EDUARDO GALEANO: “L’Ordine Criminale Del Mondo”

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UTOPIA

 “Lei è all’orizzonte“ dice Fernando Birri
 
“Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
 Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là.
 Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai.
A cosa serve l’utopia?
Serve proprio a questo: a camminare.”

Edoardo Galeano

”l’Argentina, vittima obbediente”- Intervista a Eduardo Galeano:

Da Rebelión del 23 gennaio 2002
“La lezione per il mondo è: non accettare il discorso del Fondo monetario internazionale, che conduce allo sterminio”
Di Jaime Avilés, La Jornada
Montevideo, 22 gennaio. Dalla sponda orientale del Rio de la Plata, a 40 chilometri da Buenos Aires, pieno di una tristezza che non pretende di nascondere ma che lo nutre di scoperte e rivelazioni nel terreno del linguaggio, Eduardo Galeano osserva la crisi terminale dell’Argentina: un paese, dice, “vittima della dottrina universale che accettò di seguire” e che “ora, per di più, viene punita da obbediente”.
Nella Casa de los Pájaros (dei Pappagalli), dove vive con Elena Vilagra nel quartiere Malvín, camminando con il suo cane Morgan per le brevi colline che scendono verso la spiaggia, cenando con i suoi amici in un ristorante italiano, sui muri del quale appare ritratto insieme ad Antonio Skármeta, Joan Manuel Serrat o José Saramago, e parlando infine con La Jornada fino a tarda notte nel sotterraneo di un antico mulino adibito a bar, lo scrittore uruguayano ragiona ad alta voce. Parla lentamente, ma a volte prende un ritmo più veloce per sottolineare con la voce le parole più importanti di ogni frase.
L’Argentina ha fatto tutto quello che gli ha ordinato il Fondo monetario internazionale ed ora è distrutta. Qual è la lezione per il Messico?
Non è solo una lezione per il Messico, ma anche per il mondo. In generale, io direi di non credere alla favola: bisogna avere un po’ più di attenzione; i discorsi del potere non esprimono, occultano, mascherano. La lezione è che non bisogna continuare ad accettare questo discorso che conduce allo sterminio, non solo delle economie nazionali, e che ha orrende conseguenze, e non solo economiche. Un discorso che non si traduce solo nell’impoverimento della maggioranza e in una concentrazione offensiva della ricchezza, in quello schiaffo, il quotidiano insulto, che è l’ostentazione del potere dei pochi in mezzo all’abbandono dei molti…
Quali sono le conseguenze non economiche?
Primo, l’impoverimento del prestigio della democrazia. Ora la si identifica con la corruzione, con l’inefficienza, con l’ingiustizia, che è il peggio che possa accadere alla democrazia. In fin dei conti, democrazia significa ‘potere del popolo’: e fino a che punto è stata umiliata questa parola, che ha finito per convertirsi nel contrario di giustizia. Molta, moltissima gente ogni volta di più si addolora, soprattutto tra i giovani. La democrazia è una grotta di ladroni che non è utile per nessuno, e che non fa nulla di più che offendere i poveri.
Questa è la visione della democrazia che una quantità immensa di persone ha, per lo meno nei paesi latinoamericani, e questa è la conseguenza culturale più grave; perché c’è una cultura democratica che rende possibile che l’esercizio della democrazia sia qualcosa di più che un gioco di ombre cinesi sulla parete.
Un liquido di coltura per il fascismo…
Un altro danno tremendo sono le grandi offese che ha sofferto in tutti questi anni la cultura della solidarietà. I legami della solidarietà sociale hanno espressioni culturali nate dal vincolo con gli altri. In un sistema che predica l’egoismo e lo pratica, la cultura della solidarietà sta rimanendo sempre più oltraggiata. Oggi la cultura che predomina è quella del ‘si salvi chi può’ e ‘a chi tocca è fottuto’. Anche questo mi fa molto male. Ti racconto cose che mi dispiacciono di questa realtà culturale, e che si traducono in un cambiamento del linguaggio: c’è un maledetto adeguamento del dizionario.
Te lo domando per la malinconia che prospera in paesi come l’Argentina e l’Uruguay, formati principalmente da immigrati nostalgici dell’Europa.
Sì, questi sono paesi che hanno in maggioranza una popolazione di immigrati. E’ interessante notare che qui c’è, in fondo, una ‘perplessità universale’, di fronte alla grandezza di una crisi come quella che sta soffrendo l’Argentina, che è una vera tragedia. Perplessità universale che viene dal fatto che non si capisce come è possibile che sia successo questo in un paese bianco, ben nutrito, senza problemi di esplosione demografica; ma il fatto in sé mette in discussione le teorie di antropologi, sociologi, politologi e altri ‘ologi’ che identificano, per esempio, sottosviluppo e povertà con esplosione sociale. Cose, ci dicono, che succedono nelle regioni buie del pianeta, le regioni condannate a patire la povertà per il colore della pelle, dovuto a meticciati che non hanno dato buoni frutti. Però, contro queste interpretazioni razziste dello squallore umano, si producono episodi come questo dell’Argentina, e non si spiega come siano potuti accadere.
Però l’Argentina ha tutto -gli ricordo-, acqua, petrolio, grano, carne, un territorio gigantesco e vuoto. Alcuni settori della sinistra pensano che possa salvarsi da sola.
Galeano scarta l’idea.
Questo è impraticabile. Da solo non si salva nessuno. L’unica via d’uscita per i paesi latinoamericani, per non perdere tutto o per recuperare parte di quello che si è perso, sarebbe che riuscissimo ad essere capaci di unirci. In America latina i presidenti si riuniscono ma non si uniscono; hanno questa usanza, si scambiano discorsi, posano nelle foto. Però non sono capaci di unirsi per fare fronte comune contro la finanza internazionale che ci governa, contro l’usura del debito esterno che ci sta strangolando, contro il precipitare dei prezzi di tutto quello che vendiamo. Se i presidenti si unissero, forse si potrebbe fare qualcosa per non assistere con fatalismo a questo destino di imposizione universale della disgrazia, un destino a cui pretendono di condannarci. Lì c’è un’altra voce al nuovo dizionario.
Quale?
Il nuovo nome della dittatura finanziaria è ‘comunità internazionale’; qualsiasi cosa tu faccia per difendere quel poco che ti rimane di sovranità, è un attentato contro la comunità internazionale, e non un atto di legittima difesa contro l’usura che pratica la banca che governa il mondo, e alla quale quanto più paghi più devi. Per questo, in un paese come l’Argentina è smantellato tutto, l’economia, lo stato, l’identità collettiva della gente che ora non sa più chi è, perché è, da dove viene o dove va. C’è uno svuotamento spirituale, che corrisponde simmetricamente allo svuotamento materiale di un paese saccheggiato fino allo scheletro.

