Il Libro dei cinque anelli: filosofia marziale-di Alberto Rossignoli

Come i manuali di arte militare scritti da Sun Tzu, il leggendario maestro militare dell’antica Cina (ma ce ne furono anche altri, ad esempio Sun Pin e l’anonimo autore de I trentasei stratagemmi), le strategie e le tattiche di Miyamoto Musashi (sulla cui vita ho parlato in un precedente articolo) si basano su profonde intuizioni relative alla natura umana combinate con un elevatissimo livello di pragmatismo.

I suoi precetti relativi al combattimento e alla riuscita in qualsiasi impresa forniscono lezioni preziose a chiunque affronti circostanze impegnative, ai militari come agli uomini d’affari, agli atleti come, globalmente, a tutti i “guerrieri” della vita di ogni giorno.

La cultura samuraica, sviluppatasi in un periodo di quasi settecento anni dalla classe dominante dei bushi (guerrieri) ed esemplificata nel Libro dei cinque anelli, influenza ancora oggi ogni aspetto del modo di pensare e di agire dei giapponesi.

Molti giapponesi, più o meno consapevolmente, conformano i propri atteggiamenti al pensiero e al modo di agire di Musashi, compreso il sacrificio per gli ideali e il costante allenamento per raggiungere la perfezione.

Nel Libro dei cinque anelli, Musashi considera importanti due aspetti: anzitutto è necessario scegliere un traguardo prima di poterlo raggiungere e, in secondo luogo, più questo è difficile e pericoloso, maggiore sarà lo sforzo necessario per realizzarlo. Nella Prefazione, Musashi si presenta al lettore, ripercorrendo le prime tappe della sua carriera e, data l’epoca storica in cui crebbe, il Sengoku Jidai (l’età delle guerre civili), non meraviglia il fatto che fosse un combattente precoce, come possiamo vedere dalla sua vita. Musashi asserisce di non avere e di non avere avuto maestri e si appella alle abilità spontanee, che gli hanno permesso (e permettono, in generale) al combattente di cavarsela malgrado un eventuale scarso bagaglio di cognizioni tecniche. Non esiste, dunque, per Musashi, un metodo speciale, tranne la naturalezza, che è il Tao (in giapponese Do, Michi). Neppure i libri possono sostituire l’unico maestro: noi stessi: E questo è un assunto preso dalla filosofia Zen, che in Occidente ha un parallelo con l’interpretazione neoplatonica del Cristianesimo di Sant’Agostino (”il maestro interiore”…). Senza rifarsi a Confucio, agli strateghi militari o al Buddhismo, Musashi dichiara il suo cammino solitario: lo ha condotto alla meta? Ha raggiunto la perfezione? La perfezione è raggiungibile? Ad ogni modo, Musashi è uno spirito libero, indipendente, che si appaga dell’isolamento non solo fisico; lo sorregge una grande sfiducia verso il genere umano.

Nel Libro della terra, Musashi, introducendo un po’ il piano della sua opera, inizia ad esporre le sue concezioni strategiche e financo esistenziali.

Esistono, egli dice, diverse vie che un uomo può scegliere di intraprendere nella propria vita, ad esempio la via della religione, quella della letteratura, dell’arte del tè, del tiro con l’arco e così via. Chiaro che ciascuno sceglie la propria via in base alle proprie inclinazioni. Per cui vi è chi sceglie la via della strategia, la via della guerra, il cammino del guerriero. Generalmente, asserisce Musashi (e, tempo dopo, gli farà eco Tsunetomo), la mentalità del bushi, del guerriero, consiste essenzialmente nell’essere pronto alla morte. Non soltanto i guerrieri, ma anche i bonzi, le donne, tutti gli uomini comuni sono pronti a morire, per senso del dovere (giri) o per vergogna. Sin dall’antichità, la via della strategia è stata inclusa tra le dieci facoltà e i sette metodi, poiché si tratta di un arte basata sul vantaggio. Tuttavia, precisa, il vantaggio in questione non riguarda soltanto l’arte della spada. Ora, in ognuna delle quattro vie esistenziali che Musashi elenca (guerriero, contadino, artigiano, mercante) la conoscenza e l’applicazione della strategia risultano essere fondamentali: per ognuna di quelle classi saranno i medesimi principi che dovranno essere applicati affinchè il lavoro riesca al meglio (ad esempio, conoscenza e distribuzione adeguata delle risorse, capacità di impiegare gli uomini in vista dei fini da raggiungere e così via).

Musashi introduce poi quella che è la sua personale tecnica di combattimento con la spada: “Due spade, una scuola”, o “Due cieli, una scuola”. Essa, fondamentalmente, si basa sull’impiego simultaneo delle due spade che ogni Samurai possedeva a e portava con sé (almeno fino alla Restaurazione Meiji), vale a dire il katana (la spada lunga) e il wakizashi (la spada corta), che insieme formavano il daisho. Nello specifico, come scrive Musashi, la spada lunga dovrebbe essere brandita con una presa larga, mentre la spada corta dovrebbe stare più vicina al copro ed essere quindi brandita con una presa stretta: questa è la guardia fondamentale del suo stile.

