Miyamoto Musashi:una lezione per l’Occidente- di Alberto Rossignoli

Miyamoto Musashi

L’essenza del Superuomo, come si evince dal pensiero di Nietzsche, consiste nello spingersi al di là del bene e del male. Musashi non rappresenta un’eccezione.

Di indole violenta, eccezionalmente versato nelle arti marziali, esperto di strategia, si dedicò anche alla pittura e allo Shodo, letteralmente la Via della calligrafia.

La sua filosofia è esposta nel Gorin no sho, il Libro dei cinque anelli, di difficile classificazione.

Egli, fondamentalmente, fu figlio del suo tempo: interiorizzò l’atmosfera violenta che si respirava nella lunga età delle guerre civili, prima che la vittoria dei Tokugawa stabilizzasse la situazione. La loro egemonia durò per più di 250 anni.

Musashi, in questo caso, non fu lungimirante: nella battaglia di Sekigahara, il 20 ottobre 1600, militò contro di loro.

A quanto sembra, i Tokugawa non resero la vita facile ai samurai. Dapprima li esaltarono, per poi rinchiuderli in una “gabbia dorata”, un isolamento che, fatalmente, li svalutò; cosa, comunque, che Musashi non provò, poiché morì il 19 maggio 1645, all’inizio del declino di questa classe. Del resto, la rivolta di Shimabara venne stroncata, pochi anni prima, non senza difficoltà, da quella che oramai era divenuta una milizia indebolita e non più avvezza al costante esercizio marziale.

Una sorta di crepuscolo degli dei, insomma.

Su Miyamoto Musashi rimangono scarsi cenni biografici, e, per di più, confusi.

Cerchiamo di riorganizzare le idee e di fare un po’ di chiarezza.

Nacque (forse) intorno al 1584, nel villaggio di Miyamoto, donde prenderà il nome, nella provincia di Mimasaka.

La cosa più incredibile della sua biografia è che non ebbe, a quanto pare, nessun mentore, nessun insegnante, nessun Sensei, o così sostiene, nonostante fosse figlio di Munisai, un illustre guerriero che padroneggiava alla perfezione un buon numero di stili di combattimento.

Il padre fu uno degli istruttori samurai del potente clan Shinmen e una volta ricevette dallo Shogun regnante un attestato che lo designava “principale maestro di spada” del suo tempo.

Non si è certi se Musashi sia stato addestrato solo inizialmente dal padre o se questi non lo abbia addestrato affatto, e sembrerebbe che, così come esistono talenti innati per le arti, le lettere, le scienze, Musashi sia nato con una singolare capacità, che lo rese praticamente invincibile nel combattimento diretto.

Si tramanda che questo illustre guerriero fosse uno di quei rari individui capaci di assorbire e fare propria l’essenza di tutto ciò che osservava; è anche risaputo che conobbe ed ebbe scambi di idee con alcuni degli uomini più colti e capaci del suo tempo.

Il rapporto di Musashi con il padre sembra non fosse dei migliori.

William Scott Wilson, in The Lone Samurai, la sua straordinaria biografia di Musashi, riferisce una storia narrata nel Tanji Hokin Hikki, altro documento dell’epoca che racconta come già in giovane età il grande Samurai fosse stato un acuto osservatore dello stile marziale di Munisai.

Secondo la storia, un giorno il giovanissimo Musashi ebbe l’ardire di criticare il modo in cui il padre usava il jitte, una sorta di piccola sbarra di metallo (quasi un manganello), dall’estremità ricurva, in grado di bloccare (e financo spezzare) la lama di un katana (sì, non è corretto dire “una katana”!).

Per quell’osservazione, l’uomo si irritò al punto da scagliare un coltello contro il figlio. Il ragazzo schivò la lama, ma il padre trasse dal fodero il wakizashi (la spada corta) e gliela lanciò addosso, apparentemente con l’intenzione di ferirlo gravemente, se non di ucciderlo. Musashi fu in grado di evitare anche quell’arma e poi scappò di casa, recandosi al villaggio dalla madre,dove visse presso un religioso, parente di quest’ultima.

Il seguito della storia narra che il giovane non tornò mai più al tetto paterno, iniziando la propria esistenza girovaga e, in parallelo, l’ascesa verso la gloria, nel ruolo del più formidabile guerriero mai generato da Bushido e dal Samurai-Do.

