Trasmissioni dal faro N. 19 – A. M. Farabbi: Una cena a tre.Raymond André, Antonio Alleva ed io.

.

Qui nel faro, ogni tanto invito a cena amici: creature che passano la loro vita lavorando con folle intensità nella propria officina interiore, portando alla luce un segno pulito, essenziale, vivissimo. Questa notte, ho chiamato Antonio Alleva, caro a me per la sua persona, per la sua poesia, per la serietà verticale e appassionata con cui cuce la vita. La nostra tavola ruota nel cono di luce, accogliendo chi si ferma, chi naviga, di paese in paese, nel noi. Ho chiesto a lui di raccontare Raymond André. Purtroppo non ho potuto conoscerlo personalmente, ma la sua opera mi ha toccato.

1. Tra noi ci chiamavamo Henrì e Bartleby, alter ego del nostro mondo scritto (il suo Le vetrate di Saint Denis, il mio Le farfalle di Bartleby), precisi frammenti di letteratura che si impastavano con la vita di ogni giorno. Senza forzarne neanche un briciolo. Erano, sono quelli i nostri veri nomi, esattamente come Raymond e Antonio, e sono ancora qui i nostri due villaggi, a due passi l’uno dall’altro: a un capo vive Henrì – il gelataio col carrettino, Henrì che scampanella, fregolosamente atteso dai piccoli dei minatori nella belga Bernissart – e all’altro capo vive il mio incaponito e sempre più monacale Bartleby. Traccio queste linee di ritratto, nonostante entrambi amassimo poco i capolini delle autobiografie, perché nel caso di Raymond Henrì – e di me suo fratello testimone – vale parecchio la fusione ustionante e tenera tra il “mondo poetico” e il campare, vibrando ogni secondo nell’anonima quiete del nostro paesaggio: Henrì scampanella col carrettino, suona la trombetta di latta dorata in Rue des Étrangers, carezza i sans papiers e spesso urla “tana libera tutti!”, all’unisono Raymond era per i suoi studenti – ma nella reale fatica di ogni santo giorno – il professor Keating de L’attimo fuggente: in quelle aule Dante e Pascoli, Montale e Celan, Pessoa e Carver vivevano davvero aiutando a vivere.

Poi c’erano … (perdonami, Henrì: confido ad Anna un pò della tua vita vera, le mostro quattro scatti che tracceranno rapidi e precisi «un modo, un mondo, una prospettiva» dentro cui potrà sentirti)… poi c’erano anche il Raymond “papo” quasi di peluche per la figlia Victoria, il marito e compagno di Pat fin dai tempi dell’università, il loro condividere, le loro complici conversazioni letterarie e filosofiche nell’intimità del camino acceso, poi c’era l’indulgente padrone di Balto – fedele compagno di scarpinate verso i meditativi boschi di funghi e tartufi – e infine c’erano le mani dell’uomo di casa abili con seghetti guarnizioni e pennelli, abili in cucina e nell’orto e in giardino. Cito il suo amatissimo acero rosso. Cito che gli bastava sedere lì sotto per sconfinare nella sua imprescindibile taiga interiore. Cito questi versi di Gertrud Wilker, perfetti anche per lui:

«… Però che cosa strana, servirla, questa vita, …

lavare, fare l’arrosto, cucinare e scrivere

versi, sempre con la stessa mano».

2. Anche qui il vivere e lo scrivere risultano intimamente fusi. Furono le nostre opere prime a farci conoscere, ma poi ci pensarono altri due potenti passioni comuni a fertilizzare velocissime il seme. Due passioni da puer: il moderno gioco delle bocce (campi come biliardi e bocce perfette e lucenti, e gare e divise di tutto punto, per intenderci) e il tifo per l’Inter, la squadra che aveva timbrato i nostri cuori preadolescenti all’epoca di Mazzola e Helenio Herrera. Raymond era un campione alle bocce, io invece promettevo bene quando nemmeno dodicenne giocavo in coppia con mio padre, ma poi avevo smesso. Fu per Raymond che ricominciai, trenta anni dopo, ricominciai per onorare una nascente fratellanza che poneva da subito sullo stesso piano quel gioco di abilità e armonia (tra la sfera la mano il movimento del braccio e del corpo) e l’altro gioco di abilità, ben più necessario e complicato: il gioco vitale che prova con l’inchiostro a dare all’inquietudine e alle cose un nome più compiuto. L’intesa tra i nostri “puer” era perfetta. Perfetta anche l’intesa “da fabbro a fabbro”, come gli piaceva citare, ossia quel sapersi conservare severo primo lettore dell’altro, sperticato primo ammiratore dell’altro. E chi c’era ricorderà quel nostro identico spaesamento, l’identico spavento, l’identico timore del microfono nelle occasioni pubbliche che ci han visto entrambi invitati. Al riguardo ci ripetevamo spesso a memoria la stupenda sintesi di Pessoa: “… Di qui, la timidezza trascendentale che terrorizza tutti i miei gesti …”. Ancora un aneddoto sul tema del baratto: negli anni delle bocce, Raymond aveva accolto felice la conditio sine qua non che gli avevo posto per ricominciare anch’io a giocare, per giocare e gareggiare in coppia: niente gare per il primo anno, solo allenamenti e autodisciplina, solo dedizione intensa ma che togliesse il minor tempo possibile al leggere e allo scrivere.

