N.11 Groundunderthirty- Veevera: pensierini della sera

E’ cominciato tutto per caso, di fronte ad un cartello spuntato nella notte come un fungo urbano che chiedeva attenzione.

Una signora infastidita dalle scorie biologiche, lasciate dai cani di passaggio per una piccola stradina sterrata in mezzo a campi di pannocchie e fossi, aveva approntato un memorandum intelligente quanto insopportabile : ” la strada non è un porcile dei cani a passeggio, i padroni educati raccolgono le cacche dei loro cani“. Essendo per l’appunto una stradina di campagna, ci sono mille e più animali che passano liberi e felici di regalare al mondo parti di sè, e pochi i padroni che di soppiatto pedinano i propri animali in cerca di un istante di privacy, per poi ripulire con sacchetti, foglie o quant’altro capita e poi portarselo dietro fino all’umido, la spazzatura riciclata.  La signora evidentemente stremata da tanto stress, una sera mi aggredisce, con ferocia e insulti degni dei migliori scaricatori del porto di Genova, Venezia, Livorno, … e tutte le gloriose repubbliche marinare. Io ovviamente divertita e stuzzicata, inizio a risponderle con ironia e sarcasmo, quando poi passa alle minacce, giro il capo e me ne vado. Amo dialogo e discussione, la minaccia la trovo becera ignoranza, eco di un bestiale atto di supremazia fisica, che non lascia più spazio al verbale, campo in cui preferisco misurarmi, soprattutto con chi non conosco. Iniziai a ripensare allora a come girava il mondo nel piccolo francobollo dell’esistenza e della consapevolezza umana. L’adorabile vecchina di mille stereotipi è ormai un ricordo lontano, rimpiazzato da acide controfigure di una realtà irreale. Mi chiedo se si sia mai fermata a riflettere su poche semplici cose come ad esempio il suo frigorifero. Si, partiamo dai bisogni primari, perché il cibo è fondamentale, ma la nonnina dei nostri ricordi ha una vaga idea di quante scorie e distruzione abbia prodotto la sua semplice ed innocente spesa? Si è mai fermata a ragionare su quanto in effetti serva ad una bistecca in termini di pascoli, boschi abbattuti, ormoni, mangimi chimici, sofferenze, petrolio e inganni per arrivare a materializzarsi nel suo frigo? Si preoccupa di prendere uova di galline libere e felici per fare le famose e buonissime torte per i suoi nipotini? Si perché le galline allevate in batteria, se ne mettessero anche solo una foto di un simile allevamento, credo che spingerebbero il 45% dei consumatori a diventare istantaneamente vegani, un 25% quanto meno vegetariani e il restante 30% volerebbe a prendere quelle in effetti assai più costose, ma moralmente corrette, uova di galline allevate a terra e libere di razzolare (si perché la dicitura “a terra”, non significa libere, perché sono bravi con le sfumature quando si tratta di vendere). Siamo solo a due articoli  e abbiamo già distrutto mezzo mondo e inquinato l’altra metà. Vogliamo continuare? Non credo, sarebbe imbarazzante, e probabilmente non cambierebbe nulla perché a quel tesoro di nonnina interessa solo che io/tu raccolga la cacca del mio/tuo cane, e anche quelle di tutti gli altri, neanche il mio/tuo animale domestico fosse un leone con la dissenteria, per godersi i suoi tre metri quadri di esistenza, beatamente ignorante di quanta distruzione e morte sia responsabile con le semplici scelte di una spesa settimanale. Quando ho iniziato a fare caso a certe piccole cose, mi sono resa conto che ovviamente sarebbe semplicissimo eliminare il 30% dei problemi mondiali con piccole rinunce, piccoli accorgimenti e minuscoli scatti mentali riassumibili in ” facciamo 31…tutti…e avremmo biliardi di profitti”. Invece facciamo tutti 29, sperando che il nostro sciocco vicino faccia 32 per noi. Se il singolo di sua sponte si rendesse autosufficiente, la collettività avrebbe profitti derivanti dalla singola iniziativa e non dall’imposizione odiosa, per aiutare chi non riesce per mille e più motivi a non sopperire ad ogni necessità con le proprie forze. Se ora volete chiamarlo comunismo, fate il solito semplice errore, perché devo sprecare fiato con chi riduce la differenza tra salvare la casa in cui viviamo, che vi ricordo essere la terra intera, non il nostro appartamento, e lo sfacelo universale, ad una scelta di definizione politica? Che poi esiste ancora una definizione politica? La nobile arte del governare popoli, esserne mentore rappresentante e guida, esiste ancora? Bambini cresciuti con troppe voglie insoddisfatte in epoche cariche di rinunce e divieti, sono poi diventati questi omuncoli arrivati al grande piatto del potere e