Massiccio ed imponente in confronto ai giapponesi della sua epoca, specialmente da giovane, Musashi era evidentemente dotato, sin dalla fanciullezza di capacità che lo resero uno degli individui più straordinari nella storia del Giappone (non solo della storia delle arti marziali), un personaggio eccezionale in una cultura che produsse un gran numero di maestri di spada (e di tanti altri stili di combattimento, armato e disarmato), oltre che, naturalmente, di grandi studiosi, grandi letterati (come non citare Bashō, il più famoso compositore di haikai) ed eccellenti amministratori.

Cercando di affinare le proprie capacità di combattente e la propria tecnica (sulla quale parleremo più ampiamente in un prossimo articolo, nel quale tratteremo del Libro dei Cinque Anelli) scontrandosi con illustri guerrieri, Musashi fu un viaggiatore instancabile, che trascorse gran parte della sua esistenza percorrendo le grandi strade maestre che collegavano gli oltre duecento feudi del Paese con la capitale dello Shogunato, recandosi prima a Kamakura, poi a Edo (l’attuale Tokyo), raggiungendo infine la capitale imperiale, Kyoto.

Musashi disdegnava al massimo l’accumulo di beni materiali (potremmo dire che era accostabile ai Cinici dell’antica Grecia, sotto questo aspetto), e nel corso della propria esistenza si spostò da un luogo all’altro portando con sé soltanto gli abiti che indossava e le sue spade; spesso non aveva neppure denaro.

Nondimeno, era assai trasandato nella sua persona: pare che non si fosse mai fatto un bagno…

Era davvero un tipo strano, Musashi, dall’aspetto inquietante.

I residui di un eczema infantile gli deturpavano il volto, conferendogli un inusuale rossore. E lui non poteva rasarsi il capo alla maniera dei Samurai, a causa di un grave inestetismo. I capelli crespi e folti fungevano da cornice: pareva che indossasse una maschera, e il suo ghigno ne accentuava i contorni, già temibili: un vantaggio non trascurabile sull’avversario…

Come i religiosi itineranti, Musashi dipendeva dalla generosità altrui; signori feudali, funzionari e palestre di arti marziali gli offrivano vitto e alloggio in cambio di lezioni sul suo particolare metodo di combattimento (di cui parleremo).

Ora, secondo gli standard di un uomo e di una donna post-moderni, gli stenti sopportati da Musashi avrebbero messo a dura prova l’anima di un santo.

Almeno per il 70% del tempo, in Giappone fa troppo caldo o si soffre per un’eccessiva umidità, piove molto o il freddo è molto intenso; le annuali piogge primaverili continuano per settimane; alla fine dell’estate e in autunno il Paese è sferzato dai tifoni; in inverno i monti delle isole centrali e settentrionali sono coperti da una spessa coltre nevosa.

Ma per tutta la vita, il famoso Samurai si espose alle intemperie come parte del suo addestramento fisico e mentale.

A causa della sua ossessione che lo spingeva a voler eccellere (presunzione? Quale uomo può mai giungere alla perfezione?) nell’arte della spada (kenjutsu), Musashi non si sposò mai e restò apparentemente celibe per gran parte dell’esistenza e raccomandò sempre ai suoi discepoli di evitare le complicazioni amorose e di guardarsi dalle donne. Esistono tuttavia prove del fatto che, come buona parte degli uomini, visitasse i quartieri delle prostitute, che erano parte integrante della società giapponese, ed è risaputo che ebbe una relazione con una famosa cortigiana.

Musashi combatté il suo primo duello all’età di tredici anni, uccidendo un combattente particolarmente abile, Kihei Arima.

Secondo il già citato Wilson, questo Samurai viaggiava per il Paese, sfidando chiunque si presentasse ad affrontarlo in duelli all’ultimo sangue.

Quando arrivò nel villaggio del giovane, l’uomo affisse un’insegna pubblica, in lettere dorate, in cui esortava a confrontarsi con lui chiunque fosse nei paraggi.

Il giovane Musashi notò l’avviso e lo cancellò, scrivendo che accettava la sfida e che sarebbe stato lì il giorno seguente.

Quando ad Arima fu comunicato che lo sfidante era un tredicenne si infuriò, ma accettò di risparmiare la vita dello sfrontato se questi gli avesse presentato delle scuse formali. L’indomani Musashi arrivò armato di un lungo bastone di legno e accompagnato dal monaco con cui viveva e che, come sembra, fungeva da intermediario.

Invece di scusarsi, il giovane si avventò contro il guerriero brandendo il bastone; il veterano schivò il colpo e sguainò la spada. Dopo aver cercato di colpire Arima alla testa, Musashi lasciò cadere il bastone, si scagliò in avanti, sollevò in aria il Samurai e lo gettò a terra a testa in giù (usò con ogni probabilità l’Ura nage, una tecnica di Jujitsu), poi recuperò il bastone e ruppe il cranio dell’avversario con due colpi potenti.

