Cristina Annino – Nostalgia

Madrid Rio

Più che la città, mi piaccio io dentro la città. Guardavo la televisione in casa di Angelita a Madrid; era il giorno di Natale e inquadravano una strada di una certa metropoli. A un tratto si vide un giovane uomo che camminava leggendo il giornale. Fu rallentatore sembrò che nuotasse spingendo altri. Poi un’infinità di teste divenne più alta e più bassa delle sue spalle che continuavano a spingersi in avanti, quasi venisse verso di noi. Dava l’idea di camminare da un secolo e allo stesso tempo di poter svanire all’improvviso come annegasse.

– Così si cammina in una metropoli- dissi rivolta ad Angelita.

– Beh, io non ci riuscirei mai.

– Volevo dire catastrofici e accidentali.

– Ah!

Tutto, in quella stanza, odorava di pesce, tra acre e appassito. Anche a Natale, Madrid ha l’odore d’un fiume; i dolci non ce la fanno e nemmeno le spezie. Vince quell’acqua paludosa, stantia, e se comincia a piacere questo il più è fatto. Angelita è nana, quarant’un anni, un gran bel viso e un amante diciottenne che l’adora. Guardai gli stretti pantaloni di José dove il sesso appariva enorme, al polso destro aveva sottili braccialetti di cuoio e al collo tre sottili foulards. Nessuno sembrava più felice di quei due: mangiavano paste alla crema, si baciavano mentre la nuca leggera di un seno di lei, seduta sulle gambe di José, sporgeva dalla vestaglia. Dissi:

– Esco, ho voglia di un po’ d’aria fresca.

Loro mi seguirono. Si era in tre su una via qualunque: Angelita con i piedini dentro zoccoli di legno altissimi sembrava una borsa appesa al braccio di José, io avanti sentendo tutto. Nessun popolo accetta l’esagerazione disinvoltamente quanto la Spagna; è piena di esagerati felici, rispettati, accolti a baci. Ciò è confortante anche perché storico: pura storia dell’arte. La Spagna si capisce meglio in questa chiave. Mi voltai:

– Voi non dovreste entrare nel mercato comune.

– Senti senti.

– La Spagna dovrebbe essere l’Hong Hong dell’Europa. Per me

almeno sarebbe la scelta migliore. Porto franco. Ecco.

– Non mi intendo di politica, ma se lo dici tu – rispose lui.

– Che c’entra. Anch’io non mi intendo di politica; ma questa è storia. Il vostro vero modo sarebbe valutare al massimo le differenze, non il vino, le arance, l’olio, le automobili, bensì la vostra storia.

– Senti senti.

– Al diavolo l’Europa, voi non sarete mai l’Europa!

Parlavano tra loro senza più ascoltarmi; del resto non ero stato affatto chiaro. Ma mi infastidiva che i bar potessero chiudere secondo l’orario di quelli francesi o italiani; che i negozi finissero col brillare dello stesso costo. Mi infastidiva che un’ aria di falso benessere potesse infilarsi pian piano al posto della gioia e della rilassatezza. Finirà del tutto questo mondo speciale, pensavo, i nani non saranno più nani e i pesci vorranno volare. Arriverà l’igiene come inizia una caccia, con buoni propositi e brutto finale. Finirà il desiderio-malattia di questa nazione di tassisti squisiti e intellettuali coi denti cariati, che amano tanto definirsi orfani. Arriveranno i dentisti e i padri, definitivamente e dappertutto; e una metropoli come si deve, quella vista in televisione, ad esempio, ridurrà la Spagna a porta di servizio dell’Europa. Ne farà la Jugoslavia dell’impero austroungarico. Non si rendevano conto di quanto li amassi sragionando così, più ero catastrofico, ingiusto e più li amavo. Angelita amava José e José Angelita, erano troppo coscienti di questo anche solo per contraddirmi. La storia va bene per i turisti e la politica va bene per gli infelici intellettuali che ora abitano quasi permanentemente al Rok-Ola dove anche quel giorno ci sedemmo, e la più provinciale notte del mondo si chiamò cubalibre, porro e via di seguito.

– Dove butterete, dopo, la carta del pesce fritto, eh? – chiesi a José.

Mi guardò come solo gli spagnoli sanno fare, il tempo di parecchi secondi.

– In terra, da che mondo è mondo!

CRISTINA ANNINO

http://www.emt.it/broca/broca93/broca93.pdf

11 Comments

  1. Carissima Fernanda, grazie per aver ri-proposto questo forte racconto di Cristina, tratto dal più recente fascicolo della nostra “L’area di Broca”. Una scrittura così, un raccontare così sono insieme “nel tempo” eppure è come se non fossero “nel tempo”: attualità come perennità (e viceversa). Il segno inconfondibile di uno STILE, di una “cifra” ben riconoscibile (e rara).
    Grazie a voi, Cristina e Fernanda, per questo “dono” e un augurio di cuore.
    Mariella

    1. è un luogo che frequento sempre con piacere,L’area di Broca.Grazie a voi, per l’impegno con cui lavorate e diffondete. ferni

  2. penna magistrale, questa. un occhio ( peccato che si declini al maschile, ma lo rispetto!) da dèmone capace di captare quel senso-salero di una identità , sentirne il pericolo della scomparsa e farne in qualche modo pietra. chapeau, Cristina, a presto,
    annamaria ferramosca.

  3. Immagino di ascoltare il racconto dalla voce di Cristina Annino e ritrovo la perenne sorpresa di toni schietti, sguardo acuto e orecchio finissimo, ché rifugge l’idillio, ma è sempre musica di luoghi, corpi e storie la sua scrittura.

  4. Sono grata per questo racconto postato senza che lo sapessi in questo bellissimo blog. Ringrazio tutti i commentatori, di cuore, e auguro a ognuno di loro un Natale come si deve, con una particolare attenzione di Dio o degli uomini, poco conta. Ma che “grazia” ci sia. Almeno per un po’!

    Un abbraccio a tutti, Cristina.

    1. Grazie Cristina per questo viaggio, abbiamo voluto portare doni in un periodo in cui ciò che si fa è mettere in dogana anche il pensiero. Se Natale è nascere in questo viaggio si nasce ad ogni passo.fernanda

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