Sciogliere il mio volto – f.f.

Vally Nomidou

– ...  una cieca avidità ci spinge a ricercare beni che nuoceranno e che certo non ci sazieranno mai; proprio noi che, se qualcosa potesse bastarci, l’avremmo già ottenuta; noi che non pensiamo quale gioia possa dare non chiedere nulla, come sia meraviglioso essere soddisfatti e non dipendere dalla sorte. Perciò caro Lucilio, ricorda sempre quanti vantaggi hai conseguito; e quando guarderai quante persone ti stanno davanti, pensa a quante ti sono dietro. Se vuoi essere grato agli dèi e alla tua vita, pensa al numero degli uomini che hai superato. Ma che hai a che fare tu con gli altri? Hai superato te stesso. Proponiti una meta da non oltrepassare neppure volendo; allontana finalmente questi beni pieni di insidie; sembrano migliori quando si spera di ottenerli che una volta ottenuti. Se in essi vi fosse sostanza, finirebbero per soddisfare: invece eccitano la sete di chi beve. Lascia da parte le belle apparenze; e il futuro, dominio dell’incerto destino, perché implorarlo dalla fortuna? Meglio convincersi a non chiederlo. Perché, poi, chiedere? Perché ammucchiare, dimenticando la fragilità umana? Perché affannarsi? Ecco, questo giorno è l’ultimo; se non lo è, è vicino all’ultimo. Stammi bene. – LETTERE A LUCILIO, SENECA.

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Accanto a me la lettera.

Lasciarmi
andare via- è una proposta che considero da giorni-
nei ricordi disperdermi
come fossi io ora
il vento.

Non attraccare
le navi agli approdi
della mente sciogliere i nodi come fossero
una rete tra i capelli
e sul fondo del ventre lasciare che dormano
i pesci del tempo.

Muovi
tempo e parola, mi dico,
con cautela dirigili
sulle soglie del giorno.

C’è ancora un’esca per me
dove ogni pensiero affonda.
Placato il risveglio

in una carezza dell’attimo
la vita si ribella e cerca case e dispensa la tristezza
ogni mostro si addomestica o cerca la resa
perché lo si catturi senza vedere che nel traguardo
è il nostro riflesso che si mostra.

Con incerta pazienza
sciolgo il mio volto
riordino la stanza in un mutevole attimo
e persiste sui fili dell’erba si addossa
alle pareti della terrazza scava dentro la radice
del gelso una sola parola tersa.

Me ne sto qui tra le mie piante
impollinata dal tempo in scritture che m’incendiano a volte
o giornate fatte di grandine e fortuna
storia della pazienza che cresce ancora ovunque dentro
allargando il viottolo
mentre ancora mi conduco verso me stessa.

Vally Nomidou

5 Comments

  1. e mi sembra di vederti tra le tue piante scrivere il viaggio che si intreccia col nostro donandoci un profilo sensibile e vero
    una scrittura questa che mi ha emozionato per il richiamo iniziale ricco di sguardi per poi incontrare i volti di queste magifiche sculture

  2. Un testo bellissimo. Letto più volte e ogni volta un affaccio diverso. Grazie per questa raffinata incursione nella terra interiore. Giorgina

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