UN PICCOLO FURTO ALLO “SPACCIO TUROLDO” – Quando le poesie sono squarci di carne: Fernanda Ferraresso e le poesie di Sergio Pasquandrea

afp in the name of  father- bacon

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Se c’è una cosa che proprio non riesco a sopportare sono i banchi di carne durante le feste. Prima Natale, poi carnevale e ancora Pasqua e…C’è sempre un buon motivo per macellare, anzi per ammazzare quantità indicibili di animali. Dalla vasta gamma dei volatili ai bovini, agli ovini e caprini, ai suini e gli equini, per poi aggiungere pesci ed anfibi, molluschi…Una razzia che mostra le sue opere sotto lo zero dei banchi frigoferi. E’ carne morta fresca, anzi freddata, da un macello industrializzato, e purtroppo non ha molto tempo di vita nemmeno l’animale che si è ammazzato. Si è ammazzato: che strano modo di dire, come se si fosse suicidato da sé. Eppure prima d’essere finito, giustiziato per quanto ha consumato, lo hanno avvelenato,torturato, seviziato con una vita che non è vita, con una velenosa trasferta nei campi della morte che, se l’avessimo vissuta noi,  lì dentro quelle loro gabbie, ci saremmo davvero suicidati. Eppure mi domando come non riusciamo a vedere che nella gabbia ci siamo noi, noi e loro, sofferenti della stessa storia che si fa ogni giorno più triste. I testi che propongo e hanno partecipato al Premio Turoldo 2011 sono di Sergio Pasquandrea.Non fa male concedergli attenzione perché rovescia le carte nascoste, mostra il retro della bottega, l’indotto della filiera, persino quella di una parola che  prende da settori specifici il suo calco e crea una sostanza che è corpo , un corpo che freme, che preme per dire ciò che di solito non sentiamo.

fernanda ferraresso- febbraio 2012

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francis bacon


ANATOMIA COMPARATA

La mucca appesa in parti

simmetriche nel Riss di un refrigeratore

non sa di essere un Rembrandt. Piuttosto

una carena

sezionata netta come

nelle figure d’enciclopedia

senza sospetto di viscere o di sangue. L’animale

franato nel rosso, il terrore senza

domande, gli spasmi e il lento gelo.

Nulla

per questa carne misurata in quarti

e filetti, destinata a prezzature più

o meno pregiate.

Ai bordi dell’E45

nei giorni più intensi dell’esodo estivo

erano stesi gli intestini bianchi

di un randagio travolto.

francis bacon

  

 QUESTIONI DI KARMA

L’effimera (Ephemera danica) è difficile scambiarla

per zanzara: diverso il volo, la postura

di riposo (con il corpo inarcato, il culo dritto), diversa

la struttura leggera delle ali e dell’esoscheletro. Eppure

quella di ieri, sgusciata nella notte

per chissà quale fessura, esiliata

dalle compagne in attesa sul muro perimetrale,

interposta tra i miei occhi e lo schermo,

quella l’ho schiacciata per istinto

(istinto di autodifesa, mi dico

per tacitarmi). È caduta a spirale

accartocciandosi sul piano di vetro

ma soprattutto

le ho negato le nozze

quest’anno prorogate (causa

global warming presumo)

fino ai primi freddi. Era lo zenit

dei suoi anni da larva palombara

e delle sue scarse ore di sole e cielo

questo vortice di feromoni che ora mi intasa

il piazzale d’ingresso

e già comincia a incrostarmi il parabrezza

di ali schiantate apparati buccali

atrofici

splendida eterna inutile perfezione della vita.

francis bacon

CONAD

Il cellophane preserva il galletto

livornese (non faraona

come avevo pensato in un primo momento:

questo qui è più magro

poca carne asciutta buona per un sughetto o per un brodo)

lo preserva dicevo in quello stato intermedio

tra la morte e la putrefazione

che si conviene all’alimentazione del sapiens civilizzato.

