Trasmissioni dal faro N.16- A.M.Farabbi: Francesco Roat, Le elegie di Rilke tra angeli e finitudine.

Ana Kapor -luce lontana

 

Giù a soffiare, contro vento contro tempo, come un’eola tenace tra le correnti del mare, perché qualche barchetta d’oro, piccola piccolissima preziosissima, continui il suo faticoso viaggio acquistando fosforescenza e visibilità.

Collaboro con qualche rivista, oltre alle nostre carte sensibili, sempre legata da un nodo di stima verso persone e determinati progetti. Vorrei, cominciando da questa occasione, aprire una luce illuminando un’opera da me recensita e, contemporaneamente, la rivista su cui è già avvenuta la pubblicazione. Naturalmente con la debita autorizzazione di chi dirige la rivista.

Lo scopo di questo mio atto è esaudire il mio desiderio di coniugare riviste cartacee con quelle virtuali, rafforzare la piccola media editoria quando rivela una qualità e un coraggio importante. Creare una possibilità in più per il lettore viandante, nel cogliere terre fertili, di lavoro, di resistenza, di ricerca, di quel rigore e di quella passione divenuta ormai eroica.

Dietro la rivista di poesia internazionale pagine, agisce Vincenzo Anania, poeta, acuto lettore, critico, editore. Venti anni e più di attenzione, consacrata all’onestà e alla bellezza della poesia, al punto da creare la rivista pagine, e una piccola casa editrice Zone Editrice. Il periodico, stampato su carta riciclata (mi piace sottolinearlo) ha un raggio di proiezione internazionale, ospitando traduzioni di poesia geograficamente lontanissima dal nostro paese, recensioni articolate, saggi, inediti di poesia italiana e dialettale, interviste, fotografie. L’aspetto sobrio e anche il formato la rendono originale nel panorama letterario italiano. Tra i collaboratori ricordo, Maria Clelia Cardona, Emilio Coco, Piera Mattei co-redattrce, Toni Maraini, Roberto Pagan. La rivista è distribuita in omaggio a tutti gli Istituti Italiani di cultura all’estero, a biblioteche, scuole e carceri. Non è in vendita se non per abbonamento. Qualunque contatto può essere al n.06/6795173. Invito a incontrarla.

In seguito, ospiterò qui nel faro, un’intervista a Vincenzo Anania, a fianco della sua poesia.

L’ultimo numero – anno xx numero 62 -, offre questo articolo da me firmato.

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Ana Kapor- conchiglie


Francesco Roat, Le elegie di Rilke tra angeli e finitudine, Alphabeta, 2009.

Torna a noi, ancora una volta, l’opera di Rilke (1875/1926): setacciata ed analizzata per un’ulteriore traduzione, intenta più a cogliere essenzialmente l’identità del pensiero rilkiano nel suo tornio lessicale che a creare particolare attenzione filologica al testo del poeta praghese. L’approccio di Francesco Roat ha qualità narrativa, colloquiale, sintesi colta e coinvolgente. Rispetto alle versioni note di Gaime Pintor, Enrico e Igea de Portu, Alberto Destro, Vincenzo Errante, Leone Traverso, solo per fare qualche nome, Francesco Roat sceglie una graduale impostazione di incontro con l’autore e con l’opera, suddividendo il libro in due parti: nella prima, dopo una brevissima introduzione, narra le dieci perle duinesi, segue poi, la traduzione con testo a fronte.

