Adriana Gloria Marigo,Un biancore lontano- F.Ferraresso

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Scrivere di notte è un mondo

altra  parola, dallo scrivere  il giorno.

I pensieri sono glob(ul)i,  rotanti  si muovono liberi

nel luogo che dilata. Senza sentire, Pensiero e Tempo viaggiano

nel solo andare.

Lo so, lo so, non sono le tesse parole di Marigo, ma è questo che mi stana, questo che mi viene a cercare mentre in corpo mi navigano tutte le sue sillabe, bianche e lontane, traviate dal mio sangue e altrove inseminate di suoni e memorie. Musica e mito, romanzo e romanza si traducono in una folle, forse, contemporaneità dove  capisco ciò che Gloria Marigo, l’autrice di Un biancore lontano, mi suggerisce:

 La luce del giorno distrae,

distrae il rumore. L’inchiostro usa

il confronto. Soppesa. Sacrifica

spontaneità e intuizione alla grandeur

presunta della mente. Sola,

la parola della notte

lascia sparsi a terra i frammenti del mattino

pronti a rifluire nel dolore d’ogni segno.

Ed è proprio così che ciò che sembrava frammento si compone, non si ricompone, poiché ogni corpo è nuovo, dopo averti attraversato in una forma che credevi unica e certo lo è, ma mutante, e dunque impronta che si nasce da te ed è  impasto persino del tuo occhio, della tua visionarità, di te che lo hai accolto e vissuto. Per questo la scrittura è sempre dialogo, ma in Marigo, la parola non esplica alcun tu, ne ritrae invece la scena, lo scenario e di questo, da questo ne costruisce un corpo che non si può considerare scenografia perché è quello il domi(n)ante, la casa prima che tutto il resto ti ospiti. Qui, cioè,   il luogo è dia-logo in cui la scrittura è essa stessa notte e corpo di un notturno, per questo si contrappone con quella del mattino, incarnandosi in corpi che sono fatti, l’uno e l’altro, di memorie alla pari di ciascuno di noi, poiché ogni corpo è notte e giorno insieme, il logo che li af-ferma. Questo mi ha portato inaspettatamente in un altro testo, luogo anch’esso memorabile, di una scena  nota quanto drammatica della Traviata, l’opera  tratta dalla pièce teatrale di Alexandre Dumas, La signora delle camelie in cui, il lungo dialogo- duetto-duello tra Germont e Violetta, riscritto per essere cantato, costituisce il cuore drammatico dell’opera di Verdi. La storia è conosciuta, e su quella non mi dilungo,  l’orgoglio e  la dignità, l’ostilità e la pietà, la purezza e il  sogno, anche l’amore, oggi trasformatosi in altro, in una società borghese che schernisce i sentimenti nitidi e ne esalta altri rovesciando le parti, che qui magistralmente vengono messe in scena dall’opera, sono la stessa sostanza che Marigo descrive, toccandone i luoghi, al pari di figure, come erano soliti fare i cantori dei miti, cogliendoli là dalla terra in cui si formano, come una specie di overture, nell’attimo che li anticipa. Che altro sono i miti se non luoghi del desiderio umano, o delle loro paure, delle loro controverse emozioni, la terra da cui tutto della vita germina rendendola ciò che è, gioco e giogo mitico? Quel demone, sempre in  (e) atteso di cui parla l’autrice, è il luogo in cui tutto avviene e si fa spazio di un atto in un tempo unico.

L’OSPITE ATTESO

Considero l'”hospes” da cui non posso prescindere:

il demone che mi abita, accolto a lungo

nella stanza degli ospiti.

È tempo di lasciargli lo spazio

che vivo. Anche il giardino.

Sarà un poco disorientato, ma il suo muoversi

prenderà passi leggeri.

Se non sarà un imbonitore, potrà accedere

agli spazi della musica e della danza, con le sonorità

delle sale di una reggia.

So, conosco il demone della poesia.

