Fernanda Ferraresso: luoghi come specchi e tane del tempo in “Diaria dell’interezza” di Viviana Scarinci

diana isa vallini

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Diaria dell’interezza, come mi fa sapere l’autrice stessa, è un testo del 2005, uscito nel 2007 su Liberinversi. Il  blog personale di Viviana Scarinci  ha preso il nome da quello stesso testo, poiché  è convinta, parole sue, che  esso sia un vero e proprio documento d’apertura della sua poetica, e addirittura tutto lo sviluppo del blog segue  e rispecchia quella raccolta nel suo continuo movimento grafico. Quelle poesie, è sempre Viviana  a illuminarci sul suo percorso, contenevano in nuce la sua poetica tutta e, ora, guardandole da qui, da questo ora, sembrano essere l’ultimo dei tanti punti che hanno formato il cerchio aperto con La diaria.

“Prima per te c’era la circonferenza./Prima il punto;/ma quando?/Polvere! L’aria diffonde il suo soffocamento./Ogni granello sceglie nel gruppo la sua vittima.” ( (Edmond Jabes)

– … E’ tempo che ritorni.  –  Mi scrive Viviana. Così l’ho letta, mettendomi in viaggio tra i suoi testi e, se da un lato non mi è possibile che leggere me stessa come ricorda ancora Jabes ( «E’ sempre attraverso noi stessi che ci avviciniamo allo scrittore. Nel desiderio di assomigliargli, egli diventa la nostra creatura, perché siamo noi che gli prestiamo inconsciamente i nostri tratti.») dall’altro, portandole ciò che vedo, lei  forse, come me ora, potrà riguardare se stessa. Mi metto in silenzio e mi dispongo all’ascolto, c’è un ampio quadro in apertura, una finestra in un quadrato di luce e ombra dov’è rintanato il lupo del tempo e serve attenzione, serve porsi controvento, potrebbe annusare la presenza… già  qualcosa manca , c’è stata una rimozione e bisogna scandagliare gli spazi!

E procedo, di passo in passo fino alla tappa 2. , o forse è la toppa della chiave per aprire le stanze del suo movimento. E in questo approssimarmi cedevole, un passo avanti e uno indietro, mi torna in mente lei,  Simone, sì la de Beauvoir, che scrisse  che l’uomo è cultura, la donna invece è natura, ed è prigioniera della sua condizione fisica, di quel ventre che la sottomette al suo destino, quello della maternità,  e che non si nasce donna, donna lo si diventa. Così mi suona all’orecchio quella richiesta di Scarinci a se stessa : – Trovati un nome, mi dico/ nell’idioma psicosomatico del corpo/ e della strada trovati una casa, mi dico/ nella toponomastica e un motivo/ secondo logomanzia degli arti pilota/ e allegoria cinetica delle caviglie/ tralasciando i piedi però/ il tracciato anagrafico perso per primo/ alla frugalità dell’esordio

“Non si nasce donna: lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico riesce a definire la figura che riveste nel seno della società la femmina umana: è l’insieme della civiltà che elabora un prodotto intermediario tra il maschio e l’uomo castrato in seguito denominato femmina”- scrive la de Beauvoir nelle prime righe del primo capitolo del libro  Secondo Sesso. E in queste righe c’è un tormentato guardarsi e strapparsi di dosso qualcosa che non si configura con ciò che si è, o tra ciò che si ha e si sente di essere, o non essere.


Scarinci, al passaggio 5. :- sopravvive celata/ poggiata sull’anomalia prospettica/ del suo letto/ negando come se negare fosse il germe/ e la dissidenza, una fioritura postuma/a seme franto/ o il destino che si compie/ con truce grazia quotidiana.- E subito a seguire nel pozzo 6. aggiunge un cordino da (s)calata: – In questa ontologia della marginalità/sono invischiate/le nostre telepatie di bordura/aiuole alle parole e ad altri bisogni/scavati dalla fitta della luce/nel pozzo che scolora/le nostre figure diurne-

Sembra di avvertire cha manca l’appoggio consueto, la terra sotto i piedi, palmo a palmo ci si avvicina ad una sorgente che ancora non si vede, ma è palpabile, si respira come una nebbia che ti entra in corpo e porta con sé quei luoghi da cui tu parti e gli altri, tanti altri, a cui vorresti avvicinarti. Siamo al passo 7. e abbiamo di fronte una
….
superficie aerea
su un piano di lentissime
manovre informali
coaguli di bruna quiescenza
stornata al sapere
lasciata a vigilia precognitrice


