I tempi sono maturi! – Francesca Rosati Freeman

 The Time Is Ripe! ovvero “I tempi sono maturi” è il titolo del convegno che si è tenuto a St. Gallen in Svizzera dal 12 al 15 maggio scorso.

 

Non c’è titolo più appropriato in un momento in cui il nostro pianeta sta attraversando uno dei periodi più catastrofici che si siano mai prodotti, a causa dell’incoscienza di coloro che ci governano e della competitività sfrenata su cui si regge il sistema economico globale; e mai come ora si è sentito questo bisogno di cambiamento, di non volere più attendere e per le donne che vi hanno partecipato è arrivato il tempo di riappropriarsi di ciò che il patriarcato ha loro tolto. Non meno di 500 persone, quasi tutte donne, hanno occupato per tre giorni la sala dei congressi del Thonhalle sui cui muri stavano sospese in guisa di banderuole le effigi di dee dell’Antica Europa, simboli del culto della Grande Dea Madre, che inizia nel paleolitico.

È il terzo convegno internazionale all’insegna degli studi matriarcali dopo quello organizzato nel Lussemburgo nel 2003 e il secondo svoltosi nel Texas nel 2005, entrambi sotto la direzione dell’accademia Hagia e del Centro di Studi dell’Economia del Dono.
Il convegno è stato organizzato e diretto da Heide Goettner-Abendroth, filosofa tedesca, ricercatrice, fondatrice e direttrice dal 1986 di Hagia, Accademia internazionale per studi matriarcali e spiritualità matriarcale, in Germania, e da Cécile Keller, svizzera, co-direttrice di Hagia dal 1997, ginecologa e ricercatrice nel campo della medicina matriarcale. Al convegno hanno partecipato donne provenienti da tutte le parti del mondo: ricercatrici, docenti universitarie, donne appartenenti a società matriarcali, scrittrici, autrici di documentari, artiste, ecc., tutte interessate allo stesso soggetto: il modello matriarcale della società, un modello di società non-violenta, conforme ai valori materni, basato sull’uguaglianza dei sessi, sul consenso decisionale e su una forma di spiritualità che vede il divino nella natura, valori che dovrebbero salvaguardare il nostro pianeta dalla distruzione ad opera del patriarcato.
Le organizzatrici hanno assicurato un giusto equilibrio fra esempi pratici di società matriarcali, studi teorici e prospettive intellettuali.
“Madre Terra è preziosa. Il suo sfruttamento e l’inquinamento devono cessare immediatamente”. Questa è la domanda da parte delle donne che “sono madri e figlie di madri”.
“Il mondo sta rapidamente cambiando e in peggio”, recita “Manifesta”, scritto da un gruppo internazionale di una ventina di donne specialiste di società matriarcali del passato e del presente. “Non lo vediamo? E restiamo zitte? Assistiamo a una serie di orribili cambiamenti che avvengono su piani diversi e in maniera accelerata: le Radiazioni contaminano oceani, aria e suolo; Madre Terra urla  a Haiti, in Nuova Zelanda e in Giappone poiché non abbiamo ascoltato il suo grido a New Orleans e in Thailandia; le Donne sono schiacciate sotto un pesante fardello; Uomini e Bambini migrano in cerca di sopravvivenza e speranza; i Combattenti per la Libertà sono sgozzati e perseguitati; le risorse di Madre Natura  vengono sfruttate senza fine; i Tesori e la Sapienza dei popoli indigeni sono saccheggiati per il profitto delle grandi corporazioni; pochi esercitano il potere su molti; il Fascismo sta espandendosi come un fuoco sfuggito al controllo;  guerre inutili quanto interminabili divampano in varie parti del globo; molti sono i fedeli della religione del Dollaro Onnipotente; siamo stati/e condotti/e sull’orlo del precipizio da una malattia chiamata Patriarcato Capitalista.
Noi umani abbiamo ferito Madre Natura in molti modi: alterato l’equilibrio naturale, insozzato la terra e l’acqua, violato il corpo e la dignità di donne, bambini, lavoratori e popoli indigeni. E’ venuto il momento di fermare questa follia: sono pronte altre strade da percorrere! Basta con la distruzione! Basta con l’energia nucleare! La Guerra non è la nostra lingua! Non tolleriamo più la violenza contro la Natura e l’umanità! La Vita è preziosa!  La Natura è preziosa! Una società di pace è possibile e OGGI le diamo inizio! Noi che siamo madri e figlie di madri appoggiamo l’economia del dono che pratichiamo da sempre, i valori materni della cura, del nutrimento, della responsabilità, della costruzione della pace e della condivisione, praticati da tutte le comunità indigene e matriarcali che vivono in armonia con Madre Terra. Chiamiamo tutte le Nazioni a deporre le armi, a smantellare gli insediamenti nucleari, a porre fine alla distruzione della natura. E a ripulire l’acqua, il suolo e l’aria ADESSO!”.

