Intersezioni tra rette e piani, punti e rette improprie: l’in- finito di Georges Bataille

Abby Diamond

Ci passo spesso, nel sito curatissimo di Giacomo Cerrai, e imparo, in condensazioni di bellezza e spesso anche di osticità, ciò che non ha costituito il mio percorso formativo professionale ma è sempre stato uno dei miei più cocenti amori e un vivo interesse. Intendo la poesia e il linguaggio che in essa si nutre di una realtà dentro la vita, capace di sollevarci o sviscerare ciò che spesso teniamo profondamente nascosto in noi, legato, imbavagliato a rischio di asfissia della nostra vita. Devo proprio questo alla poesia, la capacità di costruire un legno, anche piccolissimo, su cui imbarcarmi e prendere il largo nell’attimo in cui mi metto in ascolto delle sue eco. In questa proposta, trovata appunto in IMPERFETTA ELLISSE, ho incontrato una voce particolarissima: Bataille, la ripropongo così come l’ho trovata, densa, ricca, inevitabile.

f.f.- 11 ottobre 2011

.

Abby Diamond

Dai Poemi de L’Arcangeico- Georges Bataille

Da Il SEPOLCRO
Immensità criminale
vaso incrinato dell’immensità
sfacelo senza limiti

immensità che molle mi spossessa
io sono fiacco
l’universo è colpevole

la follia alata la mia follia
lacera l’immensità
e l’immensità mi lacera

sono solo
ciechi leggeranno queste righe
dentro interminabili tunnels

sprofondo nell’immensità
che sprofonda in se stessa
lei è più nera della mia morte

il sole è nero
la bellezza d’un essere è il fondo delle cantine un grido
della notte definitiva

quanto ama nella luce
il brivido che la rende di ghiaccio
è il desiderio della notte

*

il non-amore è la verità
e tutto mente nell’assenza d’amore
non c’è niente che non menta

paragonato al non-amore
l’amore è debole
e non ama

l’amore è parodia del non-amore
la verità parodia della menzogna
l’universo un suicidio gioioso

nel non-amore
l’immensità cade in se stessa
non sapendo che fare

*
l’eccesso di tenebre
è lo splendore della stella
il freddo della tomba è un dado

la morte ha giocato il dado
e l’abisso dei cieli esulta
per la notte che precipita in me

*
Il tempo mi opprime precipito
e scivolo sulle ginocchia
le mie mani tastano la notte

addio ruscelli di luce
non mi rimane che l’ombra
la feccia il sangue

attendo il tocco di campana
quando gettando un grido
penetrerò nell’ombra

*
Oltre la mia morte
un giorno
la terra volteggia nel cielo

io sono morto
e le tenebre
senza fine s’alternano al giorno

l’universo si chiude su di me
in esso cieco rimango
consegnato al nulla

*

da L’AURORA
T’incontro nella stella
t’incontro nella morte
sei il gelo della mia bocca
hai l’odore di una morta

i tuoi seni si spalancano come la bara
e mi ridono dall’ oltre
le tue lunghe cosce delirano
il tuo ventre è nudo come un rantolo

sei bella come la paura
sei folle come una morta.

*
È sorta una stella
tu sei io sono il vuoto
è sorta una stella
dolorosa come il cuore

luccicante come una lacrima
tu sibili è la morte
la stella riempie il cielo
dolorosa come una lacrima

so che tu non ami
ma la stella che sorge
tagliente come la morte
sfinisce e stravolge il cuore.

*
Son maledetto ecco mia madre
com’è lunga questa notte
la mia lunga notte senza lacrime

notte avara d’amore
oh cuore rotto di pietra
inferno della mia bocca di cenere

tu sei la morte delle lacrime
sii maledetta
il mio cuore maledetto i miei occhi malati ti cercano

tu sei il vuoto e la cenere
uccello senza testa che sbatti le ali nella notte
l’universo è fatto della tua poca speranza

l’universo è il tuo cuore malato e il mio
che batte quando sfiora la morte
al cimitero della speranza

il mio dolore è la gioia
e la cenere il fuoco

*
Tu sola sei la mia vita
disperati singhiozzi
mi separano dalla morte
ti vedo attraverso le lacrime
e riconosco la mia morte

se non amassi la morte
il dolore
e il desiderio di te
mi ucciderebbero

la tua assenza
la tua miseria
mi danno la nausea
tempo per me d’amare la morte
tempo di mordere le sue mani

