2 Comments

  1. Un libro che ho amato tanto e che ogni tanto riprendo (ho anche la versione in portoghese che mi riservo per la vecchiaia). Come dice Ferni, è una vita senza fatti, oppure di piccoli eventi “in apparenza” di poca importanza. Ho amato Pessoa grazie a Tabucchi, ho visitato Lisbona cercando le sue tracce. La mia visione è quella di un uomo che rinuncia alla vita (tanti eteronimi, stili e biografie diverse che finiscono inevitabilmente per diventare un tutt’uno); ne sente il peso, l’insostenibilità, e la ricrea nei suoi quaderni, dove anche lo sguardo sull’oceano trova di fronte un muro (una conferma la trovo anche in “L’anno della morte di Ricardo Reis” di Saramago, dove le vicende della dittatura portoghese sembrano sfiorare il protagonista alle prese con una “platonica” storia d’amore):
    “Abbiamo tutti due vite, quella di cui abbiamo sognato da bambini e che continuiamo a vivere, e quella che viviamo quotidianamente con gli altri e che ci conduce alla tomba”.

  2. Ci sono, all’interno di quel libro che è un grande palazzo, o una città per esteso, luoghi di grande impatto proprio perché hanno peso senza avere un corpo, se non quello stesso che Pessoa ha nel suo, stato di tragica grazia.ferni

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