Mi domando- di f.f.

Su Blackwell

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Mi domando se la storia lascia strascichi, se sono vele o trame, o addirittura ancora oggi quei fili si annodano alla storia contemporanea (ma contemporanea a chi? mi chiedo)  costruendo orditure che si diramano fin dentro le case , le cose  e le coste, facendo delle terre solo una barriera anche quando è spiaggia dove il mare attracca, un’onda dietro l’altra e da quello stesso mare giunsero quelli che chiamiamo pro-genitori, coloro ai quali riconosciamo, si leggano i testi di storia, la nostra origine e il nostro progresso culturale, ideologico, la maestria di tanta produzione artigianale, mai scollegata dalla politica, nella sua radice originaria.

Scorrendo alcune immagini di ieri e confrontando con talune scelte di oggi, il rimpatrio forzato di genti in fuga, di ragazzi e donne, di bambini ancora dentro il ventre, di persone che sono come noi siamo stati e forse torneremo ad essere, e  mi domando se sotto, ancora, brucino fasci verdi, che producono una fiamma non salubre, che carbonizza i germogli di una possibilità che ancora si mostra. Collaborare: questo dovrebbe essere il verbo da “coniugare”, in un con-giungimento di interessi,non in gare che portano inevitabilmente allo scontro ad una concorrenzialità nefasta e pregiudiziale per ogni altra relazione che non sia di sopraffazione. Non c’è paese sulla terra, oggi, in cui l’uomo, l’uomo comune intendo, non mediti che la concordia, un lavoro, una famiglia, una casa e in qualunque lingua si ponga la domanda questa è la risposta. Non fame, non mancanza di dignità, non predominio sugli altri, secondo una scorretta cultura del più forte, sia che la forza la si consideri  ideologica o connaturata con qualunque altro genere di dominio, ma apertura delle strade, abbattimento delle barriere, riesame delle culture in funzione di una collaborante società del non profitto, per una società del godimento delle qualità e degli elementi fondamentali alla vita. Il dio denaro, come altre divinità  del passato, ha mostrato ormai la  faccia che teneva in ombra, l’averla sfoderata ha mostrato con chiarezza che non il bene comune, non il bene del pianeta sta oltre il segno di eguaglianza, ma un equilibrio di vertici, di vortici in cui ammassare i più indegni obiettivi relativamente a tutti coloro che impediscono a pochi, senza nessuna particolare differenza (né l’intelletto, né la furbizia, né una mano armata di capitali o armi fanno una differenza sostanziale tra MORTALI), di raggiungere un primato che equivale all’accaparramento di sorgenti produttive, fonti di ricchezza, ivi compresi gli altri uomini e i beni primari, come lo è l’acqua.

Ci sono crimini, che chiamano di guerra, ma ci sono crimini contro l’umanità che è  elemento della guerra di ogni giorno, qualcosa che non scorre corsivamente sulle pagine di un testo di storia o di letteratura, ma è caratteristica che fa’ di una specie animale qualcosa che dovrebbe differenziarla dalle altre, mentre risulta, analizzando in profondo, la più sconcertante tra le tipologie viventi, poichè non attua  la possibilità di mantenersi vitale, attraverso una collettività collaborante, ma viceversa, inquina, devasta, distrugge e discrimina senza l’uso di altro elemento vagliante che un falso limitante e limitato pro-fitto, frutto di un pensiero angusto. Siamo, tutti noi in (af)fitto, si leggesse la storia  si vedrebbe come tutto cade, e altro succede senza, fino ad ora, aver invertito la rotta o, al più, aver tentato nuove soluzioni, diverse dall’abbrutimento a cui oggi assistiamo. I barbari erano barbari, ma noi, cosa siamo se non stolti?

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My Lai- Vietnam

Bosnia-violenza sulle donne e genocidio (8000 persone )

Gaza- Palestina

Italia

Tunisia

Marocco

Egitto

Libia

USA – Washington

Argentina

Yemen

Miguel Angel Rios- a moirr ( til death)

6 Comments

  1. Mi rispondo:
    Tutto si ripete, eppure a un presente così non eravamo preparati, manca la capacità di indignarsi, di provare furori, rabbia “costruttiva”. Nessuna nostalgia del passato, considerato che bene non siamo mai stati, almeno da quando abbiamo cominciato a vederci meglio. Ma ora ci troviamo di fronte a chi nega l’evidenza, tutto ciò che dovrebbe essere sacrosanto. Stanno uccidendo il pensiero, canta Vecchioni a Sanremo, e Benigni spiega l’inno. E forse l’unica via rimasta è questa, “volare basso”, non dare niente per scontato, spiegare l’ovvio a costo di perdere la voce.
    grazie ferni
    abele

  2. Noi siamo giuliano ferrara (al peggio)
    Noi siamo roberto benigni (il bel tempo che fu)
    Noi siamo questa ragazza che prende il microfono
    in Piazza del Popolo (al meglio)
    Noi saremo quello che vogliamo essere ora, in questo momento…
    (ma come si fa a inserire foto in un commento, si può ?)

  3. tutto è a portata di ascolto e di visione, il bello, il brutto non fa differenza
    cibiamo la nostra mente di falsi contenuti, inseguendo la notizia che faccia ascolto
    dove è invece la domanda principale?
    dove andremo a finire? poichè “l’affitto” costa pagarlo a tutti

  4. noi siamo questi, calchi,vuoti, nodi di esodi

    quelli che citi tu, Nicola, sono solo un granellino di polvere,anche se sembrano più ingombranti.Simili a questi altri generi d’arte(?)

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