TRASMISSIONI DAL FARO N.28 A.M.Farabbi: Ambra Laurenzi – LE ROSE DI RAVENSBRÜCK

Z.Beksinskj

 

Il nostro corpo è memoria biologica dentro cui respiriamo tutti i giorni. Dovremmo alimentare e custodire come vestali il fuoco della nostra memoria, individuale e collettiva, condividere con l’altro un tessuto vitale di attenzione e trasmissione, combattendo ogni tendenza, cosciente o meno, di rimozione e mistificazione. Soprattutto, individuare e riconoscere le motivazioni che generano la rimozione, scovarle denunciarle curarle.

Oggi, come ieri, come domani, è il giorno della memoria. Memoria del mio io, del noi, del mondo, del cosmo.

Scaraventiamoci indietro, per esempio, nei luoghi dove sono esplosi eccidi di massa: dentro i campi di concentramento nazisti.

Nell’inferno, oltre agli ebrei, vennero assassinati zingari, omosessuali e prigionieri politici. Di costoro si sorvola come se fossero stati una componente irrisoria.In realtà, dovremmo ripartire proprio dallo studio dei prigionieri politici, valutando il contesto storico, sociale e politico in cui si opposero, e la qualità e la forma del loro eroismo civile. Così da prenderli a testimonianza esemplare e didattica.

Per questo motivo, indico il buon lavoro della fotografa Ambra Laurenzi come un piccolo, significativo, viatico, capace di portare riferimenti precisi di prigioniere politiche massacrate in nome di un totalitarismo criminale che non ammette dissenso. Un popolo di donne coraggiosamente schierato, internato, si svela a poco a poco, attraverso le voci singole che narrano il proprio io affacciato sul baratro della morte.

L’opera è struttura in modo semplice e chiaro, in modo da poter essere fruita da un registro di fruizione quanto più ampio, compresi i ragazzi in ambito scolastico. Tuttavia, è corredata rigorosamente da una mappa bibliografica per approfondimenti.

E’ sezionata in: una nota storica che presenta cifre e contestualizzazioni in modo da poter valutare l’entità del campo di concentramento, descrizione delle testimonianze e dei nazisti responsabili, cenni bibliografici delle testimonianze e indicazioni delle fonti. I capitoli tematici individuano gli argomenti cardine della vita tragica al campo: 1994, arrivo a Ravensbruck, Blocco 17, la visita medica e la doccia, il lavoro, l’appello, infermeria, sopravvivere, le selezioni, marzo e aprile 1945, il ritorno.

L’introduzione,  annunciando la dedica alla madre Mirella, preziosa testimone sopravissuta al campo, e a tutte le altre donne bruciate nel rogo della storia, ci informa anche sul significato del titolo. Nel più grande campo di concentramento femminile in Europa, a Ravensbrück, furono internati 130.000 donne e bambini di 40 nazioni, 1.200 ragazze ai margini del lager principale. Progressivamente, da luogo di rieducazione e di punizione per donne tedesche (oppositrici politiche, detenute comuni, disabili, ebree, testimoni di Geova) a campo di lavoro di sterminio per mezzo del lavoro (produzione di materiale bellico),  e delle camere a gas.

Qui morirono 92.000 donne.

Il progetto di Ambra Laurenzi va conosciuto e apprezzato per qualità e intenzione.

Quanti altri luoghi di questa terra rotonda ora hanno fuochi e ceneri del genere? In quanti inferni la morte viene finanziata dai nostri re e imperatori occidentali?

Ognuno di noi scintilli la sua coscienza.

Anna Maria Farabbi- 27 gennaio 2012

Ambra Laurenzi

LE ROSE DI RAVENSBRÜCK

Fondazione memoria della deportazione A.N.E.D.

Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei Campi Nazisti

www.ambralaurenzi.com

Altri riferimenti in rete:

http://www.deportati.it/filmografia/film_rose.html

7 Comments

  1. E’ bello che qualcuno si ricordi degli zingari, delle donne oltre che degli ebrei. Non so se qualcuno ha scritto degli omosessuali. Le frange minoritarie, più deboli e già vessate, hanno chiuso la vita in un fil di fumo. Ma qui noi li ricordiamo tutti e ricordiamo le donne che più di tutti sono state martirizzate perchè colpevoli della trasmissione della specie.
    Non si può, non si deve dimenticare, non si può scuotere la testa rammaricati davanti ai negazionisti. L’uomo cova sempre una belva.
    Non permettiamo che cresca e noi donne nutriamo i cuccioli di condivisione , di appartenenza.
    Narda

    1. le donne costituiscono ormai una grande orditura in molti settori,ma la scuola è fondamentale e nella scuola le grossa presenza è femminile. Forse è per questo che hanno tentato di ammazzarla, di azzannarne la giugulare proprio perché in-segnare è produrre qualcosa che resta profondo nella persona che partecipa della vita e della storia di quella vita, non singola ma singolare.Grazie Narda condivido pienamente la tua visione.ferni

  2. Ho ascoltato con commossa partecipazione il racconto delle donne che hanno dato voce alle altre, le donne che hanno vissuto quelle esperienze disumananti.Ciò che mi ha colpito è che in ognuna di loro, pur costrette da un peso schiacciante c’era vivissimo un seme che le ha tenute in vita e non le ha trasformate in cani rabbiosi.Mancava tutto ciò che può configurare la vita domestica e anche in quell’inferno allucinante c’è stato un seme in cui la donna ha preso dal suo ventre, dalle profondità più intime di se stessa la forza per restare in vita. Ringrazio la regista,Ambra Laurenzi, e Anna Maria per questa presentazione che spero di condvidere anche con altri perché il filo delle voci non si spezzi. fernanda

  3. Penso che non ci sia niente di più emozionante e commovente del sentire la verità detta con voce limpida e asciutta ma diretta, non un film ma un ascolto profondo. Ringrazio tutte coloro che hanno contribuito a questo evento e aquesto lavoro corale.

  4. Il nostro corpo è memoria biologica dentro cui respiriamo tutti i giorni. Dovremmo alimentare e custodire come vestali il fuoco della nostra memoria, individuale e collettiva, condividere con l’altro un tessuto vitale di attenzione e trasmissione, combattendo ogni tendenza, cosciente o meno, di rimozione e mistificazione. Soprattutto, individuare e riconoscere le motivazioni che generano la rimozione, scovarle denunciarle curarle.
    Oggi, come ieri, come domani, è il giorno della memoria. Memoria del mio io, del noi, del mondo, del cosmo.

    Condivido questo presupposto perché azzera le differenze su cui sono state costruite le nefaste azioni di cui la storia e la geografia più di ogni altro è testimone. I segni restano nei suoli, nelle nazioni che quei suoli occupano, sotto i piedi non impronte ma vite.Dimenticare significa non sapere chi si è e cosa ci rende vivi.Saperlo ci farebbe tremare. Grazie, ho visionato il film con ferni che ringrazio moltissimo. cecilia

  5. Chi nega non vede non sa vedere quello che purtroppo ancora si ripete,sì si ripete ancora oggi e spesso con gli stessi antefatti e le medesime modalità.

  6. Seguo sempre le proposte di Anna Maria Farabbi, la sua è una voce guida, e anche per questo articolo non posso che ringraziarla.Cercherò senz’altro il documento video proposto. Giovanna

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