La pioggia- Boudjedra Rachid

marco castoldi

E’ una donna che si racconta, partendo da lontano, lei ora persona evoluta, laureata in medicina. Risale per chiarirsi e spiegare la sua esistenza e la sua natura dal giorno in cui la sorprese la pubertà. La perdita di sangue la spaventa, inaspettata, senza nessuno a cui ricorrere. Si organizza da sé, avvolgendosi un una lunga garza, con cui si fascia come una mummia, per paura che gli altri si accorgano di questa sua mortale ferita: “credetti di morire…niente. Allora compresi confusamente che la disgrazia di essere donna si era installata dentro di me.” Ma perché disgrazia? Perché qui si racconta un destino di giovane donna algerina. (Boudjedra non vuole però che leggiamo in chiave sociologica i suoi libri e Toni Maraini, lei ne sa, nell’introduzione a “Il ripudio” parla di storia, sociologia e romanzo che si fondono in un affresco a tinte forti rosso ocra nero ). Non ha nessuno a cui chiedere, con cui parlare, “ne parlai allusivamente a mia madre. Aggrottò le sopracciglia.” (Non è terribile questa frase nella sua brevità?) Chiede al fratello minore se anche a lui è successo: si prende uno schiaffo e un’osservazione volgare.Può contare solo su se stessa, “mi rincantucciavo…mi arrotolai con pena nella palla del sonno…mi ci raggomitolai.

Il libro è tutta una fabulazione, una ricostruzione mnemonica, un riandare, un ripetersi, un rinnovare i ricordi. Le parole si arrotolano attorno all’asse della memoria.La famiglia, la madre apatica, il padre malato di nomadismo, il fratello maggiore morto in guerra, il fratello minore, quello dello schiaffo, indifferente, assente, occhio gelido. E la nonna terribile che si fa fotografare sul letto di morte. E la zia nevrastenica…Il primo amante: le donne oneste non lo fanno prima del matrimonio.Una donna seduta e ripiegata sul proprio corpo….arrotolata sul proprio male di esistere.”In realtà sono ancora colma di una tenerezza traboccante”Passa le sue giornate lavorando in un ospedale come specialista delle malattie degli organi genitali, uomini fragili che la disprezzano e ne hanno paura, donne con venti figli, tumori alla prostata e cancri all’utero.Passa le notti, cronicamente insonni, a scrivere, a rievocare. Scrive e cancella. Nel diario, dalla penna che gratta il foglio, riemergono storie passate, nella sua vecchia camera di ragazza invecchiata, davanti alla finestra da cui entrano inquietanti i rami del grande gelso vivo di passeri. Unica, fanatica, consolazione il pelo morbido di Jasmin, la sorcetta bianca, prima incinta poi dalla maternità raggiante.Su tutto il velo umido della pioggia che scorre sui vetri in righe unte, suggestioni pittoriche, pioggia che provoca nostalgie. I rumori di una città che cambiano nel tempo, una città che una donna, pur evoluta e determinata, fatica ad attraversare per i suoi sguardi lubrichi ed i suoi approcci non voluti.Una società che lumacosamente si degrada nell’incontrollata riproduzione.”In realtà sono ancora colma di una tenerezza traboccante.”

Maria Rosa Mura

http://www.ilgiocodeglispecchi.org/libri/scheda/la-pioggia

La pioggia

Rachid Boudjedra

Edizioni lavoro- 1989

Traduzione G. Toso Rodinis

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