Trasmissioni dal faro N. 20 – A. M. Farabbi: Maria Grazia Lenisa attraverso Marzia Alunni

.Questa notte, vorrei dedicare la luce del faro a Maria Grazia Lenisa (Udine 13.2.1935/Terni 28.04.2009). Una delle poete più interessanti del ‘900 italiano per la sua originale e passionale energia poetica. In questi ultimissimi tempi, si è risvegliata notevole attenzione sulla sua opera. Vorrei anch’io, da qui, contribuire, attraversare le distanze, toccando  navigazioni.

Alcuni anni fa, fu Anna Maria Ferramosca, a cui sono molto grata, a darle il mio indirizzo email. Volevo conoscerla personalmente già da molto tempo, non solo perché entrambe vivevamo in Umbria, ma per elogiare a lei il suo segno lirico potente, solare, erotico, esplosivo ed eversivo, radicato nelle arcaicità mediterranee del mito.

La sua particolare identità si colloca in una posizione pregevolmente eccentrica rispetto alla tradizione femminile canonica.

Ci scambiammo lettere con reciproco affetto e stima, intensificati da una vicinanza evidente di ricerca artistica e interiore.  La invitai come ospite d’onore a Orvieto, nello spazio da me curato Parola Scritta Parola Sonora, all’interno della grande rassegna culturale Venti Ascensionali, diretta da Massimo Achilli. Purtroppo Lenisa non poté venire date le sue gravissime condizioni fisiche. Sua figlia, Marzia Alunni, con amorevole dedizione, da anni cuce nel suo blog http://marzialunni.blogspot.com/, testimonianze e informazioni sulla sua poesia e sugli eventi dedicati alla madre.

Le ho chiesto gentilmente di essere generosa, accendendo per noi  l’incontro.

1) narraci tua madre, poeta e donna vivissima.

R.  Maria Grazia Lenisa ha iniziato a scrivere giovanissima, le prime poesie già alle scuole elementari. Partecipe della vita culturale della sua città, Udine, ebbe modo, ancora liceale, di conoscere Aldo Capasso, leader del movimento di opposizione all’ermetismo, chiamato “Realismo Lirico”, nel quale entrava come sua scoperta.    Ammirata e premiata per la poesia, Maria Grazia ebbe parecchi contatti culturali eccellenti con critici quali F.  Palazzi, E. Allodoli,  E. Jenco,  e F. Pedrina.    L’esperienza degli anni sessanta e settanta assunse  un importante valore. Dalla poesia ‘sociale’, de I credenti ( prefazione del filosofo C. Fabro), alla riflessione sull’esistenza, di Terra violata e pura, la ricerca della Lenisa è continuata, senza cedere a mode o pressioni politiche, fino al punto di rottura con i tradizionali moduli espressivi femminili. La novità è attestata dal libro Erotica, per quanto concerne al ruolo della donna messo in discussione, e da L’ilarità di Apollo, rilevante per il suo verso fintamente narrativo.  Le opere scritte in seguito procedono parallelamente in due direzioni, entrambe importanti. La prima affronta la tematica dell’eros come legato all’arte e non alla vita reale (metarealismo). Il secondo motivo ispiratore è inerente alla fede, ma svincolato dall’iconografia tradizionale, una fede moderna dunque e con accenti di sensualità mistica.   Maria Grazia è stata identificata come Saffo dal poeta Gytzsco Mascioni.  Si è inoltre interessata di estetica, scrivendo un saggio fenomenologico, La dinamica del comprendere, dedicato al controverso tema del ruolo da attribuire all’ispirazione nell’opera d’arte.  I molti amici che ricordano bene le sue lettere profonde, menzionano di Lei, comunque, la calda umanità e la fiducia assoluta nel valore della poesia che la caratterizzava. Il feeling c’era particolarmente con la cultura del Sud, ma intensi erano anche il ricordo del Friuli, la curiosità per la poesia di Rimbaud e per le letture dei contemporanei, oggetto anche di saggi critici.  Scanzonata, ma sensibile alle inquietudini degli altri, era un misto di buonumore e malinconia, franchezza e pudori privati.  La sua poesia è sempre stata unica, tanto da interessare uno dei più preparati critici italiani del linguaggio, Giorgio Bàrberi Squarotti.  Non sarebbe giusto tacere tuttavia di Sergio Pautasso, Mariella Bettarini, Andrea Bonanno, Stefano Lanuzza, Daniele M. Pegorari, Dante Maffìa, Mario Luzi e Corrado Calabrò (l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo) con i quali intensa è stata la riflessione critica e lo scambio di esperienze intellettuali.

