ASPETTANDO UN NATALE CHE RITARDA- Antonio Devicienti

CANALE D’OTRANTO – NOTTE DI NATALE

“M’addormento. Mi sveglio di colpo.

Paura, paura in questo barcone

che cerca nel buio l’Italia.

Ho incontrato mio padre nel sonno

(teneva in mano le sue gambe,

le reggeva per le caviglie;

me le offriva tieni, figlia,

che ti portino lontano da qui).

Nel mio villaggio la vita

è stata un nevicare

di bombe e una semina di mine

un lancio di gambe artificiali

paracadutate sull’ospedale da campo

una tariffa altissima per pagare

il passaggio fino al mare e l’imbarco.

Forse mi sono addormentata di nuovo,

perché ho parlato con mia figlia

(ho paura, mamma,

gli Orchi stanno masticando

la mia scuola e le mie bambole.

Ho paura anch’io, figlia non ancora

nata).

Lumi davanti a noi?

È Natale in Italia e,

dicono, niente polizia stanotte.

Luci dei paesi lungocosta?

Le stelle sono tristi

qualcuna geme qui nel barcone

ed ho pensieri d’odio per chi ha portato

guerra nella mia casa

e rancore per chi mi farà la carità

d’un lavoro senza dignità

ma che dovrò mendicare

perché io so che cosa mi sta

davanti

– e non posso scegliere

(nessuna scelta per me,

se non quella di fuggire).

(Non ho un nome).

Bagliori a prua?

Sento dire che gli scogli s’avvicinano.

Badisqu – Badishqu – Badís

è nome di stella? che ripetono

ossessivi e ci sta di fronte”.

8 Comments

  1. Naufragare dentro la storia, di altri come noi, la nostra personale storia, essere loro, sentire la caducità come patrimonio comune che ci rende consapevoli di essere onde, anche noi, in fuga tra le acque.

  2. Grazie a tutti voi che avete avuto la gentilezza di leggere e di commentare; voglio ostinarmi a credere nella parola che dica noi stessi in questo preciso momento storico e affermi la volontà ferma che abbiamo di cambiare lo stato delle cose (lo dico con convinzione, col rischio consapevole di sembrare ingenuo).

  3. ho riconosciuto quel barcone, quelle acque verso Porto Badisco. un grido che è il grido del pianeta. siamo in grande sintonia, Antonio. auguri densi per una sensibilità da diffondere.

  4. densità di dolore spasimi d’ angoscia-morte nel quasi – non – futuro che le onde portano a riva, destini che e voci che dovrebbero incrociarsi e riconoscersi oltre i confini segnati sulle carte… grazie, dmk

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