Solo per lui provvedo – come un’etoile

d’antan – all’esercizio quotidiano, alla sbarra.

Ed è sempre luogo quello in cui un raggio che viene da un altrove, non illumina , ma mina alle radici l’essere, altro luogo per eccellenza, facendone suo corpo.

 Ne IL VELO CHE NON SEPARA si legge

 La luna gialla d’agosto sceglie

gli uomini, le donne da porre nell’amore.

Usa il raggio che mai stordirebbe, il velo

che non separa. Dilata il reale

della Terra, del Cielo. Frantuma

la zolla scura della tenebra.

E Gondole ribadisce questa alternanza dialogante dei luoghi, che sono corpo nel nostro, che sono un corpo solo, anche a distanze spaziotemporali che crederemmo le dovrebbero separare o  le disgiungessero. Invece Jane Birkin può stare accanto, in una  Arabesque lontana, persino ad Eros e Thanatos, perché entrambi sono scena e luogo, il nostro logo, in un continuo andare.

GONDOLE

Vivo gondole nere – dentro, scarlatte –

palpiti dello scivolare solitario. Nel grande

sole invernale, un senso assoluto

dell’essere – materia e spirito insieme.

Le assaggio, ormeggiate in fila sull’acqua

severe, immobili di cupa bellezza

eppure una linea sottile di

gioia a percorrerle, in ombra al colore.

E tutto l’intorno un cuore innamorato,

di gondola – sola, o due accanto – in lotta

col nero potere, l’enigma.

Eros, Thanatos.

Lontana, Arabesque, Jane Birkin. Musica dell’andare

oltre il finito. Immagini che sciacquano,

che lasciano – ora che scrivo – memoria.

E ancora altre sarebbero le poesie da ricordare, ma il libro, una piccola raccolta, ne risulterebbe sbranato e dunque preferisco dare all’autrice stessa la chiusa di questa lettura, un testo senza titolo, che pure è la titolazione della sostanza alchemica della raccolta, poichè dentro c’è la chimica dell’enigma, il dna del luogo stesso, e c’è la sua impronta più precisa, attraverso cui farsi strada, versandoci e facendoci a nostra volta orme.

Giunta da un’era di ghiaccio

e fuoco, distendo le mappe all’occhio

del cifrario incompleto che sfoglio per

l’arcano di una annotazione

-sillabario e sintassi-

cercando la parola che va lontano,

brace senza memoria di cenere

fernanda ferraresso- 25 luglio 2011

.

Paolo Borghi- metamorfosi

UN BIANCORE LONTANO

Un biancore lontano di nuvole

regge tutto l’azzurro

profondo allo zenit del giorno

dove la luce che ci ama

ci fa affini

e il lieve passare dell’aria è

lo schiarire dell’ombra.

*

LA PAROLA DELLA NOTTE

Scrivere di notte è un mondo altro

di parola dallo scrivere di giorno.

I pensieri sono globi rotanti, si muovono

liberi nel luogo che dilata. Senza sentire,

Pensiero e Tempo viaggiano nel solo andare.

La luce del giorno distrae,

distrae il rumore. L’inchiostro usa

il confronto. Soppesa. Sacrifica

spontaneità e intuizione alla grandeur

presunta della mente. Sola,

la parola della notte

lascia sparsi a terra i frammenti del mattino

pronti a rifluire nel dolore d’ogni segno.

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Paolo Borghi- malinconia segreta

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RELATIVAMENTE ALL’AUTRICE

Adriana Gloria Marigo è nata a Padova, dove è tornata a vivere per le insolite sincronie della vita. Bambina, ha lasciato la pianura veneta per le Prealpi Varesine, il lago Maggiore di Luino, città delle prime letture e della nostalgia. Gli studi umanistici l’hanno condotta prima all’insegnamento, poi ad occupar­si di eventi di danza moderna e contemporanea, seguendo un talento versatile, sensibile all’arte, alla bellezza che trova dimora pure “dove l’ombra si gioca della luce”. Un biancore lontano è la sua opera prima.

