Vittoria Ravagli a proposito di Donna/madre/dea madre: una lettera di Paola Febbraro

 hansen 

Art Hansen large-7

.

Da molti giorni ho in mente una lettera di Paola Febbraro, un’amica poeta. Con lei ho avuto per anni una vivace corrispondenza e questa che segue é parte di uno degli scritti che più sono rimasti vivi nel mio ricordo, pieno com’é di spunti interessanti. Risale al maggio 2005. Ve lo propongo.

Di Paola Febbraro scriverò, scriveremo più a lungo. La sua poesia é profonda e sensibile, bella, femminile, umanissima. Paola é morta ancora giovane nel 2008, a Roma, dove viveva.

“…..L’anima che è stata ceramica, argilla… polvere di terra.. è un’immagine suscitata proprio dall’inizio del mio riavvicinamento ad una preistoria…quella delle donne… è stato un modo che mi ha fatta sentire in comunione con il lavorìo delle mani delle donne di allora.. (avevo bisogno del tocco, del contatto) come anche il corpo che è stato vaso… le forme dei vasi riproducono forme femminili del corpo… (ricordo di aver portato avanti così in profondità questa identificazione… da aver provato un senso di dolore nel vedere vasi rotti nelle bacheche di certi musei e invece un senso di morbida pienezza e di calma nel vedere vasi integri).

Ora queste suggestioni si sono trasformate. Sul fatto di un fissare tutta l’attenzione sulla parola madre…. È più complesso. Ed è per me un cammino, un percorso, che ha avuto per me i suoi passi: prima uno poi un altro, e dei tempi di assorbimento ed elaborazione personali, individuali (legati almeno per me soprattutto alla lettura dei testi della Irigaray che, diciamo, mi ha molto coinvolta anche per il so discorso non di poco conto sul linguaggio, essendo questo, il linguaggio, strumento e argomento di un mio fare). Credo proprio che ora, per te (ma anche ancora per me, perché, come tu stessa dici, è qualcosa che sempre si rinnova e ritorna) l’aver ritoccato e cominciato a conoscere nel modo giusto la dea-madre la Mater-Terra sia evento e incontro da coltivare in santa pace, cioè nei tuoi modi: silenzio, respiro, amicizia con altre donne che hanno già esperienza di questo. Con questo voglio dire che quando nomino o cito la Irigaray o altro ancora non voglio dire che sia discriminante averla letta o no. O esserne prese o no.

Qui accenno solo ad un aspetto che stava dentro quella mia affermazione e che è quella che magari mi coinvolge di più in questo momento:

Cerco di non dimenticare la coppia madre-figlia, perché se quello che è accaduto è stata il depauperamento e la eliminazione della dea-madre-natura per sostituirvi il Dio-Padre che ‘crea’ il mondo (già, crea il mondo che non è la terra, ormai per me ogni volta che sento pronunciare la parola mondo presagisco qualche ‘dolore’, qualche sofferenza qualche più o meno involontaria ‘onnipotenza’ e superbia) questo ha poi portato alla separazione forzata e ‘tragica’ tra madre e figlia (Demetra-Persefone per esempio) e allo svilimento del rapporto d’amore e quindi di conoscenza del loro rapporto per cui la madre da ‘rispettare’ ( e questo sia per i laici che per i credenti) è diventata solo la madre del figlio (maschio).

Rintraccio qui in madre-figlia molte delle dinamiche legate alla trasmissione delle sapienze e dei ‘consigli’ tra donne. Mi sembra cioè, almeno nella mia esperienza, che spesso molte dimentichino di essere anche figlie di una ‘propria’ madre vera. E che, per esempio, in certo senso nostra madre rappresenta la prima dea-madre con cui abbiamo a che fare. Che la rappresenta anche a sua insaputa naturalmente. Non vorrei sembrare troppo personale o troppo psicoanalitica. Ognuna fa un suo percorso a seconda della propria vita. Questo è il modo, riportare ogni volta ogni cosa alla mia reale esistenza-storia, di , come dire, mettere in pratica ogni sapienza.

