Su L’attesa di Pablo Gozalves : Alessio Brandolini – Tra immagine e parola

Avevo letto questa presentazione di Alessio Brandolini qualche tempo fa e mi aveva mossa a cercare e a leggere il libro, specialmente perché trovavo tracce della mia stessa ricerca, del mio modo di guardare il mondo interiore ed esterno per poi ri-tra-guardarli entrambi in una sezione comune. La offro anche  voi, quella presentazione, perché, forse, qualcosa muoverà anche i vostri passi, verso una libreria o verso il libro, o …un libro, se non proprio questo. In fondo gli incontri migliori è il caso che ce li presenta, come accadde per me quella volta. f.f.

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Pablo Gozalves

Sulla scia dei grandi poeti boliviani (come Jaime Saenz, Blanca Wiethüchter, Eduardo Mitre e tanti altri) Pablo Gozalves, nato a La Paz, dove vive, nel 1977, fa il suo esordio letterario nel 2005, con la raccolta poetica La espera, tradotta in italiano nel 2007 dalla poetessa Caterina Camporesi, con il titolo L’attesa (libro diviso in quattro parti o “momenti”) e pubblicato dalla casa editrice veneziana Sinopia, che molto sta facendo per diffondere in Italia la buona poesia boliviana. Pablo Gozalves è anche artista grafico e pittore, e le sue opere sono state esposte non solo in Bolivia ma anche all’estero. Lo scrivo perché il libro contiene quattro disegni a china dell’Autore, simbolici-grotteschi, di volti che sembrano maschere deformate dal dolore (e/o dall’attesa?). Scrive Claudio Cinti nella quarta di copertina: “Ciò che immediatamente colpisce nella poesia di Pablo Gozalves è il tentativo di costruire una essenziale relazione tra la parola e l’immagine”. L’attesa è un esordio che convince, meditato nella costruzione e nella scelta dei testi, maturato nel silenzio (“La poesia è silenzio /e il silenzio /macchia / dello spirito”) e nella contemplazione, “masticando idee” tutti i giorni, fatto di poesie intense e simboliche, levigate nel linguaggio, che spesso dicono tutto in pochi versi:

Fermarsi
al filo dell’abisso
e comprendere
che lo spirito
attende nel limite.
Solitudine vedetta.

Come scrive Caterina Camporesi (che da poco, ma lo fa bene, si cimenta nella difficile arte della traduzione) nel saggio che chiude la raccolta “la poesia, grazie al misterioso intreccio di suoni e senso, possiede il meraviglioso dono di comunicare l’essenza del suo significato letterale”. Ecco, questo libro di poesia comunica qualcosa di profondo ed essenziale, come un desiderio di avvicinamento e di scoperta, i passi fatti in solitudine, le titubanze e le speranze dell’atto creativo, le discussioni con un se stesso osservato dall’esterno, e poi un’altra misteriosa presenza (“un terzo Occhio”, viene chiamato nei testi) e quella – assai più rassicurante – della donna amata, con quel suo giovane corpo che risplende (“La tua pelle / delinea / il silenzio / le tue mani / infiammano / l’infinito”). Lo fa per gradi, per “pennellate”, allargando il verso e ampliando il respiro poetico nella parte finale del libro, ma sempre tacendo sui particolari, sui dettagli – affidandosi ai suoni e al ritmo – di una ricerca esistenziale e sentimentale che intreccia il dolore al desiderio e all’estasi, la fragilità dell’essere e dell’esistere alla forza dell’amore, dei gesti e dell’erotismo. Così come avvicina (e fonde) i versi alla pittura:

Uno specchio in un foglio.
Un pezzo di carbone che penetra nello specchio
e abbozza una figura.
Varie orme rincorrono altre orme.
Alla furia delle linee sovrapposte
seguono ore di contemplazione e di distanza.

All’improvviso, la presenza si manifesta,
ordina e delinea le tracce;
le agita e le mette in discussione.
Lo specchio e il foglio si separano,
divorziano nel limite per liberare un esito.
Una rivoluzione nei sensi.

Anche la capitale boliviana, La Paz, rimane sullo sfondo, avvolta in un alone metafisico, soltanto in chiusura si delinea ma subito “si dissolve nello specchio”. Nella città “Uomini di cera abitano vie e strade, / avanzano, / travalicano la giuntura secca delle mani. / Goccia a goccia / si sciolgono all’orizzonte”.
Pablo Gozalves, L’attesa (Sinopia, Venezia 2007, cura e traduzione di Caterina Camporesi, pagg. 86, 9 euro – con una prefazione di Martha Canfield e quattro disegni dell’Autore).

Pablo Gozalves Ríos
è nato a La Paz (Bolivia) nel 1977. È laureato in Arti Plastiche, con specializzazione in pittura, presso l’Università Mayor de San Andrés. La pittura ad olio e il disegno sono le modalità con le quali si è espresso sino ad ora. Inoltre ha collaborato, realizzando una serie completa di disegni, alla riedizione del libro Relatos de Victor Hugo (2005) dello scrittore V. H. Viscarra di La Paz; opera data alle stampe dalla stessa casa editrice che ha pubblicato La espera (2005), prima opera poetica di Pablo Gozalves. I suoi quadri, già esposti nelle sale boliviane ed europee, danno rilievo al complesso “Paisaje Interior” (2004).


RIFERIMENTI IN RETE:

http://www.filidaquilone.it/num015brandolini.html

http://www.arte-bolivia.com/pablogozalves/

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