La soluzione a questi problemi è nel modello della società matriarcali, ci dicono all’unanimità le relatrici di questo Terzo Congresso Internazionale le quali, provenienti da ogni parte del pianeta, ci espongono le loro esperienze, le loro ricerche, i loro studi matriarcali moderni e la politica matriarcale, che consiste nella creazione di società pacifiste improntate all’uguaglianza fra i generi.

Esempi di questo tipo di società esistono da millenni malgrado i tentativi persistenti dei vari governi di farli scomparire o di isolarli, come la società dei Khasi, nel Nord-Est dell’India, che stanno ricevendo l’influsso negativo e le conseguenze della globalizzazione: Patricia Mukkim, giornalista e editrice del The Shillong Times nel Meghalaya in India e direttrice del Women’s Resource Center a Shillong ci racconta come la globalizzazione ha messo un costo a tutto quello che è considerato risorsa umana (terra, acqua, foreste, minerali ecc.) e come gli uomini abbiano rimpiazzato le donne nella negoziazione della compra-vendita, ribaltando così le norme sociali esistenti e marginalizzando il ruolo delle donne e i loro diritti. Mentre la famiglia matricentrica è oggi compromessa dal Cristianesimo e dal regime politico.


Donne Moso

E anche se nessuna rappresentante dei Moso è venuta a parlare della loro comunità,  si può affermare che anche la loro società sta subendo le conseguenze negative della globalizzazione. I Moso, una società matriarcale nel sud-ovest della Cina, per millenni hanno manifestato una tenacia e una resistenza incomparabili a tutte le pressioni del governo che avrebbe voluto trasformare questa società “anomala” e improntata al “libertinaggio” per assimilarla al modello patriarcale dominante. Oggi ci sta pensando il turismo, soprattutto cinese, a cambiare l’economia solidale di questa società in un’economia di stampo capitalista globale incompatibile con l’organizzazione socio-familiare basata sull’economia del dono e sulla non-praticabilità del matrimonio, considerato un attacco contro la famiglia stessa. Investitori stranieri stanno costruendo degli hotel di lusso con vista sul lago e lo scempio della natura, considerata sacra dai Moso, è in atto: la costruzione di un tunnel per facilitare l’accesso ai turisti sta facendo franare le montagne circostanti mentre il controllo economico della regione sta slittando dalle mani dei Moso nelle mani degli stranieri. ( Francesca Rosati Freeman, Benvenuti nel paese delle donne, 2010).

Accanto a questi esempi di società millenarie attualmente in piena trasformazione-distruzione, ci sono esempi di società matriarcali che malgrado tutto resistono, anzi stanno cercando di rivalorizzare ciò che stava andando perduto. È Barbara Mann, appartenente al Clan dell’Orso nell’Ohio, esperta e militante nelle questioni dei Nativi Americani, che ci parla della reintroduzione nelle loro terre dell’allevamento del bufalo, oggi in espansione. Barbara ci parla anche delle colture indigene dell’Ohio, i cui principi sono in larga misura contrapposti a quelli europei: la Terra è nostra madre e in quanto sue figlie solamente alle donne spetta il compito del controllo e della distribuzione dei doni che Madre Terra ci offre. Gli atti di vendita delle loro terre ancestrali prima tolte dagli europei e in parte ora riacquistate sono gelosamente custoditi dalle giovani donne Cherokee dell’Ohio Bird Clan.

