Qualche assaggio da “Il cibo senza nome”, Pasquale Vitagliano – F.Ferraresso

Chiara Albertoni – New Jellybean

Da Dentro

Astri

Può esserci una stanza
senza centro di gravità?
Dove per pura volontà dell’altro
i mobili senza volontà ripetono
tutti i movimenti degli astri.

Puoi allora senza saperlo vedere
i divani subire la rotazione del sole,
così da sorgere lì dove c’erano i lumi,
retrocessi al nadir della loro rivoluzione.

Può essere dannata una vita senza pareti.

*

Da Fuori

Che ci fa questa villa stagionale,
sembra una velina dentro il telegiornale,
a spezzare la visione prospettica di
questo arco romano più metafisico

di una delle melanconiche piazze d’Italia,
sporcata dai modernigraffi metallizzati
senza metropolitana: Spazio senza luogo
alcuno se non il quadro di un pittore anonimo;

tempo senza memoria, resta un frammento
crollato sul cemento, vestigia senza origine
sopravvissute senza pasolini non al dopo
ma all’anti-storia caudale senza più un solo uomo.

Quale orrenda forza tracima nel nostro futuro.

*

Anche se mi parli, tu taci
il silenzio che hai dentro,
tu taci il vuoto prima del verbo,
tu taci il pugno cieco del rumore.

Anche se mi parli, tu taci
il lessico dei tuoi occhi,
tu taci le sillabe traverse,
tu taci i battiti podalici del sangue.

Tu taci, anche se mi guardi.
Anche se taci, io ti ascolto.

**

Vitagliano Pasquale – “IL cibo senza nome”

LietoColle – Collana Aretusa

 

Cibo senza nome. Così lo ha definito Pasquale Vitagliano questo nostro e suo nutrirci/si di tempo e caos, di fusioni ed effusioni, di confusione e distacco, di controverse logiche che raziocinio non hanno se non la follia che le nutre. Senza peso e sottoposti a gravità. Non la forza debole che ci mantiene in piedi, mentre galleggiamo nello spazio, a seguito del pianeta Terra, astro e nave che ci trasporta, tenendoci fuori e dentro di sé, ma gravi e gravitàcausata da noi stessi, sempre più oscuri e distanti da tutto, da tutti, persino dalla parola, dall’origine della parola, che era cibo, nutrimento che non aveva un nome, ma si nutriva di noi e dava frutti, prosperando e rendendoci fertili. Ora che tutto, dentro o fuori, sembra un tabernacolo di vuoti, un vuoto tg di veline, dentro una voluta che non svolta sotto la vela del cielo,  sembra che questo calderone, dove Vitagliano brucia l’energia della parola, forse mostri, dopo il fumo, anche una nuova corporeità, non solo la colpa e il reato d’esserci persi qualcosa, qualcosa d’importante, quel bolum in cui ci baciava e ci donava un senso, la sacralità di essere qualcosa, di vivere per uno scopo. Ora, il tempo è solo ora e molto meno di quest’arco, si riduce ad un istante.

f.f.-30 ottobre 2011

6 Comments

  1. quanto ci si specchia senza saperlo –
    riconoscersi ci fa ritrovare.

    grazie Ferni per la tua ricercascolto. per offrirla in una continuità che fa corda.

    ciao a Pasquale, grazie.

  2. Dentro e fuori, geografie dell’anima e della vita con gli altri – antri, vicoli, interstizi, che il Nostro traccia con straordinaria precisione.
    a presto!
    grazie ferni.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.