N.2 Groundunderthirty- Veevera su Katarzyna Kozyra: «La diversità è solo un abito»

In rete c’è tutto, anche di più di ciò che si pensa di poter trovare, io ho incontrato un’intervista e dentro c’era quest’artista, Katarzyna Kozyra. Mi colpiva la sua affermazione: «La diversità è solo un abito». Lo avevo sentito spesso, nella casa da cui ho tratto molte delle mie conoscenze, lo avevo letto spesso in carte familiari. Ma quando lo senti da qualcuno  che è diverso dalla cerchia dei tuoi conoscenti, allora, allora suona in un modo del tutto particolare, ti suona più vero, più giusto, mentre è sempre lo stesso abito, che si indossa. Buona lettura!

veevera-7 luglio2010

Katarzyna Kozyra: «La diversità è solo un abito»
Katarzyna Kozyra- La piramide degli animali

.

La 45enne artista polacca indaga il concetto di corpo, che cambia, come un vestito, per ogni identità che indossiamo. L’abbiamo incontrata.

INTERVISTA di Batalia Sosin- Traduzione: Cristina Motta

Ha studiato germanistica all’Università di Varsavia e scultura all’Accademia delle Belle Arti. Dopo gli studi lascia la scultura per la fotografia, i video, le installazioni e gli spettacoli. Dopo aver vinto dei premi in patria, nel 1999 ottiene la menzione d’onore alla 47esima Biennale di Venezia. Fa discutere la sua “La piramide degli animali” (1993), ispirato alla fiaba dei fratelli Grimm I quattro musicanti di Brema. L’opera è una scultura composta da animali morti e imbalsamati: un cavallo, un cane, un gatto e un gallo. Nel 1995 dà vita ad una serie di fotografie di grande formato dal titolo “Legami di sangue”, rappresentanti figure nude sullo sfondo di simboli religiosi. Segue il trittico cinematografico Chopcy (2001-2002), in cui indaga le regole del comportamento maschile.

Dal 2003 lavora al progetto Nell’arte i sogni diventano realtà, a cui partecipano la drag queen berlinese  Gloria Viagra e un insegnante di canto, Maestro (al secolo Grzegorz Pituej). Questi due personaggi introdurrano la Kozyra nei propri mondi: night club e opera, con i loro stereotipi di donna ideale. È qui che si lancia sul tema del corpo come “abito”.

Nei tuoi lavori oltrepassi dei confini?

Nel momento in cui una persona fa qualcosa di diverso dagli altri o la fa per la prima volta, deve prima di tutto superare la propria paura. All’improvviso sei su un terreno sconosciuto. Così è stato con la piramide. Di solito l’artista va in un negozio e compra dei materiali: io ho deciso di seguire tutto il processo di creazione, dall’uccisione e imbalsamazione degli animali.

Ero al penultimo anno di studi e dovevo iniziare a preparare la tesi. In quel momento ero interessata all’idea di “corpo incompleto”, diverso dalla norma. Non so come mi è venuta in mente la favola dei fratelli Grimm, anche se alla fine l’ho stravolta.

Ti aspettavi tali reazioni?

No, mi sembrava di aver fatto una cosa assolutamente normale, non avevo immaginato che la gente avrebbe preso le distanze, come poi ha fatto. Improvvisamente mi è stato chiaro che, anche se tutti mangiano carne, io ero l’unica che uccide animali per trarne un qualche guadagno.

Come hai reagito alla censura dei manifesti che rappresentavano delle tue opere d’arte in occasione della visita del Papa

È stato ridicolo. Li hanno appesi proprio quando il Papa ha visitato la Polonia , e a qualcuno venne in mente che quei manifesti potessero offendere la morale, che forse il Papa non doveva guardare dei corpi nudi su di un manifesto. Il tutto fu terribilmente assurdo.

Cliccate sullo slide show per vedere l’opera di Katarzyna Kozyra

(Foto Katarzyny Kozyry, realizzazione Cédric Audinot)

La scelta di far vestire i modelli sulle tue foto con bende che ricordano una vagina è una scelta che simboleggia la fine del confine tra i sessi?

Ragazzi   (Fot. Katarzyna Kozyra)

Ragazzi – Fot. Katarzyna Kozyra- Chopcy

è nato in una situazione difficile: metti una macchina fotografica di fronte a dei ragazzi e fai fare loro quello che vogliono. Chiunque si sentirebbe “strano” se venisse invitato ad una sessione fotografica senza alcuna istruzione. Volevo che si sentissero come oggetti. Volevo metterli nella posizione di vittime, perché cercassero dentro di loro un modo di rappresentarsi. Poi hanno iniziato ad entrare in diversi ruoli. E quelle bende non rappresentano necessariamente vagine, alcuni ritengono che siano tulipani.

Ti ti travesti per assumere ruoli diversi. Secondo te l’identità si basa sulle differenze tra i sessi?