Anche la sudafricana Bernedette Muthien ci parla della società matriarcale KhoeSan basata  sull’uguaglianza fra i generi, sulla non-violenza, sull’amore, la compassione, la fiducia e il rispetto.

Un altro esempio positivo è quello dello Juchitán nello stato di Oaxaca in Messico, un’etnia caratterizzata da una grande fierezza, dalla forte presenza delle donne zapoteche e dalla grande stima per il ruolo della madre: “Vendere e comprare o scambiare qualcosa fa parte del nostro modo di vivere non solo nel senso strettamente economico. Facciamo parte di una rete sociale che ci permette di scambiare affetto, sostegno, saggezza, conoscenza, competenze, speranze, ci fa sentire vive e ci dà sicurezza il sapere di appartenere a una comunità”, ci dice Marina Meneses, militante in varie associazioni per la conservazione dell’eredità culturale e ecologica della sua regione natale.Tutto ciò è reso possibile dal fatto che il commercio si trova nelle mani delle donne e si basa sul principio della solidarietà e della reciprocità; il lavoro è prodotto dalle proprie mani, cosa che assicura la loro indipendenza economica di donne e di soggetti culturali che non dipendono dal mercato economico globale, ma si adatta ai bisogni e allo stile di vita delle stesse donne zapoteche. Non è un mercato per l’accumulo delle ricchezze, ma per il consumo di ciò che è necessario. Numerose feste vengono organizzate nel corso dell’anno per una maggiore redistribuzione delle ricchezze umane e materiali e una volta l’anno viene allestito un sontuoso banchetto in cui tutti i residenti hanno libero accesso a cibo abbondante e bevande. L’onore e il prestigio provengono dalla disponibilità a collaborare. Il benessere della popolazione dello Juchitán è dovuto alla struttura sociale e alla filosofia che lo ispira mettendo al centro le donne e la loro fondamentale preoccupazione: la cura della vita.

Intanto qui e là sono sorti nuovi eco-villaggi che si ispirano ai valori matriarcali.
E così da queste società millenarie ancora esistenti si passa a Nashira, Colombia, per ascoltare come si costruisce una società matriarcale. Angela Dolmetsch, giurista, creatrice e sponsor dell’eco-villaggio di Nashira ci racconta come 88 donne a capo delle rispettive famiglie stiano costruendo una comunità matriarcale. Da sette anni, coltivano tre ettari di terra dove fanno crescere agrumi, banane e “noni” biologici, producono le loro verdure, allevano polli e pesci nutriti con alimenti biologici. Con le loro mani hanno costruito 41 case divise in gruppi di otto, ognuno dei quali costituisce una unità produttiva con a capo una donna come coordinatrice e un tesoriere. Grazie a un programma governativo, agli aiuti di privati e al lavoro delle stesse donne, le case sono state completate senza bisogno di crediti e senza debiti. Un consiglio di donne dirige gli affari della comunità. L’organizzazione sociale di questo villaggio è ispirata ai valori delle società matriarcali, cioé sul consenso decisionale e sulla solidarietà collettiva per quanto riguarda la cura dei bambini e degli anziani e il mantenimento delle aree comuni.

E non è mancato l’esempio di una comunità tedesca da 30 anni stabilitasi a Klein Jasedow, Pomerania dell’Est, i cui componenti vivono secondo i principi delle comunità indigene organizzate matriarcalmente, pur non condividendo le stesse opinioni politiche e religiose.