Divagazione: (Oramai quando leggo dei cosiddetti miti o guardo statue o statuette li vedo sempre come uomini e donne realmente vissuti e anche come rappresentazioni di veri uomini e vere donne e non di ‘favole’… direi che li ‘leggo’ in senso letterale, senza interpretazione: per esempio la tanto acclamata statua del Bernini del ratto delle sabine ..(qui al museo ne vendo la cartolina) tutti ad ammirarne le forme, quella mano che affonda sulla coscia così .. carnale nonostante sia di marmo. Tutti si fermano lì su quella mano su quella coscia , poi le braccia alzate della donna sabina , sempre mezza nuda, che viene rapita per una questione di guerra ‘tra uomini’ il volto spaventato… quasi non ci si fa caso… “ah com’è realistico .. com’è bello!” sì ma fa orrore ed io la trovo ormai orribile. Non mi piace. Mi dico: come si può ‘godere’ di fronte alla rappresentazione della violenza su una donna? Me lo chiedo, mi rispondo ma anche metto in pratica: quella statua non mi piace, probabilmente non mi è mai piaciuta,e non è questione di barocco o di neoclassico è solo che fermamene mi rifiuto di dire che è bella la rappresentazione di una violenza.

Non è che questo poi mi abbia sciolto definitivamente dei nodi o delle difficoltà che ci sono e che incontro nei rapporti con altre donne ma è comunque una cosa che tengo presente e nella scrittura delle poesie poi la tengo presente ‘sempre’, mi faccio, come dire guidare e … anche insegnare…

… quello che scrivo a volte è ‘più avanti di me’ … viene da molto lontano e da più lontano arriva più mi sembra… indichi il futuro… a volte…..Paola – 24 maggio 2005″

Annunci

16 pensieri su “Vittoria Ravagli a proposito di Donna/madre/dea madre: una lettera di Paola Febbraro

  1. Grazie Vittoria per aver condiviso questo profondo scritto di Paola Febbraro. Mi piacerebbe che si riuscisse a mettere assieme, partendo da noi, tutte le cose profonde e significativve che noi donne ‘disseminiamo, lungo il nostro cammino attraverso la nostra scrittura. Sarebbe bello e molto utile a rafforzare la fiducia in noi stesse e tra di noi. Abbiamo sempre più bisogno di reti positive che sostengono non solo noi ma soprattutto le nuove giovani generazioni che hanno così poco presente il ‘loro’ recente ‘passato’ sempre più a rischio da queste logiche accumulatrici e dissipatrici di governi ballerini e comunque maschili. Grazie.
    anna

  2. ringrazio Vittoria per la porta che apre lo scritto
    ci sono passaggi che mi hanno colpito e suggestionato e verità molto intense
    “E che, per esempio, in certo senso nostra madre rappresenta la prima dea-madre con cui abbiamo a che fare. Che la rappresenta anche a sua insaputa naturalmente”

    sostanza e guida tracciata sull’acqua della nascita
    elina

  3. domani è la vigilia di natale: inoltrerò il libro postumo di Paola Febbraro all’editore Lietocolle. Ho passato più di un anno di lavoro intenso, intimo, precipitato, terso, tra le carte di Paola, sotto l’autorizzazione e il comandamento della madre Giovanna. Mi sembra questo il luogo e il tempo giusto per questa annunciazione sacra.
    Buona ri/nascita cosmica a tutti. Ovunque.

  4. mi sembra veramente bello questo impegno di donne poete perché la voce di una di loro possa ancora farsi udire.
    la rappresentazione della Dea Madre ha radici remote, dalla dea pomona, al culto di Nut, fino alla Madonna ecc… In ogni contesto culturale ne sono stati espressi gli aspetti concavi (i vasi) per contenere, convessi (mammelle) per nutrire. l’immaginario di tutti i tempi la collocava come sorgente di vita. il culto del dio padre è posteriore e indice di sopraggiunta sopraffazione maschile.
    sarà interessante lettura.
    grazie a tutte voi e a Fernanda.

  5. Ho una nutrita raccolta di testi sulla dea madre da quando Anna Maria e Vittoria, andai ad una presentazione a Sasso Marconi, mi presentarono il lavoro di Gimbutas, che supito mi appassionò e ancora lavoro e lavoro intorno a questo cielo aperto in terra come un vaso ancora e sempre in lavorazione. Ciao Cristina e grazie anche a te. ferni

  6. Carissima Vittoria, Fernanda, Anna Maria e le altre,
    grazie di questa empatia davvero “natalizia”, di questi doni di umanissima amicizia, attenzione, premura, amore verso gli scritti, il ricordo, la vita, la meravigliosa persona che è (stata: ma è ancora così viva tra noi!) Paola Febbraro e la sua meravigliosa scrittura.
    Grazie, e a voi tutte un augurio di vero cuore da parte dell’amica
    Mariella

