Soqquadri del pane vieto [2010-2011]- Marina Pizzi

Non aggiungo che una parola a quanto con scintille ha scritto Marina Pizzi in questa raccolta. E’ un tracciato, il suo, di musica con brevi scatti di danza, il fermo dell’andatura che precede la distanza, in cui resta, inquadrato, lo sguardo dentro la profondità degli equivoci, nelle braci dei tanti errori con cui ci nutriamo, con i quali vorremmo guarirci e  crediamo siano l’amore desiderato mentre invece sono ciascuno l’ arma, che disamora e in noi mette a soqquadro il pane di ogni relazione. Così, ancora, la vita scorre piana, tra l’acqua malferma e ciò che resta oscuro,  si dilegua lontano, scende tra i ponti,  e nella carne, là dove non siamo. Dove non saremo più.

f.f.- 19 settembre 2011

Da SOQQUADRI DEL PANE VIETO

Avvenire
firma di pubertà
sotto rovine.

(Nanni Cagnone)

2.

adesso vorrei piangere un pochino

sulle assurdità che scrivo per liberare

la panchina che mi aspetta vecchia.

stralunare l’ulivo in una reggia

il cipresso in una lancia di voto

per raggiungere la gerarchia del cielo.

è invece limpido solo il sudario

per le strofe che piangono poema

dentro le giare dell’eclisse.

un dolore d’orgoglio m’infetta tutta

dalla mattina alla sera voglio il giglio

di poter volare. la cenerentola del bavero

è il mio ossigeno bacato dalla genia del no.

3.

tutti piangono da vicini di casa

con la canicola sul collo della colpa

per l’arrivo del gerarca che sentenzia

gerundio a tutto campo per le pene.

in pace con lucertole già rincorse

si salvano i bambini puritani

innocenti senza rane nei barattoli.

qui il plurale delle nebbie sono anime

a capofitto linciate dagli stenti

per rendere cicalate le vendemmie.

tante le penne che non servono più a niente:

scrivo al computer con voracità d’impotenza

l’ebbrezza del servo che si senta libero

solo perché la faccenda è multipla.

5.

cuore di fuga raggio di malessere

questa bravata d’ansia che rincorre

le cicatrici ataviche del giusto.

in palio al gerundio di resistenza

sta la parata d’ascia che vuole uccidere

financo le gestanze del deserto.

attrice di vendetta la cometa

simula dio con la vestale accanto

così per murare l’ossatura

della finestra fiduciosa amante.

in rotta con le genie delle bellezze

si rompe il sangue che fraziona guerra

la zona sempre apolide del senso.

sì ho voglia di pulire il cielo

dalla vaghezza tragica del verbo

nella giunzione con l’altare fatuo.

6.

un giorno finisce il tragico s’inerpica

nella palude sciatta del mio corpo.

in realtà il tempo è un forsennato addio

una credenza con le formiche e le briciole

di quando c’era la spesa di una vita.

oggi mi appoggio all’eremo del buio

alla marina sirena delle regie del sale

perché la pendola è ferma da un mare d’anni

la noia piena di salute senza resistenze.

si stenta invece verso la fenice d’alba

questo abituro che assassina il futuro

dentro le scosse di singhiozzi e ceppi.

la terra è chiusa da sicari sicuri

nessuna pietà ospita la lena

di captare oasi la merenda infante.

così clemente è l’ora di guardarti

dentro la darsena della luna piena

alambicco di cristallo il tuo respiro.

piango assai quando qualunque impegno

mi precipita nel legno della cassa

appena morta forse. se ieri volli la regia del sasso

oggi il canestro è il desiderio più lungo.

8.

non farò caso alla malia del timbro vuoto

la possibilità di essere chiunque

lo stallo di un ergastolo

la baraonda di un amante

oggi mi basta il fischio della fionda

la dura prova di chiudere a chiave

le inferriate delle lanterne vizze.

in coda all’alamaro della rotta

perdo la spugna per asciugare il sangue

acquisto le nomee di golfi senza attracco.

12.

gli anni passano una radice nera

una miniera di aghi

una tempia suicida.

uno straccio di rondini si rannicchia

sotto cimasa in balìa del vento.

una crudele soglia intasca il cuore

nei valori del serpente che sibila

perpetue le sentenze dell’occaso.

13.

un eremo m’infesta la salute

mordo il crisantemo che mi sceglie

con scaglie ridanciane per uccidermi

contro la festa d’asilo di bambini

felici illetterati. con il filo spinato per bracciale

ingorgo la mia vita traumatica

mentore il sangue che non mi vuole bene.

tra treccine di braci vado a lungo

lungo il fiume per salvarmi l’anima

l’acqua migliore non saprà lavarmi

dai chiodi stonati delle labbra.

la lezione del vicolo se la ride

di me da sempre intenzionata al lutto

alla frode di strapparmi il cuore.

invece di coriandoli lamento

la lira che canzona la mia pace

sotto il circuito di lavarmi il viso

con il colera degli altri che sono tragici.

sbatte la persiana sulla collina fatua

vendetta che da anni si ripete

appena giungono le rondini di pace.

sono martirio e avanzo di me stessa

la resina del miele che non sa sedurmi

nel tramestio del mitico fantasma.

la rendita del fianco è stata arresa

dallo scontro illiberale della fune

dal cipresso che mi aspetta sempre.

