IL BIANCO, CASA DELLA PAROLA DOLENTE- A. Pivanti intorno a “Il libro degli haiku bianchi”

Jean Marie Massau

La lettura recente de Il libro degli haiku bianchi ha lasciato un sapore che riconduceva a una sovrapposizione – ad un colto da alberi diversi, ma con una radice comune – che non sapevo attribuire in luogo e valore; un sovrapporsi del quale non avevo capacità di ricostruire perimetri e coincidenze, e nemmeno inizio, fine, bisettrici e attraversamenti.
L’altrettanto recente rilettura di Feux, piccolo testo di Marguerite Yourcenar uscito da Gallimard nel 1974, ha improvvisamente restituito l’itinerario, orientando il ritorno all’ancora più minuto testo di Agustoni, consentendo perciò di ritrovare il retrogusto che era rimasto fermo sulle papille gustative di entrambe le letture.
Non si tratta di analogia formale o stilistica: tra i “quasi haiku” di Nadia Agustoni e gli intermezzi tra figure “classiche” (spesso in forma di epigramma) di Marguerite Yourcenar vi sono profonde differenze di modo. Ma l’abisso che entrambe raggiungono, per vie differenti, è sorprendentemente comune, arredato con mobili tutti verniciati con un condiviso color of pain. Proprio nella stanza del dolore – o, meglio, nelle forme asimmetriche delle pareti dolenti – si trova il vetro opaco oltre il quale si scorgono, reciproche, le due figure delle autrici (una per parte): Nadia, nella proiezione della veranda che apre al giardino (l’uccelletto / sa / il periplo della luce // il compiersi / estraneo / dell’ora), Marguerite, nella camera del talamo rubato (Non esiste / un amore infelice: / non si possiede / se non ciò che non si possiede. // Non esiste / un amore felice: / ciò che si possiede / non lo si possiede più).
Nadia Agustoni – coinquilina di versi in LietoColle, ove ha recentemente pubblicato l’importante Il peso di pianura per la cura di Piero Marelli – sa essere, in questo libriccino, molte cose in un tempo: tersa e sola come l’aria che conduce il suono (l’esito delle campane / a sera: / questa solitudine), portatrice di abbagli improvvisi che nascondono l’ombra (il sole impagliato, / l’ardere degli occhi / dietro la luce), testimone (involontaria?) del naturalismo di Émile Zola (Sono vicina a credere / al fiore che s’apre, / non a grammatiche) piuttosto che della metafisica di Macedonio Fernandez (Né prima né dopo / sono in noi… / La mente è omonimia // non del medesimo / ma della materia, / del transito).
Anche in questa lettura del molteplice, non sembri azzardato il paragone con Yourcenar: nelle pur ovvie diversità tra il dire appartato di Nadia e l’appartenenza all’Accademia di Marguerite, Agustoni ha una capacità chirurgica di dire senza nascondere, eppure di suscitare un’attesa ove “colmare” sembra ineludibile (ma ogni radice / non sa che la terra… / il significato è dopo). E che – com’è nella nota dell’autrice – Nadia Agustoni parli di “un dire quasi bianco” conferma l’altro tassello cui appendere con sicurezza il quadro delle similitudini, dove il “quasi bianco” sfuma nel “bianco chiaro” di molte visioni coloristiche sparse in testi diversi di Yourcenar.
La piccola raccolta Il libro degli haiku bianchi, nella Collana Gazebo Verde a cura di Mariella Bettarini e Gabriella Maleti, si apprezza per le molte ragioni descritte, oltre che per una pregnante difesa del profondo di sé come strumento di crescita e verità.
Con le parole dell’autrice: L’erba è solo erba / ma nulla / è meno superficie.