Forse sì. Ma non ne sono sicura. Ed è per questo che faccio diverse esperienze, spinta da queste domande. Quando mi vesto da uomo mi percepisco in un modo differente, e sono percepita in modo differente. Se qualcuno mi dicesse che da adesso devo diventare un uomo, mi concentrerei piuttosto su come adesso, come uomo, mi devo comportare per non diventare ridicolo.

CostumesCostumes – Fot. Katarzyna Kozyra

Da dove vengono i continui mutamenti nei tuoi lavori?

I bambini che si sentono “diversi” lo fanno perché qualcuno gliel’ha fatto presente. Io voglio mostrare che la diversità è solo un “abito”, una forma. Il modo in cui ci si veste ha un’impatto sul comportamento. E allora si iniziano anche a introiettare certi “cliché”: sociali, di genere…

Ti interessa scioccare?

No. Quando mi sento coinvolta da un problema non mi passa assolutamente per la testa che quello che faccio può scioccare qualcuno.

Quali sono state le reazioni dei critici e del pubblico alla castrazione che metti in scena nei tuoi spettacoli?

Gli uomini soffrono molto, anche se è evidente che si tratta di un pene artificiale, di plastica. Le maggior parte delle donne ride. Non so neppure se si tratti di reazioni autentiche, forse le persone sono sconvolte non tanto dalla castrazione, ma per il fatto che il membro reciso sia poi portato in cielo al suono dell’Ave Maria. Io qui faccio riferimento ad un fatto storico, poichè quando i giovani erano portati alla castrazione cantavano tutti insieme, nella maggior parte dei casi proprio l’Ave Maria, come se immolassero la propria mascolinità.

Perchè hai scelto la canzone di Gwen Stefani per la tua performance Cheerleader?

Mi è sempre sembrata una canzone molto stupida e molto difficile, perché vidi una drag queen che si sforzava di cantarla e non ci riusciva assolutamente, nonostante fosse brava a cantare. Inoltre trovo piacevole il testo: take a chance you stupid hoe.

Cheerleader

Cheerleaders – Fot. Katarzyna Kozyra

Cos’è il progetto Lou Salome?

Mi ha affascinato la figura di questa donna. Pare fosse molto intelligente, e tra l’altro ha fatto innamorare Nietszche ed era amica di Rilke. Il legame che aveva con questi uomini non era solamente intellettuale. Era anche corporeo, ma non sessuale. Mi è piaciuto molto il fatto che lei fecondasse i loro pensieri, perchè era la loro musa intellettuale, e che allo stesso tempo non consentisse loro la corporalità. Essi erano cani nel senso della fisicità maschile e dell’istinto, ma li teneva al guinzaglio. Ho voluto lavorare su questi concetti.

I progetti che seguiranno sono anch’essi delle performance?

No, forse ne ho abbastanza, adesso mi vorrei dedicare al cinema e ai dipinti murali. La performance è legata inseparabilmente al progetto Nell’arte i sogni diventano realtà, che per me resta legato alle figure di Gloria Viagra e del Maestro.

Esistono dei confini nella creazione artistica che non supereresti mai?

Forse il proprio disgusto. Ci sono situazioni in cui il disgusto fisico non può essere controllato razionalmente. Di sicuro temo i corpi morti e uno strano tabù mi dice di non fare niente con loro.

*

Riferimenti in rete:

http://www.cafebabel.it/article/23823/katarzyna-kozyra-la-diversita-e-solo-un-abito.html

6 Comments

  1. un concetto apparentemente facile da capire
    difficile viverlo e testimoniarlo poichè non è di tutti
    se una cosa ci colpisce è perchè ne abbiamo fatto comunque esperienza
    “abito” non dice già “abitare” e forse abituare?

    un’intervista che porta alla luce i diversi confini dell’abito e della creazione artistica, davvero un’interessante lettura
    grazie Veevera

  2. qui, nell’intervista,ci sono passaggi un po’ “crudi”, cruenti, forse.Si tratteggiano i contorni di certe “per-versioni”, direbbe qualcuno che conosco, penso che quando si arriva a non provare disagio per ciò che ci sembra estraneo, esterno, allora ci siamo avvicinati un po’ di più a noi stessi, abbiamo capito come spogliarci per raggiungerci. Grazie Elina.
    veevera

  3. a me è piaciuto, un articolo che ci ha potato in altre forme espressive.Grazie per il link, un bel posto,anche quello.
    marK

  4. grazie a voi.
    sì è una rivista con notizie di vario genere,ci si trova di tutto un po’ ma.Io penso che non sia nell’acqua sterilizzata che si trova la vita! la vita è fermento batterico,virus di grande forza e carica,si adatta e si riproduce, persino sui tessuti della morte. Grazie a tutti per l’attenzione.Alla prossima.
    veevera

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.