Il cielo di Itaca- Gabriella Bianchi

laura toffaletti

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
.Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Itaca, Kostantin Kavafis

.

Quando penso a Itaca penso a Kavafis e penso all’irraggiungibilità di una meta, di una qualunque meta, come una fortuna, come anche Dante mostra nel folle suo percorso, che è il nostro, viaggio in questo cielo, che contiene la pietra dei nostri gesti, antichi quanto è antico l’uomo e ancora di più, antichi quanto lo è il cielo stesso, e contiene lo scoglio durissimo delle nostre idee, divinità incorruttibili che cambiano veste cambiando in noi il loro corpo, ma non la capacità di imbrigliarci in sé, perché è in noi che veleggiamo, c’inerpichiamo o sprofondiamo, sempre, anche quando crediamo di farlo attraverso uno sguardo rivolto oltre noi,verso gli altri o altri mondi. Dante trova la sua meta, il paradiso e il suo apice all’interno del suo occhio,veleggia nella pupilla, la parola più alta, la parola poetica. Anche la poesia, isola e viaggio, ha bisogno di vento, ogni fiato che la fa salire e la fa accadere, in noi, come un presagio, un paesaggio o meglio ancora come un percorso rituale, in cui il vento è fato e spira il nostro destino, dinamicamente, come appunto accadde a Odisseo nel suo viaggio, ma anche a Penelope, che ha navigato tra le trame della sua tela. Non fu facile tornare, il cielo apriva e chiudeva vie, approdi, incontri. Il mare era una stanza vastissima, dove  molti furono i volti intravisti, perduti e avvolti dalle onde dell’oblio.

Prendendo il mare nella lettura di questo libro, con imbarco alla pagina del molo dove sono ormeggiate le vele di Dickinson, Zambrano e Rilke, ci si aspetta di non riuscire più ad allontanarsi al largo. Eppure. Dopo le prime onde, ancora sotto costa, ciò che circola nell’aria è una domanda: –  è possibile individuare tutti i  percorsi del viaggio di Ulisse sulla base dei dati direzionali forniti da Omero? –

Ci sono molte teorie su quel viaggio, ma spesso si contraddicono a vicenda, moltiplicando ulteriori possibilità di spiegazione, analogie, ripensamenti. Così anch’io ho deciso di assecondare quello che all’inizio non avevo nemmeno sospettato avrebbe potuto essere il mio compagno di viaggio. Lì, sulla pagina ferma, nell’immobilità di un mare piatto a gruppi di quattro le onde si facevano vicine alla mia piccola barca, un guscio appena ma, e fu questa la mia improvvisa sorpresa, accadde che, già dopo la prima scelta quasi obbligatoria per uscire in mare aperto, cioè là dove le pagine si accoppiano immettendo più correnti in concorrenza alla vista, qualcosa si mostrasse e .

Credetti di vedere gli scogli delle sirene. Non misi i tappi alle orecchie, il mare soffiava in me un acuto, movimentato concerto di voci e mi lasciai  rapire. Non presi altro sestante se non la notte, senza luna e stelle, navigai all’impronta seguitando a inseguire le ombre. Questo sono, tutte, tutte le parole e creano moti, e molti personaggi, repertori di storie, come questi, nati da pagina diciotto alla diciannove che nella prima si specchia, ma che seguitarono a nascere, emergendo dalle onde di quelle cartine, mappa per mappa, da una pagina all’altra, dando al mio viaggio, un sapore più vivo, un disegno anche mio, perciò cielo, e libero in-canto. Ecco il mio viaggio

Il mio libro è senza gravità
L’alba è sempre lontano
parole tirate in secca
una cruna di luce
dal mare illustrato.
Tu solo avevi le chiavi
dei pescatori di perle
del mattino

Le parole volano nell’aria.
Il cielo è un drappo viola
come ali di corvo
tessuto di fulmini
o noiosi calabroni
Il prato fosforescente
che rigano i vetri del silenzio
non ha difese.

La poesia non apre
Quando un’eclisse traversa il seno
porte blindate di banche
la mia ombra è altrove
ma solo quelle
La siccità gremisce
di giardini pensili
di sabbia il ventre.

E ancora proseguendo altre furono le rotte improvvisate tra una costa e l’altra nascosta tra le dune dure, nel nero delle righe, ma uguale meraviglia,  mi donarono quelle ricorsive mareggiate, fino alle coste di una nuova Circe che ogni quadro immaginato tramutava in altro viaggio, e l’isola dei Feaci mi apparve, e i mangiatori di loto, i sogni sorvegliarono la mia navigazione in quella burrasca dei sensi e capii che

Non sono fantasmi
Folle di scribi assediano
gl’inverni densi
i passi dentro il giorno
sgranati nelle quaresime
nella teatralità sghimbescia
spezzati dai fuochi del falò
dove si scortica la coscienza
 
Sotto la volta del mattino
Dal giorno si stacca il guscio
le poesie non scritte
dalla tovaglia il pane secco
formano una città disordinata
nel purgatorio della pelle
bacino artificiale di umori
 
Lontana da crocevia d’utopie
da lingue in burrasca
camminare sugli scheletri
è naturale sopravvivenza
I vampiri mettono il sonno a ferro e a fuoco
e le città all’alba sono velate di cenere.
 

La lettura  offre ancora altre meraviglie, altri attracchi e altre terre, altre corde per ammainare le vele o innalzarle per lasciarsi condurre dalle correnti del mare e del vento come un solo strumento. C’è un gran vento,  se solo si   volta la pagina è il cielo che svolta, come una nuova, contemporanea  odissea in tempo assolutamente reale.

fernanda ferraresso- 22 maggio 2011

*

Bianchi Gabriella: Il cielo di Itaca-LietoColle – Collana Erato

.

Solo l’aria percepisce

il tremito degli agnelli

che fiutano il destino

nel lampo dei coltelli

 .

Le città che ho costruito

sulla carta sono restate in me

La chiave di volta ha perso

tutta la sua forza

 .

Abito due mondi

ma non è strano

passare la vita a cercare

la chiave di volta

*

Relativamente all’autrice:

Gabriella Bianchi è nata e vive a Perugia, dove lavora come aiuto-bibliotecaria. Scrive poesie da sempre, ed anche se ha allargato i suoi orizzonti culturali interessandosi di critica letteraria e d’arte, di etru­scologia e di narrativa (ha scritto vari racconti), la sua chiave di lettura della vita è e resta la poesia.

Pubblicazioni di poesia: L’etrusca prigioniera (Guerra ed., 1984);Canzoniere (Calliope ed., 1990);Giardino d’inverno (Porzi ed., 2005);Cartoline da Itaca (Guerra ed., 2005) – vincitore del Premio per inediti umbri;Il Paradiso degli esuli (Fara ed., 2009) – vincitore del 36° Concorso in­ternazionale di poesia “Città di Marinèo” e del 15° Concorso nazionale di poesia e narrativa “Città di San Leucio Del Sannio”.

3 Comments

  1. una lettura che prepara e produce l’incontro.
    Un percorso che apre al vento, al mare, alle pagine che di questo sono fatte, sospese vele innalzate
    congratulazioni all’autrice per il suo stile
    Elina

  2. Incredibilmente di grande effetto la lettura “incrociata” come tra correnti di navigazioni diverse e confluenti. Grazie per il suggeriment. A quanto pare non sono un gran navigatore come m’immaginavo.

  3. ma che bello questo libro, uno stato di navigazione permanente. grazie ferni per la presentazione,mi ha incuriosito.cecilia

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