Viaggi dentro la musica- Agnese Gatto: Canzoni popolari, un’analisi ed una lettura di Folk Song di Luciano Berio, 1964

Riflettevo su questo splendido incontro tra cultura popolare, spesso tramandata oralmente, e la cultura classica, dotta, accademica, musicale.
Ci sono tantissimi esempi di letteratura musicale che testimoniano  questo incontro ricco e foriero di grandi suggestioni nel nostro Novecento storico.
Chiaramente non solo nell’enorme bacino del nostro Novecento storico. Prima, ancor prima , e dopo.
Ma, uno per tutti, del Novecento Storico, e posso citare tra i più emblematici Manuel de Falla, Igor Stravinskji, Bela Bartòk, e tanti, tantissimi altri, uno fra tutti, che qui scelgo, è Luciano Berio, con la sua opus del 1964 Folk Songs, opera che comprende canti popolari orchestrati nel numero di undici, provenienti da diverse parti del mondo.

Folk Songs è un ciclo di canzoni di Luciano Berio,compositore ligureche nasce ad Oneglia, Imperia, il 24 ottobre 1925 e muore a Roma il 27 maggio 2003; composto nel 1964, dicevo: un omaggio a Kati Berberian, grandissima voce del Novecento assolutamente unica e versatile – Kati  sarà anche  moglie di Luciano – L’opera, prevista per organico da musica da camera, è costituita da arrangiamenti di musica popolare di diversi paesi e di altre canzoni, formando “un omaggio alla straordinaria arte” della cantante americana Cathy Berberian. E ‘ per voce, flauto, clarinetto, arpa, viola, violoncello e percussioni. Successivamente il compositore l’ ha rielaborata  per una grande orchestra, nel 1973 .

Ho avuto modo di suonare quest’opera, alcuni anni fa, e di conoscere e lavorare col compositore prima che morisse.
Ho così avuto la grandissima emozione di  suonare col Maestro, in quel concerto come percussionista nelle Folk Songs e come pianista per altre opere in esecuzione nel programma del concerto.
E sentire, così, la sua voce, il suo dire sull’opera, poche parole, affatto didascaliche, poche parole, suggestioni immense, utili al momento, e non solo, poiché ancora le ricordo, a capire il senso di quest’opera.

Tante canzoni, un’unica voce, la dedica a Kati Berberian, di cui si sa cosa fosse la voce: un miracolo.
In queste canzoni, tutte per voci femminili, ci sono tanti volti di donne, di tanti luoghi del mondo e italiane.
Tante voci, una moltitudine si direbbe, e un’unica cantante che le canta: questa è la straordinaria versatilità della voce incantatoria di Kati Berberian.
Non è un caso la problematica che apre quest’opera nella scelta dell’interprete: un soprano, un mezzo, impossibile per un contralto?
Io le esecutrici che amo di più- con le quali ho lavorato- sono Alda Caiello e Luisa Castellani.
E’ infatti molto molto difficile che un’unica cantante abbia possibilità vocali con la propria voce di essere tre, quattro, cinque timbri ed estensioni diverse…
Così è, così era Kati Berberian

.

Con questo articolo di certo non posso suggerire l’analisi precipua e dettagliata dell’opera, peraltro vasta, piuttosto la riflessione su questi testi di undici canzoni che , come dicevo, provengono da diverse geografie femminili.

Due delle canzoni del ciclo, “Ideale La Donne” e “Ballo”, sono stati composti da Berio nel 1947 durante il suo secondo anno al Conservatorio di Milano per voce e pianoforte, come parte del suo Tre canzoni popolari (Tre canti popolari).

Il ciclo di Folk Songs è stato commissionato da Mills College in California , la ‘Prima’  si svolge diretta da Berio nel 1964 con Berberian come soprano solista. Berio aveva un attaccamento emotivamente molto forte alla canzone popolare: a riguardo c’è una sua dichiarazione:
“. Quando lavoro con la musica  sono sempre catturato dall’emozione della scoperta” . Altre composizioni di Berio che poi canti popolari sono stati inseriti in ‘Cries of London’, Coro e Voci, in ‘ Folk’s Songs II’.

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Canzoni

Le prime due delle canzoni popolari non sono canzoni realmente folk .
“Black Is The Colour (Of My True Love’s Hair)” e ” I wonder” sono stati entrambi scritti dal compositore John Jacob Niles.

C’è una melodia tradizionale di “nero è il colore …”, lo stesso J.J  Niles ha ricordato: “io stesso ho scritto un nuovo brano, che termina in un modo piacevolmente modale”.