  7. Grazie cara Mariella e, visto che passi dalle nostre parti te lo chiedo pubblicamente:- vorresti nessere dei nostri? – Ci farebbe solo piacere,un grande piacere.f

  8. Ecco alcune poesie di Paola Febbraro, bellissime, tra quelle che più la ricordano:

    dal libro “La rivoluzione è solo della terra” Ed. Manni 2002 (Silloge vincitrice del Premio Giorgi 2002 – Le Voci della Luna).

    e l’intensità di cui sono piena scende piano ed io
    lascio che salga dalla pianta dei piedi questa liberazione

    è come se il tempo entrasse così dentro il mio corpo
    e così cammino respirando ogni lento passo dei miei piedi

    e questa stanchezza mi fa occhi limpidi come acqua dalle montagne e
    c’è dentro di me una sorgente forte che non sta bruciando
    ed è così ricca di minerali

    io
    ho sapore

    1 settembre 1997

    °°°°

    RONDINE NERA – dedicata a Amelia Rosselli –

    ed io ora le canto le canto quasi senza voce perchè senta

    e tu stai tranqulla
    non vedi quanti pesci in fondo al mare
    non senti come trillano gli uccelli
    hanno trillato tutti dall’altra parte della terra
    regina delle rondini
    anzi
    sorella

    21 gennaio 1997

    °°°°°

    azteca creatura di madre
    camicia da notte leggera
    meccanica veste

    15 febbraio 1996

    °°°

    Non c’è trionfo
    solo mutazione

    Non ci sia mai trionfo dentro di te a stonare
    perché non c’è trionfo
    solo mutazione

    16 gennaio 1997

    °°°°

    Pasqua senza Victor

    i vivi premono troppo e minacciano la vita dei morti

    mi sono lavata i capelli
    mi sono lavata la testa i capelli la testa mi sono lavata la testa
    i capelli e ho detto:

    sono della specie femminile che piange

    22 aprile 2000

    °°°

    7 gennaio 1997

    bisogna imparare di nuovo
    dove poggiare le cose dentro e fuori di noi

    e bisogna imparare ad allontanare e ad avvicinare
    sia cosa ci fa bene sia cosa ci fa male

    e bisogna imparare ancora
    ad avvicinare e ad allontanare

    sia chi ci dà del bene che chi ci dà del male

    14 gennaio 1997

  9. C’è, sull’ultimo testo :bisogna imparare…una frase che mi è tornata alla memoria perché spesso torno a rifletterci. Penso a quell’indicazione che si dovrebbe seguire e perseguire: – non separi l’uomo ciò che dio ha unito – A mio modo di vedere non c’è cosa essere atomo stella bagliore…che non sia legato ad ogni altro e l’umo in milioni di modi, con pensieri gesti e parole, non ha fatto altro che dividere, staccare, tagliare,disunire.Perché ogni sillabazione è separazione come ogni parola, anche quando getta il suo ponte in realtà pontifica e separa.Nella nostra assoluta ignoranza, nella nostra quotidiana balbuzie nel pronunciare il mondo, ci separiamo da noi stessi, distruggiamo i ponti che esistono naturalmente, e addirittura l’isola che è immersa sempre in un liquido che è amniotico, quanto lo è il nostro corpo, corpo completo, dunque benemale come molecole insolute dell’essere, viene separata da quella bene-dizione, per essere cav(i)a di rumore, un fragore dovuto a fusione, a confusione. Grazie Vittoria per questi testi messi a disposizione in lettura.ferni

  10. “… quello che scrivo a volte è ‘più avanti di me’ “. Un po’ di tempo è passato, sarebbe ora, io credo, di cominciare a pianificare un lavoro di rilettura, approfondimento parola per parola, elaborazione o movimento di pensiero anche critico sulla poesia di Paola, magari da raccogliere alla fine. Per darle nuova luce.
    P.

  11. Lo si sta facendo infatti. Anna Maria Farabbi, nostra coresponsabile del blog, ha dedicato due anni a questo lavoro di rilettura.A breve la presentazione.Sarà Vittoria Ravagli a presentarlo. Vi faremo sapere anche le date degli incontri. A risentirci e grazie.ferni

  12. Anna Maria Farabbi lo aveva annunciato ed ora mi piace dire che è in libreria “Stellezze” di Paola Febbraro
    Collana Oro, Lietocolle

  13. Pingback: Anna Maria Farabbi :Ricordo di Paola Febbraro nell’anniversario della scomparsa | CARTESENSIBILI

  14. Pingback: PAOLA FEBBRARO: una festa per lei | CARTESENSIBILI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...