Anche se subito, al passo seguente, l’8., quel paesaggio si dirada e appare un  sole così vicino da essere prossimo, ad altezza ravvicinata, al punto che con i suoi raggi “compila il giornale della percorrenza/e la diaria dell’interezza/varia il suo compenso/a regime di luce”. Eppure non si sa se questo paesaggio, diurno, è più rassicurante degli altri, notturni, poiché la luce è radente se il sole è basso e acceca, non permette di distinguere e senti di essere braccato come se ci si  trovasse in un recinto perlustrato da segugi, cani da battuta di caccia e l’oggetto della caccia sei proprio tu che ora attraversi te stesso, dentro un coacervo di altre visioni che sono quelle degli altri, ciò che forma la storia delle storie. Un mondo ricco di anfratti e tagli e cambi di luce, di suoni e odori, quasi si entra dentro il corpo di Scarinci e vi si trova il deposito di tante ore di cui si è cibata, di cui ha vissuto e non tutto è rose e fiori, il corpo è qualcosa che degenera, è ” un’archeologia/ rischiosa appiccata alla notte/ che scioglierà il ghiaccio/ sulle facce depauperate/ dai ballottaggi e sul piatto/ di quanto resta, il dubbio/ sulla destinazione/ delle acque reflue” . Siamo al passo 10. E dobbiamo per forza porci delle domande su cosa significhi notte e cosa sia il giorno, cosa sia luce e cosa buio, chi vede e cosa si vede o è visto, come e da quale punto ci siamo mossi o siamo accerchiati da qualcosa che sempre si trasforma e ci trasforma, cosa è e significa essere. E alla fine ancora nella chiusa, al 12. di questa specie di do-deca-logo ancora mi risuona nella mente: – Donna non si nasce lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società, la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e delle civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamano “donna”.   Una donna libera è l’assoluto contrario di una donna leggera.  E mi sembra che il lupo che Viviana addita, che ancora si muove nelle vie della notte, quel tempo che incalza tutti e addenta la gola delle donne, che si muovono dentro quella notte senza nessuno che le assista, che anzi affrontano gli ostacoli di quella notte, siano le stesse figure che Simone de Beauvoir citava tanti anni fa, in un filo che lei, Scarinci, annoda dito per dito.

Un’ultima nota.  Il termine “Uomo“ , dal proto-germanico “mannaz ” indica  “l’uomo” nel senso di ” persona” e le parole derivate da questo termine possono indicare persino tutta la razza umana senza riguardo al loro genere o alla loro età. Invece “mánu” ( proto-Indo-Europeo) indica l’uomo come “essere umano”. Mi domando come mai, ancora oggi, in questo vecchissimo e praticato mondo, sia così difficile diventare donna quando tutti si nasce uomo, cioè essere umano o,  al più, semplicemente persona. Deve esserci, credo, un problema con gli specchi.


fernanda ferraresso- febbraio 2012
12

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diana isa vallini

quadro-4

quadro5

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Da DIARIA DELL’INTEREZZA

1.
La casa affama il lupo stanotte
senza consenso la casa chiude al buio
questa rimozione ubiqua suddivisa in vani
Neppure un sogno, un turbato sinonimo
in luogo del passato
in custodia a questo ossimoro di casa
che la ricordi abitata

2.
Trovati un nome, mi dico
nell’idioma psicosomatico del corpo
e della strada trovati una casa, mi dico
nella toponomastica e un motivo
secondo logomanzia degli arti pilota
e allegoria cinetica delle caviglie
tralasciando i piedi però
il tracciato anagrafico perso per primo
alla frugalità dell’esordio

3.
Dimagrisco la mia pesantezza
proporzionale alle solite cose fatidiche
guidare allora diventa
un’incorresponsione al restare
e cucinare uno scongiuro
prendo così di qualcosa di perso
tornando alla solita fame distratta
all’umore svanito della gemmazione

diana isa vallini

4.
C’è tutta un’oscurità
un che di tardo
in questo bagno serale
una pista ottica recidivante
in cui l’occhio non corre
nessuna direzione oltre la polla
di cecità affiorante i fumi
della deriva prenatale
senza pretesa infelicità