Durante il Convegno, dopo alcune relazioni, alcuni minuti erano dedicati al dibattito col pubblico, troppo pochi, a mio avviso, per un pubblico venuto da lontano e curioso di saperne di più. A una delle domande: “Ma come deve essere l’uomo matriarcale?” Heide risponde che anche gli uomini sanno dispensare le cure intorno a sé, riescono a praticare l’economia del dono, a rispettare la natura, se solo riescono a liberarsi dei valori inculcati dal patriarcato…

‘Matriarcale’ è la parola cui fanno ricorso tutte le relatrici per definire le società in cui vivono o che sono oggetto dei loro studi. Il contenuto e il significato che in questo contesto viene dato a questa parola discorda da quello di alcuni antropologi classici che pretendono che le società matriarcali non siano mai esistite e si sbizzariscono nel chiamarle matrilineari, matricentriche, matristiche, matrilocali o matrifocali, termini che anche se appropriati sono però riduttivi, nel senso che rispecchiano solamente alcuni degli aspetti di queste società. E per matriarcato non bisogna quindi intendere una società in cui dominano le donne, secondo l’opinione corrente secondo cui il matriarcato sarebbe l’equivalente femminile del patriarcato: questa opinione è erronea. Bisogna liberare questa parola dalla connotazione negativa che il patriarcato le ha affibbiato, bisogna riappropriarsi del vero significato e pensare alla parola ‘arké’ non come dominio, ma come origine, come primo principio associando la parola mater a colei che genera e rigenera la vita, e non a colei che domina.

Il tema centrale del convegno era comunque centrato sulla spiritualità, indissociabile, nelle società matriarcali, dall’economia basata sulla solidarietà collettiva e dall’organizzazione socio-familiare focalizzata sui valori della cura materna.

Leticia Layson, femminista filippina, sacerdotessa di Diana e di Isis e membro attivo dell’Internazionale Femminista per l’Economia del Dono, ci parla dell’idea religiosa di Anitu, spirito guida della comunità che include gli antenati e gli spiriti della natura, che in occidente vengono identificati con divinità. Secondo Leticia, il cammino verso la liberazione spirituale riporterebbe il popolo filippino alle sue radici ancestrali riunificandolo e re-indigenizzandolo al di là di ogni tribalismo, classe sociale o regione.

Pagoda Community è una delle poche comunità femministe lesbiche delle migliaia di comunità di questo tipo nate intorno agli anni ‘70 in America e ancora funzionante. Lin Daniels, direttrice del The Amazon Icon Foundation e fondatrice dell’East Coast Lesbian Festival, la definisce basicamente e intenzionalmente matriarcale e funzionalmente matrifocale. Gli uomini non sono però ammessi e quindi sembrerebbe una forzatura chiamarla in questo modo, visto che le società matriarcali e matrifocali si basano sull’uguaglianza dei sessi. La sua definizione diventa più appropriata quando parla di donne che vivono fuori dal patriarcato, considerato come un’aberrazione nella storia dell’umanità. Da più di vent’anni, un tempio dedicato alla Dea, The Pagoda Temple of Love, risponde alla spiritualità delle donne della comunità.

Gli esempi pratici sono stati arricchiti dagli studi teorici sulla spiritualità matriarcale e sulle prospettive intellettuali di una politica matriarcale.

Marguerite Rigoglioso, americana di origine italiana, specialista dello studio di divinità femminili e del ruolo religioso delle donne nel mondo mediterraneo antico, autrice di uno studio innovatore sul culto greco-romano a Persefone nel Lago Pergusa in Sicilia, ci parla dapprima della natura delle credenze e pratiche spirituali nelle società matriarcali, del ruolo delle donne come sciamane e sacerdotesse nelle religioni di queste società per poi arrivare alla sua teoria della partenogenesi: Big Bang or Big Birth? Suggerisce poi la possibilità che questa (ossia la generazione basata sulla partenogenesi) possa essere stata alla base delle culture matriarcali e del culto dedicato al ‘concepimento miracoloso’ nel mondo mediterraneo antico e avanza l’ipotesi che sia stata la trasformazione di questo culto a portare all’avvento del patriarcato.

