Nella cas(s)etta della posta. Scambio di posta tra Iole Toini e Fernirosso N.16

bev hodson

 
 
tu che batti
la tua luce oscura che diventa mia
e così ti scrivo.

S o n o. Nella parola, una traccia, un becco, la cosa che nuota
appassisce spalanca dissolve.
Diventa forma, lei – l’altra – a cui attecchisce albero e corda,
flauto bocca cesto di una perduta altitudine.
Quale parola che offra a te, al tuo movimento che fa cerchio e spada,
osso del mistero a cui mi aggrappo? Quale il segno che stringa colore a
corpo e diventi l’onda che mi leva, si mostri oltre il gesto della
luce, materia di cosa, cosa?Lecco le tue parolealbero, parolebarca, parolevecchiosullasoglia. Si
gonfia la lingua, m’inchioda e avvelena una musica, lo stupore.
Caduta che apri, giaccio, muta inutile dilagata.

Ieri.
La pioggia dava ritmo al lago che muoveva alberi e montagne
portandoli con sé nel gesto limpido del fondo.
Una fioritura.Il lago ha la forma arcuata del ventre, contiene spasmi, grotte.
capovolge le cose le fa radenti alla bocca.
Entrano. E tu inghiotti bellezza insieme allo stupore.
I rami schizzano dal bordo tesi al suo fluire che diventa loro.Stamani era la nebbia.
la mano tiepida che attutiva il pensiero che le cose finiscano.

Bocca che sali al mio fiume
quando i prati fioriscono di bestie angeliche
e uccelli fanno il nido sulle ringhiere,
zolla su zolla ti vedo più fitta
del bosco dove tu regina muovi nidi
di rupi nel sì sospinto al confine.

Sorella di sole, muoio nella dolcezza
che apre verdissima dalla tua terra
dove a branchi le lune fanno veglia
per il nero proteso alla luce.

Cade il blu della neve
sui morsi che vorrei essere,
lungo la corteccia
dei tuoi corpi celesti, celeste
io da te tesa
come un oscuro frammento
io da te colta
come una scure dal tronco
arresa alla radice del ceppo
nel quale ti muovi linfa del radioso giardino.

Poi saranno mura e solide
inflessioni, viticci come canti
muti a scandire
strada          verdealbero           ancora strada

Iole Toini

3 Comments

  1. la posta riempie dilata lo spazio da cui vi leggo
    una scrivania piccolissima in legno vecchio e scorticato ogni segno avrebbe bisogno di una parola “sorella”
    cerco nelle vostre l’incontro col mondo, quel mondo sensibile e raro, lontano dai ritagli di giornale, fatto di carne e albero
    trovo casa in una parola benigna e riconosco la gioia di avere gli occhi e le orecchie per accogliere la vita

  2. laconico! nessun commento da fare? niente da aggiungere? non vale niente, è niente la poesia? lascia così, sospesi in un non luogo,
    il commento qui sopra.f

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