Il Mito del Vero, il Ritratto, il Volto- Alessio Brugnoli

Caerulea – Dino Valls

Nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem

Dovrei intingere la mia penna nel veleno, per scrivere una recensione della mostra Il Mito del Vero, il Ritratto, il Volto, perché oggettivamente è mediocre.

Un allestimento discutibile, privo di euritmia, che disperde le opere per le sale, senza creare un percorso logico o generare analogie ed assonanze.La pessima illuminazione che, invece di valorizzare i quadri, li impoverisce.

Un concept pretenzioso che nella pratica si concretizza nella scelta di opere disuguali, alcuni capolavori, qualche ciofega che mi vergognerei a tenere nel mio salotto, anche per coprire le macchie di umido e tanta, tante banalità, magari ben fatte tecnicamente, ma incapaci di comunicare alcunché.

Perché non vi è nulla di più complicato del ritrarre una persona: è un duello tra il Pittore ed il Soggetto rappresentato. Il Pittore, con il suo sguardo e la sua tecnica, cerca di andare oltre le apparenze, per carpire la vera essenza di chi gli è davanti. Il Soggetto, invece, vuole rendere eterna la sua maschera, con cui ogni giorno si presenta dinanzi al Mondo. Uno scontro di volontà, dall’esito aspro ed incerto.

Nei duelli, per vincere, per lanciare la stoccata finale, spesso si deve rischiare di farsi ferire dall’avversario, aprendo la propria guardia. Così il ritrattista, per rompere il velo di Maia, per rubare l’anima di chi gli è davanti e renderla Forma, deve cedere ai colori parte della propria. Se non lo fa, non dipinge ritratti, ma imitazioni di foto, magari decorative, ma inconsistenti, balbettii che nulla sgnificano.

L’Uomo Del Banco dei Pegni – Salvo Alessio

Pochi, tra i pittori che han esposto al Mito del Vero, sono riusciti a vincere questo duello.

Mi ha colpito l’eleganza raffinata di Dino Valls che nei suoi piccolissimi quadri, trasforma il soggetto in qualcosa di simile ad un’icona bizantina, persa al di là del Tempo e dello Spazio.

Le immagini epiche di Salvo Alessi che si impongono sull’osservatore. Non importa se gli uomini rappresentati appartengano alle schiere dei giusti e dei reprobi, rimane la sensazione che nella loro dolente grandezza tengano il mondo in gran dispitto.

I volti corrosi dal tempo e dal dolore di Daniela Alfarano, uno schiaffo ad una società formata da uomini che si illudono di esser eterni adolescenti.

La sensualità dolente e corrosa dal rimorso di Daniela Benedetti. O quella delle Lamie di Saturno Buttò, così mi piace definire le sue figure, con il loro danzare tra Redenzione e Morte, ambigue e dolenti come il peccato.

Un cupio dissolvi, come quello degli adolescenti della Paleni, incerti tra Morfeo e Tanato. Le splendide allegorie di Di Maio e di Normanno che reinterpretano in chiave moderna temi antichi come Marte a Riposo o la Giuditta, dando loro nuova linfa e mostrando la loro polisemanticità, la capacità di comunicare nuovi messaggi e di sorprenderci sempre.

Giuditta -Bruno Di Maio

L’espressionismo possente di Plattner, dalla pennellata feroce e dagli sguardi profondi come l’abisso. I brividi che mi dona il quadro della Serenari, con la sua luce fiamminga capace di esplorare ogni dettaglio e come un bisturi tagliare l’anima, rendendo palpabile il peso di vivere. L’inquietudine del guardare i quadri della Montanari, con la perfezione formale ed equilibro tra particolare e globalità. Ciberboy è un bambino, eppure come Taliesin, nel suo sguardo vi è la malinconica saggezza di chi ha visto troppe cose ma che nonostante il disincanto, non perde la speranza che questi possano ancora stupirlo. Un quadro che ricorda il don Chisciotte di Unamuno sempre pronto a scagliarsi contro il gigantismo del nozionismo , del dogmatismo, della ragione pura che crea sistemi che si arrogano il potere di contenere una verità universale. La ribellione del sogno contro le pretese del razionalismo supersemplificatorio, che in realtà non arricchisce la vita, ma la riempie di formule astratte inservibili.

Dovrei intingere intingere la mia penna nel veleno…. Spernacchiare quadri pretenziosi che confondono il grosso con il bello o che pacchianamente fan in verso alla Ronda di Notte… Ma mi riesce così difficile… Perché di fatto è tra gli eventi che ricorderò con più piacere nella mia vita.

Ciberboy – Daniela Montanari

C’era la mia famiglia. Mia padre, mia madre, mia sorella. E benché tutti loro siano assurdi, insopportabili, sempre pronti ad aprir bocca e metterci fiato, però gli voglio bene e son stato felice che per una volta abbiano condiviso con me le mie passioni.

E c’erano alcuni dei miei migliori amici in Equilibri Arte. Tutti coloro che in questi mesi han sopportato le mie paturnie, mi han incoraggiato e mi son stati vicini nei momenti più duri. Di questo gli sarò per sempre grato.

E’ stato bello vederli, chiacchierare, spettegolare e ridere con loro. Han reso il mio giorno migliore…

Insomma, per questo, nonostante i suoi terribili difetti, Mito del Vero sarà per me tra le mostre più care…

Specchio delle mie brame – Roberta Serenari
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Alessio Brugnoli

http://www.equilibriarte.org/articles/462/Il-Mito-del-Vero,-il-Ritratto,-il-Volto

2 Comments

  1. grazie per avermi inserito fra gli artisti che ti hanno colpito… la tua opinione è schietta e dura ma veritiera quando parli di alcuni dipinti pretenziosi, che spesso non si distanziano molto dalla becera copia di istantanee. tuttavia sono stata orgogliosa di partecipare a un simile evento, e di poter esporre assieme a quelli che ritengo alcuni dei più grandi nomi della pittura contemporanea, a dispetto dei difetti di installazione, distribuzione ed illuminazione che pure hanno influito sull’ottimale fruizione delle opere. credo che la mostra sia stata ad ogni modo un’ottima opportunità per riunire, conoscere ed iniziare ad amare artisti più o meno noti al pubblico.
    daniela benedetti

    1. Sono la responsabile di cartesensibili, ho scelto di pubblicare questo articolo, proprio per il modo con cui approntava la recensione dell’esposizione in questione che, personalmente, non ho avuto modo di vedere. I toni sono decisi, taglienti, ma le immagini a corollario, che ho scelto tra le molte visibili nel sito di riferimento riportato in basso, a mio modo di vedere smentiscono la posizione dell’autore dell’articolo.Trovo invece che si sia creato uno speciale dialogo tra le presenze,luci e strutture dei locali e le finestre che l’arte apre sui luoghi diversi abita(n)ti dello sguardo con cui guardiamo il mondo e percepiamo la vita, inglobiamo memoria, attingiamo nell’inchiostro del reale per trarne altri mondi, anche paradossali, ma vivi, perché vivono nel luogo universo dell’artista, che s’è spogliato e rinato.
      Non so se l’autore passerà da queste parti, l’articolo porta la data di giugno, può sempre raggiungerlo attraverso il link messo a fine pagina del post. Ringrazio per la sua attenzione.
      fernanda ferraresso

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