La spiritualità e l’organizzazione delle società matriarcali non può essere dissociata dal modello economico basato sull’economia del dono e Genevieve Vaughan, ricercatrice indipendente e femminista italo-americana, autrice del libro Per-donare. Una critica femminista dello scambio, ci parla di un tipo di economia che è esistito ed esiste da millenni nelle società matriarcali pre-capitaliste, quindi di un’economia che lega la logica del dono alla logica materna, del dare ai bambini, per esempio, senza ricevere niente in cambio. L’economia del dono si contrappone a quella dello scambio, dove l’identità maschile è in contrapposizione a quella della madre nutrice. “Abbiamo bisogno di fare una rivoluzione femminista che non ripeta i metodi patriarcali, ma che avvii un cambiamento profondo che permetterà a tutte le madri di curare i loro figli e ai figli di amare le loro madri. La società stessa ha bisogno di essere materna e così anche chi la governa”. Una pioggia di applausi!!!

L’austriaca Mariam Irene Tazi-Preve, sociologa all’università di Vienna, fa poi un’analisi accurata del modello di famiglia patriarcale e del suo cattivo funzionamento, in quanto questo modello di famiglia rappresenta un luogo di dominio dove vengono sfruttate le potenzialità delle madri e dove viene rinforzato il divario fra i sessi. La famiglia nucleare e patriarcale è il luogo dove si insegna e si mantiene l’ordine sociale del patriarcato, i cui valori riflettono quelli del sistema politico esistente. In contrapposizione a questo modello esiste invece quello in cui uomini e donne vengono socializzati in maniera egualitaria, in cui il gruppo familiare è inteso come una comunità matrilineare che fornisce cura e sicurezza ai tutti i suoi componenti, bambini, adulti e anziani. Le relazioni fra i partner sono basate piuttosto sull’attrazione fisica e volontaria che sull’istituzionalizzazione del matrimonio, mentre le funzioni di maternità e di paternità sono eseguite in maniera del tutto naturale da tutti i membri del gruppo. L’abbandono delle madri non esiste né i bambini devono soffrire per la separazione dei genitori, essi appartengono alle madri e al gruppo materno, garantendo una continuità affettiva e materiale. Le azioni politiche di conseguenza vanno orientate verso i bisogni della famiglia allargata e della comunità sociale.

L’ultimo giorno della conferenza, Claudia von Werlhof ci parla della fondazione del The Planetary Movement for Mother Earth e della sua fondamentale importanza se non della sua necessità e lancia un appello alla partecipazione e alla diffusione degli obiettivi del movimento. Non solo la vita sulla terra è minacciata di estinzione, ma il nostro stesso pianeta è sottomesso a un attacco permanente che va a scuoterlo fino dalle sue fondamenta. La posta in gioco è il matricidio finale, la fine della Terra stessa, il più inconcepibile e inimmaginabile crimine di tutti i tempi. Da poco la Bolivia ha emanato l’esemplare Legge dei Diritti di Madre Terra. Ma non si tratta di un semplice conflitto fra capitalismo e Madre Terra, nuove tecnologie di distruzione planetaria, utilizzando il pianeta stesso, sono state sviluppate nel corso degli ultimi decenni. Il pianeta Terra è stato auto-riorganizzato per diventare un’arma di distruzione massiccia attraverso catastrofi apparentemente naturali. La relatrice cita il libro di Rosalie Bertell Planet Earth. The latest weapon of War (Pianeta Terra. L’ultima arma di guerra). “La nostra Madre Terra sarà forzata a distruggersi con la siccità e le alluvioni, con uragani ed eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami.”… “È terribilmente umiliata e non ha alcuna possibilità di sfuggire a questi attacchi” scrive Rosalie Bertell, naturalista, eco-femminista e religiosa e Premio Nobel Alternativo nel 1986. E quando Claudia von Werlhof, in un’intervista che le viene fatta da un giornale austriaco, espone l’ipotesi mostruosa che il terremoto di Haïti, che è costato la vita a 200.000 persone, potrebbe essere stato prodotto artificialmente, viene immeditatamente discredidata, addirittura accusata di essere una malata mentale.