La Suite di  Berio si apre con la viola ’istruita’ a suonare “come un violinista che suona una malinconica danza di  paese”, privo di linee mensurali, di battute, e ritmicamente indipendente della voce: “Black is the colour” erroneamente pensata originaria dell’ America, in realtà proveniente dal patrimonio scozzese.La viola malinconica ha un’indicazione metronomica- alla semiminima  76, suonando e ripetendo liberamente- , il canto e l’arpa con armonici con l’indicazione di 54 alla semiminima.
“I Wonder”,” mentre vago”, con  armonie di violoncello viola e arpa  che contribuiscono a creare la suggestione del verso del “suono della  ghironda”: così L. Berio ha voluto accompagnare questa seconda canzone.
Il postludio esteso il canto degli uccelli per flauto e clarinetto nella versione di Berio sembra sia stato suggerito dal riferimento del passaggio di un  “uccello in volo”.

Dall’Armenia, il paese degli avi di Kati  Berberian,e il terzo brano, “Loosin Yelav”, che descrive il sorgere della luna.
Nella canzone francese “Rossignolet bois du”, accompagnata solo dal clarinetto in un primo momento ma poi da l’arpa e crotali, , un usignolo ricorda  appassionatamente a cantare le sue serenate due ore dopo la mezzanotte, e identifica le “mele” in suo giardino, alla  luna e al sole.
Suggestioni  primaverili  , così dalla Sicilia questa canzone a quella successiva, la vecchia canzone siciliana “A la femminisca”, cantata dalle mogli dei pescatori mentre aspettano al porto i loro uomini. Di ritorno.

Come i primi due brani, il sesto, “La Donna Ideale”, e il settimo, “Ballo”, non vengono da anonimi cantori popolari, ma da Luciano Berio .

“Motettu de tristura” proviene dalla Sardegna e apostrofa l’usignolo . “Come te  io piango per il mio amante … Quando mi seppelliranno cantatemi questa canzone”

Le successive due canzoni si trovano anche in Chants Joseph’s Canteloube d’Auvergne e sono in lingua occitana: “Malurous qu’o Uno Fenno” pone il paradosso eterno coniugale .
Un violoncello riecheggiando l’improvvisazione in apertura della suite introduce “Lo Fïolairé”, in cui una ragazza al suo arcolaio canta di baci scambiati con un pastore.

Kati Berberian scopre l’ultima canzone “Qalalıyam”,  nella suite come “Song Azerbaijan Love”, su un disco 78 giri dalla Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaijan,:
cantata in lingua azera ad eccezione di una strofa in russo.
K. Berberian canterà imparando  a memoria, i suoni,  trascrivendo come meglio poteva  quel vinile graffiato vecchio di 78 giri.
Kati non sapeva una parola della lingua azera.

1″Black is the colour”  ,Scottish.

black black black is the colour of my true love’s hair
his lips are something rosy fair
the sweetest smile and the kindest hands
I love the grass whereon he stands
I love my love and well he knows
I love the grass whereon he goes
if he no more on earth will be
‘twill surely be the end of me

[anonimo]

.

2
I wonder as I wander” , USA.

I wonder as I wander out under the sky
how Jesus our Saviour did come for to die
for poor ordn’ry people like you and like I
I wonder as I wander out under the sky
when Mary birthed Jesus ‘twas in a cow stall
with wise men and farmers and shepherds and all
but high from the Heavens a star’s light did fall
the promise of ages it then did recall
if Jesus had wanted of any wee thing
a star in the sky or a bird on the wing
or all of God’s angels in Heav’n for to sing
he surely could have had it ‘cause he was the king.
[anonimo]

.

Loosin yelav” , Armenia

loosin yelav en sareetz
saree partzaer gadareetz
shegleeg megleeg yeresov
paervetz kedneen loosnidzov
Jan ain loosin Jan ko loosin
Jan ko gaelor sheg yereseen
xavarn arten tchaekatzav
oo el kedneen tchaegatzav
loosni loosov halatzvadz
moot amberi metch maenadz
Jan ain loosin Jan ko loosin
Jan ko gaelor sheg.
[anonimo]

.