3. Da poeta a poeta, carissima Anna: grata reticolato piumedipioppo, diomioquisoloaduepassidalrespiro e aggiustare la mira sul mattino. Password abbreviata. Come sai Henrì e Raymond non sono mai andati via da questo studiolo. Anche adesso eccoli dentro la foto accanto allo scrittoio, intimamente fusi dentro quel faccione baffuto da georgiano buono: anche adesso mi dicono con quella loro «voce di borotalco», con quel sorrisetto trasparente, con quel braccio che si solleva aprendo la mano verso me: ma perché chiedi il permesso? Sei autorizzato da sempre. Fornisci pure la nostra password, fornisci il calibro della carabina con cui tante volte nella taiga abbiamo avuto la fronte della tigre nel mirino, e mai una volta che ci sia stato bisogno di premere il grilletto. Da poeta a poeta, carissima Anna: ecco la password completa per entrare da lui: il n’y a rien au dehors de texte. E dentro al testo di Raymond André baluginano gran belle pepite, parole come gli schiocchi delle bocce quando le colpiva, muovendo con stile i tre passi della raffa, basculando armonico il braccio: parole per illuminare all’altezza del terzo millennio l’antica pena dell’uomo. Leggere le tre poesie a seguire, per credere. Leggere l’allegato consiglio bibliografico, per approfondire. Au revoir, merci, qui va bene, tutto va bene. Lui, Anna, t’avrebbe salutata così. E proprio adesso solleva braccio e sorriso anche verso te.

*

vespro

il cielo è chiaro è da armonica a bocca e campi di cotone
io me ne sto con la mollica di pane rimasta
sul tavolo dell’ospite inatteso

a te mondieu che dicono sei il signore del granaio
l’imperatore del fiume e del mulino l’attento custode del lievito
del forno della semina della mietitura

ho poco da chiedere
un sans papiers non ha mai le carte in regola per farlo

dimmi però
di quel gomitolo di piume laggiù nel campo
del generoso ladruncolo che sfrulla tra le stoppie per un chicco
fammi sentire come lo suoni tu l’altro nome della terra

*

ALTRE  POESIE DI RAYMOND ANDRE’ da Segnali d’ombra

 

**

RAYMOND ANDRÉ

*Segnali d’ombra (Andromeda Editrice, 1999)

4 poeti abruzzesi (Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004)

Le vetrate di Saint Denis (Manni, 2004)

*Segnali d’ombra si può richiedere a:

Patrizia Di Vitantonio – divitantonio@virgilio.it

Gli altri due titoli direttamente agli Editori.

Vedere anche Le voci della Luna n.48 pag 13

La Parola che ricostruisce in Poeti Italiani per L’Aquila, Tracce, 2010.

