Una lettera di Daniela Manzini Kuschnig a proposito di Migratorie

levan kakabadze

Ho spedito solo poco tempo fa le mie Migratorie a Daniela, una cara amica e  collaboratrice di Cartesensibili. In precedenza, credo nel trambusto di molti eventi concomitanti  all’epoca della pubblicazione, non glielo avevo spedito come mi avrebbe fatto piacere, con dedica speciale, come si fa’ con gli amici. E’ passato tempo. Finalmente ho potuto rimediare. L’avevo pregata, se avesse trovato un momento e ne avesse avuto voglia, di dirmi se ci fossero dei luoghi in quelle pagine di migrazioni, oppure buone correnti, precipizi o altro che rendevano disagevole il percorso e se, naturalmente, c’era davvero qualcosa, non solo nere trincee di scrittura sul bianco del foglio, a cui fosse possibile migrare, a loro volta,  in casa del lettore. In piena libertà, naturalmente, e con tutto il tempo che le fosse stato necessario o disponibile. Non amo mettere fretta alla lettura. La risposta è arrivata oggi e, dopo averle chiesto il permesso di pubblicarla, la condivido con voi poichè non c’è niente di meglio, per chi ha scritto dei testi, di trovare in chi li legge una vividezza così netta, un’attenzione nella lettura così viva, calorosa, una partecipazione mediata dalla proprie riflessioni e meditata attraverso le proprie esperienze che porta a credere che la distanza tra chi legge e scrive è quella tra due persone  che s’incontrano comunque, incontrano più volte se stesse e sono in viaggio, un viaggio che amplia ciascuno, verso l’altro. Queste,  che seguono in corsivo, le sue parole

Ciao, Ferni.

Mi sono categoricamente imposta di leggere Migratorie “in santa pace”,
ovvero senza esser costretta a interrompermi ogni cinque minuti.
Quindi ho aspettato che i parenti in visita se ne tornassero ai loro
punti di provenienza, che il figlio la smettesse di tampinarmi,…
et similia.
Oggi, finalmente, mi sono presa il tempo, il silenzio e la
concentrazione che volevo a mia disposizione e ho letto Migratorie.

Mi aspettavo un libro pieno, ricco ed intenso.
E questo ho trovato. Ma ancor di più.
Ho trovato quello che sento come un percorso formato da tanti fili –
di pensiero di riflessione di memoria – che tutti convergono
intrecciandosi a creare una pittura del sé e del proprio intimo porsi
di fronte alle cose del vivere, traslando il vissuto/pensato personale
in prospettive ampie, tanto ampie da farsi universali.
Poesia forte, voce alta, senza incrinature, senza increspature, senza
velami, ma metafore, scelte lessicali ardite e significative e poi lo
scaturire di immagini, immagini di impatto emozionale che completano,
“enfatizzano” il contenuto e il messaggio. Perché tanti messaggi vi
sono – e non poteva essere altrimenti – e tanti “semi”. Conservati
con cura, sparsi con generosità, sempre accolti in sé e fatti propri.
In modo che l’ io diviene grembo di universalità, di genuina semina,
di speranza per un futuro raccolto.

Vi ho trovato
lune, stelle, cieli, acque, luci, fermenti di natura sospesa in un
cosmo che si dilata in ogni sua minima piega…
memorie,
passione
passionalità
amore

in un percorso che si snoda e si annoda, si canta e si grida, che si
dice, ma ancor più, DICE. Narra. E nel canto narrato, incanta.

E, per il tuo “occhio visionario”, ti ringrazio, mia cara. E per
avermi dato modo di trascorrere un pomeriggio pieno di significato.

daniela

3 Comments

  1. è una lettera davvero bella
    pone l’accento sul momento “magico” (sacro?) della lettura
    occorre prendersi tempo, ritagliarsi spazio per assaporare la parola scritta che è dono e poi incontro

    Daniela restituisce con la sua lettura i punti salienti di una scrittura vasta, che non stanca col tempo
    amore e cosmo o amore per il cosmo insito, connaturale
    forse meno “visionario” di ciò che possiamo cogliere

    un abbraccio ad entrambe

    Elina

  2. Mi ha fatto un grande piacere ritrovare qui le mie parole su “Migratorie”: ti ringrazio, cara Ferni, per come le hai introdotte e per averle proposte. Credo che Migratorie meriti molto molto altro… Un abbraccio, dmk

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