Augusto Pivanti- 2012

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NADIA AGUSTONI, IL LIBRO DEGLI HAIKU BIANCHI- GAZEBO VERDE 2007

11 Comments

  1. Ma grazie, vedo or ora questo articolo e la lettura di Augusto Pivanti, autore di cui mi ha parlato Piero Marelli, mi fa davvero pacere. Non so come ti siano arrivati gli haiku Augusto, ma a distanza di anni dalla loro pubblicazione mi sembra abbiano una loro strada. Un caro saluto.

  2. Bello ritrovare qui queste note. E’ vero che la poesia, la vera poesia, ha lunga vita, e quella di Nadia lo è.
    Francesco t.

  3. Elina non modo di avere il libro, ma me ne sono rimaste delle copie e se lasci il tuo recapito alla redazione perché me lo trasmetta, volentieri te ne invio una copia.
    Un saluto a te a Francesco ad Augusto.

  4. L’erba è solo erba / ma nulla / è meno superficie

    Ho un amore particolare per l’erba, tutte le specie, ortiche comprese, di cui mi sento una compatriota anche se, molto meno efficacemente di ogni essere di quel mondo, mi sento io più vegetale, nel senso ridicolo che attribuiamo a questo termine, di ogni suo rappresentante. In basso sta l’uomo e in alto, nella catenaria che ci tiene insieme, i vegetali che hanno approntato questo pianeta e ancora praticano attivamente la regola della economia mirata all’alta “speculazione” della vita. E speculum è la radice della loro azione, come a dire che tutto quaggiù rispecchia il cielo accogliendolo, incorporandolo e restituendolo:vivo, corpo anch’esso dei nostri. Tutti come un solo uno in ogni uno. Ecco, solo questo per me è l’ago e la cruna. Perdo l’identità, ma cos’è se non una falsificazione di presenza?Dolore e dolo della falsificazione, della spartizione di ciò che è unito, insolubile e non è divisibile, solo moltiplicabile senza poter sentire solitudine ma anche noi la stessa radicante energia del sole e dunque “soletudine”, per ciascuno di noi. Ha bisogno di distanza una galassia per stare accanto ad un’altra, eppure di cosa è fatta la sua sostanza? Grazie per questa presentazione, grazie a Nadia per essere passata da queste stanze di carta. fernanda

  5. Caro Giorgio, il merito è di Augusto Pivanti, personalmente ho semplicemente accolto entrambi, con la gioia di avere un punto di vista in più sull’universo alla finestra di Nadia, che ringrazio dei sentieri che traccia. ferni

  6. Ho conosciuto Nadia sul lago d’Endine, in occasione del premio “il lago verde”. Poche parole in mezzo a troppa gente.
    E ora mi dispiace di non aver avuto modo di parlarle davvero.
    Leggendola, ascoltando quel silenzio che sa muovere le percezioni più profonde e che si levano vive dai suoi versi, mi vien voglia di abbracciarla e dirle che è lucente la sua bellezza e che la trasmette piena.

    Come Elina avrei piacere di acquistare il libro, se fosse possibile senza dar fondo alle ultime copie tue.

    ciao, iole

  7. Ringrazio tutti, come dicevo il libro, senza distribuzione comunque, è di anni fa e non è importante siano le ultime copie, mi fa piacere lo leggano persone a cui interessa.

    Iole manda pure il recapito alla redazione. Ricordo bene l’incontro di allora, un saluto.

  8. un primo passaggio nel “quasi bianco” e mi sorprende l’attesa dei colori, senza soluzioni, costantemente tradotta nel tempo
    haiku cinque e potrei pensare alla casa sull’albero, alla sottile euforia che si infila tra i rami, fili tesi e attesi di un vuoto colmo a venire.
    Il tempo segue una sua grammatica, una parola netta e pulita, tagliata raccoglie le erbe del giardino, gli anni scanditi dal fiore che fu radice e seguirà a crescere. Questo leggo o forse mi piace leggere in una fantasia di infiniti pensieri che non ripongo in alcuna scatola.
    Poco lo spazio e poco il contenuto da donare da donarti Nadia ma ti giunga il mio grazie per la sonorità che tu dici e che io sento.

    elina

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