ASPETTANDO UN NATALE CHE RITARDA- Lucia Guidorizzi

Måløv city

MI SONO SVEGLIATA NELLA CITTA’ DI UN PAESE STRANIERO

Mi sono svegliata nella città di un paese straniero
nella stanza d’un albergo sconosciuto
dalla finestra della stanza
si vedeva una stazione dove passavano
treni sferraglianti di addii
.
Sono scesa per le strade
di quella città di cui non conoscevo
nè il nome nè la lingua
nel giorno di un Natale abortito
uguale ad un giorno qualsiasi
.
Straniera in un paese straniero
sperduta in terra metafisica
ho provato lo scollamento dell’anima
chiamato da molti distacco
.
Ho percorso le vie fervide
le piazze affollate e vivaci
di una comunità inesistente
nessuna parola era in grado
di giungermi per aprire un varco
nel silenzio della mia vita
.
Sono entrata nel giardino
di un grande ospedale di marmo
ho camminato sotto le arcate vuote
di porticati deserti
guardando le rigide lucide scure
aiuole di bosso le fontane chiuse
luogo di passi perduti
.
Ho visitato la cattedrale
ho ammirato il suo splendore
ascensionale di pietra
la sua magnificenza il suo sfarzo
le sue statue scolpite da mani molto abili
i suoi quadri dai colori pastosi
ma non sono riuscita a pregare
.
Sono entrata nel museo
della città (il cui nome non conosco)
e percorrendo vaste sale in penombra
ho osservato i ritratti
dei notabili d’un tempo che fu
chiusi in neri abiti da cerimonia
scarafaggi sinistri con grandi occhi sbarrati
su un presente che non c’è
.
E mi sono ricordata d’un tratto
che in quella città in quel paese
ero nata e che il mio non sapere
non era stato altro che un dimenticare

LUCIA GUIDORIZZI

7 Comments

  1. Molto bella davvero, Lucia. Un percorso nel vuoto, nel nulla dell’inappartenenza (ma non è questa, forse, la condizione umana), lo stupore doloroso del non sapere non riconoscere che trascina a precipizio nella splendida quartina finale. Aver dimenticato, ancora più straziante del non sapere. Nel tuo consueto stile elegante, composto, nell’equilibrio strutturale delle strofe che si accavallano e si inseguono, si apre lo squarcio di un dolore immedicabile. Questo almeno io vedo nella tua bellissima lirica. Grazie Lucia

  2. Grazie Francesco per le tue parole. E’ la storia di uno spaesamento, del sentirsi scollati da ogni comunità, è l’esplicitazione del senso di disappartenenza e di frantumazione che ormai è sottofondo del vivere…ma forse se si cominciasse a ricordare, forse si potrebbe ritornare a casa….grazie a Fernanda per la bella opportunità che ci hai dato di riflettere insieme su questo Natale che ritarda…

  3. rispecchia molto bene lo spaesamento che stiamo vivendo in questo collassare del secolo ,nel collasso delle esistenze,nella dimenticanza.
    grazie Lucia per questa bella poesia !

  4. il tema della memoria/casa e il non avere alcuna certezza di appartenerle
    siamo noi a dover nutrire memoria o è memoria a darci asilo in ogni strada, tragitto, incontro, necessità?
    davvero intensa
    grazie

    elina

  5. grazie a Fabia e ad Elina.Il camminare soli in un paese straniero è esperienza che ci accomuna e questo rende mento estraniante il nostro andare…

  6. mi sembra che ci sia uno sguardo ‘particolare e nuovo’ in questa tua lunga lirica, Lucia. Mi piace e la sento molto vicina ai nostri tempi stralunati. Poi la memoria è una cosa preziosa e dobbiamo non solo coltivarla ma ,ormai, tutelarla come un animale in via di estinzione! Grazie per questo viaggio a luci spente…anna

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