Trasmissioni dal faro N. 22 – A. M. Farabbi:INTERVISTA A VINCENZO ANANIA

Michiel Schrijver


VINCENZO ANANIA– Poeta, Editore di Zone, Direttore della rivista Pagine

Un piccolo faro come il mio emette poca luce, ma ogni faro, per quanto potente sia, è sempre piccolo rispetto al mare grande. E qui, sotto la mia lanterna, continuo a cercare e trovare naviganti, portandoli alla luce. Questo incontro con Vincenzo Anania ha qualità e fa fermare. Oltre a tracciare un proprio viaggio biografico, dentro cui ha scoperto i fili intensi della poesia, pur provenendo dal lontano mondo della magistratura (ma poi perché lontano?), affonda con competenza e amara ironia anche in una lettura sociale e politica. Niente è separato dal tutto.

Tre momenti dell’intervista mi stanno profondamente a cuore:

la stima enorme per Amelia Rosselli;

la dichiarazione che ci sia un gusto incorruttibile per il fare, rigoroso, accurato, libero seppur di piccolo respiro.

la narrazione della sua esperienza letteraria con i carcerati.

Testimonianze come queste confortano, sostengono vie di rigore e passione, senza ostentazione, e con salda tenacia.

Ricordo che per contattare la redazione della rivista Pagine e della Casa Editrice Zone, occorre scrivere a Vincenzo Anania, Via Arnobio,11 00136 Roma fax06 39736923

Quando e come è cominciato il tuo rapporto intenso con la poesia? Al punto da crearla, ma anche da fondare una casa editrice e una rivista?

Il mio rapporto intenso è iniziato a 46 anni, e precisamente a Bolzano (dove sono stato primo giudice e poi pubblico ministero per circa 17 anni); la folgorazione avvenne una sera, appena rientrato dal lavoro, quando vidi alla televisione un servizio sulla cultura dell’oliva in Sicilia, terra dei miei avi. Io amo molto gli ulivi, e lì se ne vedevano un’infinità. In quell’occasione avvertì l’esigenza di scrivere poesia. E cominciai, senza alcuna preparazione; ovviamente i miei testi furono a lungo degli sgorbi, con l’eccezione di una poesia dedicata a Ulisse (senza alcun riferimento ad ulivi), piuttosto bella, che pubblicai anni dopo con poche modifiche. In precedenza avevo scritto soltanto tre poesie, in classe, al terzo liceo, dedicate all’amata Giovanna. L’insegnate di greco mi scoprì, le lesse, e mi disse che apprezzava la mia vocazione, ma le poesie erano bruttissime. E lì smisi, fino all’episodio di cui sopra.

Vorrei che ci presentassi la casa editrice che dirigi, soffermandoti sul catalogo, sugli autori e sulle autrici che più l’hanno caratterizzata.

In realtà l’impegno divenne quasi totale con il mio trasferimento a Roma, dove avviai presto un’intensa frequentazione del mondo poetico di Roma, organizzando io stesso letture pubbliche e convegni, fortemente incoraggiato da Amelia Rosselli, sebbene i miei modestissimi tentativi avessero ben poco a che fare con la sua grande poesia. Alla fine degli anni ’80, fondai la casa editrice Zone e con i poeti Anna Gradenigo, Fabio Ciriachi, Sara Zanghì e Daniela Attanasio, la Rivista Pagine. L’attività editoriale ha riguardato esclusivamente poesia, seguendo soltanto il criterio della ricerca di buona poesia. Iniziai con Lafinestra di Simenon di Piera Mattei – una felice scoperta – subito seguito da El coeor dee paroxe del già noto poeta dialettale Fabio Franzin e quindi di Se fosse vera la notte, del grande poeta brasiliano Heleno Oliveira, libro curato da Mia Lecomte per la collana da lei diretta Cittadini della poesia. Finora ho pubblicato una trentina di libri; fra gli altri, ipotesi dell’altro grande brasiliano Murilo Mendes, ancora a cura della Lecomte, due volumi della ottima poetessa dialettale Assunta Fininguerra, tre libri di Roberto Pagan, ultimo il bellissimo Archivi dell’occhio (2008), Ombrenis, di Nelvia di Monte, in friuliano e a cura di Achille Serrao, Nervature del venezuelano Gregorio Carbonero, vivente in Italia.