(Trad. di Fabio Bianchi da  LA JORNADA – Venerdì 2 novembre 2001)

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Relativamente all’autore:

Eduardo Hughes Galeano
Nato a Montevideo il 3 settembre 1940 –
Scrittore , giornalista e poeta
” Sono uno scrittore ossessionato dal ricordo, soprattutto dal ricordo del passato dell’America e, in particolare, dell’America Latina, terra amatissima condannata all’amnesia “. »
Eduardo Hughes Galeano è un giornalista, scrittore e saggista uruguaiano. È una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana . I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue ed assiemano documentazione , narrazione, giornalismo, analisi politica e storia, sebbene l’autore stesso non si riconosca quale storico . Nasce in una famiglia cattolica della classe media di discendenza gallese, tedesca, spagnola e italiana. Da giovane svolge svariati lavori : operaio, pittore di insegne, messaggero, dattilografo, cassiere di banca. All’età di 14 anni vende il suo primo fumetto politico al settimanale del Partito Socialista dell’Uruguay ” El Sol ” . Inizia la carriera di giornalista all’inizio degli anni sessanta come direttore del ” Marcha” un influente settimanale a cui collaboravano Mario Vargas Llosa, Mario Benedetti, Manuel Maldonado Denis e Roberto Fernández Retamar. Per due anni dirige il quotidiano Época e lavora come redattore capo di una University Press. Nel 1973 quando con un colpo di stato i militari presero il potere in Uruguay : venne imprigionato e successivamente costretto a fuggire. Si stabilsce in Argentina dove fonda la rivista culturale ” Crisis “. Nel 1976, quando il regime di Videla prende il potere con un sanguinoso colpo di stato, il suo nome viene aggiunto alla lista dei condannati dagli ” squadroni della morte “; fugge nuovamente questa volta in Spagna, dove scrive la famosa trilogia ” Memoria del fuoco ” ( Memoria del Fuego ) . All’inizio del 1985 torna a Montevideo dove continua a vivere.

4 Comments

  1. “Non credo nella carità ma nella solidarietà. La carità è verticale, va dall’alto in giu’. La solidarietà è invece orizzontale, ha rispetto degli altri.”
    Galeano

    Grazie
    abele

  2. condivido pienamente la tua sottolineatura Abele. Ho portato Galeano perché, oltre ad una pungente ironia,non dimentica di sottolineare e mirare con precisione feroce quelli che sono i più critici elementi voraci e dissanguanti del pianeta. Penso che manchi una utopia che porti a guardare avanti senza che ci si illuda di essere arrivati da nessuna parte relativamente ad alcun potere. Ci manca un grande modo per guardare dentro e intorno, per questo tutto avvizzisce così tristemente e stabilmente.Ciao,ferni

  3. Grazie a te Cristina di averlo ripescato, dalla rete delle carte.Penso che ormai quanto Galeano mostra con chiarezza sia alla finestra di tutti coloro che non credevano a questo genere di lettura. f

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