La finalità del suo stile? Trionfare in qualsiasi modo sull’avversario o sugli avversari. Se si carpisce l’essenza di questa tecnica, un solo combattente ne vale diecimila, poiché forte del possesso e del maneggio di due spade invece che di una. Musashi spiega poi l’importanza di un utilizzo consapevole delle armi. L’utilità delle armi, secondo il grande uomo di spada, consiste nel saperle usare nel luogo adatto e al momento opportuno; nello specifico, la spada corta ci è utile in spazi limitati o quando si è a stretto contatto col nemico, mentre la spada lunga, per Musashi, può essere efficace in tutte le occasioni. La lancia e l’alabarda sono efficaci a patto che il nemico non ci incalzi da vicino, mentre l’arco si rivela strategicamente utile all’inizio della battaglia, poiché permette di colpire i lancieri, mentre negli assedi e quando il nemico è troppo distante, l’arco non è efficace. Musashi, inoltre, ci ammonisce ad usare solo armi adatte a noi. Nella strategia, prosegue, esiste poi la questione del ritmo. In tutte le cose vi è un ritmo, come del resto insegnava l’antica filosofia cinese, e specialmente nella strategia. Qui però, senza un addestramento particolare, non lo si può padroneggiare.

Riguardo al ritmo della strategia, è necessario conoscere il ritmo del momento adatto e il ritmo del momento inadatto; poi il ritmo relativo alle piccole e grandi cose  o a quelle lente e veloci; infine, il ritmo intermedio tra gli opposti. Si dovrà conoscere il ritmo adottato dal nemico in uno scontro, e lo si vincerà, per Musashi, adottando un ritmo che deriva dal vuoto, sorprendendo il nemico. Per tutti coloro che intendono studiare la sua strategia, Musashi espone i principi fondamentali che permettono di applicarne il modello:

1)      Non coltivare pensieri perversi.

2)      La via consiste nell’addestramento,

3)      Coltivate parecchie arti.

4)      Cercate di conoscere le vie e le modalità relative a qualsiasi mestiere o attività.

5)      Sappiate discernere il successo dal fallimento nelle questioni mondane.

6)      Esercitate l’intuizione e la capacità di giudizio in ogni attività.

7)      Sappiate percepire le cose che non si vedono.

8)      Prestate attenzione perfino alle cose marginali.

9)      Non fate cose inutili.

Il Libro dell’acqua è un libro pratico, applicativo: Musashi si addentra nella spiegazione tecnica del suo stile. La strategia relativa alla corrente denominata “Due cieli, una scuola” e la sua mentalità si basano, fondamentalmente, sull’acqua.

Sia nella vita quotidiana, ci ammonisce, che nella strategia dobbiamo essere semplici e diretti, di larghe vedute. Dobbiamo affrontare le varie situazioni senza tensioni, ma neppure in uno stato di estrema rilassatezza.

È necessario concentrare la nostra mente sull’obiettivo, senza pregiudizi né preconcetti: calmare la mente, senza permetterle di indugiare neppure per un attimo.

Presenza a se stessi, dunque, e attenzione al momento presente.

La mente non deve restare intrappolata nel corpo, e il corpo non deve restare intrappolato nella mente; se ci si preoccupa della mente, non ci si curerà del corpo.

Ad ogni modo, fondamentale è non indulgere alla debolezza o alla parzialità.

Importante è coltivare la saggezza e la gentilezza con una mentalità non chiusa, non ristretta, non prevaricante; lo studio è importante, affinchè la mente si accosti alla saggezza e alla gentilezza.

Si devono percorrere tute le vie delle arti e  delle abilità individuali e, quando gli altri non riusciranno più a sopraffarci, è segno che abbiamo acquisito la saggezza e la gentilezza, qualità strategiche.

Musashi passa poi ad esporre i principi meramente tecnici del suo stile, riguardanti l’importanza dello sguardo, di una corretta postura, di un corretto incedere e i diversi tipi di approccio, di attacco e parata possibili in uno scontro. Di tutto ciò parleremo in un prossimo articolo.

Il Libro del fuoco è la parte centrale dell’opera, quella che si dovrebbe ponderare più a fondo, dove meglio emergono le possibilità di applicazione del kenjutsu anche in altri campi. Nona caso, Il libro dei cinque anelli è considerato un manuale per managers in America, Giappone e Germania.