IL VUOTO

Fiamme ci avvolsero
sotto i nostri passi si spalancò l’abisso
un silenzio di latte di gelo d’ossa
ci avvolgeva in un alone

tu sei la trasfigurata
il mio destino ti ha spaccato i denti
il tuo cuore è un singhiozzo
le tue unghie hanno incontrato il vuoto

tu parli come si ride
i venti sollevano i tuoi capelli
l’angoscia che stringe il cuore
precipita la tua insolenza

le tue mani dietro la mia testa
non afferrano che la morte
i tuoi baci ridenti non si aprono
che alla mia povertà d’inferno

sotto il baldacchino sordido
dove pendono i pipistrelli
la tua stupenda nudità
non è che menzogna senza lacrime

il mio grido t’invoca nel deserto
dove non vuoi venire
il mio grido t’invoca nel deserto
dove i tuoi sogni si compiranno

la tua bocca sigillata alla mia bocca
e la tua lingua nei miei denti
l’immensa morte ti accoglierà
l’immensa notte cadrà

allora avrò fatto il vuoto
nella tua testa abbandonata
la tua assenza sarà nuda
come una gamba senza calze

aspettando il disastro
quando la luce si spegnerà
sarò dolce nel tuo cuore
come il freddo della morte.

*

Quando si pensa a Georges Bataille, ora che il tempo ha fatto giustizia delle innumerevoli incomprensioni che hanno finito spesso per relegarlo nei fondi di oscure biblioteche o in discutibili collane di letteratura pornografica, vien fatto di prestare particolare attenzione al suo lavoro di teorico e di narratore senza che pari interesse si manifesti nei confronti della sua produzione poetica. Ma se l’immagine del Bataille teorico e romanziere ha oscurato, sotto certi aspetti, quella del poeta, ciò non è dovuto soltanto a ipotetiche disattenzioni e atti mancati, ma soprattutto a motivi inscritti nell’economia stessa dell’opera batailleana. Mi riferisco al fatto che quest’opera si presenta, al di là di un’apparente frammentarietà, sorprendentemente omogenea e nel complesso finalizzata

a mostrare le possibili vie d’accesso all’impossibile, a quella dimensione di eccesso e di oltranza di cui l’erotismo, il sacrificio e anche la violenza della scrittura poetica costituiscono altrettante aperture. E poiché ognuna di queste aperture, se intesa come chance, come possibilità del culmine e dell’estremo, si rovescia in se stessa secondo un processo di annullamento mutuato da Nietzsche e che potremmo, con Ferruccio Masini, definire una « alchimia degli estremi », anche la poesia deve arrischiare la propria essenza, il proprio fondamento e intimamente coincidere con il proprio « en dehors ». La vera poesia è per Bataille il suo scacco, il suo échec, e la questione della poesia diviene, in ultima analisi, la sua messa in questione: « J’oppose à la poesie l’expérience du possible ». Che senso ha questo passo de L’Expérience intérieure, al di là del suo apparente significato oppositivo? Significa (e questo è anche uno dei punti-chiave della polemica di Bataille con i surrealisti) che alla poesia intesa come territorio privilegiato della forma, alla « belle poesie » come utopia di un luogo dove la parola non conosca lo scacco e la « blessure », bisogna contrapporre la poesia come un momento della trasgressione; processo che « conduce dal noto all’ignoto », ma cercando l’ignoto, la morte, l’impossibile in un fuori che è dentro la terra e che in essa si svela per un viaggio che si arrischia di trasgredire: « è l’avvertenza », scrive lucidamente Bigongiari, « del crettarsi del cuore di pietra, il senso d’un’esplosione tellurica ». Non si deve, allora, sopravvalutare il batailleano « haine de la poesie » perché se è vero, come ha scritto Bernard Noël, che per Bataille « il reste encore à s’évader de la poesie », è anche vero che questo rifiuto va inscritto nello straordinario rovesciamento che alla poesia oppone la trasgressione e quindi quell’esperienza del culmine e della morte che è, in fondo, l’autentico operare poetico: « les mots du poème, leur indocilité, leur nombre, leur insignifiance, retiennent sur le coeur l’instant impalpable, baiser lentement appuyé sur la bouche d’une morte, ils suspendent le souffle à ce qui n’est plus rien ». Il poema deve costituire, come appare enunciato in questo frammento di L’Être indifférencié n’est rien, l’istante di una totale messa in giuoco, il soffio sospeso che apre alla possibilità del nulla. Ed è proprio questa esperienza della morte la caratteristica principale dei poemi raccolti in L’Archangélique: un viaggio attraverso il dolore dell’esistenza che tuttavia non si esaurisce in una visione patica e dolorifica, ma si converte in quella « pratica della gioia

davanti alla morte » che fa dell’estasi e del riso i momenti essenziali della communication: « la mort rie la mort est la joie ». Da questo viaggio di successive e istantanee sperimentazioni della morte, da questo attraversamento della notte (metafora centrale de L’Archangéliqué) deriva il segno cieco della scrittura, il ritmo di incessanti soffocazioni e asfissie che conferisce al testo poetico batailleano « un doloroso senso di fine senza fine, di fine all’infinito ». Appunto per la scansione di un vuoto che si ripete e si riproduce infinitamente nel sacrificio della parola, i poemi dell’ Arcangelico costituiscono un esempio qualificante di quel parossismo che caratterizza la scrittura di Bataille, di quello spasimo che sembra aprire ogni momento all’evento del nulla.