14.

scottature di calce questa manfrina

che gioca con i verginei sassi

a ribassare il suolo per far giocare

i bambini. in bilico sul manuale d’ascia

so imparare a fendere il palazzo

sotto le membra che scaldano i papaveri

do diluire un pugno da una carezza.

la forza del messere signore assente

comunichi col brano della preghiera

dica se può magnificare la rendita

della fortuna. con poche eclissi ci

sarà riguardo verso lo scempio

di perdere il viso.

19.

nulla sarà questo vanto acerbo

questo dispaccio d’era in fondo al mare

si andò così che la vita tacque

per l’elemosina di copiare il sole.

nessun patema ingaggi l’anfiteatro

ma resistenza al quanto nonostante

sia di panico l’orizzonte e l’afa.

così in silenzio la genia dell’uomo

per la condanna di servire zolle

nomee di ieri che uccisero le vette.

24.

la poesia del solo incendio

dove l’acropoli dell’anello crede in dio

e simula nei popoli la bontà

tumefatta sul collo di ruggine.

questa quartina senza senso

si aggira nei viali dell’occaso

per simulare un agguato d’amore

un rigurgito di pianto d’elemosina.

aggiungo che così non c’è girandola

per far impazzire il gatto,

sotto controllo il razzo del vento

la scimmiesca ilarità del sole.

ieri ho avuto la perennità dell’acqua

per lavarmi la faccia

il cigolio del bavero contro il vento

per godermi la frottola dell’indice.

qui sommessamente l’altare è colmo

di fiori per la messa esponenziale al cielo.

53.

le donne vestite di forse

non sono nude. anzi la grotta

si spazia dalla fronte

al diverbio degli occhi.

nel vestibolo del fato la gran fossa

fissata per tutti. accorrete al duello

delle tane senza vincitori da far perdenti.

le nozze del silenzio con il caos

hanno il valore dell’ozio principesco

la scorta di confetti per la felicità.

dal cielo si rammenta che è ora di piangere

la gerla con le croste senza olio

né mansuetudine del bello.

qui s’investe il dubbio della logica

stratega che non sa giocare.

54.

è caduta l’odissea in un diario

una sfregatina al muso contro il muro

e la vita è grata di esserti la tata

alla faccia della grammatica del basto.

issata in te la bandiera crocefissa

questa gimcana che perde le ossa

con la giraffa che non crede in dio

né tanto meno alla diva della farfalla.

questo silenzio che scandisce contaminazione

mina la zolla del bulbo ancor cieco

dove i papaveri comici dell’ozio

promisero la spiga regina di regine.

oggi la falla della terra aperta

consacra le elemosine del dubbio

il bioritmo di perdere il sì.

tutte le giostre una ferraglia d’atomo

dove si attesta di morire a schiocco

di sfinita staffetta.

55.

non tardare a volermi bene

sto piangendo di dazio

dacché la premura della resa

impone fagottelli di girandole

fisse nel dolore.

le fosse che girano il mondo

imbrattano il cristallo d’origine

la giostra nuda di piangere ancora

negata elemosina. ora arriva l’agonia

del sì per la sposina tradita. in gola

alla tempesta di tradire

appaia il dubbio della maestà

questa sbilenca aureola di santa

la madre andata oltre confine.

mestizia di cimelio starti a guardare

morta all’altare con la bara in faccia.

il talento non piace ai crudi vincitori.

**

Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-1955.

Ha pubblicato i libri di versi: IL GIORNALE DELL’ESULE (Milano, Crocetti, 1986), GLI ANGIOLI PATRIOTI (Milano, Crocetti, 1988), ACQUERUGIOLE (Milano, Crocetti, 1990), “DARSENE IL RESPIRO” (Milano, Fondazione Corrente, 1993), LA DEVOZIONE DI STARE (Verona, Anterem, 1994), LE ARSURE (Faloppio, CO, Lieto Colle, 2004), L’ACCIUGA DELLA SERA I FUOCHI DELLA TARA (Lecce, Luca Pensa, 2006), DALLO STESSO ALTROVE (Roma, La camera verde, 2008), L’INCHINO DEL PREDONE (Piacenza, Blu di Prussia, 2009), IL SOLICELLO DEL BASTO (Roma, Fermenti, 2010), RICETTE DEL SOTTOPIATTO (Nardò, Besa, 2011).

Le plaquettes “L’impresario reo” (Tam Tam 1985) e “Un cartone per la notte” (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); “Le giostre del delta” (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004).

Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.

Numerosi e-book e collaborazioni si possono leggere on line. Ha vinto tre premi di poesia.

Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.

