Memorie dalla soffitta- Franco Corlianò

kazban- flickr

Ricordo quando da piccoli, in quell’atmosfera che poi è stato sempre impossibile ritrovare completamente, il giorno di Santa Lucia allestivamo in un angolino il presepe sopra un panchetto sgangherato: i re magi scoloriti, la grotta di pietre, un coccio di vetro per mare, la masseria di cartone, il muschio, i pastori, la stella di stagnola e la neve … tanta neve che ci faceva sognare … e dietro quella neve tante montagne, vette sfreccianti verso il cielo, mondi lontani a noi sconosciuti … e poi il risveglio all’acre profumo delle bucce di mandarino bruciate sul braciere, delle “pittule”, dei “kalàngia” (cartellate), della cannella, del miele fuso … era Natale !
Accanto al presepe recitavamo delle lunghe filastrocche, delle specie di nenie su un solo motivo.
Al posto di quelle belle filastrocche recitate con voce cantilenante dai bambini, ci sono ora delle magnifiche canzoncine di Natale incise dal coro dell’ Antoniano; bellissime senz’altro, ma soffocanti e reprimenti per la spontaneità dei nostri bambini, che sono forse i protagonisti più veri del Natale. Si perderebbe tempo ad insegnare loro una poesiola dialettale per il Bambino Gesù; e forse non la si ricorda più, o, se qualcuno lo fa, è accusato di nostalgica rievocazione del passato.
Anche il Natale, che dovrebbe essere sinonimo di pace interiore, serenità, affettuoso e caldo legame familiare, è stato preso di mira dalla campagna pubblicitaria dei vari “caroselli” televisivi. Anziché stimolare la nostra fantasia a preparare piccoli ma sentiti regali, la società del benessere ci ha preparato degli immensi scatoloni avvolti in lucida carta da confezioni con, in alto, magnifici fiocchi dai colori sgargianti. Troviamo al supermercato persino i presepi già pronti o l’albero di Natale di plastica che per alcuni anni ha occupato l’angolo migliore del nostro salotto, perché sinonimo di “ultima moda”. Trascorreremo il Natale seduti vicino ad un finto camino dove finge di bruciare un finto ceppo di plastica (sembra quasi di legno!) e, sforzandoci di apparire felici, brinderemo con un noto liquore che crea l’atmosfera … e il nostro sentimento dove è andato a finire ?
E ora, definitemi pure un idealista, se volete, un nostalgico rievocatore del passato: da questo punto di vista non è per me un’offesa !
Sotto quello sfavillante benessere sono nascosti i nostri drammi interiori, le nostre debolezze e miserie umane, non dimentichiamolo! Perché nasconderle con fili dorati ? Diciamo piuttosto: scordiamoceli almeno il giorno di Natale ma … cerchiamo di essere più autentici !

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Franco Corlianò 27 novembre 2010

6 Comments

  1. ringrazio Franco Corlianò per l’invio di queste tracce, è come trovare le luci che sembrano ormai depositate in un’altra sponda.Ferni

  2. Ho la fortuna di conoscere Franco, autentico anche lui come il Natale di una volta. Anzi aggiungo che sa di pittule e kalàngia ;-)
    Abele

  3. Vi ringrazio, carissimi amici, per le vostre belle parole. Il Natale è la festa dei bambini, la festa dell’incanto e, forse perché non è ancora morto quel bimbo che è in ognuno di noi, ci sentiamo defraudati di qualcosa che ancora ci appartiene.

    Da ” Jà mian emèra ” (Per un giorno solo)

    … Mìan àddhi forà evò ìsela
    na kùso ta mirìmata
    pu mas èferne ‘o Kristù
    … ‘èn telo poddhà pràmata:
    skòrze rangìo ftimmène
    mus pìgnu sti broscèra,
    pìttule ce kalàngia,
    rekkuddhàcia òli ‘in emèra!

    Jà mìan emèra ìtela
    na jurìso evò pedàci
    na dò tianìsi e màna-mu
    fèonta fèonta mo tianàci!
    Na kùso ti mirodìa
    pu mòtti eftìnnatto ta skàddia …
    Dò-mmu ‘o kamnò, Teò-mmu,
    pu mu èce tòsso ‘a ‘mmàddia
    a ta chrondà pu cèane
    agrà kau sto kantùna
    ce ‘o pàppo Ntòni dò-mmu
    jà màlo kumpagnùna !
    Pànu stes plàe evò ìsela
    tu ciùri-mu palèe
    na vrìko agguà jurmànu
    amès ta fìddha tes alèe.

    Na trèfso kau sto chiòni
    ma charà ìtela evò,
    ma t’ammàddia klimmèna
    ce mo lemò aniftò,
    tin glòssa evò na guàlo
    ce ‘o chiòni na mu pèsi
    ma ta dàmmia àttis charà
    evò na sòzo katapìsi!
    Ti miftàci-mu na kafsìso
    pànu stin làstra alonimmèni
    mòtti ‘o scimòna vrèchi
    ce tus klàru ìn’ rantimmèni;
    ce ampì stes plàe na kùso
    ta mirìmata fse pedài:
    patànen gglicèe ftimène
    kau ston àscio àtto kakkài…

    … Per una volta ancora vorrei
    sentire le fragranze
    che il Natale ci portava
    … non chiedo grandi cose:
    bucce di arancia arrostite
    con le pigne sul braciere,
    “ pìtule” e “ cartellate “,
    “ porcellini “ tutto il giorno!

    Per un giorno solo vorrei
    tornare bambino
    e vedere mia madre friggere
    veloce con la teglia!
    Sentire il profumo
    dei fichi sfornati …
    dammi quel fumo, mio Dio,
    che mi bruciava gli occhi
    dei ceppi d’ulivo che ardevano
    bagnati sotto il camino
    e nonno ‘Ntòni dammi
    per mio grande amico!
    Vorrei essere sulle spalle
    stanche di mio padre
    e osservare le uova del passero
    tra le foglie degli ulivi.

    Vorrei correre sotto la neve
    festoso,
    con gli occhi chiusi
    e la bocca spalancata,
    tirare fuori la lingua
    poi lasciarvi cadere i fiocchi
    e con lacrime di gioia
    cibarmene!
    Schiacciare il mio nasino vorrei
    sui vetri appannati
    quando l’inverno accarezza
    i rami bagnati;
    e alle mie spalle sentire
    l’infanzia profumata:
    patate dolci arrostite
    sotto l’ombra della caldaia…
    Franco Corlianò

    1. Grazie Franco,sapessi quante volte, ultimamente, mi sento girare nella mente questi stessi desideri, poi mi accorgo che ancora tutto è in me e ninete è andato perso. ferni

  4. “ pìtule” e “ cartellate “
    mia madre le prepara ancora, anzi le prepariamo insieme
    le cartellate poi fanno il giro di amici e conoscenti, sono buonissime col vin cotto
    grazie Franco dell’enorme tenerezza e della vita che promana dai tuoi versi
    Elina

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