VALERIA SEROFILLI- Un viaggio dentro e fuori

“La vita senza una meta è vagabondaggio.”

                                                                                   Seneca, Lettera a Lucilio, 95,41

Di solito a chi mi chiede perché amo viaggiare in treno rispondo che, treno o non treno, il vero viaggio è quello dentro noi stessi. Rispondo che so quello da cui fuggo ma non quello che cerco. E se è vero che nei più giovani il viaggio fa parte dell’educazione mentre negli adulti dell’esperienza, è anche vero che io, di questa esperienza, ne ho ben poca. Non ho viaggiato molto. Ma ricorderò sempre la volta che il controllore ci chiese scusa per essere entrato nel nostro scompartimento, l’ultimo del vagone. Eravamo abbracciati, stretti, i sedili un letto di petali, i cuscini sdruciti che hanno ospitato migliaia di persone, la più bella imbottitura: il cielo in uno scompartimento direi e quel gesto di aprirlo con forza suonò come una violenza nei confronti di quella bolla spaziotemporale propria solo degli innamorati. La cosa che l’amore sopporta con maggior fatica è l’intrusione di estranei. Se poi tocca anche pagare, questo diventa veramente insopportabile. Il treno scivolava sulla rotaia e noi custodi del più grande segreto, con l’infinito a portata di mano, ed io con la tua mano nella mia, felici come Ulisse, senz’altra cura che noi stessi e il nostro viaggio: quel vagone il solo posto, l’unico, per incontrarci.

– Il treno viaggia con trenta minuti di ritardo – annunciava l’altoparlante, ma per noi non c’era ritardo, perché non c’era tempo. Era il treno stesso a scandire i nostri battiti oltre il vetro opaco. Passavano le stagioni, mutavano i luoghi, non la nostra anima. Presto avremo    fatto ritorno alla nostra vita di sempre ma ora eravamo felici e il fatto stesso che non ci accorgessimo di esserlo, voleva dire che lo eravamo. Un po’ come per la salute. Ed io mi sentivo l’ape di Trilussa, piena di felicità per essersi posata su un bocciolo di rosa, e il mio bocciolo eri tu. Si, presto avremo fatto ritorno alla nostra vita di sempre ma ora nessuno, neanche il controllore, ci avrebbe separato. Neanche l’insistente e martellante annuncio dell’arrivo ad ogni prossima stazione, utile ma quanto mai disarmonico e dissacrante. – E’ la rapidità a generare il vizio della fretta – mi trovai a pensare . Un vizio che ora ci era estraneo.  E se Marinetti lodava la bellezza della velocità, per noi, in quel momento, il treno in corsa era bello solo perché ci permetteva di stare insieme. Avrebbe potuto anche star fermo, quel treno, perché ugualmente in corsa verso il nostro amore. Ciò che provavamo era un alternarsi di calma serenità, propria di chi si muove tra gli oggetti dei sensi con animo sgombro d’odio e d’amore; serenità dunque, piacere e pazzia. Pazzia, si, con quel certo compiacimento che solo i pazzi conoscono mentre tracciano la via che percorreranno i savi. Presto avremo fatto ritorno alla nostra vita di sempre e di questa rosea pazzia non sarebbe restata traccia, se non sulle nostre guance ancora rosse di baci. Saremo tornati alle nostre abitudini a cui è difficile dire addio. E l’abitudine, triste surrogato della felicità, avrebbe preso il sopravvento su questo nostro tempo, su questo nostro viaggio.Ma ora il treno in corsa scandiva quel nostro tempo altro. Giungemmo. Dove? Alla stazione della nostra meta, con quel distanziamento necessario per giungere alla conoscenza. Per capire che molto spesso quelle verità per raggiungere le quali ci mettiamo in cammino, già le abbiamo davanti agli occhi e non ce ne accorgiamo. Il treno ripartì per tornare alla partenza. Perché il bello consiste nell’ essere di ritorno da ogni dove senza essere andati da nessuna parte se non dentro se stessi e il proprio animo. Per darsi alla luce, preparando il terreno all’altro viaggio di scoperta che inizia con un piccolo passo: quello in direzione dell’altro.

Valeria Serofilli      

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3 pensieri su “VALERIA SEROFILLI- Un viaggio dentro e fuori

  1. Il bello consiste nell’essere d ritorno da ogni dove senza esere andati da nessuna parte se non dentro se stessi

    Significativa questa frase in questo bellissimo racconto dove la scrittura di Valeria, classica dà il senso, tra le altre cose, di un amore che è “quiete accesa”, per dirla con Ungaretti.
    Il treno come spazio-tempo sospeso nella velocità è un tema che, letterariamente parlando, ha affascinato molti autori, tra i quali si inserisce sicuramente questo testo “soave”.

  2. Ringrazio Fernanda per avere postato questo mio nuovo racconto nonché la cara Maria Zimotti, attenta lettrice e buona autrice, per la lettura e il dotto apprezzamento. Abbracci.Valeria

  3. Il treno, come metafora del viaggio della vita.
    in un mio prossimo scritto potrete leggere:
    “La vita è un viaggio,
    dalla nascita alla morte:
    sta a noi fermarsi ogni tanto
    per poter godere il paesaggio”
    Quindi condivido in pieno lo scritto di Valeria soprattutto quando ci ricorda che l’Amore,rende inutile l’ansia del correre, annullando in un attimo il tempo e lo spazio in una fusione di anime.

    P.S. Marinetti lodava la bellezza della velocità assieme “allo schiaffo e al pugno” probabilmente lui sul treno di Valeria non ci sarebbe neppure salito, incapace di godersi quanto di romantico esso rappresenta.

    Stefano Massetani

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