2) Quali persone scrittori scrittrici editori, sono entrati in casa vostra, puoi raccontarci qualche episodio?

 

R. Mia madre non era presenzialista, si spostava poco per manifestazioni varie, però accoglieva sempre con gioia gli amici.  Una volta, negli anni ottanta, proprio il poeta svizzero Grytzsco Mascioni fece un’improvvisata, di ritorno da un viaggio a Roma, in quell’occasione fu indescrivibile lo stupore, era sempre la cordialità il valore privilegiato, anche con le persone più autorevoli.   La mia memoria si ricorda piacevolmente poi degli incontri con l’editore Bastogi, Angelo Manuali, sempre costruttivi e sereni., improntati ad una grande stima reciproca.

3) Rimangono suoi inediti di poesie? Ci sono progetti in corso per mettere in luce la sua poesia?

R. Della sua produzione, circa cinquanta opere fra critica e poesia, sarà realizzata una nuova antologia, che continuerà idealmente il lavoro iniziato con la precedente,  Verso Bisanzio.   Prima di porre mano tuttavia alla sua intera produzione, sarà il turno del suo libro postumo: “Il Canzomiere unico”, un vertice di straordinaria poesia di fede (secondo Squarotti ).   Non si contano le uscite sui blog e le operazioni- memoria, come, a titolo di esempio, le belle pagine della storica rivista Fermenti, che mia madre ha suscitato.   Voglio menzionare inoltre l’attenzione rispettosa, dedicata da I fiori del male, e dal suo direttore  Antonio Coppola, all’epistolario: una prospettiva di studio ancora aperta.  Altre iniziative, quali la partecipazione ad alcune antologie, sono ancora in cantiere, mentre si registra il fenomeno della produzione di opere ispirate al suo percorso poetico, nell’assoluta libertà d’interpretazione che lei amava tanto. Alludo a “Metastasi di Rosa”, libro di poesia, pubblicato da Claudia Manuela Turco e, quasi affettivamente, legato all’opera lenisiana “La rosa indigesta.”.  Ad ultimo, desidero segnalare il blog da me creato http://marzialunni.blogspot.com/  per dare spazio alla poesia sul web, la sua e quella di tutti coloro che vorranno aprirsi al dialogo.

Marzia Alunni

NOTIZIE BIBLIOGRAFICHE:

