Brevissima lettura di un evento trascorso- L’acqua del fiume

Jenny Stone

E’corsa via.  Si è persa nel silenzio di rivoli e viette,  fossi e anfratti, in una città praticamente assente, dove la gente è rimasta altrove, forse per  indifferenza o forse per mancanza di comunicazione e dunque senza lasciare alcun segno, senza lasciare messaggio se non in quelli che lo stavano portando.  Sta di fatto che di tutto il suo portare acqua, ad un mulino che in pochi hanno visto e visitato, mentre macinava le sue farine, ciò che personalmente ho ricevuto è stato il piacere di qualche incontro. Non sono andata assiduamente al fiume, a quell’ora lavoravo o, come capita, avevo altri impegni da assolvere. Ho parlato con Franzin, Sassetto, Brugnaro, Guidorizzi, Ghenzovich, con cui poi è iniziato uno scambio epistolare, che mi auguro continui. Ho incontrato Dughero e De Luca e soprattutto ho avuto l’opportunità di fare festa con Farabbi, Gatto e Terribile, in un giorno che era iniziato nei migliori dei modi e si è concluso in una sacca morta della golena del fiume, spentosi, avaramente, in tempi stretti dentro gabbie da fast food. Per fortuna il pubblico, di quel triste 20 luglio, affacciato sul cortile del tribuno, ha saputo accogliere quanto veniva proposto e  ha offerto l’attenzione di  un premuroso partecipato ascolto, a quella poesia offerta un po’ troppo di fretta,per restare nei dieci minuti rigidamente richiesti da un presentatore per altro poco presente, che scambiava gli ospiti l’uno con l’altro e non aveva letto i loro curricula, per altro richiesti in precedenza.

Altro ci sarebbe da dire ma sorvolo, perché non porterebbe acqua buona al fiume, chiuso, intrappolato tra le porte di chi avrebbe potuto accogliere ospitale, lungo le sue rive, i molti convenuti, convenuti gratuitamente naturalmente,  con la guida di un curatore, nel palazzotto, tribuna della fiera dei suoi narcisi, cresciutigli in bocca tra parole senza cura e sponde senza buon governo, per tutta quell’acqua portata da luoghi diversi e spesso lontani, con l’arroganza di chi da tribuna si fa tribunale degli altri ma non  inquisisce mai se stesso.

f.f.- 23 luglio 2011

piccoli mondi spinosi

2 Comments

  1. occorre leggere e rileggere gli eventi e in essi gli “incontri”
    schietta la parola che offre pane al pane e motivo per pensare ancora a quanto possa fare la sensibilià o la non sensibilità nel campo dell’arte

  2. dirla lentamente intensamente intimamente la poesia e portarla da lontano lontano perchè è un tenerissimo fragilissimo dono. anche in questa occasione per me è stato così malgrado tutto. Bisognerebbe creare l’esposizione pubblica con cura rigore sacralità, magari organizzare meno eventi, cucire gli attimi con povertà e onestà, e significarli con un io umile e autorevole. anna m.f.

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