Narraci della rivista Pagine: la sua impostazione, quali sono i tuoi più stretti collaboratori, le scelte, la sua distribuzione, il perché di tanta attenzione alla poesia straniera, geograficamente lontanissima.

Della sua fondazione ho già sopra detto. Purtroppo del gruppo fondatore, dopo i primi tre numeri, per motivi vari, rimasi soltanto io; gli altri dettero le dimissioni. Io che ne ero già l’editore proseguì unico redattore. Poi ebbi il piacere, per alcuni anni, della collaborazione del poeta Bruno Zambianchi. Infine, ritiratosi Zambianchi, nel 1996 coredattrice divenne Piera Mattei, che già aveva operato per qualche tempo nella rivista come collaboratrice. Da allora la redazione espletata soltanto dalla Mattei e da me (molti, e tutti valorosi, i collaboratori esterni). Va per altro sottolineato che la Mattei ha fin dall’inizio fornito anche un forte contributo creativo, con sue poesie, saggi, racconti, recensioni e traduzioni dal francese, dall’inglese e dallo spagnolo; scritti critici sono stati raccolti nel volume edito da Zone l’anno scorso, dal titolo L’immaginazione critica. L’impostazione della rivista è sostanzialmente rimasta quella enunciata nell’editoriale del numero 0, e cioè: pubblicare soltanto poesia di buon livello meglio se ottima. Rinunciare a scelte di tendenza; compete alla scrittura poetica il disvelarsi al fruitore, quindi: ampio spazio alla voce dell’autore, senza la mediazione del critico; nessuna impostazione tematica, con le forzature che essa spesso implica (rapporti interattivi tra vari autori possono verificarsi spontaneamente) andare a caccia di buona poesia anche in terra straniera, affidandosi a traduzione (ma sempre con l’originale) il più fedele possibile; limitare la pubblicazione di recensione ai libri che li meritino, e che siano accurate; scambi con altre riviste (serie); citazione dei libri ricevuti riservata ai migliori; recensioni di altre riviste; ricerca della buona poesia contemporanea, ma pure attenzione a quella consolidata mediante saggi e ripresentazioni, compresa la poesia latina. Ovviamente: buone le intenzioni, ai lettori il giudicare.

In un Paese come il nostro, in cui la cultura viene qua e là ferita, uccisa, denigrata, quali sono le difficoltà di sopravvivenza di una piccola casa editrice? Che senso ha oggi testimoniare una qualità alta tra rigore e passione, attraverso l’attività fragile di una piccola casa editrice di poesia, in mezzo a mostri giganteschi che invadono librerie e televisione?

E’ una difficoltà più che nota, già lamentata più che abbastanza. Che senso , prosegue la domanda, in tale clima, continuare? Bah! Il motivo principale per me è che bisogna dare comunque sfogo alle proprie (lecite, ovviamente!) passioni. E anche un certo gusto guascone del piccolo, che se ne infischia del più forte e fa (finché gli è possibile).

Raccontaci i semi della tua poesia, la tua ricerca, i tuoi libri, quanto e come la tua poetica si è trasformata negli anni.

Francamente non sono in grado di dirlo con chiarezza. Ho certamente letto, dal giorno della tarda chiamata, buona parte credo della buona poesia italiana del novecento; ho avuto delle preferenze: Vittorio Sereni, innanzitutto, l’inimitabile Rosselli, Giorgio Caproni, il tardo Montale, il Magrelli dei suoi primi due libri, non ho consapevolmente, plagiato nessuno. Di una trasformazione della mia poetica non so; ad altri l’ardua sentenza.

Il tuo lavoro di magistrato è, in qualche modo, entrato nella tua poesia? L’ha condizionata in qualche modo?