Maria Grazia Lenisa (Udine), poeta, saggista e direttore di collana, viveva a Terni. Numerose sono le sue opere: Il tempo muore con noi (1955, prefazione di E. Allodoli), Canti vallombrosani (1956, prefazione di F. Palazzi), Canti non solitari (1956), L’uccello nell’inverno (1958, con studio critico di A. Capasso), I pensieri di Catullo (1958), I credenti (1968, prefazione di M. Vecchioni), Test (1973, prefazione di p. C. Fabro), Terra violata e pura (1975, prefazione di E. Bruzzi), Erotica (1979, prefazione e traduzione di P. Courget), Erotica (1979, prefazione di G. Bárberi Squarotti), L’ilarità di Apollo (1983, prefazione di G. Bárberi Squarotti e nota di G. Mascioni), L’adultère (1986, traduzione di P. Courget, 1994 2° edizione), Rosa fresca aulentissima (1986, prefazione di F. Portinari, nota di E. Mazzali, disegni di A. Mazzella), La ragazza di Arthur (1991, prefazione di J.J. Méric), La ragazza di Arthur e altre poesie (1992, prefazione di G. Bárberi Squarotti, nota di A. Raffi, primo premio “Italia-Albania”), L’après-midi d’une nymphe (1992, traduzione di P. Courget), L’acquario ardente (1993, prefazione di G. Bárberi Squarotti, nota di A. Bonanno), Laude dell’identificazione con Maria (1993, omaggio di C. Fabro, prefazione di M. Bettarini), L’agguato immortale (1995, prefazione di G. Bárberi Squarotti, introduzione di S. Pautasso, primo Premio Circe Sabaudia su candidatura di M. Luzi), L’amoroso gaudio (1995, introduzione di N. Di Stefano Busà, note di: G. Bárberi Squarotti, G. Mascioni, V. Esposito, E. Mazzali), In ricordo del poeta greco Delfi (1995, poesie e critiche in collaborazione con V. Rossi), Arianna in Parnaso (1996, prefazione di S. Folliero, nota di S. Pautasso e N. Risi), Verso Bisanzio (1997, prefazione di G. Bárberi Squarotti, introduzione di J.J. Méric), Un pianeta d’amore (1998), Incendio e fuga (2000, omaggio di M. Bettarini, prefazione di S. Lanuzza, postfazione di D. Maffia), Le Bonheur (2001, primo premio di poesia femminile “Elsa Buiese”), La predilezione (2002, con prefazione di D. Di Stasi e intervista di D. Carnevali), L’ombelico d’oro (2003, presentazione di G. Bárberi Squarotti e appunti prossemici di R. Onano) Eros sadico (2003, preludio di C. Allegrini e postfazione di S. Allegrini), Il Canzoniere bifronte (2004, in coll. con Max Bender, introduzione di P. Visser), Saffo chimera (2004, autoproduzione in memoria di Grytzko Mascioni), Saffo chimera (2004, premio ‘Arturo Esposito’ Penisola Sorrentina), La rosa indigesta. Contrasti (2006, nota di S. Pautasso, primo premio “Ziegler, Praga), Amorose strategie (2008, pubblicazione Circolo Rhegium Julii, primo premio sezione inedito Gilda Trisolini). Il 28 aprile 2009 è deceduta dopo lunga lotta con il suo male.

Tra le sue pubblicazioni critiche: Poesia di Aldo Capasso, Edizioni Aternine, Roma 1967, Poesia di Aldo Capasso, Edizioni Aternine, Roma 1967, La ricerca imperfetta – Appunti critici su “La scena del mondo” di Giorgio Bárberi Squarotti, Batogi Editrice Italiana, Foggia 1985, L‘alterità immaginata
campionario di poesia nella seconda metà del secolo, Forum/Quinta Generazione, Forlì 1986, Il segno trasgressivo di Giorgio Bárberi Squarotti e Andrea Zanzotto, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1990, La congettura e le ipotesi. Sulla poesia di Giovanni Ruggiero, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1990, La poesia di Angelo Manuali, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1992, La poesia di Santino Spartà, Editrice Rogate, Roma 1996, L‘avventura randagia. La poesia di Antonio Coppola, Edizioni Ermes, Potenza 1998, La dinamica del comprendere (2000, in collaborazione con F. Alunni, prefazione di E. Garello), Corrado Calabrò – La scrittura del mare, Edizioni Lepisma, Roma 2008.

il racconto della morte travestita

da L’ombelico d’oro, 2003, Bastogi.

Ti racconto, Hans, ch’è venuta la Morte…

Ho sparso

profumi a terra di limone e sandalo.

Ho bevuto acqua di sorgente onde urinare

d’ambra,

ho mangiato frutta, germogli, scoperto

il sangue di rapa.

Nel dormiveglia sentivo la goccia delle mie

lacrime.

Lava ora il mio corpo piano, ai piedi arrotonda

le unghie, rinnova il colore d’oro.

La Morte

ha cambiato forma per avermi intatto. Vista

sulla porta, aveva pantaloni, cravatta a fiocco,

le scarpe a punta.

Ambigua, adorabile, servile, dignitosa.

Che importa – sorrise – se uno mi spogli.