4.
Rossignolet du bois“,France.

rossignolet du bois
rossignolet sauvage
apprends-moi ton langage
apprends-moi-z à parler
apprends-moi la manìère
comment il faut aimer
comment il faut aimer
je m’en vais vous le dire
faut chanter des aubades
deux heures après minuit
faut lui chanter: la belle
c’est pour vous réjouir
on m’avait dit la belle
que vous avez des pommes
des pommes de renettes
qui sont dans vot’ jardin
permettez-moi la belle
que j’y mette la main
non je ne permettrai pas
que vous touchiez mes pommes
prenez d’abord la lune
et le soleil en main
puis vous aurez les pommes
qui sont dans mon jardin.
[anonimo]

.

5. A la Femminisca. Sicilia, Italia.

E Signuruzzu miù faciti bon tempu
ha iu l’amanti miu ’mmezzu lu mari
l’arvuli d’oru e li ntinni d’argentu
la Marunnuzza mi l’av’aiutari,
chi pozzanu arrivòri ’nsarvamentu.
E comu arriva ’na littra
ma fari ci ha mittiri du duci paroli
comu ti l’ha passatu mari, mari.
[anonimo]
.
6.La donna ideale, Genova , Italia.
La donna ideale

L’ómo chi mojer vor piar
de quatro cosse de’espiar
la primiera è com’èl è na
l’altra è de l’è ben accostuma
l’altra è como el è forma
la quarta è de quanto el è dota
se queste cosse ghe comprendi
a lo nome de Dio la prendi.
[Luciano Berio]

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7.Ballo,Sicilia,Italia
Ballo

Amor fa disciare li più saggi
e chi più l’ama meno ha in sè misura
più folle è quello che più s’innamora
amor non cura di fare suoi dannaggi
co li suoi raggi mette tal calura
che non puo raffreddare per freddura.
[Luciano Berio]

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8.Motettu de tristura,Sardegna,Italia.
Motetto de tristura

tristu passirillanti
comenti massimbillas
tristu passirillanti
e puita mi consillas
a prangi po s’amanti
tristu passirillanti
cand’happess interrada
tristu passirillanti
faimi custa cantada
cand’happess interrada.
[anonimo]
.
9.Malurous qu’o uno fenno, Auvergne, France.
Malurous qu’o uno fenno

Malurous qu’o uno fenno,
Malurous qué n’o cat!
Qué n’o cat n’en bou uno,
Qué n’o uno n’en bou pas!
Tradèra, ladèri dèrèro
ladèra, ladèri dèra.
Urouzo lo fenno
Qu’o l’omé qué li cau!
Urouz’ inquèro maito
O quèlo qué n’o cat!
Tradèra, ladèri dèrèro
ladèra, ladèri dèra.

[anonimo]
.

10. Lo Fiolaire, Auvergne, France.
Lo fïolairé

Ton qu’èrè pitchounèlo,
Gordavè loui moutous.
Ti lirou lirou… la la diri tou tou la lara!
Obio ‘no counoulhèto
è n’ai près u postrou.
Ti lirou lirou… la la diri tou tou la lara!
Per fa l’obiroudèto
Mè domound’ un poutou.
Ti lirou lirou… la la diri tou tou la lara!
È ièu soui pas ingrato,
Èn lièt d’un n’in fau dous!
Ti lirou lirou… la la diri tou tou la lara!
[anonimo]
.
11.Azerbajan.

Azerbaijan love-song

Da maesden bil de maenaes
di dilamnanai ai naninai
go shadaemae hey ma naemaes yar
go shadaemae hey ma naemaes
sen ordan chaexman boordan
tcholoxae mae dish ma naemaes yar
tcholoxae mae dish ma naemaes
kaezbe li nintché dirai nintché
lebleri gontchae derai gontchae
kaezbe linini je deri nintché
lebleri gontcha de le gontcha
na plitye korshis sva doi
ax kroo gomshoo nyaka mae shi
ax pastoi xanaem pastoi
jar doo shi ma nie patooshi
go shadaemae hey ma naemaes yar
go shadaemae hey ma naemaes
sen ordan chaexman boordan
tcholoxae mae dish ma naemaes yar
tcholoxae mae dish ma naemaes
kaezbe li nintché dirai nintché
lebleri gontchae derai gontchae
nie didj dom ik diridit
boost ni dietz stayoo zaxadit
ootch to boodit ai palam
syora die limtchésti snova papalam.
[anonimo]

.
Le traduzioni:


1

Nero è il colore dei capelli del mio innamorato,

rosa chiaro quello delle sue labbra,
dolcissimo il suo sorriso e gentili le sue mani;
amo l’erba su cui sta.Amo il mio amore e lui lo sa bene,
amo l’erba su cui cammina;
se non sarà più al mondo,
sarà di certo la mia fine. 