Non mi sembra che ve ne sia eco nella mia poesia, almeno consapevole. Ma la condizione di magistrato mi è stata molto utile nella realizzazione di un mio progetto, realizzato tra il 1984 e il 1990, di coinvolgere nella poesia il mondo carcerario. Iniziai con l’introdurre nel carcere di Rebibbia, corsi di poesia (condotti da me e da poeti romani di elevato livello) bisettimanali, con la partecipazione molto interessata di numerosi detenuti. In seguito, con l’ausilio del Ministero di Grazia e Giustizia e delle autorità carcerarie di Rebibbia, organizzai tre concorsi di poesia di detenuti; i primi due per tutte le carceri italiane, il terzo per tutte le carceri d’Europa, nelle lingue italiana, francese, spagnola, inglese e tedesca: circa duemila i partecipanti; le migliori poesie scelte da apposita commissione con noti poeti romani furono pubblicate a cura della provincia di Roma, in tre volumi, con gli originali e le traduzioni in italiano. Cerimonie di premiazione in Rebibbia con autorevoli rappresentanti della cultura e del mondo politico (come il validissimo poeta Pietro Ingrao).

Che cosa ne pensi dell’attuale conflitto del governo con la magistratura? Del suo tentativo di metterla in cattiva luce davanti all’opinione pubblica?

Tutto il male possibile. Non scendo nei particolari, potrei essere coinvolto nel turpiloquio così caro al nostro premier. E la mia non è solidarietà di casta, nella mia carriera ho incontrato soprattutto colleghi molto dediti al proprio lavoro, assai preparati e più che onesti; ma anche qualche cialtrone e qualche disonesto, soprattutto fra dirigenti. Il fatto è che troppo ingiusto è l’atteggiamento del premier, irriconoscente: non è forse grazie alla magistratura, nella persona del giudice che per una congrua somma di denaro gliela conferì la sua proprietà della editrice Mondadori che spettava ad altro?

Il tuo prossimo libro?

Il mio prossimo libro, cenni dal caos dovrebbe (se Dio vuole, diceva sempre la mia mamma) essere pubblicato da Passigli Editore nel prossimo autunno. Basterà leggerlo per trovare ogni risposta alla tua curiosità. Ringrazio molto, con cari saluti a te, e a chi altro si occuperà dell’intervista.

Anna Maria Farabbi- 22 settembre 2011

9 Comments

  1. Bellissima , e interessante: bravi e sintonici, entrambi,
    per i temi, per la lunga passione per la letteratura e per l’ mpegno etico, indiscusso di entrambi.ma qui intreccaito nelle tematiche ed esistenza di entrambi, in differenti angolazioni.
    Saluto molto caramento Vincenzo e con affetto! Anna Maria..

    Maria Pia Quintavalla

  2. sono contento che in questa intervista sia emersa l’onestà intellettuale di Vincenzo e anche qualche scorcio biografico, non facile da ottenere da lui.
    un saluto a lui e a Anna.

  3. Ci sono molti segni in questo occhio di luce. Ci sono le radici già emesse e le fioriture di quelli che sono i semi di un’attività che dichiara con fierezza il terreno su cui è cresciuta e continua a diffondere rami della poesia, della bellezza e di una onestà intellettuale che non sempre è così palese e soprattutto praticata. Grazie ad entrambi, fernanda f.

  4. Ho letto alcuni degli autori pubblicati dalla casa editrice. Non conoscevo il suo responsabile e ringrazio per le scelte che ha fatto, sono una lettrice affezionata.

  5. Saluto il caro amico Vincenzo ricordando la sua “militanza” come organizzatore di eventi culturali romani. Ci conoscemmo in quei suoi anni ricchi anche di viaggi davvero invidiabili. Poi ho collaborato spessissimo alla rivista Pagine, alla realizzazione della sua vis poetica trovando sempre la conferma di un carattere schivo e sobrio, ma di assoluta serietà e impegno nel sociale.
    La nostra amicizia e stima reciproca mi è molto cara.
    Cristina.

  6. V. Anania è una di quelle rarissime -oggi – persone che autenticamente ama la poesia e fa generosamente bene (senza, cioè, alcun tipo di risarcimento personale) il suo lavoro di indagine, proposta, diffusione attraverso la sua bella rivista. E’ anche un bravo poeta. Ma uno di quelli che, prima di leggere i propri, ascolta con attenzione i versi degli atri. E che osa dire: il buono e il non buono, senza arroganza, con onestà e competenza.

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