Musashi combatté il suo secondo duello nella primavera del 1599, mentre si trovava per strada in una vicina provincia. Questa volta il suo avversario fu un guerriero di nome Akiyama, e su di lui sappiamo troppo poco.

L’anno seguente combatté contro il clan Tokugawa nella famosa battaglia di Sekigahara, che portò alla supremazia di Tokugawa Ieyasu e alla fondazione del famoso Shogunato Tokugawa nel 1603.

Si dice che, dimostrando la propria straordinaria abilità nel maneggio della spada in una battaglia così importante, Musashi sperasse di essere assunto come istruttore da uno dei signori che combattevano contro Tokugawa. Malgrado il successo personale riportato in quell’occasione, che pare che l’abbia reso famoso tra i guerrieri di entrambe le parti, il nobile con cui aveva deciso di schierarsi fu tuttavia sconfitto.

L’illustre guerriero continuò comunque a vagare per il Paese, sfidando a duello celebri Samurai.

Nel 1604, a ventun’anni, il Samurai affrontò e uccise tutti i più grandi combattenti del famoso clan Yoshioka, a Kyoto. In occasione del primo incontro organizzato, uccise il leader, nel secondo eliminò il fratello di quest’ultimo. Nel terzo scontro, a cui presenziarono tutti gli altri membri della famiglia rimasti in vita, uccise il figlio del capo e fu immediatamente attaccato dall’intero gruppo, costituito da più di cento uomini. Imperterrito, Musashi si precipitò contro quest’esercito di guerrieri e, nel giro di pochi istanti, ne uccise talmente tanti che i superstiti fuggirono.

Quest’incredibile impresa fece di lui una leggenda nell’intero Giappone.

Ci furono tanti altri Samurai celebrati nel corso della loro esistenza per l’eccezionale maestria nell’uso della spada e si narra che per lo meno uno di essi abbia ucciso uomini in duelli all’ultimo sangue. Molti di questi individui indossavano paludamenti alquanto vistosi e alcuni portavano fasce che ne proclamavano genealogia e titoli.

Uno di questi guerrieri, Kojiro Sasaki, noto come il “Demone delle Province Occidentali”, fu istruttore di spada del famoso signore Hosokawa e dei suoi Samurai. Musashi lo uccise nel 1612, in quello che sarebbe divenuto il suo duello più famoso.

Il vincitore scrisse di essere riuscito a sconfiggere il Demone delle Province Occidentali evitando in tutti i modi di pensare alla propria vita, raccontando di essersi limitato ad avanzare e colpire. Ma egli era una razza a parte rispetto ai suoi illustri contemporanei; si trattava di un solitario, ruvido e scontroso, che indossava abiti molto semplici, che non si vantava mai e che spesso preferiva incontrare gli avversari in luoghi appartati piuttosto che in pubblico.

Arrivava sempre in ritardo ai duelli (per far innervosire l’avversario) e, per lo stesso motivo, per destabilizzare l’equilibrio interiore dell’avversario, si dimostrava quanto mai insolente e scontroso.

A ventinove anni, il grande Samurai aveva ormai affrontato e ucciso più di sessanta avversari e decise di cambiare vita, dedicandosi alla pittura, alla poesia,allo Shodo (l’arte della calligrafia) e alla scultura.

Continuò a vagare per il Paese, impegnandosi in molti duelli con altri Samurai, alcuni famosi in tutto il Paese per la perizia nel kenjutsu.

Tuttavia, l’illustre guerriero aveva ormai smesso di uccidere tutti gli avversari, limitandosi solamente ad impedire loro di ucciderlo, difendendosi finché non arrivavano allo stremo delle forze e rinunciavano, oppure riconoscevano che era imbattibile e si arrendevano.

Nel 1637, ormai verso la fine dei cinquant’anni, Musashi combatté per lo Shogunato Tokugawa nella rivolta cristiana di Shimabara, nel corso della quale furono massacrati migliaia di cristiani giapponesi e i loro alleati Ronin (Samurai rimasti senza signore). I generali dello Shogunato lo assunsero come consulente per l’assedio dei ribelli che si erano asserragliati in una fortezza.

Nel 1640, più o meno quattro anni prima che Musashi si mettesse a riposo e scrivesse il Go Rin no Sho (Il libro dei cinque anelli), Tadatoshi Hosokawa, signore del feudo Hosokawa a Kukamoto, gli chiese di fissare per iscritto l’essenza del suo stile di combattimento. Nel febbraio dell’anno successivo, il grande Samurai fece dono al feudatario di un manoscritto di quindici pagine intitolato I trentacinque articoli delle arti marziali, che in realtà ne conteneva trentasei e che divenne la base di partenza per il Libro dei cinque anelli.