Anzitutto è importante predisporsi, in rapporto all’ambiente, al meglio ai fini del trionfo, facendo in modo che nulla possa ostacolarci (anche riguardo alla luce e alle fonti di illuminazione) e in modo da avere sempre una via di fuga in caso di necessità. Riguardo al rapporto col nemico, fondamentalmente, l’importante è non essere da esso sopraffatti, riuscendo a prevenire o anticipare le sue mosse. In particolare, nella strategia su larga scala, cogliere lo stato d’animo del momento significa saper vagliare gli sbalzi d’umore, gli alti e bassi dell’avversario e conoscere la mentalità dei suoi alleati: una volta compreso l’avversario, i suoi punti di forza e i suoi punti deboli, lo si potrà attaccare inaspettatamente. In più, conoscendone le modulazioni e la cadenza ritmica dei movimenti, saremo noi a condurre l’attacco, attacco che deve essere rapido, fulmineo, senza esitazioni. Inoltre, è importante percepire ogni cambiamento nel ritmo e  nella strategia dell’avversario, con particolare attenzione ai segnali di declino dell’avversario stesso, da sfruttare senza esitazioni, con mente salda. Quando ci si accorge che la mente dell’avversario è instabile e incline ad agitarsi, dobbiamo infondergli calma, mostrandoci tranquilli: quando lo vedremo rilassato, attaccheremo rapidamente e violentemente per primi. Dunque, come si evince, è fondamentale studiare l’avversario, cercando di entrare nella sua mente, anche cercando di confonderlo, anche, per poi regolarci di conseguenza riguardo all’attacco e alla difesa. La nostra mente deve mantenersi salda (l’autocontrollo è fondamentale!), concentrata, evitando di fissarsi su un pensiero, su un’emozione, così la nostra tecnica, la nostra strategia devono essere “liquide”, non fisse, mutevoli a seconda delle situazioni in cui ci si trova. Per completare l’esposizione delle sue dottrine, Musashi deve esporre quelle delle altre correnti, chiedendosi, nel Libro del vento, se l’abilità tecnica basti a garantire la vittoria. Inoltre, egli guarda con sufficienza alla varie dispute su quale tipo di spada sia migliore, se più lunga, più robusta o che altro. Tutto ciò, per Musashi, denota una mancanza di comprensione e una visione offuscata della strategia. E poi, qualsiasi tipo di spada decidiamo di utilizzare, tutto dipende da come ci applichiamo: se brandiamo la spada con una mentalità violenta, feroce, non potremo vincere. Non è corretto ragionare in termini di colpo forte e colpo debole: dobbiamo colpire e basta, senza esitazione, senza bloccarci su alcunché. Passa poi ad analizzare l’impiego della spada lunga nelle altre scuole, così come l’impiego della velocità e del footwork. Nella strategia, afferma Musashi, non esiste qualcosa che venga definito “elemento esteriore” o “elemento interiore”. Quando si affronta il nemico, non ha senso riferirsi a fendenti vibrati dall’interiorità o a un tipo di combattimento dettato dall’esteriorità. Se ci si prefigge di addentrarsi nel cuore di una montagna, quanto più si andrà in profondità, tanto più se ne uscirà, ritrovandosi sulla soglia, ovvero sulla cima, come scrive Musashi. In particolare, come già rilevato, l’insegnamento della sua via strategica confida su una mentalità limpida, priva di dubbi: usare la nostra mente per poter comprendere la forza. Tutto ciò, al di là della divisione tra “interiorità” ed “esteriorità”.

Lo stile del Libro del vuoto è lievemente differente dagli altri, ma si tratta sempre di una questione concreta, e del combattimento.

Il vuoto è il non-esistente (mu).

Il vuoto non è l’incomprensibile. Musashi, distante da Kant, non ammette un noumeno, un limite alla conoscenza. Però, allo stesso tempo, non si può selezionare/sezionare il vuoto per renderlo oggetto di conoscenza.

Il vuoto dimora dove non c’è alcuna forma o corpo.

Cos’è il vuoto? Conoscendo l’esistente, si conosce il non-esistente.

Con la mente non ottenebrata, dobbiamo applicarci costantemente, senza alcun segno di cedimento. In particolare, è necessario studiare i due aspetti della psiche: il cuore e la mente, rafforzando lo sguardo nelle due direzioni: la contemplazione e la visione.

Solo in questo modo è possibile conoscere il vero vuoto.

Se invece osserviamo le cose secondo i principi generali del mondo, noteremo l’esistenza di parecchi preconcetti e distorsioni, che si discostano e ci discostano dalla vera Via; noi dobbiamo allora cercare di conoscerne il nucleo e prendere come punto di riferimento la realizzazione della vera Via, cercando di migliorare sempre.

” La Via, la mente, sono il vuoto.”

Alberto Rossignoli-28 dicembre 2010

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Fonte:

–  M. Musashi, Il libro dei cinque anelli, BUR, Milano 2006.


3 Comments

  1. Eppure, leggendo, ci si accorge di come sia la mente, attraversando le diverse questioni, che costruisce i propri labirinti e anche le proprie medicamentose realtà, non tanto verità, da cui si mantiene,con lucidità a qualche misura di distanza.f

  2. Grazie per questa lettura attenta, di un libro che ho letto qualche tempo fa e su cui mi trovo ancora a meditare, soprattutto il Libro del vuoto. Veevera

  3. L’ho letto e alcune parti mi sono piaciute molto, altre invece non sono riuscita a parteciparle.Forse non rientra nella mia mentalità l’idea del combattimento.Grazie per la presentazione, mi ha comunque agevolato per comprendere alcuni passaggi. Cecilia

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