Era una voce d’eco lontana, Hans ti dico

che la Morte mi ama.

7 Comments

  1. l’incontro con la poesia della Lenisa è avvenuto attraverso il blog “Le vie poetiche”, in quell’occasione lasciai un semplice saluto con l’intento di approfondire la conoscenza. Trovai la parola di Marzia, la sua voce impegnata nell’operazione memoria nel blog da lei creato.Vi torno spesso ormai per leggere piano e attendo che il dialogo accada maturando l’ unico pensiero che vi è qualcosa di eterno nella poesia, nel suo volo, nelle cadute, nell’incontro con le voci e visioni, la condivisione avviene e stringe malgrado le distanze

    grazie
    Elina

  2. Un ringraziamento pieno di gioia a d Annamaria Farabbi, per l’iniziativa, profonda e complessa, di questa intervista articolata. La premessa di Annamaria alle mie parole è commovente, per la fiducia totale nel valore della poesia come impegno personale e collettivo verso il proprio tempo. Sono grata di aver avuto la possibilità di scambiare riflessioni e memorie con lei, nel segno dell’appassionata (e disinteressata) militanza intellettuale. Spesso ci si domanda se il mestiere di intellettiuali abbia ancora un valore, ma se fossimo tutti omologati dove andrebbe a finire la cultura? Voglio testimoniare ad Annamaria quanto mia madre ha apprezzato il suo impegno a tal punto da alzarsi dal letto per consultare le mail quando era assai indebolita dalla malattia. Maria Grazia Lenisa amava la letteratura perchè era “il luogo d’incontro” di persone vere e tuttavia legate ad un mondo che sapeva accettare anche la finzione fantastica del bello: l’universo della poesia.

  3. Il dialogo con Elina Mitticocchio è un’occasione per riconfermare i propri valori irrinunciabili d’impegno e testimonianza inerenti alla scrittura. Credo che questa riflessione l’abbiano fatta in tanti, tutti coloro che leggono i suoi versi e ne seguono l’attività di analisi e commento sempre sensibile e attenta. Grazie Elina, anche a nome della mamma! Marzia Alunni

  4. Lieta della visita, lieta di ospitare due voci, che mantengono il filo e il tessuto, non solo della memoria, ma della parola e della scrittura come segni della parentela ampliando la stanza che ci ospita, fornendo semi da un consorzio di esperienze vive. Oggi che tutto sembra falso e addirittura il falso ha valore più dell’originale, la ricerca di Lenisa, la parola della poesia, sembra ripulire le lenti con cui si guarda spesso altrove, nei commerci editoriali, nelle vetrine delle hit parade d’ogni genere, più che sul contenuto autentico della parola comunicante. Grazie a Marzia, oltre ad Anna naturalmente, per questi che per me sono magisteri di un silenzio che incide voci incorruttibili, pozzi della salvezza. fernanda

  5. alzarsi dal letto. alzarsi dalla propria malattia e congiungersi al mondo, a quelle creature che, nel loro lavorìo, ci rendono il pane.
    mi porto questa sostanza di maria grazia lenisa, la sua opera, la sua persona. abitare il viaggio profondo della poesia è questo,
    anna m.

  6. Maria Grazia è qui. sento la sua voce. la mano sulla mia spalla. i suoi versi. che le bisbigliavo a tratti, nell’orecchio, per ricordarle che erano, appunto, memorabili. mi diceva che la poesia va difesa. da cosa difendere la sua? forse da troppa luce, che essa stessa emana?
    grazie, Anna Maria, che l’ha così bene accolta. grazie, Ferni, per diffonderla, grazie a tutti coloro che passando di qui sentiranno l’impulso di possedere i suoi libri. Li ho tutti in fila accanto a me, e al centro Saffo Chimera continua a parlarle.
    un abbraccio affettuoso anche a Marzia ,”giara” luminosa,
    annamaria ferramosca

    1. Ciao Annammaria, grazie per la tua testimonianza, non lo è solo su Lenisa,ma sulla fonte della poesia stessa. fernanda

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