PRIMA DI GETTARE IL CALENDARIO del 2011 bisogna ricordare che: Uscire dalla crisi è fermare la guerra- Pane Pace Lavoro

Si tratta di condivisione di intenti e di azione, di presa di coscienza che tutti dobbiamo imporci e sollecitarci a compiere, per questo, insieme con un altro sito DaSeyn, che spesso ci invia inediti d’arte e novità da vari settori e discipline,allarghiamo la base di condivisione. C’è in quanto è scritto un seme che ha profondità in noi e sentiamo come nostra terra di identificazione. Sulla scia di ASPETTANDO UN NATALE CHE RITARDA questo testo sembra offrire le stesse specifiche richieste degli autori che hanno collaborato alla raccolta. f.f


MANIFESTO-PPL-DIC10-2011

Intervento in occasione della consegna del premio Nobel per la pace
Siamo da tempo sull’orlo del precipizio a causa di una politica e un’economia interne che ci hanno fatto dimenticare di essere parte di un mondo intero, un mondo martoriato dagli stessi drammi che noi oggi ci troviamo ad affrontare dopo la fine, tanto agognata, del governo Berlusconi.
Siamo italiani, ma la Pace e il Lavoro sono diritti di tutti e per tutti. Non ci è permesso rinchiuderci nell’orrida prospettiva dei soli interessi individuali nazionali. Ma come pensare di uscire dall’attuale baratro economico con i vecchi schemi? Come credere ancora che la guerra, in tutte le sue crudeli forme, sia una via possibile? Davanti a questo dirompente sviluppo storico è più realistico, più giusto, più umanamente sostenibile, cercare soluzioni nuove piuttosto che arroccarsi nei vecchi modelli economici; modelli che hanno dimostrato di alimentare solo l’oppressione delle popolazioni più deboli e cicliche depressioni.
L’intero Corno d’Africa è alla fame, sotto l’egida di un nuovo colonialismo mascherato. In Siria il Governo da mesi affoga la rivolta sociale nel sangue, gli interventi internazionali e della Lega Araba rimangono inascoltati e i morti sono già più di 3000, l’ombra di una possibile guerra in Iran cerca di passare nell’indifferenza come sufficientemente lontana.
Condanniamo, a oriente come ad occidente, ogni “programma nucleare”, la ricerca e il mantenimento di un’ arma che può riportare l’uomo all’età della pietra in pochi attimi, ma, contemporaneamente, ci chiediamo chi possa decidere a chi spetta il possesso dell’arma atomica. Dove e come viene deciso qual è lo “Stato Canaglia”? Con quale diritto l’uomo può diventare, ancora una volta, lupo per il suo simile?
Riportare le Nazioni Unite alle proprie funzioni mediatrici e diplomatiche originarie sembra oggi l’unica via possibile. Anche noi, Italiani, sappiamo che per ricostruire questo Paese dalle ceneri su cui l’ha lasciato il berlusconismo dobbiamo guardare oltre i nostri confini. Solo una distribuzione vera della ricchezza, la fine di ogni colonialismo, e, in sintesi, la pace tra gli uomini, possono metterci nelle condizioni di guardare a un’economia nuova, realmente a misura d’uomo.
Oggi, in occasione della consegna del Premio Nobel per la pace significativamente assegnato a tre donne africane, ripetiamo che dobbiamo uscire dalla violenza insita nell’egoismo, nel perbenismo, nell’indifferenza in cui la nostra tanto proclamata “civiltà occidentale” ci ha trascinato. Per farlo concretamente, chiediamo alla politica internazionale di ripartire da queste tre parole: Pane Pace e Lavoro.

Pane Pace Lavoro 10.12.2011

Riferimento in rete: http://panepacelavoro.com/2011/12/08/uscire-dalla-crisi-e-fermare-la-guerra/#more-843

Riportiamo e facciamo nostri anche i loro AUGURI, per riflettere e mettersi in azione:

http://panepacelavoro.com/2011/12/21/buon-natale-da-pane-pace-lavoro/

Buon Natale da Pane Pace Lavoro –21 dicembre 2011

Manifestazione di Pane Pace Lavoro – Reggio Emilia, sabato 24 dicembre 2011, ore 17.00 via Emilia San Pietro.

In questo Natale guardiamo alla nostra società e ci chiediamo se il mondo non sia ormai diventato una “ditta universo”, poiché l’economia impera su tutto e tutti: nei rapporti tra le persone, nelle decisioni, nel lavoro e nell’educazione. Per noi il Natale è  il momento in cui si ricorda la nascita di colui che mostrò la possibilità di una vita da vivere non nella solitudine dell’individualismo e del privato, ma nell’unità di una compagnia fra gli uomini, capace di costruire una società ed una convivenza più giusta. Una politica nuova è oggi una necessità vitale davanti agli occhi di tutti, una politica che scardini gli interessi di classi e corporazioni, una politica di attenzione all’umano e non di sopruso.
Davanti alle imposizioni dell’alta finanza torniamo, perciò, a pensare a che cosa domandare alla politica e ad unirci per chiedere insieme che chi ne ha il potere, dagli amministratori ai politici, passando per i datori di lavoro e per quanti dirigono la società civile, imposti il suo operato  sulla giustizia e sulla libertà. Chiediamo quindi che si ricominci a pensare la politica da queste tre parole: pane pace e lavoro.
Il pane: osservando con lo sguardo limitato del nostro locale benessere, ci pare di andare verso uno sviluppo tecnico senza sosta; ma, alzando lo sguardo e allargando l’orizzonte, non possiamo non renderci conto del fatto che, per essere tale, questo nostro sviluppo deve produrre, altrove, distruzione sia naturale che umana.
La pace: le guerre di oggi hanno cause di “pane”, cause eco-economiche. Le guerre di cui il mondo è pieno sono solitamente precedute da embarghi violentissimi: gli eccidi africani, la spartizione coloniale della zona del Golfo, i massacri in Cecenia e i “golpe” latinoamericani. Allora, in nome di questo “ordine” mondiale, si interviene, contraddittoriamente, con le armi per portare la pace. La pace come sistema implica invece un distacco dalle armi.
Il lavoro: l’uomo lavora per produrre ciò che serve a lui e agli altri uomini, lavora per il bisogno intrinseco che ha di esprimersi in ogni azione con energia finalizzata, lavora per aiutare chi è più povero. Nella società attuale, se si vuole che l’uomo sempre più si realizzi, devono essere valorizzati e aumentati continuamente la responsabilità e l’impegno nel lavoro d’invenzione, soprattutto per le giovani generazioni, cioè in un lavoro che corrisponda alla scoperta dei veri bisogni e susciti lo sviluppo dei bisogni umani dell’umanità, con attenzione d’amore a tutto.
Sarà questo l’unico modo per poter affrontare l’attuale crisi economica senza dover schiacciare nessuno per mantenere i privilegi di pochi, gettando le basi di una società in grado di sostenere e valorizzare ogni sua componente.
Pane Pace Lavoro, Natale 2011

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