Nero è il colore .

2

Mi chiedo mentre vago sotto il cielo:
perché mai Gesù nostro salvatore è venuto a morire
per della povera gente come me?
Mi chiedo mentre vago sotto il cielo….Maria era in una stalla quando mise Gesù al mondo,
fra re magi e contadini e pastori e altri,
ma dal cielo scese la luce di una stella,
ricordò l’antica promessa. 

Se Gesù avesse desiderato qualsiasi piccolezza,
una stella in cielo o un uccello in volo,
o che in cielo tutti gli angeli del Signore cantassero,
avrebbe di certo potuto ottenerlo, perché era il re.

3

La luna è alta sulla collina,
sulla cima della collina
la sua faccia rossa
getta la sua luce sulla terra.O cara luna con la tua cara luce
e la tua cara faccia arrossata. 

Prima, regnava l’oscurità,
avvolgendo la terra;
il chiaro di luna l’ha cacciata
tra le nuvole nere.

O cara luna .

4

Piccolo usignolo del bosco,
piccolo usignolo selvatico,
insegnami la tua lingua,
insegnami a parlare,
insegnami come
bisogna amare.Come bisogna amare
te lo voglio dire
bisogna cantare delle serenate
due ore dopo mezzanotte,
bisogna cantare: “mia bella,
questo è per farvi gioire”. 

Bella, mi avevano detto
che avete delle mele,
delle mele renette
che sono nel vostro giardino;
permettetemi, bella,
di toccarle.

No no, non permetterò
che tocchiate le mie mele,
prendete prima la luna
e il sole in mano,
e poi avrete le mele
che sono nel mio giardino.

5

Signore concedeteci il bel tempo,
il mio amato è in mezzo al mare;
l’albero maestro è d’oro e i pennoni d’argento,
…la Madonna lo deve aiutare
perché possa giungere in salvo.
E se arriva una lettera
che contenga due parole dolci
e mi dicano come stai in mare, in mare.

6

Chi voglia prendere moglie,
deve ben guardare quattro cose.
La prima è: da che famiglia viene?
La seconda è se ha buone maniere;
la terza è se è ben fatta;
la quarta: qual è la sua dote?
Se capisci questo,
in nome di Dio, prendila!

7

Amor fa disciare li più saggi
e chi più l’ama meno ha in sè misura
più folle è quello che più s’innamora
amor non cura di fare suoi dannaggi
co li suoi raggi mette tal calura
che non puo raffreddare per freddura.

8

Usignolo triste,
quanto mi ricordi.
Triste usignolo
consolami, se puoi;
piango per il mio amore.

Usignolo triste,
quando sarò sottoterra,
usignolo triste,
canta questa canzone per me,
quando sarò sottoterra.

.

9

Sventurato chi ha una moglie,
sventurato chi non ce l’ha!
Chi non ne ha, ne vuole una,
chi ne ha una, non la vuole!
Tradèra ladèrida rèro .

Felice la donna
che ha il marito che le piace!
Ancor più felice
quella che non ne ha proprio!
Tradèra ladèrida rèro .

10

Quand’ero piccola,
badavo al gregge.
Lirou lirou lirou …

lirou la diri tou tou la lara.

Avevo un bastoncino per filare,
e ho chiamato un pastore
Lirou lirou lirou …

Per aiutarmi
mi ha chiesto un bacio.

Lirou lirou lirou …
E io non sono un’ingrata:
invece di uno gliene ho dati due!
Lirou lirou lirou…

di questo canto non ho la traduzione, me ne scuso.

Un buon ascolto e  a tutti grazie.

Agnese Gatto, il 27 marzo 2011.


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4 pensieri su “Viaggi dentro la musica- Agnese Gatto: Canzoni popolari, un’analisi ed una lettura di Folk Song di Luciano Berio, 1964

  1. un viaggio che regala emozione ed echi lontani, ho ascoltato come un dono il terzo brano, “Loosin Yelav”, che descrive il sorgere della luna
    grazie per questo percorso da riattraversare con profonda sensibilità e riconoscenza

  2. grazie Elina..
    mi scuso della notevole quantità di refusi, malgrado lo avessi riletto, evidentemente nel mio cervello soffiano momenti di disgrafia….
    me ne scuso.
    Grazie ancora.
    A.

  3. Tutto sistemato, i refusi non contaminano la sostanza della passione con cui hai scritto il testo. Grazie per tutta questa anima. ferni

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