UN EREMO NON E’ UN GUSCIO DI LUMACA – N.3 LA VASCA DEI PESCI ROSSI- A. M. Farabbi

Li Xiaosun

Tra il 17 e il 18 novembre dello scorso anno, Adriana Zarri ha compiuto la sua vita.

Aveva appena rivisto le bozze definitive dell’opera che teneva accanto,  sul comodino. Ora, è sulla mia scrivania, come una pianta definitiva, sacra, con profonde radici e fioritura invasiva.

Entro nella nostra vasca dei pesci rossi con questo bene, invitandovi. Come chi chiama a tavola per condividere. Vorrei che ci concentrassimo in tondo, barattando la nostra lettura su quest’opera, proponendola a chi ancora la ignora.

Io dico la mia.

E’ uno dei più potenti libri che ho letto. Lo accompagno a Gli imperdonabili di Cristina Campo. Entrambe, coltissime, esprimono senza ostentazione libertà interiore, velocità sintetica, amore certosino per il dettaglio e vastità che sfonda, con imprevedibilità, canoni, confini, generi. Campo ospita l’assoluto nella sua aula mistica e scrittoria, Adriana Zarri concilia la stessa raffinata e silenziosa aristocrazia con la pratiche della terra e con la corrispondenza totale verso il mondo vegetale e animale, colloquiando concretamente con il quotidiano: fa coincidere alto e basso, e le altre abbaglianti, castranti, dicotomie occidentali.

Ammiro la scrittura quando spacca con nitore il significato, fino a dissipare malintesi, riverberi. Stimo quando la vita e la scrittura scrostano retoriche, sublimazioni, pulendo il segno fino all’osso: quando si espongono con responsabilità, con parsimonia, con severità gioiosa. Schizzo giù un piccolo catalogo di fuochi per cui vale la pena comprare questo oro, studiarlo con lentezza, ruminarlo come nella carovana da deserto a deserto.

–         Rovescia il significato comune di solitudine: che non è isolamento ma vivere dentro, aperta.

–         Combatte il cancro della gerarchia ecclesiastica, schierandosi in battaglie fondamentali.

–         Incide la sua vita qualificandola laica e credente, senza obblighi esterni, regole e gerarchie aggiuntive.

–         Nomina parole cose sentimenti e chiarisce limpidamente come le abita:      eucarestia, tempio, casa, ospitalità, preghiera, serenità, morte, ozio, lavoro. Attraversa vocabolario e grammatica, con il pronome personale io onesto energico povero libero.

–         Con ironia e sapienziale leggerezza, narra le ore del suo giorno e della sua notte, mantenendosi motivatamente a distanza dal lettore e al tempo stesso offrendosi a lui intimamente. La scrittura agisce come ponte. Un ponte che esige rispetto: ogni consumistica curiosità è rigettata all’indietro.

–         Scarica il carretto della ricerca artificiosa, tutta testa, astratta.

–         L’opera viene annunciata dall’intensa introduzione di Rossana Rossanda.

–         Adriana Zarri scrive: sono povera, perché un cristiano non può essere ricco. La mia è una firma scomoda, fastidiosa, spero non odiosa, ma certo da molti, odiata. E nel clima civile ed ecclesiale che stiamo vivendo la carta disponibile per la libertà è scarsa. Certo, se stessi “nel giro”, se mendicassi recensioni, se coltivassi relazioni utili – critici, direttori di giornali, giurie di premi letterari – le cose potrebbero anche andare meglio; ma sono pratiche che non so fare… Mi piacerebbe venir sepolta nel mio orto tra i gatti e i papaveri.

 

Una pausa necessaria. Un’ ultima briciola pensiero.

Viene avanti una persona fusa con la sua opera. Non nomino più la parola coerenza ma la parola interità, quando la sapienza, la poiesis, di una creatura si esprime mediante il suo fare di ogni giorno, il suo fare parola nell’aria con gli altri, il suo fare parola scritta incisa nella pagina, o cantandola. Tutto con parsimonia con passione con attenzione. Con gioia.