Adriana Gloria Marigo, Un biancore lontano- Lietocolle Editore 2009

10 Comments

  1. Infaticabile fernirosso.Scrive di notte di certo e, come lei scrive qui, crea mondi, altri universi dentro ogni parola ascoltata nel profondo.davvero un modo speciale di leggere poesia. Mi piace davvero moltissimo. Nora

  2. La Traviata, e le parole pronunciate in un biancore che ha innumerevoli presegi, miti,leggende e pathos: un’amalgama di bellezza lasciata sotto i miei occhi spalancati.Leggo con vero piacere queste pagine, godute doppiamente perché sono in pace, in ferie, dopo tanto correre senza posa. Grazie per tanta poesia,ho letto anche le altre raccolte.Tutte bellissime.Continuo il mio giro,nessuno mi ferma, ed è bello andare senza intralcio.francesca

  3. Attratta dalle immagini in web, di Paolo Borghi, che stavo inseguendo, ho trovato in fernirosso una buona provvista di immagini e così ho iniziato a insegure le sue tracce. Sono arrivata qui e mi sono goduta anche i testi.Pregevole scrittura, una scultura anch’essa perché eseguita per asportazione di materiale, come si fa con le pietre dure, quanto credo sia dura la parola.
    Bellissimo blog, davvero ben fornito d’oper d’arte. Eleonora

  4. una lettura dettagliata e profondamente unitaria che muove a una conoscenza o meglio ad una ricerca, il dialogo è corpo sostanza di scrittura e stanza per sempre, abito-abitazione
    grazie per la proposta
    elina

  5. Ringrazio tutte le lettrici, anche a nome di Gloria Marigo. Si affaccerà appena ha un attimo di tempo, è ancora presa dal lavoro e quindi con poco tempo a disposizione. Un saluto a tutte,fernanda f.

  6. Solo una parola: belle poesie, da leggere lasciandosi andare all’ascolto, lasciandosi portare nelle luci e nelle voci che questi testi intessono. Dominica

  7. La luce del giorno distrae,/distrae il rumore. L’inchiostro usa /il confronto…//..Sola,/ la parola della notte/ lascia sparsi a terra i frammenti del mattino/ pronti a rifluire nel dolore d’ogni segno.
    Ho trascritto questi passaggi, in un quaderno dove appunto ciò che sento come mio.Una speciale affinità con questi testo. Ci si sente meno isolati.Monica

  8. Sempre mi sorprende questo tuo raro dono di entrare nella casa altrui con accesa attenzione, felice lettura delle “stanze affrescate” che ti conduce a dire di loro: ” Per questo la scrittura è sempre dialogo, ma in Marigo, la parola non esplica alcun tu, ne ritrae invece la scena, lo scenario e di questo, da questo ne costruisce un corpo che non si può considerare scenografia perché è quello il domi(n)ante, la casa prima che tutto il resto ti ospiti.”.
    Vi hai trovato ciò che prediligo: individuare la scena su cui avvengono le declinazioni della vita, rintracciare il paesaggio che vive per atmosfere in cui l’io e il tu resterebbero cosa sterile se non fossero mossi dal mistero dell’incontro che non potrà mai spiegarsi per sola parola. C’è un di più che la trascende nel farla accadere.
    Grazie Ferni, per la tua cura, per l’accostamento di uno dei preludi più intensi dell’opera italiana; grazie alle amiche che hanno lasciato la loro orma che incontra la mia traccia.

    Gloria

  9. Grata per i commenti che avete lasciato sulla lettura accurata che Fernanda Ferraresso ha fatto della mia plaquette. La sua e vostra attenzione mi arricchiscono.
    Un grazie particolare a Fernanda che ha ospitato in Cartesensibili nei modi pregevoli dell’ospitalità Un biancore lontano.

    Adriana Gloria Marigo

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