Trasmissioni dal faro N.17- A.M.Farabbi: Giovanni Stefano Savino- Lascito

ger stallenberg

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In questi tempi di decadenza  socio culturale, di deflagrazione ambientale, di consumismo  relazionale, l’ultima pubblicazione di Giovanni Stefano Savino  mi permette di centrare a fuoco l’identità di chi vive la parola, intensamente, intimamente, irrimediabilmente. E’ occasione per me, inoltre, di mettere in luce la casa editrice Gazebo diretta da Mariella Bettarini e Gabriella Maleti.

Siamo nel cuore storico di Firenze, nella paziente, rigorosa, colta officina editoriale (www.edizionigazebo.it) che da molti anni compone un catalogo, ormai giunto alla 120° opera nella sua collana di poesia e prosa. Di Gabriella Maleti, ricordo la prosa e la poesia lucida, tagliente, asciutta, ma anche la straordinaria fotografia, dietro un occhio concentrato ed esatto. Mariella Bettarini, tra le voci femminili storiche del panorama poetico italiano, ha dietro sé un tappeto fittissimo di pubblicazioni.

La direzione della casa editrice e della rivista letteraria L’area di Broca è testimonianza di una passione tenace, se non eroica, verso la poesia. E’, conoscendo personalmente le due artiste, natura del proprio sangue radicato nella bellezza, nel rigore, nella chiarezza interiore, nella paziente ricerca espressiva. Le Edizioni Gazebo fanno parte di quell’isolario prezioso della piccola media editoria verso cui la poesia deve ogni benedizione, e che in queste pagine virtuali cerco di illuminare anche se fugacemente.

La scrittura e la persona di Giovanni Stefano Savino mi è cara perché testimonia un fare poesia appartato, tenace, puro. Ottantuno anni, dentro i quali ci sono stati, fili di poesia e di saggistica letteraria e musicale, ma soprattutto quel toccare la penna sul foglio ogni giorno come congiungimento e colloquio assoluto verso l’io profondo. E il tu profondo. Ogni giorno una pagina di poesia. Ogni giorno un pane di poesia.

E dentro il suo poema entriamo in casa sua, ci mettiamo dentro il cono di luce della sua tavola, della sua vita, della sua intimità, persone amori paure il corpo che risponde e domanda e minaccia. Entriamo nelle maglie del suo respiro.

Penso alla spina dorsale del poeta, curva e concentrata, pura dalle classifiche, dalle giostre letterarie, dal chiacchiericcio virtuale e consumistico. Colgo il silenzio del ritiro vivo, la tattilità della relazione con la poiesis, nuda e cruda.

Di tutto questo, la sua vecchiaia ci offre primavera.

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LXXXVI

…e prendo un libro e lo rimetto a posto,

io più non leggo, un foglio, e lo dispongo

sul rullo della macchina da scrivere,

ma ho solo storte sillabe. Sconforto,

i passi in corridoio così inutili

come una lettera scritta nel trenta

e mai inviata, o come un fiore secco

in un cassetto, magia del tempo

col muro a fronte imbiancato dal sole.

Mi rifugio nel cibo, patata, riso,

frutta, che mi fornisce l’ortolano,

in abbondanza, sì che spesso mangio

a metà del mattino. Fui bimbo

beato, un coperchio di baule per barca.

.16 marzo 2010

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GIOVANNI STEFANO SAVINIO – LASCITO, EDIZIONI GAZEBO 2011



4 Comments

  1. Che bello stare ad ascoltare le voci che suonano nitide, liquide nell’aria come nell’orecchio! Ringrazio vivamente.
    Giovanni Di carmela

  2. Seguo sempre con grande interesse L’area di Broca, attraverso la quale ho potuto conoscere questo poeta. Una voce che non grida, una voce che opera tra la luce e l’ombra.

  3. Grazie per la semplicità,difficile e necessaria oggi più che mai,in un paese ridondante di cose inutili,non essenziali.
    cecilia

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