Della madre e della rosa- Lucia Tosi

C’è qualcosa nella vita che ci resta e ci abita per sempre? Ci sono, sulla terra, luoghi che sono visibilmente i luoghi dentro di noi? Personalmente rispondo sì ad entrambi le domande. Credo che anche il punto di vista del racconto che ospitiamo sostenga la stessa posizione. (f.f.)

.

andy kehoe

andykehoe_Appearance-of-a-Sylvan-Specter

.

D’altra parte l’età è grossa. Che t’aspettavi? Che continuasse così, all’infinito, che passasse dagli ottanta ai novanta senza cedimenti, e poi oltre? Novantatre e con la testa quasi del tutto a posto. A posto? Ma se l’ultima volta mi ha scambiata per una mia vecchia cugina morta già da dieci anni? Ma sono dettagli, si è ripresa subito. Ha fatto anche delle battute. Le battute…ma al ristorante ha voluto assaggiare tutto come una bambina capricciosa per poi sputare o lasciare tutto nel piatto, che ancora mi vergogno. Ti vergogni! Chissà cosa diventeremo noi fra qualche anno. Ci pensi mai? No, non ci pensava. Non ci poteva, né ci voleva pensare. Mancavano per la precisione quarantaquattro anni per raggiungere la mostruosa età della madre. Sopravvivere, andare oltre il lecito ed il giusto, rompersi un femore, far dannare tutti, cioè soprattutto lei, la glicemia alle stelle che la faceva periodicamente sragionare, dieci farmaci diversi al giorno, prelievi, flebo. La casa di riposo lontana cinquecento chilometri: perché doveva essere speciale anche nel finire i suoi giorni. L’aveva voluto lei: sto bene qui, voglio starci sempre, non solo in vacanza. Con questa gamba vi sarei di impiccio. E così il pellegrinaggio, ogni quindici giorni, a turno, delle tre sorelle. Due giorni d’inferno, lunghe ore al volante da est a ovest. L’unica cosa che le faceva perdere il malumore e la preoccupazione era il paesaggio. Sempre quello, ma  mai lo stesso. Adesso cercava con lo sguardo, per la prima volta, sulle colline a vigneto, una cosa di cui le avevano parlato qualche giorno prima: che i contadini mettevano,  in testa ai filari,  delle rose che modificavano il sentore del vino. Le era parsa una notizia ridicola. Ma ecco, alla base della collina,  a filari alternati, dei rosai. Rose gialle, arancioni. Le parve di sentirne il profumo, le parve di vedere l’essenza delle rose penetrare nel terreno e raggiungere i grappoli, ormai maturi, e trasformarne il succo. Sentì una vicinanza immediata con quelle rose, con quelle viti, con quella terra che si allontanava nella nebbiolina di settembre. C’era stato un tempo in cui lei era la rosa e la madre la vecchia vite. Ora lei era la vite, e la madre il vago sentore di rosa che avrebbe sentito per sempre nel vino.

Lucia Tosi

*

Riferimento in rete –

http://lunediscrittori.wordpress.com/2010/10/12/di-viti-e-di-rose-2/

Annunci

Un pensiero su “Della madre e della rosa- Lucia Tosi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...