persiano (Samuele Editore, Fanna-PN 2009: prefazione di Manlio Sgalambro), Stagliamento (Samuele 2010: saggio introduttivo di Luca Baldoni, libro finalista al premio “Alfonso Gatto” 2010; Premio “Irene Ugolini Zoli” 2010 a Luca Baldoni per l’introduzione), O terra, dammi ali (Edizioni CFR, Piateda-SO 2011: nota critica di Ludovica Cantarutti), L’obliquo (Samuele Editore, 2011) e Argilla e peccato (Edizioni CFR, 2012: nota critica di Liliana Zinetti). Poeta finalista al premio “Turoldo” 2009 e 2010; 2° premio “Franco Fortini” 2011.

Monografia: Gianmario Lucini, Arnold de Vos: L’ascetica dell’eros (I quaderni di Poiein 1, puntoacapoEditrice 2010). Dopo il debutto in Olanda con Uit een volslagen duisternis. Gedichten voor Gerrit Achterberg (Sijthoff, Leiden 1967) e la traduzione in neerlandese de Il Sempione strizza l’occhio al Frejus di Elio Vittorini (De Bezige Bij, Amsterdam 1967), egli si dà con la moglie all’archeologia (E. La Rocca , M. e A. de Vos, Guida archeologica di Pompei, Mondadori 1976, 1994; A. & M. de Vos, Pompei Ercolano Stabia, Guide archeologiche Laterza 1982, 1988); AA.VV., Pompei. Pitture e Mosaici I-III (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 1990).
Autore delle raccolte Poesie del deficit (Edigam, Padova 1980: premio “Taormina” 1980), Il portico (Gazebo, Firenze 1985), Responso (Ragusa, premio “Sikania” 1990: prefazione di Mariella Bettarini), suoi testi si trovano in: Omaggio a Lawrence Ferlinghetti (Edizioni ObliquaMente, Trento 2005), Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano a cura di Mia Lecomte (Le Lettere, Firenze 2006), ParmaPoesiaFestival. Per altri versi 18-24 giugno 2007 (Monte Università Parma ed. 2007), Versi inVersi. Pensieri e parole intorno all’arcobaleno (Il Dito e La Luna , Milano 2008: prefazione di Delia Vaccarella), Antologia del Premio “Astrolabio” 2008 (puntoacapo Editrice 2009), Il segreto della fragole 2010 a cura di Elio Pecora e Luca Baldoni (LietoColle, Faloppio 2009), Moral bi spet priti: sodobna evropska gejevska poezija a cura di Brane Mozetič (Škuc, Ljubljana 2009= Lambda 81), Taggo e ritraggo (LietoColle 2010), Puntoacapo. E due anni dopo. Antologia dei Poeti Puntoacapo (puntoacapo Editrice 2010), Poesie al Mondo. Terzo premio 2010 (Terra dell’Arte, Belforte del Chienti 2010), Antologia 2010 del Premio Quaderni di linfera (Edizioni Progetto Cultura, Roma 2010), Frammenti imprevisti a cura di Antonio Spagnuolo (Kairòs Edizioni, Napoli 2011), e in A New Map: The Poetry of Migrant Writers in Italy Edited by Mia Lecomte and Luigi Bonaffini (Legas, New York 2011], e in Poeti e poetiche (1). Dieci sillogi di: V. Amarelli, M. Bonsante, A. de Vos, A. Ederle, G. Fantato, A. Ferramosca, F. Franzin, A. Paganardi, A. Rienzi, G. Vit con note critiche di G. Lucini (Edizioni CFR, 2012).

