Francesca Diano – Un cuore irlandese

massimo rao – unknown to me

Ci sono luoghi in cui il tempo e lo spazio si dilatano fino a mutare la loro qualità, che è quella del continuo, di uno scorrere ininterrotto che dà loro il carattere del provvisorio. Ci sono luoghi in cui il tempo e lo spazio escono dal fiume eracliteo dell’eterno  fluire, per separare la loro natura in essenza puntiforme. Questa qualità del discreto, dell’infinitamente separato, sospende tempo e spazio, così che ogni istante/punto diviene un’entità a sé stante: diviene eternità., o meglio, assenza della provvisorietà.

Luoghi come questi sono in genere aree circoscritte e limitate; non solo luoghi geografici, come Olimpia, Capo Sunion, Pompei, alcune calli veneziane lontane dalle greggi di turisti, Machu Picchu, i circoli di pietre (tranne Stonehenge che è stato completamente ricostruito) e altri che a ciascuno verranno in mente.

Ma esiste un’intera isola in cui questo avviene e quell’isola è l’Irlanda. Non è tanto per la presenza così forte del passato, ma all’opposto.  La presenza del passato, di un passato che non è fluire del tempo, ma sospensione puntiforme del tempo,  è così potente, perché l’isola ha una qualità che la pone al di fuori dello scorrere del tempo.  Difatti, quel passato è la sostanza di cui è intessuto il presente. Ovunque si vada, che sia nel mezzo del traffico di Dublino, lungo le strade animate di Cork, lungo le coste frastagliate, nelle foreste, nelle brughiere, sulle colline o sui monti, lungo le stradine di campagna, dietro e dentro il paesaggio esiste un altro paesaggio, simile a quello visibile, ma di consistenza e sostanza  diverse. L’uno è composto di materia, l’altro di energia eterica. Il primo è l’emanazione del secondo. Come se la sostanza eterica si rapprendesse in una proiezione materiale della propria forma.

E’ il suo volto immutabile. Ed è per questo che l’Irlanda parla al cuore di chi vi arriva come pellegrino del cuore. Forse anche i turisti frettolosi, che vanno a visitare le distillerie, i pub, i negozi di souvenir, i monumenti megalitici davanti ai quali si fanno fotografare avvertono quel respiro primordiale e, pur ignorandolo con la mente, se ne sentono avvolti in modo inspiegabile. Provano forse, dentro, una nostalgia a cui non sanno dare nome né spiegazione, di cui non comprendono il significato. Ma è lì, rannicchiata in un angolino segreto.

Che cos’è un cuore irlandese? E’ un cuore che sussurra il canto che sente salire dalla terra, dalle acque, dalle rocce e lo trasforma in parole udibili.

La narrazione degli antichi miti diventa la narrazione bardica e poi tradizione orale di leggende e storie, e poi diventa la  preghiera degli antichi primi anacoreti dell’isola e  diventa un canto gregoriano con caratteristiche molto speciali  e poi diventa lamentazione funebre ritualizzata e  la poesia dei grandi poeti irlandesi della nostra epoca e poi  storytelling dei moderni seanchaì, non affatto diversi dai loro antenati e discorsi che animano il quotidiano.

Il suono e la parola sono la stessa cosa e il suono e l’immagine sono la stessa cosa. Dunque è all’origine del mondo che si deve guardare, quando l’energia non era ancora materia e la materia era già nell’energia. Quando tempo e spazio non erano separati ma l’uno era l’altro.

massimo rao- neither in heaven, or on earth


.Nelle migliaia di fonti sacre disseminate sul suo suolo, l’Irlanda riversa il cristallo liquido che la nutre e l’attribuzione di qualità taumaturgiche a queste acque trasparenti, che sgorgano silenziose dal sottosuolo, meta di pellegrinaggi e offerte, altro non è che il tributo a questa verità invisibile. I fiumi in Irlanda sono vene in cui scorre la linfa che alimenta il sogno. Le fonti sacre sono uteri che riversano quella linfa vitale e come tali, in passato e ancora oggi, venerate.

L’oppressione inglese ha di fatto conservato, più che annientato, questa trasparenza della realtà. L’ha incapsulata in una teca protettiva e ha impedito che evaporasse.

Un cuore irlandese ride piangendo e piange ridendo, perché tra riso e pianto non c’è distinzione. Solo in Irlanda esiste la merry wake, la veglia funebre in cui si ride, si scherza, si raccontano storie e barzellette, si mangia e si fuma, lasciando che il fumo del tabacco salga al cielo, accompagnando l’anima, che è fatta di fumo eterico e luminoso,  nel suo viaggio. E’ questo che in apparenza rende contraddittorio un cuore irlandese, la coincidenza degli opposti.

Che cosa separa la vita e la morte? Nulla, sono la stessa medesima cosa, ma l’una è immersa nella precarietà del tempo, l’altra se ne è astratta. Essere e non-essere, essenza ed esistenza si incontrano in un unico punto. Quel punto è ineffabile e inafferrabile, ma non precario.

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Francesca Diano

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RIFERIMENTO IN RETE:

http://emiliashop.wordpress.com/2011/08/03/un-cuore-irlandese/

10 Comments

  1. Grazie Ferni per questa bellissima sorpresa e per l’ospitalità in questo luogo bellissimo, curato da te con infinito amore. Meravigliose le immagini di Rao, evocatrici di quella dimensione elusiva e magica che volevo comunicare.