Passiamoci questa bellezza di mano in mano.

anna maria farabbi

ADRIANA ZARRI

UN EREMO NON E’ UN GUSCIO DI LUMACA- EINAUDI  2011

Annunci

13 pensieri su “UN EREMO NON E’ UN GUSCIO DI LUMACA – N.3 LA VASCA DEI PESCI ROSSI- A. M. Farabbi

  1. “con il pronome personale io onesto energico povero libero”
    mi chiedo che costo abbia oggi l’esercizio della libertà, come fare a espimerla nel “fare quotidiano”
    è un’esperienza alquanto faticosa, dura a volte e qui il ruolo della scrittura (ponte) a farsi “offerta” e segno di interiore e condivisa coltivazione
    ringrazio Anna Maria per aver detto la sua e per la gioia che la bellezza, passata di mano in mano, genera

    Elina

  2. Grazie Anna, semplicemente magnifico, e te, un dono di trasparenza, fascino e forza: mi sei frontale, davanti, con tutta la tua incredibile forza.
    E’ come guardarti con occhi enormi,sgranati;
    l’ antropomorfica iride colorata, che tu colori, con la tua precisa linea di quello che sia la scrittura, umana, e soprattutto femminile è il fatto: qui, ora, e comunque, quando ti leggo.
    Già, la scrittura femminile, poiché se si è donna lo si è, in tutto.
    Ringraziandoti, te, infinitamente, e questo luogo, e tutte le persone che ti possano condividere, e tutte quelle alle quali arriverai, ancora.
    Poter intraprendere un viaggio nelle stanze della vita della lettura silenziosa, in questa scrittura così amata e donata da te a noi è un privilegio raro.
    Ancora grazie infinito, Agnese.

  3. Penso che comprerò questo libro.
    Adriana Zarri mi ha sempre affascinato per la sua semplicità e il suo rigore.

  4. anch’io lo sto leggendo,ma sono ancora all’inizio del percorso, approfitterò di questi giorni di festa per procedere nella lettura.Ringrazio anch’io Anna che me lo ha indicato.f

  5. Cara Anna
    il tuo suggerimento così prezioso, lo è ancora di più perchè mi ricorda e mi riconduce ad Adriana Zarri che ho letto e ammirato con condivisione di pensiero. Grazie ancora.Giovanna

  6. Grazie di tutto cuore Anna Maria. Non sapevo di questa pubblicazione che senz’altro acquisterò. Si ha bisogno di bellezza vera, profonda e la passerò di mano… Un caro saluto, Lucianna

  7. Grazie, Anna Maria, dell’invito. Eccomi alla tua tavola per consumare insieme, quale nutrimento rigenerante, la bellezza di questo testo di Adriana Zarri.

    E dico “consumare” perché l’ho mangiato, assaporato, e il suo gusto mi è entrato dentro con la potenza che tu gli riconosci.

    Anche per me la solitudine è l’unico vero luogo per accogliere, incontrare, ripartorire, riscoprirmi nella verità.

    Adriana, però, accende lo sguardo. Con la sua amorosa attenzione ai dettagli, con l’abbandono alla vita nel miracolo e nella fatica di ogni giorno, riesce a illuminare il quotidiano che attraverso i suoi occhi ci splende di pienezza.

    Solo una grande sensibilità femminile poteva raccontarsi accogliente concava terra di stupore, sentire la maternità universale, cantare l’immersione gioiosa nel flusso della vita.

    Mentre il nostro intelletto in ricerca aspetta magari che Adriana ci svisceri il suo concetto di Dio, sentiamo la sua soluzione implicita, inesprimibile in termini razionali, la sua certezza profonda che fa respirare un clima di pace, di arrivo.

    La morte di Adriana non mi fa soffrire: lei è qui, fusa, diffusa.

    La sua leggerezza la respiro nell’aria, la sua tenerezza mi sorride nelle gemme in attesa, lei mi sorregge radice feconda, terra sotto i miei piedi.

    Adriana era già arrivata.

    Chi si avviasse alla lettura aspettando, dopo i racconti semplici delle iniziali difficoltà, eccezionali riflessioni o edificanti meditazioni, rischia di scorrere le pagine come chi trascorre la vita aspettando l’evento dirompente che, a fulmine nel buio, ne spieghi il senso, senza accorgersi che era tutto lì.

    Era tutto lì, nell’erba che cresce, nell’uovo appena scodellato dalla gallina, nella luce lattiginosa di nebbia o profonda d’azzurro. Il miracolo ogni istante.