Ma è noto che gli esperimenti di HAARP e i programmi di STAR WAR.  il cui scopo è quello di sviluppare le armi per le future guerre, minano la Terra. Vengono impiegate correnti elettromagnetiche in grado di distruggere qualsiasi obiettivo senza lasciare la minima traccia della causa della distruzione. E non è da escludere la possibilità che ciò possa provocare dei cambiamenti catastrofici nell’ambiente e sull’intero pianeta. Claudia von Werlhof afferma che il libro della Bertell dovrebbe essere integrato dalla lettura del Critical Theory of Patriarchy, che lei ha sviluppato all’Istituto di Scienze Politiche dell’Università di Innsbruck, dove insegna dal 1999.

La lettura di Bertell, afferma la relatrice, ci fa prendere coscienza di come il nostro pianeta sia sottomesso al controllo degli uomini, che si sono dati lo scopo di subordinarlo come una donna, di violentarlo e di trasformarlo in qualcosa che non ha più un’autonomia reale, nessun suo potere. Si sta attuando “la creazione della distruzione voluta dai padri”, che sperano di usurpare il posto della madre e di giustificarlo promettendo la nascita di una creazione migliore. Il matricidio per eccellenza!

La relatrice infine appella le partecipanti a unirsi al Movimento Planetario per la Madre Terra contro l’attuale modello di società, per proteggerla come la più bella, la più stupefacente, la più forte e la più potente di tutte le creature viventi. Gli esseri umani devono sentire l’orgoglio della creazione e difenderne la dignità, che la spiritualità patriarcale crede appartenga solamente all’uomo. Non siamo solo parte di Madre Terra ma siamo legati ad essa come le sue creature. La Dea è la natura primitiva, potente e non addomesticata e non possiamo stare a guardare un progetto di distruzione che ci è ancora venduto come Progresso. Ciò che i patriarchi temono di più siamo noi, le donne, noi i civili, noi e il pubblico in generale, noi e la nostra assenza di paura. È importante agire a livello locale e internazionale. Il momento è venuto.
Nella manifestazione conclusiva “Manifesta” viene distribuito ai rari passanti di un giorno piovoso di domenica durante l’ora di pranzo, quando un centinaio di donne con le banderuole raffiguranti l’effigie di alcune dee, con canti e danze in onore della Madre-Terra, percorrono le strade del centro della città di St Gallen. Questa processione segna il culmine di una serie di momenti durante l’intero convegno, in cui le donne si riunivano formando dei grandi cerchi nel parco circostante e tenendosi per mano, alcune a piedi scalzi per sviluppare quell’energia necessaria da inviare al mondo.

Francesca Rosati Freeman, giugno 2011

RIFERIMENTI IN RETE RIPORTATI NELL’ARTICOLO:

http://kongress-matriarchatspolitik.ch (sito ufficiale di Hagia sul convegno)
www.lydiaruyle.com (goddess banners)
www.meine-landwirtschaft.de (campagna per un’economia matriarcale)
www.thepetitionsite.com/1/matriarchal-manifesta (per firmare la petizione)
http://www.gift-economy.com/ringraz.html (sito sull’economia del dono)
www.francescarosatifreeman.com (sito dell’autrice)

La relazione è stata anche tradotta in spagnolo e pubblicata sul sito:

Revolucion matriarcal

RIFERIMENTO IN RETE :

http://www.universitadelledonne.it/tempi-maturi.htm

2 Comments

  1. Sarebbe interessante andare a questi convegni internazionali. Intanto mi recherò a Morlupo Roma alla conferenza di Marcia Theophilo, antropologa, poeta, nata in Amazzonia, e candidata al Nobel. Ho letto qualche sua poesia. Le farò intervista sul matriarcato, chiedendole se esistono comunità matriarcali in Sudamerica…. Nessuna imitazione delle caste e del potere accentrato, o poteri, del patriarcato. La donna è arxè principio vitale.

    1. Allora cara Gloria potresti rendere partecipi anche i lettori di cartesensibili della tua intervista a Marcia. Che cosa ne pensi? ferni

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