Del resto a parte le penne è ancora integro

composto simmetricamente sul dorso

le due zampe di un bel giallo cromo

il collo ripiegato su se stesso e la cresta rosso fuoco.

Dietro il banco frigorifero l’addetto al reparto carni

allegro come al solito

canta a squarciagola qualcosa di Renato Zero

accompagnandosi con precisi colpi di mannaia.

. 

di Sergio Pasquandrea

Testi inviati al Premio Turoldo 2011 – IX edizione

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14 pensieri su “UN PICCOLO FURTO ALLO “SPACCIO TUROLDO” – Quando le poesie sono squarci di carne: Fernanda Ferraresso e le poesie di Sergio Pasquandrea

  1. Sono lieta, perché personalmente ho trovato forte e netto l’impatto di questi testi, essi stessi lama di specchio che mentre taglia mostra senza lascisri sfuggire nemmeno il volo di una mosca. Grazie,fernanda f.

  2. fortemente impressionata dalla copresenza, immagini e testi, che si amplificano a vicnda configurando la realtà in cui siamo immersi senza nemmeno vederla. Spaccio, penso lo abbia scelto apposta quel termine,ferni. Grazie per questa proposta di lettura, fuori dai canoni. Veevera

  3. Mi associo ai precedenti lettori. Richiamato qui dall’immagine principale, in apertura dell’articolo, sono rimasto assolutamente coinvolto dalla scrittura di Sergio Pasquandrea che non avevo mai letto. Molto interessenate il taglio e la scrittura con cui viene proposta l’attualità che costruiamo ma di cui ci sfugge comunque il governo. Zen.

  4. Di stucco! Letteralmente colpito dalla forza dei testi e dalla profeticità delle immagini, visti i tempi che corrono!

  5. una scrittura che mi porterò dietro, adesso ogni volta che girerò al supermercato e ogni volta che d’estate mi si stamperanno insetti sul vetro della macchina.E’ come voltare la testa e scoprire un’altro modo di stare in questo mondo.

  6. Insolite queste immagini cruente di pezzi d’animali sanguinolenti nello spazio ordinato e tranquillo dei versi. Difficile fare poesia con simili “frattaglie”, – ma forse l’autore, ciò nonostante, c’è riuscito. Saluti, Teo de Baldus Maceratensis

  7. insolito è credere che sia ordinata la nostra vita e che niente di cruento sia disposto tra noi e le neostre tranquille abitudini mentre è vero il contrario e tutto afferma che è cruento ogni nostro gesto, anche quando ci sembra sia indifferente. D’altra parte il primo gesto:quello di nascere, è molto più cruento del morire, sempre.ferni

  8. Pingback: Coabitazioni 1 (Wislawa Szymborska,Natàlia Castaldi, Sergio Pasquandrea, Roberto Ranieri) « letteraturanecessaria

  9. piaciuto e riletto più volte, e non mi capita spesso…e mi sono piaciuti perfino i commenti!

  10. Pingback: tre poesie mie su Carte Sensibili | gusci di noce – blog di poesia

  11. Grazie Fernanda di questa condivisione e del sapientissimo accostamento alle immagini di Bacon. Quell’istinto di violenza e di morte che ci accompagna con quotidiana naturalezza, come fosse un’innata necessità invece che una ferita della coscienza è letta al microscopio elettronico della poesia. E questa è poesia civile, come oggi dovrebbe essere intesa. E su tutto aleggia una dolorosa umana pietà, per le creature che siamo e per quelle che immoliamo.

  12. Grazie, Francesca. E sì, hai visto bene: per me questa è, al di là delle apparenze, poesia civile.

    È ora di perdere
    per sempre l’innocenza: questo
    stupore delle creature che ancora
    non sono riuscite a caricarsi della memoria
    del mondo al quale sono nate.
    (Francisco Urondo)

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