si riempiono la bocca, mai la pancia, con bocconi che nemmeno finiscono, lasciando cadere dal tavolo bava e briciole che ci vendono come vita. La cosa divertente quanto tragica è che siamo stati noi stessi a dare loro il permesso di mangiare al nostro tavolo, il nostro cibo, con le nostre tovaglie più eleganti e argenteria più pregiata, mentre noi ci siamo rintanati a leccare le pentole in angolo al buio, perché non vogliamo vedere nemmeno le nostre stesse mani distrutte da lavori e fatiche indicibili che reggono padelle arrugginite e unte. C’è sanguinaria violenza apostrofata come vita tra le domestiche povere mura di esseri che hanno dovuto dimenticare cosa significhi il privilegio di essere uomini e non semplici animali. La complessità è la nostra meraviglia, ma per quale motivo allora tendiamo alla distruzione? Non siamo nemmeno parassiti, perché i parassiti non ucciderebbero mai il loro ospite, sarebbe un suicidio, noi invece ci crediamo davvero così al di sopra della maggior parte degli dei che noi stessi abbiamo creato, e di quelli in cui ci hanno insegnato a credere e di quelli ancora a cui ci rivolgiamo in quei rari momenti in cui siamo totalmente nudi e onesti con noi stessi? Siamo davvero arrivati così lontano dalla sorgente stessa della nostra vita, fino ad essere arrivati ad alimentare la sorgente della nostra morte? Il potere, il semplice prevalere l’uno sull’altra in una disperata ricerca di ricchezza e soddisfazione di desideri che neanche ci appartengono, ma ci sono stati scritti addosso come in una raccapricciante parodia di un memento dimenticato troppo in fretta, guida davvero ogni nostra scelta? Ma non è ancora questa la domanda più inquietante, se anche smettessi di interrogarmi sui motivi e i casi che ci hanno condotti fino a qui, mi domando, abbiamo ancora tempo e risorse per porre un rimedio efficace? Siamo ancora in tempo e in grado di ripulire le menti e il mondo da tanta lordura e putredine? Parlo con persone capaci di cenare con un telegiornale che intrattiene i momenti vuoti di una qualunque cena in famiglia (esistono ancora?), parlo con persone che anelano la pelliccia di visone e un anello di brillanti, l’ultimo blackberry o un altro centinaio di cavalli per la loro auto. Parlo con persone che lavorano per guadagnare, ma guadagnare cosa? Ogni nostro risparmio è speso in cosa? Provate a rispondere nel silenzio di voi stessi e mentre lo fate, chiedetevi quanto odiate in effetti quelle risposte.  Una volta, molte volte, mi è stato detto,…”ma tu V, ti coccoli nelle piccole cose, godi del nulla, fai favole di briciole e giochi con le stelle senza curarti di poterle davvero toccare…il mondo non vive così…” Lo so bene che il mondo non vive così, ma tra poco non vivrà più in alcun modo. Non arrecare danno ulteriore, se anche solo partissimo da qui, credo saremmo già a buon punto. Ma queste poche righe, scritte di fatto da un qualunque nessuno, che soffre e si dispera mentre si dimena per creare una bolla di sopravvivenza per lei e le poche persone cui tiene, saranno presto dimenticate e cancellate da ogni memoria ormai riscrivibile in un solo click, e domani sarà tutto peggio di oggi esattamente come ieri.  Se almeno qualcuno fosse davvero felice ed appagato da tutto questo, almeno uno, allora potrei anche arrivare a capire una briciola di perché, ma non c’è. C’è infinita serenità appagamento e gratitudine nei confronti della vita e dell’universo tra le mani di un contadino in uno dei pochissimi e privilegiati angoli sperduti di mondo, che anche se non ha studiato la divina commedia o greco e fisica, sa che uccidere ciò che gli da la vita è l’unico errore da non compiere mai, pena l’estinzione di ogni specie, soprattutto quella umana.

Studi scientifici hanno provato che se l’uomo sparisse ora dalla faccia della terra, il mondo si salverebbe.

Veevera- 8 luglio 2011

4 Comments

  1. una pagina schietta, che resta, fa pensare e ancora muove alla condivisione
    da qui può partire qualcosa, un modo di vivere basato su una briciola che diventa pane e può sfamare almeno un desiderio di verità, di cose buone, da tutelare, da passare come l’orto in cui ti sei immersa
    grazie
    elina

  2. Sapeste che giri devo fare qui in città, e capisco che si debba pulire, ma in campagna,nemmeno lì hanno un po’ di libertà animali e padroni? In fondo non è la cosa più biodegradabile che esiste? E non usano il letame per l’agricoltura? Mucche pazze, polli schizzati sì, inquinamento sì e d’ogni specie ma…questo no? Schierata.
    sabina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.