    Questo libro prezioso ce lo svela, e grazie ad esso potremmo scoprire anche noi di essere già arrivati.

    E come e quanto è sprecare la festa il non saperla vedere.

    Ciao Anna Maria. Ti riconosco sorella in Adriana.

    Angela Chermaddi

  8. Cara Annamaria, grazie di questa preziosa segnalazione, compro il il libro subito e diffondo con molto piacere. Un caro abbraccio. Raffaella

  9. Diversamente da noi, la lumaca si costruisce il guscio con sostanze che diventano le stanze, anzi la casa, in cui vive. Ed è nomade, la lumaca,viaggia lenta sulla superficie di un filo d’erba come su una pietra, come se volesse mostrarci, più chiaramente di altri animali, che il viaggio, su quell’unico suo piede, poggiato in terra, in quel punto che non scorre mai, alla velocità di chi lo percorre, è in realtà aereo, ed è veloce quanto la rotazione e la rivoluzione del pianeta, che ci mostra l’eremo in cui noi tutti siamo sempre in un totale eremitaggio, avvolti in un involucro di silenzio infrangibile. La cosa che, comunque, mi ha fatto a lungo pensare, nel rileggere la chiocciola è che si tratta di un animale dal carattere molto cauto ma soprattutto è un’ermafrodita insufficiente, ossia pur possedendo entrambi gli apparati, maschile e femminile, nel riprodursi necessita dell’intervento di un suo consimile. Dall’unione i due individui singolari si fecondano l’un l’altro e rimangono fecondati contemporaneamente entrambi.
    Anche noi umani abbiamo, a ben guardare questa capacità e possibilità, non tanto intendola fisicamente, anche se poi anche il lato fisico ne resta comunque coinvolto, ma dal punto di vista spirituale:è la comunione con l’altro chiunque esso sia:animale, vegetale,minerale, suono,voce,vento, fumo, polvere, sterco, fiore… che ci permette d’essere fecondi e questa fecondità implica sempre la presenza di una altruità anche quando l’altro siamo ciascuno di noi per noi stessi. Il mondo contemporaneo, dedito al mercato e al compromesso sfigura questa relazione tramutandola in una cornice vuota se pur dorata, in cui la comunità di nomadi (verso chi o cosa?) è in realtà una comunità
    monadi non comuni-canti.
    f.

  10. Cara Anna, sto leggendo, piano piano, da questo mio luogo, quasi eremo.
    Ti sono grata ancora una volta. Ti abbraccio Vittoria

  11. Pingback: Trasmissioni dal faro N. 18- A. M. Farabbi: IVANA CERESA, Mie carissime sorelle | CARTESENSIBILI

  12. dopo aver letto il suo libro, ed averlo meditato, ho cercato a lungo una mail di Anna Draghetti, che avevo ricevuta alla morte di Adriana Zarri: conteneva una bellissima poesia, un testamento spirituale:

    “Morta Adriana Zarri

    Nella notte è morta Adriana Zarri, “poetessa orante, teologa, donna libera,
    eremita comunicante, critica, preveggente, viva”. Per la Graphe.it Edizioni,
    Adriana Zarri ha scritto la prefazione a un libro che sarà pubblicato il
    prossimo mese di marzo.

    Nel ricordarla con affetto e con profonda ammirazione, riportiamo l’epigrafe
    che si è scritta:

    Non mi vestite di nero:
    è triste e funebre.
    Non mi vestite di bianco:
    è superbo e retorico.
    Vestitemi
    a fiori gialli e rossi
    e con ali di uccelli.
    E tu, Signore, guarda le mie mani.
    Forse c’è una corona.
    Forse
    ci hanno messo una croce.
    Hanno sbagliato.
    In mano ho foglie verdi
    e sulla croce,
    la tua resurrezione.
    E, sulla tomba,
    non mi mettete marmo freddo
    con sopra le solite bugie
    che consolano i vivi.
    Lasciate solo la terra
    che scriva, a primavera,
    un’epigrafe d’erba.
    E dirà
    che ho vissuto,
    che attendo.
    E scriverà il mio nome e il tuo,
    uniti come due bocche di papaveri. ”

    dal sito http://www.graphe.it/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...