5 Comments

  1. “Il fiore è un dono”, così scrivevo qualche tempo fa ad un amico poeta sul bordo di un disegno raffigurante un fiore, per l’appunto. Ed era sicuramente un fiore di campo ciò che avvertivo nella mente nel momento in cui tratteggiavo l’orlo rotondeggiante della corolla sul foglio.
    Leggendo la splendida pagina, cara Anna, ho ri-pensato immediatamente a questo mio ricordo personale; e, insieme ad esso, mi è venuta dentro la seguente frase: non si può rimanere indifferenti davanti a tanta intima bellezza. E sono, entrambe, le medesime ragioni per le quali stendo questo mio corsivo, insieme a quella di poter dire un ‘grazie’ sincero a Raymond André e Antonio, all’autore – a me finora sconosciuto – e al suo fraterno amico. Ma forse è stata proprio l’analogia col nome ignoto a richiamare all’appello della memoria l’episodio del fiore di campo; perché il fiore resta per lo più nascosto tra le sterpaglie e gli alti steli, in maniera che difficilmente qualcuno si avveda di lui, mentre – dal canto suo – esso si mostra senza parsimonia al cielo, che lo rimira, in ogni istante.
    La letteratura conosce l’assioma del fiore di campo, per di-mostrare inconfutabilmente, tra le sterpaglie, chi , come Henrì e Bartleby, ci interroga, accrescendoci degli altri: Dante e Pascoli, Montale e Celan, Pessoa e Carver (cito gli autori cari già citati), ma, anche, Mutis e Bulgakov, Ungaretti, Rilke, Pavese e Cardarelli, Pasolini e Saba, Caproni e Valéry, Plath e Hughes, e, ancora, Pedretti e Baldini. Nomi che comprendono anche i nostri nomi. Fino ad inventare in ciascuno di essi noi stessi, per diventare – con ciascuno di essi – sé stessi: correndo il ‘rischio’ di esserne coinvolti per sempre.
    Giuseppina Di Leo

  2. così questa mattina sono ritornata in libreria, ormai ci sono tutte le mie impronte sulla soglia e ancora oltre, mentre perlustro gli angoli nascosti e annuso le presenze tra gli scaffali. Mi conoscono per nome e mi dicono subito se i libri ci sono oppure no. Questa mattina, prima di lezione,ho fatto un nuovo ordine e… dovrò aspettare, io che volevo incontrarlo, dove lo avevi lasciato tu, Anna. Ma non mi demoralizzo, ho una tecnica d’attesa ineccepibile: ordino altri libri, edibili, e intanto mi nutro. Grazie per questa speciale e intrigante presentazione, grazie per questi testi e questa umanità che è viva. ferni.

  3. queste pagine sono nutrite di luce e sanno trasmetterla. Come Fernanda cerco tra scaffali con un’idea ben precisa trovare ciò che da tempo aspetta di essere letto. Sono ancora alla ricerca del libro di cui Anna Maria ci ha parlato nella scorsa trasmissione, il testo della Ceresa. Finora nulla ma conto di trovarlo…

  4. Leggo con grande piacere di Raymond, un poeta tra quelli conosciuti ne Le Voci che ho maggiorente apprezzato. Desidero condividere con te Anna, con l’amico / fratello, con chi ci legge, la bellissima lettera che mi scrisse quando gli feci sapere che con altre donne stavamo per organizzare un labortorio di creta e letture a Sasso Marconi:
    “Cara Vittoria,
    chiedo pardon per il tempo trascorso e per quell’accidia insostenibile che morde la mia volontà tutte le volte che l’atto prezioso della comunicazione s’intreccia con l’elettronica.

    A proposito di creta

    (diedi come titolo ad alcune poesie da inserire nel libro che ti invio: – Bianco su creta – Alludendo alla materia di cui siamo fatti – terra e cielo-)

    Ho insegnato per alcuni anni all’Istituto d’Arte di Castelli (Teramo) per la Ceramica. Lì ho vissuto la combinazione dei quattro elementi primordiali:

    la creta : la terra, l’argilla di fiume
    l’acqua per l’impasto
    l’aria per asciugarla
    il fuoco per rendere stabile la forma

    Per me è stata una preziosa metafora del cammino dei viventi come dell’atto della creazione.

    Il fatto poi che donne forti e generose, in tempi così strazianti, avessero questa meravigliosa inclinazione dello sguardo, della parola e del “fare”, alludo al Vostro Laboratorio, mi scatenò la serenità dell’infanzia e dei villaggi, la terra la vidi come grembo di speranze e pensai che questa Sfera si muove nella grazia solo se mossa da docili fibre.

    Ora:

    se volete e quando, io posso accompagnarvi in visita in questo posto, all’Istituto, nei laboratori artigianali di Costelli (tradizione del ‘600) tra i monti.

    Un abbraccio
    Raymond
    18.2.2006 ”
    Purtroppo non ci vedemmo più. Grazie Anna Vittoria

  5. Ringrazio di cuore Vittoria Ravagli per questa inaspettata quanto graditissima condivisione, nella lettura mi è sembrato di toccare il corpo di mio padre,dentro il suo ventre di argilla sono cresciuta ascoltando con attenzione quanto la terra scrive con una penna d’acqua-ferni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.