5.
è la disciplina dei flussi
che forza l’ostruzione
è l’ostruzione che duole
nell’eco delle emicranie
o una chiusa della postura
sulla diocesi fluviale
a tratti così singolarmente rarefatta
che non recede all’appannarsi
sopravvive celata
poggiata sull’anomalia prospettica
del suo letto
negando come se negare fosse il germe
e la dissidenza, una fioritura postuma
a seme franto
o il destino che si compie
con truce grazia quotidiana

6.
A starsi così vicini
su un cuscino che suppone il domani
si diventa afoni
la parola detta una agiografia elusiva
che collude al silenzio
agito da questa e altre arie morenti
al chiuso della camera
In questa ontologia della marginalità
sono invischiate
le nostre telepatie di bordura
aiuole alle parole e ad altri bisogni
scavati dalla fitta della luce
nel pozzo che scolora
le nostre figure diurne

diana isa vallini

7.
E anche il malnato venga
a dirci l’ebbrezza
riannodando quanto scioglie
delle complicanze
con un nome, cosa sessuata
dell’avvenire con un corpo unisono
allo sguardo, superficie aerea
su un piano di lentissime
manovre informali
coaguli di bruna quiescenza
stornata al sapere
lasciata a vigilia precognitrice

8.
Troppo alto il sole
e da altezza così prossima
compila il giornale della percorrenza
e la diaria dell’interezza
varia il suo compenso
a regime di luce

9.
Ci saranno ancora cani
che mieteranno rifiuti
di là dalla porta
come bilanciamento rituale
alla mia dismissione
affinché riaccenda l’impietrito
da notti cariche di sonno
e dalla cesura del mattino
che defalca definitivamente
le fumigazioni della continuità

diana isa vallini


10.
Questo è un attentato
alla mia provincia
raggelata, un’archeologia
rischiosa appiccata alla notte
che scioglierà il ghiaccio
sulle facce depauperate
dai ballottaggi e sul piatto
di quanto resta, il dubbio
sulla destinazione
delle acque reflue

11.
La notte è solo in ritardo
pronta ad essere sfatta
da una qualsiasi azione di bisogno
da una vertigine ritardante
l’unica omissione plausibile
É un attestato di qua dall’ultimo miglio
una sospensione del raggio visivo
che permuta il campo nel luogo contrario
dell’osservanza e l’appartamento
in una vetrata sul mobilio
d’occasione di un sogno
Sotto la convulsione del sole
tornano slegate dalla didascalia
dello sguardo piccole scimmie
in fuga verso l’insolazione di un incubo
bandolo di una qualche fattiva perversione
feticcio adulto della malinconia
– di questo pensare rado parlando
per stare o sfuggirsi nella trama
di ricordi implausibili
che non si fermano abbastanza
che non attecchiscono

12.
Perde la divinazione dell’alba
il gallo altrimenti che un agguato
al sole sommerso, l’allucinazione
perenne della batteria
e il primato dell’unicità
quasi impossibile su larga scala
anche il leone smarrisce
nei volumi quotidiani il segno involuto
della sua visione purpurea
mentre il lupo non perde
l’orientamento stanotte
né la fonda auscultazione predatoria
tra i caseggiati deturpati dalla noia

VIVIANA SCARINCI

diana isa vallini


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Relativamente all’autrice: Viviana Scarinci

Ex responsabile della segreteria di presidenza dell’Università Popolare di Roma, Upter, e della segreteria generale della Fipec, Federazione Nazionale per l’Educazione Continua, è stata segretaria di redazione di Open, Rivista Italiana di Educazione Continua edita dalla EdUP, Edizioni dell’Università Popolare. Ha lavorato come responsabile amministrativa per Apeiron Edizioni & Distribuzioni. Ha curato per Apeiron Editori, il libro di memorie collettive L’isola di Kesselring. Ha vinto diversi premi letterari tra cui la sezione Scrivere i Colori del Premio Grinzane Cavour. Ha scritto per i principali blog di letteratura italiana. Le sue poesie e prose sono state pubblicate tra l’altro su Nuovi Argomenti, Ali, Filosofi per caso La rivista, Atelier, Gradiva, Capoverso, il Segnale, Tratti. Fa parte della redazione del blog collettivo Viadellebelledonne.  Ha pubblicato con Paolo Fichera l’eBook  Dormi come visibile. Nel luglio 2011 è risultata finalista del Premio Lorenzo Montano per la poesia inedita con Genius Luci. Nel gennaio 2012 viene pubblicato su L’ULISSE n.15, Datazione del mondo normale. E’ fondatrice dell’Associazione culturale PoEtica. Gestisce con Monica Maggi La Libreria e caffè letterario Libra