De Vos ha collaborato/collabora alle riviste Salvo Imprevisti, Arenaria, Gradiva, Le Voci della Luna, Pagine, Kúmá, Sagarana, El-Ghibli, Saudade, Semicerchio, Metamorphoses (2006, “Other Italies/Italy’s Others”; 2007, “The Arab World”), i.cardini, ilFunambolo, Nuove Lettere (Elettroniche), Chroma Journal 7/ Spring 2008, Dedalus, Pegaso, Isola Nera, Isla Negra e I Poeti Nomadi. I siti di poiein, saudade, Literary, Whipart, di Radio3-Fahrenheit, Radio3-Suite, RAI-Italia ex International, http://poetrydream.splinder.com/, http://www.puntoacapo-editrice.com/, http://alessandrocanzian.leonardo.it/blog/arno…, http://www.vicoacitillo.it e Poesia 2.0 http://www.poesia2punto0.com, Il Monte Analogo http://www.rivistailmonteanalogo.it, La Mosca di Milano, http://www.criticaletteraria.org, http://transitipoetici.blogspot.com, http://lalunaeildragoautori.weebly.com/arnold-… e http://viadellebelledonne.wordpress.com riportano interventi [su] di lui.

La sua prima prosa concepita come prefazione a Il portico, riesumata nella plaquette Paradiso e destino o La perla insonne delle pudende (Sciascia, Caltanissetta 2000: premio “Città del Pittore Guastaferro”, con Peter Russell), apparterrebbe stando a Ernesto L’Arab ‘al filone del miglior romanzo psicologico europeo’ (in: ‘900 e oltre. Inediti italiani di prosa contemporanea: ICI Edizioni, Napoli 2005).
È presente inoltre nel portale della rivista Whipart (www.whipart.it), nell’e-book ideato e curato da Alessandro Canzian: Nel cristallo un vino astrale, antologia tematica con partecipazioni di Spaziani, Conte, Buffoni, Piersanti, Anedda, Ruffilli, Bàrberi Squarotti, Ramat, Cavalli, Pazzi e altri tra cui Mancini, Spagnuolo, Quintavalle, Agostinelli, Passannanti, Lo Russo e de Vos.
Sue poesie sono state tradotte in inglese, francese, catalano, castigliano, sloveno e dal poeta israeliano Rami Saàri in ebraico classico.

Intervenuto nell’ambito della ‘Settimana della Lingua Italiana nel mondo’ (18-23 ottobre 2004) organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, Arnold de Vos ha avuto inoltre una parte nel film Manuale per i viaggiatori (ottobre 2007) di Marinella Senatore, prodotto dal Museo d’Arte Donna Regina (MaDRe) di Napoli

RIFERIMENTO IN RETE:

http://it.netlog.com/arnolddevos

3 Comments

  1. Non sono solo suggestioni, quelle presentate, in questo insieme di testi, ripercorrendo le voci, che s’installano,vi sitrova un’architettura particolare, simile a quella tomba Brion di C.Scarpa che oggi ho rivisitato dopo tanti anni.Le riflessioni sono su uno specchio d’acqua, che certo rimanda allo sguardo ciò che vive in aria, allo scoperto, ma sotto, a fondazione, in quei bacini di cielo interiore, c’è una fondazione che è architettura dell’ombra e la scalettatura ha la forma di tramoggia da cui scende la materia umana e poetica ridotta in farina di sguardo e si deposita su tutto quanto sembra la norma, per ricomporne la fabula con altro intreccio. Il percorso non è lineare, dunque, ma obliquo, e la luce vi arriva come da una aedicola a forma di capanna, che richiama la grotta, dove la luce cala come una lama. La parentela si apre da una relazione intima, profonda e diretta per farsi universale, anche se sempre un labirinto riporta al centro della croce, la vera casa elementale, dove terra aria fuoco e acqua disegnano il confine insuperabile. Ringrazio della presentazione. fernanda f.

  2. molto bello trovare la poesia di Arnold de Vos qui, in questa presentazione a tutto tondo di Riccarda Turrina. Ormai seguo da un po’ la poesia di Arnold, che ogni volta mi colpisce per la sua freschezza e profondità (come una pozza d’acqua che sgorga da sedimentazioni secolari e da correnti, in una ricerca accurata e personale di temi e di lessico.
    “Un bambino che sta solo comincia a creare un proprio mondo, comincia a cercare fuori quello che non trova dentro casa. Io l’ho trovato a scuola, nella mia classe multietnica con molti alunni di origine orientale.”
    e io credo che abbia mantenuto molto del bambino che gli parla la sua poesia…

    un abbraccio
    e un grazie anche per l’interessante commento di Fernanda.

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