ZANZOTTO? UNO SPIRITO LIBERO

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Quando muore un poeta non sempre se ne parla e quando lo si fa è perché ha depositato molti segni in giro, sulla faccia delle terre che ha percorso, della storia di cui ha sollevato le polveri, facendone fiamme vive, o erba o curve dei monti, luci e ombre del suo stesso corpo. Zanzotto ha detto con lucidità no alla secessione in Veneto, no a tante corbellerie che vorrebbero spacciare per falsa libertà o addirittura per memoria storica, per geografia del territorio, mentre ne fanno carneficina. Dolersi per lui non ha molto senso, poiché lui si è battuto con l’ arma che aveva a disposizione: la penna e la pena deposta in filo di parola, affilata, precisa, misurata, tratta dalla storia e dalla lezione della terra, interiore e geografica, orientata nella bussola dell’umanità.
Dice bene Paolini nelle sue righe che quando muore un poeta, delle sue poesie:

“…sarebbe un’occasione d’oro di leggerne una,
almeno una di quelle che ha scritto
ma forse è pretendere troppo.
Così se ne scrive e se ne parla per un po’.
Hai saputo? È morto Andrea Zanzotto…
Per una sera si può parlare di poeti
invece che di calcio, parlare di cultura
almeno fino al giornale di domani.
Si perde facilmente l’occasione d’oro
si rimanda, ci si dimentica
restiamo gli stessi ignoranti di prima
ma un po’ più commossi.

E po muci.”

Penso alle sue lezioni e una, che già avevamo pubblicato, è  da non perdere: riguarda la storia. Poi gli auguriamo Buon Viaggio, consapevoli che di certo è ancora qui, vivente, nel paesaggio.

5 Comments

  1. Grazie, grazie e grazie, di cuore, Ferni, il mondo esiste buonamente a anche grazie a lui, ma noi siamo infinitamente più orfani di prima.
    E’ immenso il suo posto vuoto, andrà tutto, proprio tutto riscritto? cioé riletto con più amore.
    Ti abbraccio tanto,
    Maria Pia Quintavalla

  2. Come lui ha affermato la poesia non avrà fine, poiché non avrà fine la pena degli uomini da cui tutto muove, per cucire gli strappi che la gioia profonda, nelle carni della terra e nostra, in continuo germina, come a produrre cammino, come ad allargare la sua orma. Grazie a te Maria Pia, e un abbraccio ampio, che ci contenga entrambi.
    ferni

  3. Questo è per me, ma penso anche per voi, il momento in cui la parola diventa insufficiente, eppure indispensabile.
    Quante volte mi sono ripetuta i suoi versi a memoria dentro l’auto, per tacerli appena prima di scendere e di svolgere le mie mansioni lavorative. Certo questo potrò continuare a farlo, ma con meno gioia, pensando che non ne verranno aggiunti altri di quell’inconfondibile calibro…
    Mi unisco anch’io, sommessamente, all’abbraccio

    Fiammetta Giugni

  4. Ho letto Zanzotto molte volte eppure solo da qualche anno sento nel fondo di me stesso un passo e il suo suono nuovo.A volte, mi dico, non si può avvicinare il cammino di un altro perché è appunto un altro a percorrerlo.Poi la vita ti mette sotto i piedi e dentro il fiato quella disposizione di direzione, l’inclinazione e il vento che si fa il tuo respiro e tu, indicibilmente e precisamente, riesci ad introdurti in quel paesaggio, rimasto aperto nelle pagine di una poesia, in attesa che tua ci appoggiassi cuore e mente.

  5. Leggo ogni tanto le raccolte di Zanzotto.Periodicamente mi ritrovo con la necessità di riaprimi gli occhi e di godere di quell’ironia distaccata che i suoi scritti sanno regalare, soprattutto nei rimbalzi delle parole, in cui si svuotano della loro gravità banale per galleggiare lievissimi e sostanziali sui profili del mondo. La sua morte non ha azzerato di nulla la sua figura e la memoria della sua poesia, vive in ogni sua raccolta.GRAZIE MAESTRO. cecilia

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