Nel 1643, due anni prima della sua morte (dovuta, sembra, a un cancro ai poloni), Musashi si stabilì nell’ormai famosa Grotta del Reigan, fuori dalla città di Kumamoto.

Avendo sviluppato capacità imbattibili, l’anziano Samurai iniziò a riflettere sull’arte della spada.

Una delle sue regole era che in uno scontro l’unico obiettivo era avere la meglio. Questa era la base della sua filosofia e divenne il nucleo del Libro dei cinque anelli, in cui, come vedremo, illustrò i principi delle sue tecniche vincenti.

Nell’aprile 1645, l’anziano Samurai tornò a ritirarsi nella grotta dove in passato si era recato a meditare e scrivere, con l’intenzione di morirvi, ma i suoi discepoli lo riportarono nella casa dove aveva vissuto come ospite del signore del luogo e morì di lì a un mese.

Pare che, al momento del suo decesso, un forte rombo si sia udito nel cielo…

Subito dopo la sua morte, questo personaggio divenne uno dei soggetti preferiti dal vasto numero di kodan (narratori professionisti) esistenti in Giappone. In seguito, drammaturghi che scrivevano per gli spettacoli di marionette e kabuki iniziarono a creare opere teatrali basate su episodi della vita del Nostro e, poco tempo dopo, furono pubblicai libri sulle sue imprese.

Il primo film basato sulla vita di Musashi uscì nel 1908; da allora sono state realizzate più di quaranta pellicole su di lui e una delle più popolari tra queste ha come protagonista il grande attore Toshiro Mifune, famoso per I sette Samurai e Yojimbo.

Il primo libro in lingua inglese sul grande Samurai fu scritto negli anni ’80.

Nel XX secolo furono realizzati vari altri volumi su di lui, il più famoso dei quali, intitolato Miyamoto Musashi, fu iniziato nel 1935 dal grande romanziere Eiji Yoshikawa e pubblicato a puntate sul quotidiano Asahi nel corso dei quattro anni successivi.

Il libro di Yoshikawa è basato sui fatti della vita del Samurai ed è costruito intorno a un’intelaiatura storicamente fedele e accurata del suo tempo. Lo stile di vita della gente comune, il sistema che caratterizzava l’esistenza dei Samurai e dei Ronin, l’ascesa dello Shogunato Tokugawa, le battaglie e gli intrighi politici dei signori feudali, l’introduzione del Cristianesimo e delle armi da fuoco nel Paese e infine la chiusura al mondo esterno nel 1635.

Una versione significativamente condensata dell’enorme volume di Yoshikawa è disponibile in un’edizione inglese intitolata Musashi; tradotta da Charles S. Terry, ben noto per le molte magistrali traduzioni di letteratura giapponese, è un imperituro best seller.

Questi libri e films fecero conoscere il personaggio a ogni giapponese (e non solo) e si considerò che tali opere incarnassero molte delle più ammirevoli caratteristiche di derivazione samuraica di questo popolo, come la capacità di concentrarsi su obiettivi specifici, i continui sforzi per migliorare, la dedizione alla qualità, la diligenza, la perseveranza e lo spirito indomito.

Una lezione per l’Occidente.

Fonti:

–        Boyé Lafayette De Mente, Le strategie dei Samurai, Armenia, Milano 2007;

–        Leonardo Vittorio Arena, Samurai, Oscar Storia Mondadori, Milano 2003.

Alberto Rossignoli- 30 novembre 2010

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Relativamente all’autore:

Alberto Rossignoli è nato a Legnago (VR) il 27/9/1983,  è laureato in Filosofia, ha  conseguito la specializzazione  in Scienze filosofiche.
Assieme ad un amico, gestisce due blogs :

http://sguardoaoriente.blogspot.com/
http://mystery-and-other.blogspot.com/

Si occupa di filosofia, letteratura, paranormale, cultura russa e culture orientali.

1 Comment

  1. ho letto con grande interesse di quest’uomo, e soprattutto mi interessa conoscere quanto è scritto nel libro dei cinque anelli. Molti, in Europa, o in generale in occidente, praticano le arti marziali, ma lo spirito con cui vengono praticate queste discipline, sono uno sconfinamento, a mio modo di vedere.
    Penso però che in ogni ambito ci sia qualche indicazione che,unita alle altre, fornisca le mappature dell’umanità distribuita su tutto il pianeta.Grazie,ferni

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