Sul web cura i seguenti blog di poesia:

Sconforti di consorte

Brindisi e cipressi

Sorprese del pane nero

Ha pubblicato i libri di versi: “Il giornale dell’esule” (Crocetti 1986), “Gli angioli patrioti” (ivi 1988), “Acquerugiole” (ivi 1990), “Darsene il respiro” (Fondazione Corrente 1993), “La devozione di stare” (Anterem 1994), “Le arsure” (LietoColle 2004), “L’acciuga della sera i fuochi della tara” (Luca Pensa 2006), “Dallo stesso altrove” (La camera verde, 2008, selezione),  “L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009), “Il solicello del basto” (Fermenti, 2010), “Ricette del sottopiatto”(Besa, 2011);

***** [raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: “La passione della fine”, “Intimità delle lontananze”, “Dissesti per il tramonto”, “Una camera di conforto”, “Sconforti di consorte”, “Brindisi e cipressi”, “Sorprese del pane nero”, “L’acciuga della sera i fuochi della tara”, “La giostra della lingua il suolo d’algebra”, “Staffetta irenica”, “Il solicello del basto”, “Sotto le ghiande delle querce”, “Pecca di espianto”, “Arsenici”, “Rughe d’inserviente”, “Un gerundio di venia”, “Ricette del sottopiatto”, “Dallo stesso altrove”, “Miserere asfalto (afasie dell’attitudine)”, “Declini”, “Esecuzioni”, “Davanzali di pietà”, “Plettro di compieta”, “Segnacoli di mendicità”, “L’eremo del foglio”, “L’inchino del predone”, “Il sonno della ruggine”, “L’invadenza del relitto”, “Vigilia di sorpasso”, “Il cantiere delle parvenze”, “Soqquadri del pane vieto”; il poemetto “L’alba del penitenziario. Il penitenziario dell’alba”];

***** le plaquettes “L’impresario reo” (Tam Tam 1985) e “Un cartone per la notte” (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); “Le giostre del delta” (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto tre premi di poesia. *****

[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Roberto Bertoni, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Francesca Matteoni, Salvo Capestro, Fernanda Ferraresso, Flavio Almerighi, Dino Ignani, Gianluca Gigliozzi, Natàlia Castaldi, Stefano Guglielmin, Luigi Bosco, Nanni Cagnone, Flavio Ermini, Franca Alaimo, Roberto Maggiani, Federica Nightingale, Federica Galetto, Luigia Sorrentino, Alessandro Baldacci].

*****Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista “Poesia”. E’ tra i redattori del litblog collettivo “La poesia e lo spirito”, collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”.

Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.

Sul Web cura i seguenti blog(s) di poesia:

http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/=Sconforti di consorte

http://marinapizzibrindisiecipr.splinder.com/=Brindisi e cipressi

http://marinapizzisorpresedelpa.splinder.com/=Sorprese del pane nero

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9 pensieri su “Soqquadri del pane vieto [2010-2011]- Marina Pizzi

  1. non posso che prendere alcuni versi e sottrarli alla noia del foglio leggerli a mani piene, predispormi all’ascolto
    e penso alla forza di certi passaggi scritti in profondità di visione
    “un dolore d’orgoglio m’infetta tutta

    dalla mattina alla sera voglio il giglio

    di poter volare”

    grazie del dono
    elina

  2. Una forza incredibile e una toccante grazia in questi versi non usuali. Letti e riletti tutti senza capacità di scelta. La musica apre all’accoglienza di questa parola che “slarga”, apre la tana in cui il corpo si acquatta per farsi animale domestico, dimenticando la sua selvatichezza naturale. Una bellissima proposta. Una domanda: sono pubblicati? E se sì, dove si possono trovare, chi è l’editore? Grazie.

  3. Difficili questi versi, ma penetranti.Le immagini del video e la musica mi hanno aiutato ad assorbirli. Non mi era mai capitato che accadesse. Una forza incredibile questa loro relazione che ha agito come un ariete.La forza della parola e la lievità della musica. Grazie.Monica

  4. Che dire? Un bell’insieme senza dubbio e i testi, anomali, nel senso che si tratta di una scrittura particolarissima, dotata di un particolare talento: quello di aprire paesaggi a contrasto. Una proposta notevole, anche se il fondo della memoria brucia e la bocca resta amara.

  5. non tardare a volermi bene
    sto piangendo di dazio
    dacché la premura della resa
    impone fagottelli di girandole
    fisse nel dolore.

    C’è un filo che corre, attorcigliandosi attorno al dolore, che però segna una parola di speranza, quasi: ” non tardare” è un invito che dice la necessità e la premura della domanda. Non tardare a volermi bene è esplicito, dopo tutto quel dolore già detto come in capitoli di vita densa, copiosamente dura, difficile, una girandola che non smette la sua corsa.

  6. Non so se la scelta di fernanda induca ad una particolare epifania, attraverso questi testi, complessi, articolati in artiglieriepesanti e coltelli taglienti, non so se sia stata la musica e il video, io vado matta per Pina Bausch, so però che il coinvolgimento è stato forte, sono rimasta avviluppata come in un filo di seta fortissimo, che adagio mi tesseva intorno una gabbia e, alle ultime battute, sapevo che non era per ostruire la vista ma per salvarmi l’esistenza, come in un baccello.
    cecilia

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