(nota e traduzioni di Roberto Carifi – Tutti i diritti riservati)

L’Archangélique, scritto dall’agosto al dicembre del 1943, comparve nel 1944 nelle edizioni Messages; una parte, con il titolo La Douleur, era già comparsa l’anno precedente in un volume antologico delle medesime edizioni.

da Le tombeau

Immensité criminelle / vase fêlé de l’immensité / ruine sans limites // immensité qui m’accable molle / je suis mou / l’univers est coupable // la folie ailée ma folie / déchire l’immensité / et l’immensité me déchire // je suis seul / des aveugles liront ces lignes / en d’interminables tunnels // je tombe dans l’immensité / qui tombe en elle-même / elle est plus noire que ma mort // le soleil est noir / la beauté d’un être est le fond des caves un cri / de la nuit définitive // ce qui aime dans la lumière / le frisson dont elle est glacée / est le désir de la nuit

le non-amour est la vérité / et tout ment dans l’absence d’amour/ rien n’existe qui ne mente // comparé au non-amour / l’amour est lâche / et n’aime pas // l’amour est parodie du non-amour / la vérité parodie du mensonge / l’univers un suicide gai // dans le non-amour / l’immensité tombe en elle-même / ne sachant que faire

l’excès de ténèbres / est l’éclat de l’étoile / le froid de la tombe est un dé // la mort joua le dé / et le fond des cieux jubile / de la nuit qui tombe en moi

Le temps m’oppresse je tombe / et je glisse sur les genoux / mes mains tâtent la nuit // adieu ruisseaux de lumière / il ne me reste que l’ombre / le lie le sang // j’attends le coup de cloche / où jetant un cri / j’entrerai dans l’ombre

Au-delà de ma mort / un jour / la terre tourne dans le ciel // je suis mort / et les ténèbres / alternent sans finir avec le jour // l’univers m’est fermé / en lui je reste aveugle / accordé au néant

da L’aurore

Je te trouve dans l’étoile / je te trouve dans la mort / tu es le gel de ma bouche / tu as l’odeur d’une morte // tes seins s’ouvrent comme la bière / et me rient de l’au-delà / tes deux longues cuisses délirent / ton ventre est nu comme un râle // tu es belle comme la peur / tu es folle comme une morte.

Une étoile s’est levée / tu es je suis le vide / une étoile s’est levée / douloureuse comme le coeur // luisante comme une larme / tu siffles c’est la mort / l’étoile emplit le ciel / douloureuse comme une larme // je sais que tu n’aimes pas / mais l’étoile qui se lève / coupante comme la mort / épuise et tord le coeur.

Je suis maudit voilà ma mère / que cette nuit est longue / ma longue nuit sans larmes // nuit avare d’amour / ô coeur cassé de pierre / enfer de ma bouche de cendre // tu es la mort des larmes / sois maudite / mon coeur maudit mes yeux malades te cherchent // tu es le vide et la cendre / oiseau sans tête aux ailes battant la nuit / l’univers est fait de ton peu d’espoir // l’univers est ton coeur malade et le mien / battant à frôler la mort / au cimetière de l’espoir // ma douleur est la joie / et la cendre le feu.

Seule tu es ma vie / des sanglots perdus / me séparent de la mort / je te vois à travers les larmes / et je devine ma mort // si je n’aimais pas la mort / la douleur / et le désir de toi / me tueraient // ton absence / ta détresse / me donnent la nausée / temps pour moi d’aimer la mort / temps de lui mordre les mains

Le vide

Des flammes nous entourèrent / sous nos pas l’abîme s’ouvrit / un silence de lait de gel d’ossements / nous enveloppait d’un halo // tu es la transfigurée / mon sort t’a cassé les dents / ton coeur est un hoquet / tes ongles ont trouvé le vide // tu parles comme le rire / les vents dressent tes cheveux / l’angoisse serrant le coeur / précipite ta moquerie // tes mains derrière ma tête / ne saisissent que la mort / tes baisers riants ne s’ouvrent / qu’à ma pauvreté d’enfer // sous le baldaquin sordide / où pendent les chauves-souris / ta merveilleuse nudité / n’est qu’un mensonge sans larmes // mon cri t’appelle dans le désert / où tu ne veux pas venir / mon cri t’appelle dans le désert / où tes rêves s’accompliront // ta bouche scellée à ma bouche / et ta langue dans mes dents / l’immense mort t’accueillera / l’immense nuit tombera // alors j’aurai fait le vide / dans ta tête abandonnée / ton absence sera nue / comme une jambe sans bas // en attendant le désastre / où la lumière s’éteindra / je serai doux dans ton coeur / comme le froid de la mort.

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Abby Diamond

RIFERIMENTO IN RETE:

http://ellisse.altervista.org/index.php?/archives/554-Georges-Bataille-da-LArcangelico.html

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