KAWABATA YASUNARI – LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE


Un sonno senza sogni nel letto degli opposti

Il sessantasettenne Educhi coglie il suggerimento di un amico e si reca in visita alla locanda in cui viene offerto un atipico servizio, privilegio per gli uomini di una certa età: giacere tutta la notte con ragazze profondamente addormentate. Educhi è ancora sessualmente attivo, ma vuole sperimentare ciò che avverrà in lui con l’avanzare inesorabile della vecchiaia, come fosse una sorta di prova generale per il futuro.
Quello che era nato come un esperimento diventa, con il passare dei giorni, un fascino a cui non riesce a sottrarsi. Quindici giorni è il tempo tra la prima e la seconda visita, una settimana per la terza e così via fino a dormire con due donne insieme.
Educhi ha a disposizione il sonnifero più leggero imposto agli ospiti per rispettare integralmente le regole della casa: contemplare, sfiorare e poi dormire con le belle ignare della compagnia notturna. Il mattino dopo la proprietaria della locanda lo sveglia affinché possa lasciare la camera ancora avvolta nel silenzio. Prima di iniziare l’avventura nella casa delle belle addormentate sembrava tutto così facile e freddo per lui che non aveva ancora la percezione piena della decadenza della vita, ma trovarsi in quell’ambiente così isolato dal mondo esterno in cui è possibile tutto e niente allo stesso tempo, a contatto con pelle giovane, fresca, morbida e pura, smuove qualcosa celato nella profondità della psiche.
I vecchi sono vicini di casa con la morte, non lo sa?” (pag. 788).
Il senso di smarrimento si acuisce all’emergere di percezioni sensoriali che combaciano con emozioni perdute nella memoria. Ed ecco che la prima fanciulla sembra emanare l’odore dolciastro dei neonati e quella successiva gli ricorda la passione per una vecchia amante da cui si era separato non senza pentimenti: immagini che si sovrappongono alle sensazioni del momento, scatenate dalla penombra, dai silenzi forzati interrotti da respiri, parole farfugliate nel sonno, gesti meccanici ed istintivi come se fossero una proiezione dell’inconscio delle fanciulle.
Il senso della vita piena e luminosa troncata artificialmente dalle droghe va a riempire l’illusoria notte infinita di una vecchiaia senza ritorno. Educhi sfiora, accarezza, esplora denti, palpebre, scapole, piedi, mani fino a che l’istinto di ribellione lo guiderebbe a tentare abusi pur di svegliare le belle addormentate, pur di vedere i loro occhi aperti e coscienti di fronte alla vecchiaia, pur di allontanare da lui lo spettro della morte. Eppure rinuncia una, due, tre volte soprattutto quando si rende conto che quelle ragazze sono tutte vergini. Ed è grazie a questa loro particolarità, esser prostitute che offrono illusioni di vita attraverso il loro sonno inconsapevole, che la vecchiaia vi si accosta, notte per notte, trovando un momento di pace consolatoria, di pianto e sfogo, senza vergogna: “stringendosi al petto le nude bellezze, versavano fredde lacrime, si abbandonavano al pianto e quand’anche urlassero, le ragazze non ne sapevano nulla, non si svegliavano neppure. I vecchi così non dovevano provare vergogna o umiliazione. Si pentivano e si rattristavano in completa libertà” (pag. 773).
Il senso acuto della morte, tema ricorrente nella prosa di Kawabata, si riveste di sfumature erotiche e si acquieta in quella stanza nella contrapposizione tra corpi vitali ma dormienti e corpi impotenti ma ancora svegli (“statue come buddha ed erano corpi vivi”).
La locanda delle belle addormentate è un luogo raro e segreto visitato da clienti che non vogliono accettare l’ineluttabilità del destino e si accontentano dell’illusione offerta da un corpo giovane, puro e fresco accanto al loro ormai avvizzito. La loro serenità, il loro vigore mentale più che fisico ne è rinfrancato perché non vi sono occhi che possano scrutare segni di decadenza, non vi sono sguardi di rimprovero o di repulsione, né tanto meno di pietà. Sono donne che dormono tranquille e si lasciano avvicinare senza resistenza. Abusare di loro è un tabù insuperabile. La scelta di offrire ragazze vergini è allo stesso tempo sia mezzo di resistenza alle loro azioni istintive che strumento di maggiore consolazione. Le sensazioni di Educhi sono talmente forti, scatenate dai ricordi che riaffiorano facendogli ripercorrere momenti della sua vita, che non riesce a rinunciare al piacere di tornare, volta per volta, come una droga da cui si è ormai dipendenti. E comprende così, rinunciando alla freddezza iniziale, il sentimento dei vecchi che non riescono a liberarsi dall’idea di quella casa: “ma era altrettanto certo che, per i vecchi, che pagavano quel denaro, giacere accanto a una ragazza così rappresentava una gioia senza pari. Poiché la ragazza non apriva mai gli occhi, i vecchi non avvertivano nessun complesso di inferiorità per il proprio decadimento, veniva loro concessa illimitata libertà nella fantasia e nei ricordi sessuali. Forse per questo non rimpiangevano di pagare più che per una donna sveglia. E che le ragazze addormentate ignorassero tutto dei vecchi contribuiva alla loro serenità. Ed essi pure ignoravano tutto della ragazza, dalle condizioni di vita al carattere” (pag. 749).
Kawabata regala una prosa di raffinato erotismo in pagine di grande profondità. Romanzo toccante e struggente, a tal punto che Gabriel García Márquez gli rende omaggio esplicito nel suo “Memorie delle mie puttane tristi”. Se il motivo dominante è lo stesso, diverso naturalmente è lo stile che accompagna i due scritti.
La casa delle belle addormentate”, definito “capolavoro della decadenza” da Yukio Mishima che ne curò la prefazione, si conclude in un’atipica modalità rispetto al resto della produzione dello scrittore: una delle ragazze muore nel sonno e viene portata via, nel silenzio della notte, come un anziano cliente deceduto qualche giorno prima. I due mondi per un istante si sono avvicinati, segno è che anche la bellezza è cosa fugace, insieme alla vita stessa.
Il romanzo, pubblicato in 17 puntate nel corso del 1960 e del 1961, colpisce per la profondità del tema del contrasto, nell’originalità dell’accostamento tra la vita e la morte in un’opera densa di significati.
Splendide poi le suggestioni visive accompagnate dai flussi della memoria che riflettono, all’interno di quella stanza ovattata, il ritmo dolce e violento delle forze naturali (il rumore delle onde o “della pioggia notturna che cominciava a cadere sul mare tranquillo”) da cui la narrativa di Kawabata non si distaccò mai.
 
