fernanda ferraresso-SUL FILO DELL’ACQUA COME UNO SPECCHIO

Gabriel Pacheco-luna

SUL FILO DELL’ACQUA COME UNO SPECCHIO

“E io vi mostrerò qualcosa di diverso
Dall’ombra vostra che al mattino vi segue a lunghi passi”

T.S.Eliot

*

“E tutti questi mondi, prima ancora che di leggi, di ragioni o di altre cose pratiche, hanno bisogno della poesia, che sa capire le cose schiave, ascoltare la loro voce e avvicinare la loro immagine fuggevole”. –
Maria Zambrano, Filosofia e Poesia.

.

La propria storia…

– Chi potrebbe? – mi avevi chiesto

– parlare della propria storia

come se fosse solo sua? –

Poi ti fermasti un attimo, guardandoti intorno

come per cercare qualcosa  e io con te

ma senza vedere e sapere cosa cercavi.

Un attimo dopo riprendevi    come se nulla ti avesse interrotto.

– Chi    se abituato a camminare nell’erba

potrebbe pensare di trovarvi

una sola verità tra le miriadi

di  piante   insetti  e tutti gli altri esseri identici

come le gocce d’acqua

che la pioggia dissemina  in  fonti di vita in questa terra

e un attimo dopo    senza spiegazione

quel carico di cielo si dissolve

esponendo fino all’ustione i getti i cretti

per l’ insaziabile indifferenza del sole.

Le nostre vite   dense  pesanti

come quelle delle erbe    pensanti   per un attimo      intere

si  decompongono

come se anche per noi ci fosse una raccolta e  il vento ignaro

di qualsiasi futuro ci strappasse  il filo per uno dei suoi drappi.

Tra l’inizio e la fine

tutto e tutti

camminiamo certi  e siamo    residui del tempo.

Tutte le stagioni     un cumulo di foglie  sulla porta

e ognuno ha nel proprio ramo

la  radice recisa di un altro     vivo per le vite di tutti

i passati e i futuri tenuti insieme da qualcosa che nessuno vede eppure

sa esistere

in questa  contemporaneità che ci assilla

che ci fa credere di vivere questa  come unica  rappresentazione

della storia    e in questo oggi

recitata ancora e     senza fine    tutti i futuri

prossimi  e anteriori.  –

Poi, ti  sei fermata   un’altra volta  e di nuovo

per un breve attimo non hai detto nulla.

T’incuriosiva il rumore dell’acqua come una parola

lasciata a pochi passi da te      dalla riva.

Sembrava che quel lambire del mare

la sabbia della costa

fosse una luce che tu vedevi     ascoltavi

e riguardava te ma non era per te  sola. Anch’io la osservai

finché tu non mi guardavi.

– C’è in quest’acqua – dicesti guardandomi – l’infanzia

la nostra infanzia che non finisce mai di toccarci

di bagnarci le caviglie, come se dai piedi  l’inizio

continuasse ad assalirci e l’atrocità della storia

che vuole scrivere un’evoluzione   apparisse per ciò che è

solo un inganno

un’apparenza con cui si cerca di cancellare ogni nostro  primo gesto

sempre immaturo e sempre senza scelta. Noi futuri non vediamo domani.

Noi  siamo

campati in aria ed erbe di una identica  specie siamo    sempre

semi che la vita sparge dimentica

di quell’acqua che ci nutre e ci gonfia

mentre ancora accerchia i nostri piedi

i pensieri dell’uomo che  non ricorda più il gioco di allora

di quando era bambino e  ancora gli  rimbalza

fin dentro i più recenti pensieri.

– Uccidere il padre, seppellire le sue ossa. –

Questo ci insegna la vita per dimenticare.

La sua presenza venerata di generazione in generazione dentro l’ assenza

spogliando la vita di un peso che ci affoga ancora

sempre dentro noi stessi

la responsabilità    ci indica     con il dito teso  l’inizio e la sosta

un capro della storia  alla volta.

E il  silenzio si affaccia

dai capitoli  del libro oscurato.

Ha un fascino che il suono di nessuna parola pareggia. Lenta

austera la vita non lenisce le ferite non chiama con garbo

non afferra con moderazione.

“… Non c’è nessuna morte. E’ vero?

ti chiesi.

– Esiste la paura della morte.

E’ per quella paura che gli uomini ammazzano distruggono

sfregiano disperdono la loro ossessione  in sogni meschini.

Eppure è per quella paura che non ci stacchiamo dalla vita, da noi stessi

Una specie di difesa, da un dolore che il corpo non accetta che un poco per volta

mescolando gli elementi in una ricetta che allenti quel dolore che non può

alleviare se non soccombendovi.

-Finiremo così, naturalmente- aggiungesti tu senza  guardarmi

mentre ormai ti facevi più lontana

– come un fiore di campo,

come un fiore che dice:

– È già tempo di neve, amico mio,

e le stagioni prossime a finire.-

.

Da L’armatura della rosa- 2010-inedito

1 Comment

  1. una tessitura di gran pregio,un filato di poesia particolarissimo,un filo di sete lucenti.Molto bello.
    Annabelle

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