Siamo di fronte a una delle più importanti e nevralgiche opere del novecento, dentro cui accadono significative gemmazioni in una terra interiore inquieta e franante, che vive già tutte le vertigini contemporanee. Nel tessuto lirico si intrecciano intense bellezze liriche accanto a piccole cadute dovute a eccessi dottrinali e didascalici. Tra i due poli esistenziali del dolore e dell’amore, si estende una griglia tematica che ci impegna in confronto e riflessione. Cito qualche nodo: la densità esperienziale della nostra interiorità può raggiungere, secondo Rilke, attraverso umiltà e sapienza, la trasparenza (del tutto nel cuore invisibile – v.67 IX elegia); il significato della caduta non come tragicità finale di una parabola esistenziale, ma come felice occasione di apprendimento spirituale (E noi che pensiamo a una felicità in ascesa, / avvertiremmo la commozione, / che quasi ci sconcerta, / quando qualcosa di felice cade // v.110 – X elegia.); la condizione di impermanenza; l’amore che oltrepassa il tu per sfociare nel tutto; la lezione degli animali nella loro incessante accettazione del divenire; l’intermittenza terribile della pulsione del desiderio; la morte come mutazione esistenziale; la dissoluzione dell’io eroico in essenza sensoriale. Centrale e invasiva, la figura dell’angelo: tremendo, monade, isolato nella sua assoluta bellezza siderale, accecante,

ferente gli uccelli dell’anima, destinatario del canto per destino irrevocabile. Il petto dell’angelo è impenetrabile e, al tempo stesso, magnetico. Più ne siamo inguaribilmente attratti, più entriamo nel nostro io, infinitesimo, friabile, caduco. Forze visionarie, evocative, abitano il contrasto, lo scarto, il silenzio, il dolore tra i due petti, simili a sponde parallele di uno stesso fiume.

Tormentata, convulsa, e lunghissima (dal 1912 al 1922) la stesura di questo poema, che si colloca nella fase creativa finale del poeta. Tra i tanti che hanno amato e meditato quest’opera, ricordo Cristina Campo con le sue preziose citazioni.

I dieci racconti di Roat annunciano le dieci elegie rilkiane introducendo il lettore. Lo accompagnano tra le anse dei versi, attraverso valutazioni, confronti, figure di descrizione e approfondimento, documentato nelle note a piè pagina. Estratti di lettere del poeta, contributi di altri studiosi, critici e traduttori, sono illuminati utilmente per tentare di rendere chiarezza e il senso della vastità sulle molte simbologie che muovono l’opera. Ma anche sull’estrema difficoltà che investe qualunque curatore e traduttore della poesia rilkiana.

La casa editrice Alphabeta, con sede a Merano, da anni è impegnata a promuovere opere di coniugazione tra la cultura tedesca e quella italiana. Francesco Roat è alla sua prima prova di saggistica con traduzione. Collabora come critico a numerose riviste. Ha pubblicato prevalentemente romanzi e racconti tra cui, Una donna sbagliata per Avagliano, Amor che a nullo amato per Manni, Tre storie belle per Travenbooks, L’ape di luglio che scotta per Lietocolle.

4 Comments

  1. la pittura di Ana Kapor si intitola “luce lontana”, Anna Maria Farabbi in questa “trasmissione” illumina il lettore (lo avvicina a un bagliore di luce) consegnando un opera da lei “osservata”.
    Infine “conchiglie” di Ana Kapor a dire pezzi interiori di vita (li abbiamo ricevuti come “invenzione”/ritrovamento oppure li abbiamo/stiamo coltivando?) e quel riferimento all’angelo visione ed attrazione.
    Una pagina da stampare per raccogliere i punti di condivisione
    grazie

  2. Mi piacerebbe che fra i traduttori di Rilke venisse annoverato Michele Ranchetti che con Jutta Leskien ha tradotto le elegie con l’intenzione di corrispondere il più possibile al testo originale. Il Libro è pubblicato nei Classici della Universale Economica Feltrinelli. Per me è stata una lettura illuminante. Quest’anno poi ho potuto visitare il castello di Duino con il salotto rosso e la terrazza dove Rilke ha composto parte delle elegie stesse…
    Fiammetta

    1. Ciao carissima Fiammetta, che ne diresti allora di occupartene tu, come apertura della collaborazione? Ti abbraccio e grazie per aver già annotato nuove direzioni dello sguardo e un approfondimento relativo alla scrittura di Rilke e alle traduzioni che sono state prodotte. fernanda f.

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