Evidenza New Geisha

Yasunari Kawabata nasce ad Osaka nel 1899 e muore suicida nel 1972. Solo quattro anni prima, nel 1968, gli era stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura.
Kawabata fonda nel 1924 con Riichi Yokomitsu ed altri intellettuali laShinkankakuha (Scuola della nuova sensibilità) a cui segue la pubblicazione della rivista Bungei Jidai (Epoca letteraria). A quell’epoca conosce Kan Kikuchi, scrittore e saggista che lo supporta anche finanziariamente nominandolo poi redattore di riviste, ShinshichoBungei Shunju. Nel 1942 è redattore della rivista Bungei Konwakai e direttore della Nippon Bungaku Hokoku Kai (Società patriottica letteraria giapponese) e, quindi, giudice del premio letterario Akutagawa. A Kikuchi chiede anche i soldi per un matrimonio che non venne mai celebrato, perché la donna di cui era innamorato lo abbandonò devastando ancor di più la sua anima tormentata. Il secondo conflitto mondiale lo travolge, nonostante dichiari sempre la sua indifferenza alla guerra, soprattutto con la morte del suo mecenate e dei suoi amici più cari. La sconfitta lo cambia profondamente come scrittore. Da quel momento il suo impegno è quello di preservare la bellezza giapponese e di diffondere la cultura della sua terra nel mondo. Diventa quindi Presidente del PEN club nel 1948, che gli dà l’opportunità di incontrare letterati in tutto il mondo.
Nel 1945 fonda la kamakura Bunko, la biblioteca circolante di kamakura. Ed è questa che pubblica i primi scritti di un giovane scrittore di nome Yukio Mishima.
Grandi successi di Yasunari Kawabata furono romanzi come “Il suono della montagna”, “La casa delle belle addormentate”, “Il maestro di go”, “Il paese delle nevi”, “Mille Gru”. Questi, a cui si aggiunsero i numerosi racconti, riuscirono ad aprirsi un varco nel panorama letterario internazionale, influenzando sempre più nuove generazioni di scrittori. In Giappone molti testi di Kawabata conobbero anche l’adattamento cinematografico. In Francia, invece, anche “Bellezza e tristezza” divenne un film del regista Joy Fleury (1985) con Charlotte Rampling.
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Kawabata Yasunari, “La casa delle belle addormentate”, in “Romanzi e racconti”, Milano,  – I meridiani, 2003 a cura di GiorgioAmitrano. Traduzione di Mario Teti.
Prima edizione: “Nemureru bijo”, 1961, premio letterario Mainichi shuppan 1962.
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Riferimenti in rete:
Originariamente apparsa su http://lankelot.com/

4 Comments

  1. semplicemente fantastico,grazie ferni:
    il senso della vita piena e luminosa troncata artificialmente dalle droghe va a riempire l’illusoria notte infinita di una vecchiaia senza ritorno. Educhi sfiora, accarezza, esplora denti, palpebre, scapole, piedi, mani fino a che l’istinto di ribellione lo guiderebbe a tentare abusi pur di svegliare le belle addormentate, pur di vedere i loro occhi aperti e coscienti di fronte alla vecchiaia, pur di allontanare da lui lo spettro della morte.

  2. “La serenità, il vigore mentale più che fisico ne è rinfrancato perché non vi sono occhi che possano scrutare segni di decadenza, non vi sono sguardi di rimprovero o di repulsione, né tanto meno di pietà. Sono donne che dormono tranquille e si lasciano avvicinare senza resistenza. Abusare di loro è un tabù insuperabile. La scelta di offrire ragazze vergini è allo stesso tempo sia mezzo di resistenza alle loro azioni istintive che strumento di maggiore consolazione. ”
    “La consapevolezza che la morte è vicina di casa dei vecchi”.
    La verginità della percezione, non solo del corpo.
    Questo e molto altro manca in quegli incontri di cui le cronache abbondano e in cui i vecchi non temono d’essere guardati poiché anche lo sguardo sembra avere un prezzo.

  3. un tema delicatissimo, un autore di cui non conosco nulla. ti ringrazio per il suggerimento così ben articolato, ferni. sarà una delle prossime letture.
    api

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