  2. Arrivai a Dublino di notte. Da un’estate afosa e pesantissima ero saltata in un nodo di vento e pioggia che allora, all’una e mezza di notte, mi sembrò polare, vestita com’ero di seta leggerissima.Per strada, ancora gruppi di auto, mi vennero incontro da una curva che non avevo visto dentro il ventre del buio, e fu per questione di attimi che mi salvai dalla sferragliata di paura partita come una raffica dal cuore e fu di nuovo una fortuna che,all’improvviso, mi ricordai che lì andava tutto al contrario, perché da quel momento andò al contrario anche il tempo e potei rivivere emozioni che qui, nel nostro paese, avevo perso. Il vento, il vento e il cielo, l’odore dell’acqua e della terra, il latte, la lana, i colori dei fiori il verde,gli uccelli, le pietre e i profumi più semplici, le strade tra i muretti a secco e il mare raggiungibile in un balzo. Anzi è lui che sempre ti riacciuffa ad ogni soffio di quel magnifico vento, a cui puoi stare appoggiata sullo strapiombo delle rocce. E le Aran raggiunte in battello con un mare che voleva rimandarci tutti indietro, al mittente che aveva imbarcato in quella noce mezzo mondo e non poteva, proprio non poteva reggere la forza di quell’isola di silenzio. Magnifica l’Irlanda, un luogo dove andrei a vivere, proprio per tutto quanto ho detto e un mulinello di sapori e suoni, la sua gente che ama la festa ma ha un carattere forte, che non ho dimenticato e sempre porto in corpo. Grazie per questo viaggio all’interno di una terra aperta, poiché l’ho portata, credo come hai fatto anche tu di certo, fino a qui e nel sempre di ogni adesso. ferni

  3. Mi è sembrato di rivivere il breve viaggio, fatto qualche anno fa, ormai, e mai dimenticato. C’è effettivamente qualcosa di magico e arcaico che coinvolge oppure è il paesaggio, non contaminato come il nostro che apre la mente e il cuore.

  4. gli estremi che si toccano e convivono ora battendosi ora amandosi eppure sempre uniti nello stessa sostanza leggendaria, suolo di una terra bellissima, terra dei suoni, delle voci, del vento e delle acque. Bellissimo viaggio.Grazie.

  5. Era primavera. Arrivai in Irlanda di notte, nel buio ventoso e trasparente che separava l’aeroporto dal mondo invisibile dell’isola.Tutto improvvisamente si inventò alla rovescia del mio sguardo: la guida a sinistra, le case più rade e basse, le ombre che rovesciavano ombre nel buio che allagava quei luoghi. Mare ed erba, panchine sole sui bordi delle onde, bambini ridenti e coloriti alle gote d’una affabile contentezza, e mamme giovani con i passeggini, spinti dalle mani inconsistenti di gales dispettosi. I cartelli stradali che appena fuori città indicavano un luogo e in realtà conducevano ad un altro, le indicazioni cariche di corvi a decine, sui pali e le strade strette, sempre più strette. Gli scones mangiati caldi con il the dell’ora tarda e la signora sorridente con un grembiale bianco sul davanti ad attizzare il caminetto per noi che c’eravamo persi nella notte. Le Cliffs of Moher come baluardo assiso ed altissimo nello smeraldo del mare in tempesta, i gabbiani a migliaia come punti infiniti nelle insenature minuscole delle rocce a strapiombo. Odore penetrante di torba e di buono, di dolcezza e aspra ruvidità, profumo della terra nera e del sole fra le nubi mai ferme. Mare, nubi, verde, terra, luci e fiori, profumi mai dimenticati, senza tempo. Non credo d’essermi mai sentita così viva. Il pianto al mio arrivo e il pianto alla partenza. L’Irlanda è nel mio cuore, ho dentro me la sua forza, la sua bellezza, la dolcezza e il suo ruvido intercalare, per sempre. Grazie di questo post.
    Federica Galetto

  6. L’isola la chiamava da tanto tempo. Prima sommessamente, con sottilissimi sussurri, appena udibili e poi via via sempre più decisamente, fino a farsi una voce imperiosa. La terra di acque e di verde, di cielo e di nuvole, dove tutto si tramuta in energia spirituale, la terra dove l’amore si tramuta in odio e l’odio in amore, dove tutto vibra e parla, le aveva finalmente aperto il suo grembo.
    Quel luogo, quel luogo dove tutto era anima e spirito, quei prati di erba alta ondulati dal vento, a rispecchiare nel gioco delle onde di quel mare d’erba il gioco cangiante delle nuvole fuggitive nel cielo, quelle baie la cui bellezza le prendeva il fiato e il cuore, quei laghi, quei fiumi, quelle isole come vascelli, quelle coste, quel verde, quei verdi dalle sfumature innumerevoli come i nomi di Dio, tutto, tutto questo le era dentro da sempre e lo ritrovava, ora per la prima volta, fatto materia e paesaggio attorno a sé.
    Specchio di un paesaggio interiore che credeva da sempre frutto della sua fantasia.
    Quella bellezza la faceva piangere, in continuazione. Ogni giorno diventava un piccolo miracolo di guarigione. Parti atrofizzate dall’infanzia si riattivavano e tornavano a vivere.
    In quel paesaggio, talmente cangiante e sfumato da costringere a rivolgere lo sguardo dentro di sé, ritrovava esseri amati. Che credeva di aver perso per sempre. E invece erano lì, dentro di lei. Come un grande angelo luminoso in forma di nuvola, o una grande nuvola luminosa in forma di angelo, che un giorno vide per pochi istanti nel cielo del Kerry, prima che la sua immagine perfetta ed eterna si dissolvesse nella luce e nel vento.

    dal romanzo “La Strega Bianca – una storia irlandese”, Francesca Diano 2011

    Grazie a tutte per queste testimonianze e per aver condiviso, evocata dalle mie parole, la vostra Irlanda interiore. L’Irlanda è stata ed è per me una terra del destino, luogo di guarigione e di conoscenza.

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