RIFERIMENTI IN RETE:

http://vivianascarinci.wordpress.com/

ASSOCIAZIONE PoEtica
Fondo Nazionale di Poesia Contemporanea
http://associazionepoetica.com/
via San Michele 63, Morlupo (Roma) tel 06 9071120

LIBRERIA LIBRA
www.lalibrerialibra.com
Libreria specializzata in poesia

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10 pensieri su “Fernanda Ferraresso: luoghi come specchi e tane del tempo in “Diaria dell’interezza” di Viviana Scarinci

  1. Ho trovato questi testi difficilmente penetrabili, è come se fossero ermeticamente chiusi, incapsulati in gusci praticabili solo agli addetti alla manutenzione di quelle stanze di parola.La via proposta da Fernanda Ferraresso mi ha permesso di avere una chiave per aprirle in me e allora ho trovato luoghi che andavano contaminandosi di altre visioni. Carmela

  2. Che cosa posso dire, mi sono detta, davanti a questi luoghi praticamente ermetici, in cui comunque passa una parola, come un filo d’aria uscito tra il petto e la mente e arrivato da mappe di oscurità in cui mi perdo. Ho messo un piede dietro l’altro ed è stato come affondare e sentirsi sollevare dentro una parola che mi toglieva dal senso comune e comunitario a favore di qualcosa di personale eppure da offrire. Una caccia ai giorni e una cacciata da se stessi, quella consueta ombra in fuga sempre.

  3. ” Una donna libera è l’assoluto contrario di una donna leggera. E mi sembra che il lupo che Viviana addita, che ancora si muove nelle vie della notte, quel tempo che incalza tutti e addenta la gola delle donne, che si muovono dentro quella notte senza nessuno che le assista, che anzi affrontano gli ostacoli di quella notte, siano le stesse figure che Simone de Beauvoir citava tanti anni fa, in un filo che lei, Scarinci, annoda dito per dito. ” La faccio senza indugio mia questa sintesi. Grazie per aver fatto queste belle sottolineature. cecilia

  4. Sono entrato in punta di piedi in questi labirinti, perché avevo problemi ad orientarmi dentro le viscere di una parola elaborata per curve gaussiane,anche se la matematica è il mio pane.Ci sono spazi in questi versi che sembrano spalancare volutamente i vuoti, mostrare le voragini che la parola raggiunge nel lanciarsi fino al suo prossimo involucro, che è chi l’ascolta con la mente o con i sensi. Alla prossima. Tomaso Tomei

  5. Certo non posso dire che sia una scrittura facile quella di Scarinci, sembra invitarti e poi ti rigetta anima e corpo fuori dai suoi tragitti, si deve faticare a scalare le profondità dei testi e serve avere mani buone per attaccarsi agli appigli. Una volta iniziato non si torna indietro, bisogna andare fino in fondo.
    anghelica

  6. Pingback: luoghi come specchi e tane « diaria

  7. Le parole di Fernanda, trascendono il testo per bellezza, per cui aiutano l’approfondimento di un lavoro forse non facile. Riguardo i commenti sono due volte grata per l’attenzione e il desiderio di “comprendere” che questo scritto ha saputo suscitare.
    v

  8. In salita, sempre in salita verso un vetta che scivola dagli occhi e dalle dita, un inerpicarsi nei versi per raggiungere qualcosa che non appare, che velatamente risiede altrove, dentro ognuno di noi dove è sempre difficile entrare.
    Un saluto Tiziana

  9. Pingback: la diaria del 2012 | diaria dell'interezza

  10. Pingback: Stasera leggo Diaria dell’interezza e L’amore è una bestia cronica | Diaria dell'interezza

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